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LETTERATURA: Martin Luther: (1483 – 1546): Gli ultimi anni di una figura grande e controversa. #8/8

30 Giugno 2011

di Nino Campagna

[Nino Campagna, presidente dell’Acit di Pescia (Associazione Culturale Italo-Tedesca) (acitpescia@alice.it), che conosco da vari anni, è un infaticabile messaggero della cultura, in particolare di quella tedesca, di cui si può dire sappia tutto. Affascinato da quella letteratura va in giro a parlarne davanti a studenti e professori, incantando tutti con il suo eloquio da oratore tanto preparato quanto appassionato. Non si finirebbe mai di ascoltarlo. Della cultura tedesca conosce non solo la letteratura, ma la musica e in modo tutto speciale – al contrario di quanto accade in Italia – la fiaba, che nella Germania gode di grande considerazione, quasi a livello di vero e proprio culto. Per la sua attività ultra quarantennale è stato insignito della croce al merito culturale concessagli dal Presidente della Repubblica Federale di Germania Horst Köhler. Essendo la sua opera protesa alla diffusione della cultura tedesca, la rivista è lieta della sua collaborazione, che ci farà conoscere molti aspetti interessanti di quella Nazione, e per questo lo ringrazia.]

Per Lutero si prospettava un periodo irto di difficoltà con interlocutori quasi indifferenti, per non dire incapaci (i Duchi della Sassonia Elettorale) , e una serie di iniziative assolutamente necessarie per dare un’anima e un corpo alla sua Riforma. Lasciata la parte organizzativa al più dotato e più giovane Melantone, il padre del nuovo movimento si sarebbe da allora dedicato a compiti a lui più congeniali. Finalmente liberato dalla lotta   continua e spesso impietosa contro il Papa e si suoi rappresentanti tedeschi, si poteva dedicare alle sue faccende private, famiglia compresa, e dare seguito a quello che sentiva come una vera passione: la letteratura e la musica. A quest’ultima soprattutto, da lui considerava l’unica vera arte, capace di esprimersi in un linguaggio universale ed in grado di trasmettere emozioni a tutti, dedicherà la sua attenzione e il suo tempo. Al corrente dell’attività dei più grossi compositori del suo tempo, di norma cattolici impegnati a scrivere ed eseguire musica sacra, avrebbe voluto valorizzare questa arte, da lui considerata “divina” e metterla al servizio dei suoi riti religiosi. Dopo essersi misurato quale traduttore e scrittore di grosso successo, adesso era giunto il momento di improvvisarsi poeta, facendo i primi tentativi come lirico e compositore. Dovevano così nascere i cosiddetti Canti di Lutero, che trovavano la loro ragion d’essere nell’ispirazione e nella religiosità. La sua più grossa ambizione sarebbe stata quella di trovare o inventare una musica che potesse essere messa a disposizione delle sue comunità. La Bibbia si sarebbe rivelata ancora una volta la fonte primaria delle sue ricerche; dalla notevole messe di composizioni sacre, tutte scritte in latino, avrebbe scelto i salmi e gli inni di cui era ricca la tradizione musicale, aggiungendone altri da lui personalmente redatti. Si sarebbe in questo modo riscoperto compositore musicale e poeta lirico, la cui opera avrebbe avuto risonanza e seguito non inferiore alla sua traduzione della Bibbia. Assieme ad uno sparuto numero di compositori era riuscito a creare a Wittenberg una piccola cantoria che sarebbe diventata il nucleo ispiratore di   una   lirica religiosa a cui l’intera Nazione tedesca avrebbe attinto nei secoli futuri. Sarebbe stato lui stesso a provare in anteprima col suo flauto la musicalità dei brani che gli venivano in mente, a cui aggiungeva di norma versi e   parole. La musica, secondo lui, oltre a non conoscere frontiere, erra patrimonio comune di tutti gli uomini e quindi rappresentava l’espressione artistica più alta in grado di palare direttamente ai cuori, procurando via via   emozioni diverse ed intense, che andavano dalla consolazione, alla gioia, dalla malinconia.

