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LETTERATURA: Necessità evolutiva e senso dell’uomo

11 Gennaio 2011

di   Fabio Strafforello

Il desiderio di proiettare avanti il nostro pensiero, pone nell’uomo la necessità di creare la funzione interiore nelle forme evolutive del futuro…
Ho sentito la necessità di scrivere questo nuovo articolo per ringraziare quanti si dedicano alla creazione, alla diffusione dell’attività letteraria e artistica in genere, nelle sue varie forme ed espressioni, intese nelle loro globalità di intenti, partendo dall’esternazione dei valori emozionali di ogni singolo individuo, passando poi all’impegno di coloro che, tramite la loro preparazione culturale, ne danno la valutazione a prodotto finito, fino a giungere non ultimo a chi si avvicina alla conoscenza o all’utilizzazione dei suoi contenuti… in buona sostanza di chi li legge.

Marino Magliani   “mi ha condotto”, tramite la rivista di Bartolomeo Di Monaco, in un modo più visibile e concreto in direzione di questa nuova realtà conoscitiva, sia pur nella sua sola presenza ed esistenza virtuale, ove poter proporre i miei lavori a chiunque voglia avvicinarvisi e soprattutto a chi si trova in maggiore sintonia con essi. La straordinaria singolarità di ogni essere umano, fa della nostra presenza un valore insostituibile, nella costruzione identificativa molecolare, ambientale e culturale, non dimenticando anche l’elemento associativo e inafferrabile comune a tutti gli uomini… la sua Anima.

Un giorno l’uomo, tramite la sua grande intelligenza e con l’ausilio della scienza, potrà riprodurre gli esseri viventi in serie, correggendone all’occasione anomalie, ma forse creandone indirettamente altre, così come ora si costruiscono grossa parte delle componenti industriali a nostro uso e consumo. Idealizzare poi, in concomitanza del suo stesso “concetto d’essere”, un ambiente comune a tutti gli esseri umani ove poterli condurre non sarà cosa difficile, così come non sarà un problema dare a questi “nuovi esseri” una “cultura disgregante”, o una forma “fissativa aggregante”, nell’espressione del potere del pensiero di chi li vorrà indirizzare per la propria cognizione di causa, ma lontani dalla loro personale forma di libertà individuale e da ogni sostanza identificativa, non che dall’espressione dei valori di libera coagulazione collettiva. Fra le tante innovazioni tecnologiche e scoperte scientifiche di cui l’uomo si è reso protagonista in questi ultimi decenni, ci sono anche una miriade di “pillole curative”, a volte usate anche col solo motivo di mostrare un’azione puramente illusoria, ma che possono aiutarci a vivere in un modo migliore, e comunque con prospettive di vita molto diverse rispetto a quello che un tempo non esisteva. E’ dai desideri più comuni che l’uomo attinge parte della sua energia e della sua spinta psicologica, ove poter raggiungere i suoi massimi livelli espressivi, di interesse e quindi di risultato, ma quando la nostra motivazione interagisce col piacere o con le necessità degli altri, l’uomo trasforma il concetto stesso del desiderio da senso di positività a motivo di preoccupazione e di scontro con gli altri esseri della sua stessa specie, creando così il sentimento negativo dell’egoismo. Vi sembrerà banale quello che cercherò di dirvi, ma credo che non lo sia più di tanto e forse potrebbe anche essere la salvezza della specie umana… se così si potrà ancora definire quello che rimarrà dell’Uomo Sapiens. Una pillola che possa sostentare il nostro corpo ove non farlo morire di fame, ed una che ci faccia vivere felicemente nella sola realizzazione virtuale dei nostri desideri, entrambe potrebbero essere risolutive per evitare contrasti e scontri su interessi comuni con altri esseri viventi. L’attuale castello ideologico che ha generato guerre e divisioni sociali nel mondo per millenni, non avrà più motivo di esistere, così come non esisteranno più il potere politico, quello economico, quello delle religioni, quello culturale, quello delle diversità e quant’altro… in sostanza l’essere umano sarà ridimensionato ad una entità di sola immaginazione, ma libero da ogni schiavitù… o forse la nuova schiavitù sarà rappresentata dalla necessità di possedere le “pillole miracolose”.

