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Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Mariapia Frigerio: “L’odore della muffa”, Camorak Sogni, 2008

27 Ottobre 2009

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

L’autrice è insegnante di Lettere. Nata a Bergamo, ha studiato a Torino (teatro di alcuni di questi racconti), vive a Lucca. Questo è il suo primo libro: una raccolta di cinque racconti, arricchita da alcune tavole del pittore Romano Masoni. La conosco perché è una collaboratrice della mia rivista d’arte Parliamone. Scrive bene. Una scrittura classica e malinconica alimentata dal ricordo.
L’uomo alla finestra, del primo racconto, voltato di spalle, è un’immagine di desiderio e di aspirazione ad un tempo. Egli guarda oltre la finestra, dove si vedono il mare e degli ulivi degradanti. È un’apertura all’anima, all’infinito. Non a caso il sottotitolo “Reverie su Gustave Caillebotte” richiama un pittore dell’impressionismo. I ricordi, i momenti che gli occhi fermano nel tempo altro non sono che impressioni dell’anima.
I personaggi della Frigerio profumano di un leggiadro romanticismo. In essi vi aleggia una incontaminabile innocenza. Non vi sono lacerazioni destinate a vincere, giacché tutto si ricompone dentro un’età che non è stata mai perduta, quella della giovinezza.
La Filomena che, nel secondo racconto, è ricoverata nella stessa sua cameretta dell’ospedale è strumento analogo a quello rappresentato dall’uomo alla finestra, del primo racconto. Sono ricuciture tese a proteggere l’innocenza: “La Filomena aveva – Padre Pio a parte – una visione totalmente laica della vita e fu per me, nel tempo trascorso con lei, come se avessi vissuto in una novella del Boccaccio, perché lei aveva un’umanità totale che sapeva passare dagli aspetti più infimi della vita, senza timore, senza vergogna, alle vette più alte dello spirito.
L’amore per una vita riservata, chiusa, quasi del tutto, tra le quattro mura domestiche, nei riguardi del personaggio Eufemia, così come appare nel terzo racconto, “Visita alla vecchia signora”, confermano un contatto con la realtà incerto, considerato piuttosto come invasivo e pericoloso. Se in casa capita una vispa cugina, come Dalia, solo allora “riuscivamo a tirar fuori quella parte di noi, più giovane, più allegra che, nella nostra abituale convivenza, restava in gran parte sopita.” Sposata, non è felice con suo marito, ma sente la nostalgia di casa, del fratello Gastone in particolare, con il quale ha condotto una giovinezza raccolta e felice: “Ho proprio la certezza che fossimo felici.
È un ottimo racconto in cui la scrittura acquista una coloritura multiforme presentando un piccolo microcosmo in cui si annidano molte componenti della vita quotidiana: l’insoddisfazione coniugale, il pettegolezzo, un ipocrita altruismo, la diversità, la falsa e illusoria negligenza del vivere. Eufemia non desidera affacciarsi alla maturità; attende un figlio dal matrimonio contratto con un uomo che non ama, ma anche questa attesa non porta in lei niente di nuovo: “Credeva che un’armonia potesse miracolosamente unire il suo mondo a quello esterno.” Non è così. La frattura con l’adolescenza può diventare netta e irreversibile.
Seppure “rugosa”, l’infanzia è lo scrigno in cui l’autrice trova racchiusi tutti i tesori più preziosi della vita. I ricordi di quegli anni ci hanno inconsapevolmente formato e scorrono nel nostro sangue. Da piccola, la protagonista del racconto “L’odore della muffa” (che dà anche il titolo alla raccolta), desiderava fare l’attrice, finché, grandicella, non vede in tv il “Signor Poli”, l’attore che con il passare degli anni rimaneva sempre giovane, con una faccia fresca, da eterno bambino, e vuole conoscerlo. Lei ha diciannove anni e se ne innamora. Racconta, in una lunga lettera inviata ad un vecchio amico, questo suo segreto. Fu un amore platonico (“ci sono molti modi di fare l’amore”), ma quell’amore è ancora dentro di lei, e dentro la sua “grande casa dove io ormai mi muovo a fatica e dove lui fu solo poche volte, ma che felicità, quelle volte!
L’autrice continua a cercare l’innocenza, l’incontaminatezza, dispiacendosi di tutto ciò che può averle compromesse. In questo racconto la compagnia di un’anima gemella, come quella del celebre attore Paolo Poli, personaggio chiave della lunga lettera, è il rifugio nel quale ancora è possibile recuperare la sublimazione di un’età che sta divenendo evanescente. Vi si affaccia il pensiero della vecchiaia come occasione anelata per rivolgersi al passato, recuperarlo e riversarlo tutto dentro di sé. I racconti approdano infine – dopo il passaggio della vecchiaia – alla morte, con l’ultimo, “Requiem”, che ha qualche contatto con il secondo racconto, “Atto unico”. Il marito è disteso sul letto, è morto; la vedova lo osserva, sa che è stato cattivo con lei, ma non riesce a spiegarsi perché ora, guardandolo, ricorda solo le cose belle vissute insieme, specialmente il loro grande amore. Sembra, così, che l’esistenza infelice trascorsa con lui si sciolga a poco a poco per lasciarla entrare dentro un nuovo sogno.
Con questa raccolta, l’autrice fa del vivere un malinconico canto di solitudine. Si potrebbe dire che è proprio verso la solitudine che incammina i suoi personaggi per redimerli, alla ricerca di una purezza che ancora vive dentro di loro.