Questo periodo creativo sarebbe stato tuttavia di lì a poco turbato da tutta una serie di eventi, culminati col   riesplodere di una nuova guerra che, per la sua ferocia e disumanità avrebbe ricordato molto quella dei Contadini del 1525. Teatro di questi conflitti sarebbe stata la città di Münster, nella Westfalia, dove gli Anabattisti avrebbero voluto fondare la “nuova” Gerusalemme (1535). Intanto le dispute teologiche sarebbero andate avanti senza soluzione di continuità, nonostante l’impegno dell’Imperatore che non si stancava mai di convocare “Diete imperiali” con la fervente speranza di arrivare ad una soluzione soddisfacente per tutti.   Particolare significato avrebbe dovuto assumere quella di Regensburg   tenutasi nel 1541 e nell’ambito della quale avrebbe avuto luogo un ulteriore tentativo per raggiungere una composizione pacifica su questioni di carattere religioso, tema che rappresentava ormai un insanabile contenzioso. Per l’occasione era stato ancora una volta lo stesso Carlo V, sempre minacciato dall’avanzata turca, a caldeggiarne la convocazione,. Le due delegazioni che avevano basato la loro disputa su alcuni articoli considerati irrinunciabili (14 da parte dei cattolici e 9 da parte dei protestanti), contenuti nel cosiddetto “Libretto di Regensburg”, avrebbero dovuto alla fine registrare l’inconciliabilità delle loro posizioni e, nonostante un deciso quanto autorevole intervento dello stesso Imperatore, la dieta si sarebbe conclusa ancora una volta con un nulla di fatto. Il fallimento di questo ulteriore invito alla pacificazione non fece che consolidare le differenze e inasprire da ambo le parti le conseguenze per quei credenti che non si fossero adeguati. Anche nella lontana Sicilia si fecero sentire le prime ripercussioni. Proprio nel dicembre di quello stesso anno (1541), quasi a documentare la diffusione della Religione protestante, il tribunale ecclesiastico avrebbe condannato a morte la prima vittima ‘luterana’ dell’isola, Petruccio Campagna, del terzo ordine di S. Francesco di Paola. Era tra l’altro un “messinese”…

Intanto Lutero, poteva con legittimo orgoglio affermare che l’avanzata della sua “Riforma” era diventata ormai un fatto scontato e per certi versi irresistibile. Da lì a poco quasi tutta la Germania sarebbe stata convertita, destino che avrebbe poco dopo coinvolto i Paesi Scandinavi, l’Inghilterra e parte della Francia. Nonostante l’ormai’incombente vecchiaia, accompagnata da un’inevitabile serie di acciacchi che avrebbero finito col ripercuotersi anche sul suo spirito, la sua autorità “morale” rimase tuttavia inalterata fino all’ultimo; a testimoniarlo tra l’altro i ripetuti inviti rivoltigli dalle più alte autorità dell’Europa. Sia dalla la Francia del Re Francesco e che dall”Inghilterra, grazie alla mediazione del vecchio compagno di lotta, Bucero,   sarebbero arrivati a Wittenberg ripetuti inviti per averlo osptite a Parigi e a Londra.   Ma, ormai alla fine della sua vita, quel semplice Monaco, che aveva senza volerlo rivoluzionato la Germania e l’Europa, non avrebbe potuto dare seguito a quelle allettanti proposte. Prima di spegnersi ebbe tuttavia un’ultima, struggente nostalgia: quella di tornare nella città natale, quel piccolo paese di Eisleben, che adesso era fiero del suo cittadino più illustre. Neppure a Wittenberg, nel suo eremo sicuro, quella   “feste Burg”, situata in una stanzetta sulla torre e dalla quale aveva combattuto Chiesa e Papa, era riuscito a superare quell’atavico sentimento. In fondo era e rimase fino all’ultimo un “pellegrino”, un “viandante” adesso assalito e travolto dalla voglia di un ritorno a Eisleben, dove esalerà l’ultimo respiro  la mattina del 18 febbraio 1546. Sulla morte di Lutero a dire il vero ci sono varie tesi, una delle quali, è stata   rispolverata solo all’inizio del diciassettesimo secolo per non nuocere alla figura di un personaggio “celebre” e la cui iconografia doveva essere attentamente curata. Secondo questa testimonianza, che, vista la fonte, risulterebbe credibile, sarebbe stato il suo servo personale, un certo Ambrogio Kudtfell, a sorprenderlo ormai privo di vita e solo anni dopo avrebbe ammesso: “Martin Lutero, la sera prima della sua morte, si lasciò vincere dalla sua abituale intemperanza e con tale eccesso che noi fummo obbligati a portarlo via, del tutto ubriaco e coricarlo nel suo letto. Poi ci ritirammo nella nostra camera, senza nulla presagire di spiacevole! All’indomani noi ritornammo presso il nostro padrone per aiutarlo a vestirsi, come d’uso. Allora – oh quale dolore! – noi vedemmo il nostro padrone Martino appeso al letto e strangolato miseramente!…”. Il testimone avrebbe confidato quel suo segreto, sul cui mantenimento era stato minacciosamente diffidato da autorevoli personaggi,   solo cinquanta anni dopo ad uno scienziato di nome Sédulius che lo fece pubblicare ad Anversa nel 1606. Sulla cosiddetta “intemperanza” di Lutero, specie per quanto riguarda il bere, ci sono altre testimoniane e molto autorevoli; quindi almeno questo dato di fatto sembrerebbe incontrovertibile. Che negli ultimo tempi fosse “ossessionato” dal suo arcinoto pessimismo è altrettanto documentato; resto il gesto eclatante e disperato su cui non osiamo emettere giudizio alcuno; l’abbiamo citato solo per completezza di informazione…

