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LETTERATURA: Petrignani e la storia dell’etĂ  forte

11 Marzo 2009

di Stefania Nardini  

A un’amica, un’amica mai perduta nonostante le pause che il tempo intransigente impone, una lettera vera, di quelle che vengono dal profondo del cuore. Da scrivere rannicchiandosi sotto le coperte.
Perché ci vuole uno spazio intimo. Caldo. Come quando i gatti decidono di stare da soli. Perché scrivere sotto una coperta significa mettersi a nudo. Lasciarsi andare alle emozioni, viaggiare senza soste ripercorrendo la propria vita, la propria storia.
Erano trascorsi tre anni da quando Tina si incontro’ l’ultima volta con Vittoria. Una scelta? No. Piuttosto le circostanze, i cambiamenti, che spesso creano distanze che poi si rivelano apparenti. Tina per raccontarsi a Vittoria sceglie la parte di sĂ© che meglio riesce a esprimere senza paure, filtri: la scrittura. Recupera romanzi incompiuti rimasti nel suo cassetto.
Creando un melange con il suo oggi. L’oggi di una donna matura che suo malgrado è portata ogni giorno a fare i conti con la sua vita, i suoi antichi problemi, i suoi mali. L’oggi di Tina sono i suoi genitori. Anziani, malati, sui quali il tempo implacabile ha tracciato un segno irreversibile, che si rivela in comportamenti discontinui, tra fantasmi del passato che cedono spazio all’universo fragile di chi da vecchio perde le difese.
Un romanzo, “Dolorose considerazioni del cuore” di Sandra Petrignani (ed. Nottetempo), che ha sicuramente un connotato generazionale che sboccia, pagina dopo pagina, nel racconto della protagonista, nel suo rapporto con una madre, tipica donna del dopoguerra, simile a tante altre madri dell’epoca: capace di amare e di fare male in nome di un “credo” conformista, in nome di una morale umorale, o per quell’esterioritĂ  che si fa “veleno” da inghiottire nella vita quotidiana. Il mito del figlio maschio, la scuola dalle suore, il marito eroe da accettare comunque, l’uso di “parabole” per giustificare un semplice desiderio. E lei: la piccola Tina che cresce nel suo disagio che un giorno cercherĂ  di superare con l’esperienza dell’analisi. PerchĂ© poi, come ci racconta bene Petrignani, la vita oltre al malessere costruito dal passato ti riserva quello della crescita, dell’esperienza, delle relazioni, dove tutto va e viene senza tregua. Si collezionano amori sbagliati che sembravano perfetti, si cede ai carnefici che ti vogliono vittima, si ama senza sapere dove si va…
Un libro da cui si evince un percorso esistenziale che giunge ad una maturitĂ  liberatoria, quando viene il momento in cui è la vita che si ricompone intorno alla propria storia. Ma è anche la fase del declino dei propri genitori, per i quali non resta che l’essenza dell’amore. Sono vecchi, dimenticano le cose, vanno accompagnati ovunque, accuditi, assistiti, e non possono far altro che abbandonarsi a una figlia che li ricorda come erano, per poi guardarli come sono.
Quando ascoltando la vecchia canzone “O main papĂ ”, il padre si commuove e con Tina si ritrovano
uniti dalle lacrime.
Sandra Petrignani che ha al suo attivo romanzi per i quali ha ricevuto importanti riconoscimenti, come “Care presenze” , “Ultima India”, La scrittrice abita qui”, giusto per citarne alcuni, con “Dolorose considerazioni del cuore” si dimostra ancora una volta una scrittrice di grande talento e di grande sensibilitĂ , dote, quest’ultima, che esprime senza risparmiarsi mai. “Questo libro Ă© nato dalla realtĂ  di dovermi improvvisamente occupare di due genitori vecchi, non solo dal punto di vista accuditiivo, ma anche pratico, economico – mi racconta – Uno crede di aver chiuso i conti con l’infanzia e invece una situazione del genere ti ributta addosso tutto, anche di piĂą. Rileggi tutta la tua vita e i rapporti difficili con due persone che hanno determinato la tua vita e il tuo carattere…
Ho rovistato nei cassetti e ho davvero trovato manoscritti iniziati e lasciati lì in epoche diverse della vita. Ho riscritto ricucito inventato qualcosa (pochissimo).”
In questo testo emergono due sentimenti : il dolore e la grande gioia di vivere nell’amore, nel sentimento dell’amicizia. Sandra Petrignani ci lascia riflettere, ma ci regala anche la speranza di essere persone vere. PerchĂ© il dolore è come l’onda del mare. Va, viene. E quando c’è tempesta si infrange su quella scogliera che è la nostra esistenza. Una scogliera a tratti friabile. LĂ  dove ha lasciato il segno tante, forse troppe, volte. Dove, appunto, c’è il cuore.  

(dal “Corriere Nazionale”)


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1 commento

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 11 Marzo 2009 @ 18:04

    Ancora una volta possiamo apprezzare la grande capacitĂ  di Stefania Nardini nel saper, attraverso la sottile, essenziale e sostanziosa misura verbale, offrire analisi tanto approfondite e dense, tanto sagge nella “ricognizione” e nella meditazione, tanto puntuali e accattivanti da illuminare tutto il percorso espressivo-comunicativo e le motivazioni del suo “scavo”. Le parole, mai sprecate, hanno il fascino della “penetrazione” e della decifrazione. Ne emerge, pertanto, tutta l’essenza e l’urgenza di un romanzo che è specchio di vita, dove l’io affiora, tra luci ed ombre, tra sofferenza e voglia di andare oltre, tra amore e compassione, con la grande forza del cuore
    Gian Gabriele Benedetti

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