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LETTERATURA: Paolo Veziano, “Sanremo, una nuova comunità ebraica nell’Italia fascista”, Diabasis, 2006

6 Maggio 2008

di Francesco Improta

Il libro di Paolo Veziano, Sanremo, una nuova comunità ebraica nell’Italia fascista, pubblicato da Diabasis nel 2006, è uscito in libreria l’anno scorso in occasione della settimana della memoria, diciamo quindi nell’ultima decade di gennaio, ma non è né vuole essere un libro di occasione. Esso è il frutto di cinque anni (tanti sono almeno gli anni trascorsi dalla pubblicazione della precedente fatica di Veziano “Ombre di confine“, casa editrice Alzani), cinque anni, dicevamo, di lunghe, pazienti e scrupolose ricerche negli archivi provinciali, regionali, nazionali e persino internazionali, per gettare luce su una realtà, la comunità ebraica di Sanremo, apparentemente piccola ma molto significativa e per la presenza di alcune personalità di grande spessore e prestigio e per la sua anomalia essendo nata negli anni bui del fascismo quando in Italia le comunità ebraiche esistenti tendevano a sciogliersi o ad estinguersi. Ed è proprio qui la ragione del titolo scelto da Veziano che alcuni studiosi, e non a torto, hanno ritenuto riduttivo, in quanto il libro in oggetto va molto al di là dell’ambito comunale o provinciale. Io penso, però, che il progetto iniziale (decisamente meritorio) prevedesse la ricostruzione di questa realtà storica di cui pochissimi erano a conoscenza non esistendo né una sinagoga né tracce eloquenti di un cospicuo stanziamento di ebrei nella vicina Sanremo; poi però le stesse ricerche, scrupolose e proficue, di Veziano lo hanno spinto ad allargare il disegno originale e ad affrontare altri e più complessi problemi. Del resto Veziano, utilizzando il metodo induttivo ed evitando, a differenza di tanti altri storici i “si dice” “mi è giunto all’orecchio” “si tramanda” o “si pensa“, si è limitato alla ricerca e alla raccolta di documenti e testimonianze certe e inoppugnabili e a poco a poco ha visto accumulare e lievitare questo materiale tra le mani, da qui la necessità di allargare il campo di indagine e di analisi.
Se essere ebrei è stato ed è a tutt’oggi abbastanza difficile, essere ebrei stranieri è stata addirittura una tragedia in una nazione come la nostra che pur non essendo pervasa da fanatismo antisemita è pur sempre attraversata da strisciante ostilità nei confronti degli stranieri“, come dice giustamente Alberto Cavaglion nella bella prefazione a questo libro. Non a caso in quegli anni drammatici la vera emergenza nella cosiddetta questione ebraica riguardò, e non solo a Sanremo, gli stranieri contro i quali vi fu da parte del regime un vero e proprio accanimento legislativo, a conferma appunto del fatto che in Italia accanto a rivoli di antisemitismo scorrevano e scorrono ancora torrenti di xenofobia e di discriminazioni e di paura per il diverso.
Ma procediamo con ordine nell’analisi del libro, Veziano, dopo aver menzionato gli antichissimi rapporti commerciali tra gli Ebrei e il nostro paese risalenti al medioevo e riguardanti l’acquisto da parte di ebrei di cedri, palme e mirti per le loro funzioni re ­ligiose, e dopo aver accennato a sporadiche e temporanee presenze giudaiche sul no ­stro territorio, in epoche successive, si occupa dell’insediamento e della vita degli ebrei nella Riviera di Ponente in tre fasi successive: 1930-38; 1938-43 e 1943-45. Durante la prima fase gli ebrei stranieri, giunti in Riviera per turismo, per ragioni di salute o per sottrarsi all’atmosfera sempre più asfittica e opprimente che si respirava nei paesi dell’Europa centrale e orientale, si illusero, visto il conformismo fascista di molti ebrei italiani, che persecuzioni e rappresaglie nel nostro paese non potessero avvenire. Le cose, comunque, cambiarono radicalmente nel 1938 con i provvedimenti contro gli ebrei stranieri e successivamente con quelli per la difesa della razza italiana, per poi precipitare irrimediabilmente con la stagione del terrore negli anni 1943-45.
In quest’ultima fase si ebbero in rapida successione la caccia all’ebreo, le perqui ­sizioni con il sequestro dei loro beni, l’apertura del campo di concentramento di Val ­lecrosia e infine la deportazione; dalla Riviera furono mandati nei campi di sterminio cinquantacinque ebrei e solo cinque di costoro ebbero la fortuna di ritornare vivi, segnati però irrimediabilmente nel corpo e nello spirito da ferite non più rimarginabili.