Da allora, e nel frattempo sono passati quasi cinque secoli, su questa figura controversa, ma la cui opera avrebbe “cambiato” l’Europa, si sono sbizzarriti gli studiosi di tutto il mondo. Nessuno discute la sua preparazione teologica o l’efficacia di una Riforma che ha dato un volto nuovo allo spirito religioso del tempo, imponendosi   poi su scala internazionale ; ma è stata e continua ad essere messa in discussione la coerenza del personaggio, a destare più di una perplessità il suo impegno sociale. Lascia piuttosto sbigottiti, come abbiamo già avuto modo di anticipare, la durezza con cui ha lottato Thomas Müntzer prima e gli Anabattisti poi, finendo col condividere, assieme a Melantone, principi da lui aspramente combattuti e a cui si era ispirata per secoli la Chiesa dell’Inquisizione. Ma questo era l’uomo Lutero, spesso vittima della sua incoerenza. Per quanto riguardava il “sacrificio” di   Müntzer in particolare i suoi discepoli più cari hanno testimoniato l’intimo dolore con cui aveva reagito a quella dolorosa notizia, rinchiudendosi in se stesso e non lasciandosi vedere per giorni. Forse solo un indizio che non lo riabilita del tutto, anche se probabilmente il fantasma di quel giovane collega, la cui testa infilzata su un palo era stata esposta al ludibrio dei suoi nemici, avrà turbato per lungo tempo le sue notti insonni. Tuttavia la sua coerenza non conobbe   tentennamenti nella   lotta continua contro il Papa e papisti;   proprio alla fine della sua vita, pubblicò un opuscolo illustrato con caricature estremamente volgari, quasi a suggellare un’ostilità mai sopita. Ben diverso fu il suo atteggiamento verso l’imperatore, a cui rimase sempre devoto, facendo di se stesso un “suddito” politicamente remissivo. Fino all’ultimo tuttavia non rinunciò alla sua “missione” di mediatore. Si racconta che i Conti di Mansfeld per dirimere una disputa avessero impellente bisogno di una figura del genere; Melantone era troppo malato per andare; le condizioni fisiche di Lutero avrebbero escluso qualsiasi intervento diretto,   ma volle andare lo stesso; riconciliò i contendenti e quella fu,   stando almeno ad alcune testimonianze, la sua ultima mediazione…

 

 Nel maggio del 1549 i Riformati “Calvinisti” sigleranno il Consensus Tigurinus (Consenso di Zurigo) definendo la loro posizione sull’Eucarestia, simile a quella “simbolica” di Zwingli.

