Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: René Guenon, il simbolismo della croce e la filosofia dell’immobile Centro

6 Aprile 2011

di Maria Antonietta Pinna

L’uomo individuale è essere relativo e incompleto, condizionato, è il compimento di tutta la manifestazione, in poche parole una semplice risultante, legato al mondo delle opposizioni, delle guerre, delle rivoluzioni, schiavo del sensibile, dell’opinabile punto di vista.

Altra cosa è “l’Uomo Universale” che si esalta verso il sublime, in piena espansione di stati non umani. Egli è il principio di tutta la manifestazione, la sua natura è totale, incondizionata e trascendente, avendo superato ogni opposizione esistente.

La realizzazione di quest’Uomo Universale si esplica simbolicamente attraverso un segno comune a molteplici tradizioni e culture, la croce. Tale segno riunisce in modo perfetto la totalità degli stati dell’essere ordinati armonicamente secondo i due sensi “dell’ampiezza” e “dell’esaltazione”.

Il centro della croce è il punto dell’equilibrio perfetto, “l’Invariabile Mezzo” in cui si risolvono e si conciliano tutte le opposizioni, è “la stazione divina dell’esoterismo islamico”, atta a risolvere qualsivoglia antinomia. Questo centro dirige ogni cosa con la sua “attività non agente”che in realtà è pienezza di attività. L’apparente contraddizione di un non-agente che agisce e si espande metafisicamente, si può spiegare con il motto di Lao Tse: “Il principio è sempre non agente e tuttavia tutto è fatto da lui”.

Il perfetto saggio taoista è colui che ha raggiunto il punto centrale ottenendo l’indissolubile unione col Principio, origine prima e fine ultimo della vita e dell’essere .

Il punto è riposo, il massimo del vuoto e del distacco da tutte le cose manifestate, che invece fanno parte della “corrente delle forme”.

A colui che risiede in questo centro o punto non manifestato, tutti gli esseri si manifestano. Il segno esteriore del raggiungimento del Principio è l’imperturbabilità spirituale di fronte al polimorfismo delle varie forme di vita contingente. Chi raggiunge la conoscenza del Principio universale unico supera le distinzioni dovute ai differenti punti di vista e al movimento, il punto è immobilità oltre che perfezione.

Il punto è legato al numero Uno, perché è l’origine di tutte le origini.
Prima dell’uno che cosa si può contare? Niente. Prima di questo punto soltanto Ain, il mistero dell’etere puro e irraggiungibile, incomprensibile per sua stessa definizione.

Il punto originario e primordiale si identifica col Santo Palazzo della Qabbalah ebraica e non è   localizzato perché non dipende affatto dallo spazio ma si fa centro di quest’ultimo soltanto in modo simbolico ossia diventa centro di tutta la manifestazione universale da cui le sei direzioni procedono per irraggiamento e a cui pervengono ritornando al centro ed annullandosi in esso.

Man mano che ci si allontana circolarmente dal centro inizia il movimento di tutte le cose transeunti, i punti di vista si moltiplicano, nascono le distinzioni contingenti, il fuoco e l’acqua si definiscono come contrari. Ecco tutte le rivoluzioni del mondo e ogni manifestazione che emana dal centro. Man mano però che ci si avvicina ad esso c’è un riassorbimento, un processo inverso di annullamento che presuppone il raggiungimento dell’immobilità, il cerchio si stringe, il giro è sempre più piccolo, più piccolo, fino a sciogliersi simbolicamente nell’unità del punto dove niente si muove più. Il fuoco e l’acqua, prototipi dei contrari, nella vita delle sensazioni, si neutralizzano vicendevolmente nella sublimità del punto, diventando finalmente complementari.

E il movimento di ritorno verso l’origine è la via seguita dal saggio per approdare alla sintesi finale, raggiungendo l’unione con il Principio. Espansione e concentrazione formano dunque le due fasi complementari di ogni manifestazione.

Chi raggiunge l’unità non conosce lo stato di guerra, né nemici dentro o fuori di sé. Egli ha ormai intrinsecamente la propria legge, essendo la sua volontà un tutt’uno con il volere universale.

Il punto nella dottrina cosmogonica della Qabbalah ebraica, esiste soltanto in virtù del suo irraggiamento e diventa comprensibile soltanto quando si situa nell’estensione di cui diviene centro a livello puramente simbolico.

Il punto primordiale da luogo a tre punti che rappresentano L’Inizio, il Mezzo, la Fine e questi tre punti uniti sono Yod, l’Uno manifestato,   principio della manifestazione universale, o teologicamente parlando Dio, Centro del Mondo, Logos sempiterno.

Il legame tra croce, tre e simbolismo dell’irraggiamento si esprime anche in certi riti magici stregoneschi riportati da antichi testi. Le cerimonie prevedevano tre giri attorno alla croce o alla chiesa in senso orario o antiorario a seconda che si volesse sanare o maledire, fare o disfare una fattura e simili.

Ma perché tre giri attorno alla chiesa e non quattro, cinque?
Il tre è numero della Trinità, tre sono i guna, e la croce può avere tre dimensioni e in origine aveva tre bracci poi diventati quattro.
Tre ha potere fecondante, rappresentando per i pitagorici l’unione del maschio e della femmina.
Il cerchio è perfezione e la corsa attorno alla chiesa delimita lo spazio sacro. Si separa il sacro dal profano affinché la magia curativa o distruttiva abbia effetto.

La magia della croce e i molteplici suoi livelli simbolici, viene esplorata da René Guenon in un testo pubblicato postumo in prima edizione italiana soltanto nel 1964 da Edizioni Studi Tradizionali. L’edizione francese è degli anni ’30.

Le symbolisme de la croix, coglie analogie tra culture differenti, attraverso un linguaggio che si muove tra filosofia, occultismo, geometria e matematica, sfatando il luogo comune che vede nella croce soltanto un simbolo storico cristiano.

“Considerare soltanto l’aspetto storico della croce, pur nella sua validità, è limitarsi a vederne la parte più superficiale. Ma un simbolo come questo, reperibile a tutte le epoche e presso tutti i popoli della terra, ha significati ben più profondi e possibilità di trasposizione analogica tali da farne veramente qualcosa di universale”.

Il testo sfugge ad ogni tentativo di classificazione. Del resto lo stesso Guénon rifuggiva dalle etichette, non amava definirsi filosofo, né orientalista, né occultista. Anzi, per certi versi fu nemico degli occultisti e di certe loro interpretazioni, preferendo basarsi su un sostrato filosofico e scientifico di portata differente rispetto alle spesso aleatorie teorie degli specialisti dell’occulto.

Per chi ama fare viaggi nel mondo della metafisica simbolica Guénon è irrinunciabile anche nell’epoca dell’immagine. In fondo anch’esso parla per immagini cogliendone la profondità.

Le considerazioni guenoniane sul centro della croce che corrisponde al centro della ruota cosmica di certe filosofie orientali, l’etica del movimento e dell’immobilità, rimandano ad alcuni aspetti della filosofia di Blaise Pascal che vede nel tema del divertissement un movimento distrattivo dall’anima.

L’uomo è vero solamente nella stasi.
La filosofia della stasi in quest’epoca di movimentati e chiassosi stordimenti è probabilmente perduta, l’iperattività la regola costante che consente di abbattere il vuoto. Il centro è sempre più lontano man mano che cresce il movimento.
Chi si ferma è perduto!


Letto 1896 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart