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LETTERATURA: Marino Magliani: “La spiaggia dei cani romantici”, Edizioni Instar

14 Marzo 2011

di Stefania Nardini

“Tu non sei la mia casa sei la mia strada”. Erano gli anni in cui la forza di un amore si misurava con frasi del genere. Erano gli anni 80. Il decennio del Novecento in cui essere giovani era un “marchio”, di quelli che restano appiccicati sulla pelle anche in età matura.  Cosa furono quegli anni impasticciati di passioni anarchiche e di follie che segnavano la scalata verso l’utopia della felicità? Marino Magliani con “La spiaggia dei cani romantici” (ed. Instar) ha avuto il coraggio di mettere le mani su atmosfere e miti generazionali compiendo un’operazione narrativa di eccellenza. Utilizzando un lessico, contrapponendo luoghi e tempi senza offrire al lettore stereotipi definiti.

Un romanzo che segna una svolta nell’opera dell’autore ligure che dopo “Quella notte a Dolcedo” e “La tana degli alberibelli” (editi da Longanesi) decide di fare i conti con una parte di sé mai emersa. Una storia forte, che si snoda partendo dalla Pampa, da un luogo che si chiama Lincolm, e che attraversa l’Europa, quell’idea di Europa che trova la sua apoteosi a Lloret de Mar , un lembo della Costa Brava.

A muoversi sulla scena è un gruppo di giovani, i “chicos piola”, con le loro magliette sudate e il solo desiderio di agguantare la vita. Un percorso che per Almejas, che ha fatto la guerra nelle Malvinas, significa realizzare il sogno di diventare calciatore, per Gregorio Sanderi, anzi “Tano” Gregorio, come venivano chiamati gli italiani in Argentina, il desiderio di fuggire. Lontano da chi? Da dove? Alla fine si ritroveranno, sulla stessa spiaggia, quella, appunto di Lloret de Mar.

Poi la scena cambia. Trent’anni dopo una giornalista olandese vuole mostrare al pubblico televisivo i personaggi che facevano parte di quel gruppo. Naturalmente non mancano i colpi di scena.

Ma la domanda riemerge. Quel tempo, quella gioventù cosa furono? Gregorio Sanderi si chiede tutto ciò davanti al mare dove “rimase qualche istante a guardare dove era naufragata la sua innocenza”. Un romanzo che a un certo punto innesta nella narrazione un sentimento poetico che diviene gioco di luci, colori, profumi, e al tatto la ruvidità della roccia ligure che ricorda la “frontiera” di Biamonti.

Un nuovo Marino Magliani o forse, al contrario, un punto sul passato?

«Diciamo che era giunto il momento di tornare in certi posti, una volta tanto non per disconoscermi, ma per capire esattamente cosa succedeva in quel tempo quando si andava via dall’Italia e si sognavano i grandi spazi ». L’Argentina, non la solita Argentina, ma quella dell’italianità che è un valore aggiunto. Come pure un lembo di Spagna che diviene il Luogo.

Che nesso tra queste due realtà che dividono in due parti il romanzo?

«A un certo punto nella vita ho fatto un percorso, quello degli argentini che negli anni ottanta, terminata una dittatura, hanno passato la “pozzanghera” e trovato residenza in Spagna, in Costa Brava o nelle isole Canarie. Il nesso poteva essere la lingua, ma gli argentini hanno mille risorse e per non farsi capire dagli spagnoli usavano gerghi come il Lunfardo. Io mi sentivo in modo inquietante uno di loro, e avevo imparato a tal punto i loro gerghi che anche per gli spagnoli non ero più un italiano ma un argentino o in senso dispregiativo un sudaca ».

Una volta, alla presentazione di un tuo libro, qualcuno tra il pubblico ti chiese che valore davi al sesso nella narrazione. Tu mostrasti uno scarso interesse. Nel senso che non lo ritenevi necessario. Qui invece il sesso c’è, anche nella sua forma più greve. Magliani cosa ti è successo?

«Qui l’io narrante è un argentino, parla in prima persona, tant’è che sembrerebbe che il romanzo, e la sua voce, sia stata tradotta. Ho certamente avuto una serie di difficoltà nell’affrontare il sesso sulla carta. Ora che ho parlato di sesso potrei anche decidere di scrivere un romanzo sull’amore ».

Torna la Liguria, torna con Tano Gregorio. Quanto di te c’è in lui?

«Stavolta molto, Gregorio sente, dopo una vita di vagabondaggi, digressioni e deliri mistici, la Liguria della sua infanzia casa d’altri, non in mano a stranieri, intendiamoci, ma una Liguria popolata di indigeni che non riconosce più ».

Il tempo passa, le storie della vita ritornano. E la spiaggia è là. Dove per i cani romantici l’eternità è solo nel mistero di un mare.

(dal “Corriere Nazionale”)


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