In questa breve rassegna storica un particolare rilievo deve essere attribuito alla cosiddetta “Pace di Augusta”, detta anche pace di Religione, sancita da un’apposita riunione comprendente tutti i Principi, le città e gli Stati del Sacro Romano Impero della Nazione Tedesca e ratificata il 25 settembre 1555, dall’imperatore Ferdinando I d’Asburgo come legge imperiale, dopo l’abdicazione del fratello Carlo V a cui era succeduto. Con questa “Pace”, che purtroppo Lutero non   potrà “festeggiare” dato che era morto da un decennio, venne riconosciuto ai Principi tedeschi il diritto di aderire alla confessione cattolica o alla confessione di Augusta, cioè al luteranesimo. Ai sudditi veniva fatto obbligo di seguire la religione del principe o, in alternativa, la possibilità di   emigrare in un altro principato in cui la religione di stato coincidesse con la propria (il principio del “cuius regio, eius religio”).Venne anche stabilito il principio del riservato ecclesiastico (reservatum ecclesiasticum), che poneva termine alla secolarizzazione dei beni ecclesiastici, cioè il passaggio di proprietà dei benefici e dei terreni ecclesiastici al patrimonio personale del vescovo o abate che passava al luteranesimo. Pertanto se un principe che ricopriva una carica ecclesiastica cattolica di vescovo o abate fosse passato al luteranesimo, non avrebbe potuto incamerare i beni del vescovato o dell’abbazia e renderli ereditari per la propria famiglia (vescovi e abati del Sacro Romano Impero erano quasi esclusivamente nobili). Furono legalizzate solo quelle   anteriori al 1552, mentre i vescovati e i beni cattolici secolarizzati dopo tale data avrebbero dovuto essere restituiti. Tale clausola fu molto controversa e ritenuta inaccettabile dai principi luterani, cosicché non fu votata dalla Dieta, ma aggiunta con una deliberazione dell’imperatore del Sacro Romano Impero.

I tedeschi hanno ammesso con legittimo orgoglio di aver imparato la loro lingua sui testi di Lutero e soprattutto dalla traduzione della Bibbia. Questa opera immensa, a cui lavorò fino agli ultimi attimi della sua vita, si impone a tutt’oggi per la ricchezza del vocabolario, la freschezza del linguaggio e la perfezione dello stile.  

Ma sul suo ruolo, come sempre succede per i grandi personaggi, non c’è stata e non c’è unanimità di vedute. Thomas Mann, in una conferenza tenuta subito dopo la resa incondizionata imposta alla Germania del criminale Hitler dagli “Alleati” (Stati Uniti, Unione Sovietica, Inghilterra, Francia)l’8 maggio 1945, fu tra i primi a mettere sotto accusa Lutero, colpevole secondo lui di aver plasmato per secoli l’atteggiamento servile dei Tedeschi di fronte ai principi e a tutte le autorità statali”.

A conclusione di questo lavoro su Lutero ci sembra doveroso riportare il “Lied” più significativo da lui composto e considerato a ragione il più importante della sua ricca produzione

Saldo baluardo è il nostro Dio
un buon usbergo e brando.
Dal mal di questo tempo rio
Ei sol ci sta affrancando.
L’antico avversario
or trama sul serio;
son armi sue truci
gran possa e molte astuzie:
in terra niun l’eguaglia.
Il nostro braccio è ormai stanco,
ben presto è l’uom perduto.
Ma ecco pugna al nostro fianco
L’eroe da Dio voluto.
Chi sia chiedi tu?
È Cristo Gesù,
re delle milizie;
né altro Dio esiste;
ei fermo in questo campo resta.
E fosse il mondo pien di diavoli
lì pronti a bocca aperta,
dovremmo star fermi e impavidi:
la nostra sorte è certa.
Freme il furibondo
Re di questo mondo
ma nulla mai gli è dato;
se tenta, è giudicato:
l’atterra una parola.
Con scorno lasci il Verbo intatto
quell’orda di demoni
ché a noi accosto Dio s’è fatto
Coi suoi sapienti doni.
Onor, sposa e figli
il diavol si pigli,
te scappi lontano:
il tuo guadagno è vano
ché deve il ciel lasciarci.


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