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2 Comments

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 27 Ottobre 2009 @ 23:00

    Diverse volte (e volentieri) ho espresso semplici, ma sentite considerazioni sui racconti di Mariapia Frigerio, racconti che erano in grado di suscitare in me (in noi) non indifferenti interessi, non solo contenutistici, ma anche di immagine, di emozioni, di risvolti psicologici, di tensioni, di problematicità e di espressione (sempre matura, moderna e di grande sostanzialità, quest’ultima). Io sottolineerei in Mariapia la grande capacità di disegnare con perizia quadri, che si offrono mediante polarità creativa, ed, al contempo, un’abilità spiccata di penetrare nell’animo dei suoi personaggi, scavandone elementi figurali ed emotivi, a seguito di un’introspezione progettuale accurata ed accorta, tanto da farceli vedere, sentire vicini, come nostri.
    Pertanto condivido completamente questa significativa recensione, così ricca, straordinariamente vera, intelligente e forte, che sa rilevare la centralità del battito, della sostanza, dei toni, delle tensioni, delle interrogazioni, della fisicità, della freschezza, della destinazione essenziale di ciascun racconto.
    Gian Gabriele

  2. Commento by claudio grosset — 3 Novembre 2009 @ 10:38

    E’ un libro di cinque scritti o racconti; cinque traccie, movimenti in cui si esprime la multiforme scrittura di Mariapia Frigerio.
    Nel primo “L’uomo alla finestra”, La Donna descrive il suo pensiero, la sua percezione di un sentimento d’Amore puro ed ideale. ‘L’atto d’amore’ è, con una sublime definizione, “…uno stato di grazia primitivo e totale”, un’ ‘attimo fuggente’ che invece ritorna nella visione “in quello stare… nello stare di lui”, la figura di spalle dell’uomo contemplativo verso il mondo “esterno”; una felice metafora con l’opera dell’impressionista Gustave Caillebotte. Quel mondo fuori ‘alla finestra’ ed al di fuori di quella stanza, “quel paese di mare…in lontananza” potrebbe anche… non esistere, perché nulla potrebbe scalfire nel “L’Uomo” quella serenità conquistata, quell’aver ritrovato tutto se stesso nell’incontro con l’altro da sè “La Donna” e, viceversa; è l’intera umanità ritrovatasi!
    “Atto unico” si presenta come un monologo, un testo teatrale vero e proprio.
    L’ attrice ci racconta di un evento significativo della sua vita, un’operazione chirurgica alla testa dovuta ad una tardiva epilessia. In realtà parte da questo spunto per descrivere tutta se stessa, il suo gusto ricercato – le variegate scarpe, verdi, viola “aggressive”, ”romantiche” camoscio nero – la sua raffinatezza. La sua personalità introversa “… Si abbandona ai suoi pensieri?…la mia costante compagnia”. La sua sensibilità: l’ importanza data alle relazioni Umane, La Filomena, “una donna semplice” con cui condivide una corsia d’ospedale e da cui nasce un ‘sentimento’ di grande solidarietà. Il dottore “”l’uomo che mi operò (alla testa)… entrò nei miei pensieri” e verso il quale nasce un ‘sentimento’ di riconoscenza. Ed il bisogno “…necessità che avevo di amore, del suo amore” di sua madre. Da un’evento terribile dall’esito incerto, dalla rinascita fisica e morale che diventa “…l’estate più bella della mia vita”, segue un senso di perdizione, che tutto non sarà più come prima e quindi ci si aggrappa alle proprie cose, ai propri “libri”, …e così resterà(i) invulnerabile” al quotidiano trovando in “se stessa” la forza per continuare.