Tutto ciò viene raccontato da Veziano senza alcuna retorica, in maniera lucida e precisa, attraverso una congrua e inoppugnabile documentazione di atti pubblici e pri ­vati, testimonianze dirette e indirette, facendo parlare le carte, le cose e i personaggi; ed è questo, senza dubbio alcuno, il merito principale dell’autore e il pregio indiscu ­tibile della sua opera. Sunt lacrimae rerum et mentem mortalia tangunt, potremmo dire citando Virgilio. A ben guardare è una storia di storie, raccolte con pazienza e amore e fatte rivivere grazie a uno stile conciso, scarno ed essenziale. Se è vero – come è vero – che anche la frana più colossale ha origine dal movimento di un minu ­scolo sassolino è altrettanto vero che la storia ufficiale, quella per intenderci fatta di grandi nomi e grossi appuntamenti, di eventi clamorosi e di tragedie di grosse pro ­porzioni, nasce dallo sviluppo e dall’intreccio di queste piccole storie quotidiane di gente semplice e comune, che sembra emergere dalle pagine di Veziano e reclamare non tanto il conforto di una lacrima quanto il diritto di essere ricordati. A maggior ragione se pensiamo che di questi non è rimasta né una tomba né una lapide né una semplice targa.
Tra le storie che costituiscono l’ordito di questa tela drammatica va segnalata quella di due tranquilli pensionati di nazionalità tedesca che avevano scelto Bordighera come loro residenza fin dal 1935. Wilhelm Drosemeier e Minna Schmidt – questi sono i loro nomi – abitavano in via Vittorio Veneto e conducevano una vita molto ritirata, uscendo solo in casi di vera necessità (spesa o commissioni inderogabili). Quando ricevettero la cartolina che intimava loro di presentarsi entro ventiquattro ore alla stazione dei carabinieri, presi dallo sconforto scelsero l’unica soluzione che a loro sembrò rapida, indolore e dignitosa: il suicidio. Furono trovati distesi sul letto, vestiti con una certa eleganza, asfissiati dal gas. L’Eco della Riviera, giornale locale all’epoca abbastanza diffuso, attenendosi alle istruzioni ricevute, non rivelò né la loro appartenenza alla razza ebraica né le vere motivazioni del loro gesto, lasciando intendere che erano state vittime della loro imprudenza o addirittura di malviventi che si erano introdotti in casa per impadronirsi di un’ingente somma di denaro.
Allo stesso modo non venne pubblicata la notizia del suicidio della baronessa Adele Goldschimdt, che soggiornava dal 1931 in una suite dell’albergo Miramare di Gri ­maldi. La baronessa, quando fu raggiunta dal decreto di espulsione, chiese una pro ­roga, adducendo seri motivi di salute (doveva essere operata agli occhi nella prima ­vera successiva), non avendola ottenuta il 9 agosto 1939 si tolse la vita ingerendo una dose massiccia di Veronal, dopo aver affidato a un biglietto, che logicamente fu fatto sparire subito dopo il ritrovamento del corpo, tutto il suo sdegno nei confronti delle autorità italiane.
Di questa drammatica vicenda furono vittime o testimoni anche uomini illustri: Serge Voronoff, chirurgo di chiara fama che, nella sua villa-laboratorio di Grimaldi, aveva sperimentato tecniche di trapianto, nell’intento di prolungare se non la vita almeno la giovinezza dei suoi pazienti; il farmacista Zitomirski, grande benefattore, di cui rimangono ancora a Vallecrosia la fondazione intitolata alla figlia Rachele e la far ­macia che porta il suo nome, infine, Walter Benjamin, filosofo e intellettuale tedesco che soggiornò a lungo a Sanremo, tra il 1934 e il 1938, nella Pensione “Villa Verde” gestita dall’ex moglie Dora Kellner, dove è probabile che abbia lasciato una valigia piena di scritti inediti, che non si è mai più trovata, ma di Benjamin si parla in maniera più particolareggiata e approfondita nella postfazione, scritta da Giulio Schia ­voni, uno dei maggiori studiosi, in Italia e non solo, del pensatore tedesco. Però, come ho già avuto occasione di dire, sono le storie della gente comune che rimangono im ­presse nella mente e nel cuore dei lettori: madri disperate che, in un italiano approssimativo e sgrammaticato, implorano le autorità perché sia concesso loro di rimanere in Italia o padri altrettanto angosciati costretti ad andarsene, senza poter portare nulla con sé, – è il caso di Dente Leone – che chiede che gli vengano recapitati almeno i materassi e un lettino per il figlio minore, ancora in tenera età.

Questo volume, nato dal dovere, prima ancora morale che storiografico, di sollevare quella pesante coltre di silenzio che offusca le coscienze e offende le vittime della persecuzione“, come si legge del resto nell’epilogo, mira alla ricostruzione di quella realtà storica o meglio di quella spaventosa tragedia, narrata spesso dalla viva voce dei sopravvissuti, dei testimoni o di coloro che non solo risultarono impermeabili ai veleni trasmessi dall’ossessiva propaganda antisemita, ma manifestarono anche nei confronti degli ebrei una sincera e spesso decisiva solidarietà, mi riferisco a coloro che, pur conducendo una vita semplice, umile e austera, dettero prova di grande nobiltà d’animo, perché come dice giustamente Olga Tarcali, avevano “un istintivo senso della giustizia, di ciò che andava fatto e di ciò che non bisognava fare“.
Un libro, per concludere, vero, nella sua sofferta, drammatica umanità, che porta un validissimo contributo all’indagine storiografica, salvaguardando, al tempo stesso,    attraverso una scrittura agile, chiara ed efficace, il piacere di chi legge, addetto ai lavori o semplice curioso che sia.


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4 Comments

  1. Pingback by Fontan Blog » LETTERATURA: Paolo Veziano, “Sanremo, una nuova comunità ebraica … - Il blog degli studenti. — 6 Maggio 2008 @ 07:23

    […] Massimo Maugeri: […]

  2. Pingback by Appunti Blog IT » LETTERATURA: Paolo Veziano, “Sanremo, una nuova comunità ebraica … — 6 Maggio 2008 @ 20:28

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  3. Commento by John — 28 Maggio 2008 @ 02:12

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  4. Commento by Alberto — 30 Giugno 2008 @ 14:13

    Una cosa interessante su alcune foto di questo libro.
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