Il concetto di uomo, quale valore esistenziale concreto e frutto significativo dell’espressione sostanziale del suo pensiero, rappresentato pienamente nell’affermazione latina cogito ergo sum, ha effetto di massima peculiarità nel passaggio dimostrativo dei suoi contenuti “dal   pensiero… al tramite d’azione”. Per effetto di questa evoluzione il concetto di uomo dovrà essere necessariamente aggiornato in via temporanea a “immagino quello che vorrei essere”, nell’espressione latina “mente mihi fingo quam esse vellem”. Nel proseguo evolutivo, ma sostanzialmente involutivo che porta nella direzione del concetto finale di uomo, quale espressione del cammino identificativo originale, l’essere umano verrà ricondotto a: Sono chi sono, nella traduzione latina “Sum qui sum”. … voce di Dio nel suo solo ed unico senso d’essere.      

L’unico valore insostituibile, inalienabile e inafferrabile sarà l’identità indipendente dell’interiorità umana, quale espressione sensibile della vita sottile delle anime.

Non ci sono volti e immagini, ove idealizzare l’infinito.  

E’ proprio dall’anima che l’uomo “prende corpo”, nella sua struttura percettiva e di proiezione verso un’identità assoluta, nascosta fra il silenzio dei desideri e il vuoto di una dimensione che esprime la necessità della ricerca, tramite le sensazioni, dell’espressione, della realizzazione e della conquista dell’assoluto. Quello che l’uomo lascerà tramite l’arte, e nelle sue varie forme di espressione intellettiva, è un ricordo che rimarrà come stampato nel cielo, in mezzo alle stelle, ma ben presente in mezzo agli uomini e al quale ogni individuo potrà accedere all’interpretazione dei suoi significati, nella speranza di ritrovare in quella testimonianza parte di se stesso, nel legame delle vicissitudini e delle similitudini comuni anche ad altri esseri umani. E’ indispensabile quindi, per ogni individuo, trovare la propria via comunicativa, come fonte della propria realizzazione, ove poter rendere accessibili anche agli altri individui i contenuti indissolubilmente legati al mondo dell’interiorità, nell’espressione pratica o teorica delle percezioni che scaturiscono da un livello sensitivo ed emozionale legato in modo stretto al nostro desiderio di conoscenza, accettazione e approfondimento dei suoi stessi concetti e contenuti essenziali. Esprimere se stessi, oltre ad essere la via comunicativa per conoscersi meglio, è anche il modo per renderci visibili e chiari a chi ci sta intorno, ove la forza di credere in valori che vanno oltre il nostro tempo, ci pone nella condizione necessaria di creare riferimenti per se stessi, ma altresì di lasciarne per altri, come luoghi comuni di scambio e di confronto, anche se strettamente personali, che potrebbero diventare importanti per le nuove generazioni.

Mi diceva Marino, in uno dei colloqui che abbiamo avuto recentemente nel paese di Dolcedo: < Nella sola Liguria di Ponente ci sono più di seicento autori nell’ambito della letteratura, dediti ai più svariati indirizzi e contenuti comunicativi ed espressivi, ma solo pochissimi di loro hanno l’opportunità di pubblicare i loro lavori senza sostenere personalmente tutte le spese ad essi correlate… e per contarli bastano la metà delle dita di una mano > . Credo che sia giusto e doveroso per ognuno di noi lasciare una testimonianza del nostro vissuto e dell’esperienza passata, nel tentativo di dare un contributo positivo, o anche solo di testimonianza,   in direzione di una elevazione qualitativa della razza umana, rendendo così rintracciabile il nostro percorso comune anche ad altri individui per una continuità di intenti proficua per tutti, ove il ricordo assume per l’essere umano il carattere della prospettiva per la comprensione del passato e verso la speranza del futuro.

L’uomo moderno, un giorno, forse, dopo essersi abbuffato di tanta tecnologia si ritroverà a dover attingere speranza ed esperienza dai ricordi lasciati dall’uomo più   primitivo di lui e che lo ha preceduto in questo passaggio dimensionale, o comunque da quei passi evolutivi che il suo predecessore ha fatto faticosamente nei secoli, nella necessità di dover ricostruire un mondo drammaticamente più reale, contribuendovi così in modo diretto e con la propria identità personale, ma ripercorrendo altresì, probabilmente, anche gli stessi errori di cui si è macchiato orridamente e indissolubilmente nella storia.

In verità la speranza che nutro nel profondo del mio cuore è che l’essere umano possa trovare una nuova via espressiva, lontana dalla sofferenza, dal dolore e quindi sovente dall’espressione del male, tale da potergli consentire di non riprodurre le barbarie assurde delle quali si è reso protagonista in questi millenni, adducendo nelle motivazioni più squallide e bugiarde, la matrice comune della sopraffazione pratica e psicologica nei confronti dei suoi simili, come espressione vera, indiscutibile e inarrestabile del suo desiderio di potere assoluto. Auguro comunque a tutti quanti hanno intrapreso, e a quanti vogliano intraprendere questa attività artistica, a non demordere nei loro intenti, e di rigenerarsi nei contenuti spirituali, ove qualsiasi forma espressiva possa diventare utile per un raggiungimento qualitativo degli atteggiamenti umani e di livello superiore, rendendo accessibile a tutti questo percorso, nell’ambizione di lasciare un Testimone migliore a chi verrà dopo di noi.

…Le forme evolutive sono la testimonianza viva della presenza intelligente, alla quale l’essere umano tende per eccellenza.

 


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2 Comments

  1. Commento by Fabio Strafforello — 11 Gennaio 2011 @ 13:07

       Caro Fabio,

    mi sembra, il tuo, un complesso ed articolato saggio sulla condizione umana e sul ruolo di ciascuno nell’assolvere i propri doveri. Soprattutto è un incentivo a lasciare un segno di noi stessi, segno magari frutto di un’evoluzione positiva degli intenti, degli istinti, delle ambizioni, delle aspirazioni, mondati dalla violenza, dall’egoismo, dalla sete smodata di potere, dal non-amore. Grande prospettiva, così, assume l’impegno di ciascuno a migliorarsi ed a migliorare, a non ripetere gli errori passati e, purtroppo, presenti. In modo particolare lo scopo di chi scrive deve orientarsi a lasciare un tratto di sé il più positivo possibile, onde spargere quanto più bene si possa, quanta più esperienza ccostruttiva, quanta più cultura, intesa sotto ogni punto di vista. Perciò l’uomo (massimamente chi opera nell’arte) deve non solo guardare il mondo e l’altro, ma scrutare a fondo dentro se stesso, al fine di conoscersi meglio e di offrire la parte migliore che racchiude nell’animo. Questo può e deve fare la cultura; questo è ciò che ogni scrittore deve sentire come impegno da realizzare.

      Non dimenticherei quanto il Foscolo sosteneva: esiste, per lui, il nulla eterno, ma noi possiamo essere ricordati per le opere seminate. Per questo la nostra esistenza si prolunga all’infinito. E, se virtuosa come deve essere, non può che riprodurre il bene, il bello ed il buono a non finire.

    Le frasi latine da te richieste, non essendo a conoscenza che esistano in latino come detti famosi, le ho tradotte da me. Spero vadano bene. Vedi tu.

    La prima: “mente mihi fingo quam esse vellem”.

    La seconda: “Sum qui sum”.

        Ti saluto con affetto, complimentandomi con te per questo tuo scritto molto profondo e di non secondaria importanza. Tutt’altro! Puoi pubblicarlo tranquillamente e farà bene a chi lo legge. Soprattutto farà meditare.

    Gian Gabriele Benedetti

  2. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Necessità evolutiva e senso … — 11 Gennaio 2011 @ 13:37

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