    “Visita alla vecchia signora” è un breve romanzo, la storia di Eufemia e del fratello Gastone, soli nella loro casa senza genitori, vivono in simbiosi nel loro mondo ovattato, di studio, libri, passioni per il cinema e teatro, contornati da relazioni, amicizie anch’esse “diverse” ed originali, nell’ambiente borghese – intellettuale di quel periodo ( anni ’70). Il sopraggiungere della maturità, la scelta affrettata di una vita di coppia “tradizionale” per entrambi, la famiglia (quanto desiderata?!), le consuete – incomprensibili per loro due! – gelosie dei partner, creano un disagio incolmabile, il desiderio di un ritorno ad un passato ‘paradisiaco’, che sarà difficile o impossibile recuperare. A difesa di Eufemia e Gastone insorgono anche ‘tutti’ gli amici più cari mentre “la vecchia signora”, Blanche, l’amica di qualche generazione addietro, con il suo esempio di scelte controcorrente, diventa saggio confidente e rifugio nel momento ‘finale’ di massimo sconforto.
    “l’odore della muffa” è il penultimo racconto, qui la protagonista è un’altra “… vecchia signora” che scrive una lettera confidenziale ad un’amico. Racconta della sua giovinezza dove al culmine della felicità ha vissuto cio che definisce “…la (sua) unica vera storia d’amore”,- e con un personaggio noto, l’attore di teatro Paolo Poli -. Il sentimento si presenta realmente autentico e romantico come solo le parole dell’autrice sanno esprimere, “la mia triste città… non era più triste… noi due, sotto la neve,… il suo ombrello… mi sentivo donna, felice…. Mi sentivo amata… mi fu vicino quando nacque mia figlia… mi fu quasi marito…. Nella sua camera d’albergo…accanto a me, accarezzandomi… per il mio stato felice…alla voce di lui… mi assopii in uno dei sonni più sereni e dolci della mia vita…”. Questo rapporto è privo di quello “…stato di grazia primitivo e totale” vissuto nel primo racconto e che fa dell’uomo e della donna un”unica cosa’. Ma, per la protagonista, ciò non ha rilevanza, “l’amore: è…una questione di testa..”, difatti questo amore ‘platonico’ è sublimato in un sentimento etereo ed eterno assoluto ed immortale, che, solo un “amico caro, fedele…” effimero, ascoltando le sue parole – della “vecchia signora” – potrebbe prolungare all’infinito!
    “Requiem”, titolo esaustivo, la morte di un uomo nel sonno con al fianco la moglie che ne realizza come ‘un presagio’, la macabra scoperta. Contesto insolito da cui si sviluppano contradditorie elucubrazioni mentali della donna, la moglie, divisa tra un dolore che non prova ma che vorrebbe provare ed un desiderio di recuperare un sentimento d’amore ‘compassionevole’, di fronte alla morte, ritenuto doveroso, ed invece declinante verso una pacata indifferenza. L’atteggiamento pare ben giustificato da quanto “la donna” pensa in quei momenti e ci racconta, un uomo egocentrico, egoista che agisce e pensa”… per convenienza: un uomo fatica a star solo…”, che umilia dicendo “non saprai mai essere una moglie”, il cui rientro in casa incute terrore, “…il signore del male… in te viveva il mostro” definizioni di Lei agghiaccianti.Qui si respirano tutta una serie di frustrazioni, interrogativi riconducibili all’ambito familiare, un tema anche d’attualità.
    In queste letture non c’è un vero filo conduttore ma tante comunanze, corrispondenze, situazioni, pensieri ricorrenti e personaggi che man mano conoscendoli vengono fatti propri dal lettore e, su tutti aleggia questo mondo fantastico dei sentimenti antichi o moderni, svariati, anomali, improbabili, affascinanti o… ancora da scoprire o da inventare!

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