Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Mariapia Frigerio: “La collezionista”, Camorak Sogni Editore, 2009

12 Aprile 2010

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

Questa raccolta di otto racconti fa seguito a “L’odore della muffa”, che ne conteneva cinque, uscita nel 2008. È impreziosita da una bella presentazione di Manlio Cancogni.
La Frigerio vi si conferma narratrice del sentimento e della memoria, con uno stile limpido e quieto.

Raccogliere le voci e riascoltarle da un mangianastri, come avviene nel primo racconto “La collezionista”, e nell’ascolto rievocare sensazioni e immagini, rappresenta una specie di ouverture di questa raccolta, che ha nell’espansione seguente, espressa nel lungo racconto “Il viaggio”, l’ambizione di una avventura quasi mistica dentro la vita. Nata povera, Luana fa un viaggio per incarico della azienda in cui lavora, e si trova all’improvviso immersa in un mondo scintillante, in una Bretagna dove il potere e i profumi della natura sono forti, e dove gli uomini la trattano con cortesia e come una di loro. Pierre, Jean Paul, Céline, Julie la mettono in contatto con l’amicizia e la briosità della vita, la circondano di un affetto prima sconosciuto: “Erano un altro mondo per me. Un mondo da cui mi costava fatica distaccarmi.
L’esperienza la segna, non la dimenticherà più.

Lo stile è maturo, deciso, netto: “C’era sole, quel sole di giugno già estivo e insopportabile sull’asfalto della città. Il sole tremendo delle cittadine industriali.” Luana è tornata a Santa Croce sull’Arno, la città delle concerie, dove ha la sede l’azienda per la quale lavora.

Guido, ex docente universitario apprende, nel racconto “Lei”, che Zena, la moglie dell’amico Pierfrancesco, da lui separata da anni, è morta. Trova una vecchia foto che la ritrare insieme ai due amici e alla sua Bianca, anch’essa morta da tempo: “Zena era un incanto. Alta, slanciata, con la folta chioma bionda spettinata dal vento.

Guido l’ha amata, nel corso di una telefonata glielo confessa, Zena gli risponde di essergli grata per quel sentimento, che l’ha fatta ringiovanire, ma lei, quel giorno era felice perché amava Pierfrancesco. L’ha sempre amato, anche se lui era indifferente.

Il mistero dei sentimenti, che aprono corridoi invisibili attraverso i quali passano, e raggiungono il segno, dolori e piaceri, amori e delusioni.

Come nel racconto “Filo d’amore”, talmente delicato e sobrio da potersi considerare perfetto. Una giovane promotrice telefona per ragioni di lavoro e all’altro capo del telefono risponde un vecchio scorbutico e solo. Ne nascerà una straordinaria amicizia che porterà la ragazza ad innamorarsi, non dell’uomo, ma della sua vecchiaia: “È della sua vecchiaia che mi sono innamorata, di questa sua vecchiaia che in qualche modo ora mi appartiene e a cui, ormai, non voglio rinunciare.

L’armatrice” ha una struttura che richiama il primo racconto che dà il titolo alla raccolta: “La collezionista”, ma va a colpire le bizzarrie, i misteri dell’umanità. I protagonisti entrano in bar e sono osservati da alcune donne sedute al tavolo. Tutti hanno la mania di conservare in tasca o nel portafoglio delle piccole barchette di carta. Addirittura una delle donne sedute al tavolo confessa che sua figlia ha la mania delle barchette: “Pensi che a casa ne ha montagne. Un pezzetto di carta e lei… subito una barchetta!”
Sembra di leggere un pezzo di Aldo Palazzeschi.

Difficile essere padroni di se stessi quando il sentimento ci invade e ci imprigiona. Ne nasce una sofferenza che mina e scardina la nostra personalità. “Noi tre” è il racconto di un amore complesso e invadente, cerebrale e fisico ad un tempo.

La Frigerio scandaglia l’animo umano, ma partendo sempre da se stessa, non sottraendosi, e dal suo modo di porsi dinanzi alla vita, dal suo modo di osservare e di interrogarsi.

Si può anche essere felici nella vita, ma come le onde sulla battima, di tutto ciò non rimarrà traccia. È il penultimo racconto, “Il costruttore di piste”, tanto breve quanto perentorio e rivelatore.

Forse quello, infatti, che ci consegna la filosofia che regge la raccolta: la vita è un passaggio troppo breve e veloce per lasciare un segno, né negli altri né in noi stessi.

Solo malinconia. È anche la chiusa della raccolta: “Il bambino dalle mani coi buchi”.


Letto 2571 volte.


3 Comments

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Mariapia Frigerio: “La … — 12 Aprile 2010 @ 10:01

    […] Il seguito di questo articolo: Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Mariapia Frigerio: “La … […]

  2. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Mariapia Frigerio: “La … | Sogni — 12 Aprile 2010 @ 11:18

    […] Excerpt from: Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Mariapia Frigerio: “La … […]

  3. Commento by Carlo Capone — 12 Aprile 2010 @ 12:37

    Se ricordo bene almeno un racconto  tra quelli presenti nella  raccolta fu pubblicato su Parliamone.  Mi riferisco a Il viaggio, che mi colpì in modo particolare.  Vi rilevavo l”attitudine di  Mariapia alla narrativa di respiro,  caratterizzata da un  procedere di scrittura che non dà  segni di  fretta.  Quest’ultima, a parere   modesto,  ritengo debba essere  la dote esclusiva di chi vuole raccontare.

    Il racconto  mi colpì anche per la citazione della Bretagna, una terra in cui ho lasciato diversi e  sparsi  pezzulli di cuore. Che so, sulle rupi  sferzate dall’oceano, in quei   fari affioranti dai  flutti, tra le pietre di civiltà arcane o  lungo i  porticcioli  di  fiordi e lagune.

    Brava Mariapia, insomma, ma anche sobria e  simpatica. Non è poco.

     

    Carlo Capone

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart