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LETTERATURA: Niccolò Ammaniti: “Che la festa cominci”, Einaudi

12 Dicembre 2009

di Stefania Nardini

Sasà Chiattiè di Mondragone. Palazzinaro, ovviamente miliardario. Saverio Moneta, sfigato quarantenne, impiegato presso il mobilificio del suocero a Oriolo Romano. Nome d’arte Mantos, leader di una scalcinata setta satanica. Fabrizio Ciba, capello ribelle, quarantenne,scrittore ma anche conduttore televisivo. Classico intellettuale cerchiobottista, narciso in bilico tra l’essere glamour o raffinato e colto bohemien grazie a un suo fortunato libro. Sullo sfondo c’è Roma e uno dei tanti saccheggi: la bellissima Villa Ada, che dopo aver vissuto stagioni migliori (fu la residenza dei Savoia e negli anni 80 luogo cult dell’estate romana) viene acquistata da Sasà Chiatti, che i romani di una volta avrebberodefinito “pidocchio rifatto”. Per Sasà, piccolo Cesare che viene dalla terra delle bufale, l’aver acquistato Villa Ada è un punto d’arrivo. E la sua autoincoronazione non può che celebrarsi in una festa memorabile con veline, calciatori, politici, giornalisti, attori, immobiliaristi,modelle, maghi, cantanti, scrittori. Villa Ada, trasformata in una specie di lussuoso zoo safari, diventa il simbolo del suo impero. E allora “Che la festa cominci”! Lasciandoci trascinare da Niccolò Ammaniti in questo suo esilarante romanzo edito da Einaudi, una fiction che potrebbe essere realtà. I personaggi ci sono tutti, comparse anche. E c’è la storia che entra in un colpo di scena sulle onde di un passato che viene preso a sberle dal grande show mediatico. Ammaniti non risparmia nulla ai suoi personaggi. Li lascia scivolare nelle loro contraddizioni. Questo libro, a differenza dei salotti di Bruno Vespa, dove nelle puntate frivole certi ospiti non aiutano la digestione del dopocena, fa bene a chi lo legge. L’autore, con grande ironia, mette a soqquadro la nuova Roma “imperiale”.

Evitando di ricorrere al solito scontato sdegno di facciata. Piuttosto smonta, pezzetto per pezzetto, con una capacità psicoanalitica,il mondo dell’apparire. Lasciandone solo la miseria umana.

(Dal “Corriere Nazionale”)


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1 commento

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