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LETTERATURA: Roger Abravanel – Meritocrazia – Quattro proposte concrete per valorizzare il talento e rendere il nostro paese più ricco e più giusto – Garzanti, Milano 2008

18 Settembre 2008

di Alfio Squillaci
[L’ultimo libro di Alfio Squillaci: “Mare Jonio”, Sedizioni, 2007]

Uno dei libri   più spietati e sinceri sullo stato dell’economia e della società   italiane, questo di   Abravanel. È grave che un libro siffatto non provenga da un intellettuale di professione, è gravissimo che non sia stato scritto da un politico, è singolare che sia il frutto della tensione civile di   un   consulente della McKinsey in pensione. Se ciò può fare onore ad Abravanel, tuttavia è un sintomo della clorosi che ha assalito la nostra intellighenzia da un lato e dall’altro un segno chiaro dell’insensibilità e dell’ignoranza della nostra classe politica sull’effettivo   “stato della Nazione”, di cui questo libro è invece un   rapporto chiaro e dettagliato. Una delle definizioni più belle dell’intellettuale che mi è stato dato di conoscere è quella di Jean Améry: un “intellettuale” è per Améry un “avvistatore di incendi”, uno che ha la sensibilità e l’intelligenza di “vedere” e di denunciare prima degli altri (e agli altri) l’avvicinarsi delle fiamme da lui intraviste in lontananza. In questo senso Abravanel è un intellettuale di razza anche se nella vita, apprendiamo, ha fatto tutt’altro. L’incendio da Abravanel avvistato è quello in atto nella società italiana: probabilmente “la più diseguale e ingiusta del mondo occidentale”. Non produce alte fiamme questo incendio – e pertanto non è molto visibile a occhi non sapienti – è piuttosto una combustione lenta e subdola che invade spazi sociali ed economici sempre più vasti e che forse è destinato a divampare improvvisamente, quando sarà ormai troppo tardi.   L’innesco di questo incendio è individuato da Abravanel nell’avversione “sistemica” che vige nel nostro Paese verso il merito. La nostra società non è retta da chiari principi meritocratici (secondo i quali va avanti il “migliore”) ma anzi da un’avversione culturale forte verso il merito; la società italiana è infatti retta da principi familistico-parentali, paralizzata da una scarsissima mobilità sociale, in preda ad una gerontocrazia sclerotica, nemica delle potenzialità delle donne. Da questo quadro, che è difficile non condividere, emerge una società sempre più col fiato corto e   attraversata come non mai nella sua storia   da correnti di abulia e sfiducia,   soggetta a lacerazioni non solo politiche,   ma scossa anche da invettive e anatemi che interi gruppi sociali si lanciano l’un l’altro, senza trovare la forza di fare appello alle migliori energie, che pure hanno agito nella società italiana, per tirarsi fuori dallo stato di frustrazione collettiva in cui si trova. Abravanel, da sagace e ottimista uomo d’impresa, lancia nel nono capitolo di questo libro quattro proposte per uscire da questo stato di crisi che sembra senza uscita. Le enucleo nel box a lato a sinistra[1]; voglio solo anticiparvi che mi sono sembrate come quelle “belle notizie” che la severa, implacabile e bravissima giornalista Milena Gabanelli lancia come salvagente nel finale della trasmissione televisiva “Report”   a noi poveri naufraghi,   annegati lungo tutta la sua trasmissione in un fiume di “cattive notizie”: la spietata   documentazione   visiva dell’inarrestabile deriva di questo nostro Paese. Mi preme   segnalarvi per intanto quello che a me è apparso il più grande pregio “intellettuale” di questo libro: la ricognizione puntuale, seducente, chiara (non si finisce mai di ringraziare Abravanel per la chiarezza espositiva che lo porta a sciogliere tutti gli acronimi e tradurre “tutti” i termini inglesi, senza per questo rinunciare ad attingere alla migliore letteratura internazionale) della meritocrazia, vista nei suoi apporti teorici e nelle sue realizzazioni empiriche   soprattutto, ma non solo, nel mondo anglosassone. A me è apparsa la parte forte del libro, e dirò perché: nei primi otto capitoli Abravanel intenta una ricostruzione dello scenario intellettuale e sociale in cui la meritocrazia si è imposta come base morale di quelle società che oggi sono   leader nel mondo. Ebbene, bastava il semplice   paragone ellittico con quelle società per rendersi conto di come (non) funziona la società italiana,   e indicare quei modelli virtuosi, rendendo così pleonastiche quelle quattro proposte che pure generosamente egli avanza. Ma è chiaro che a un “uomo del fare” come Abravanel, non sarebbe bastata l’indicazione di un scenario intellettuale complesso e riccamente illustrato e le conseguenti virtuose pratiche sociali, occorreva la “prova del nove” di   proposte serie, concrete e attuabili. Solo per questo, indipendentemente dalla loro agibilità o dal coraggio che avranno i nostri politici di assumerle e metterle in atto,   gliene saremo infinitamente grati.

[1]

Le quattro proposte di  Abravanel

Abravanel propone quattro soluzioni concrete e coraggiose a questa situazione. La  prima  prevede di lanciare una delivery unit (“unità di consegna”) del tipo di quella realizzata da Tony Blair per migliorare la qualità e ridurre gli sprechi nel settore pubblico inglese, consegnando risultati, e non solo promesse ai cittadini. La  seconda  prevede una grande iniziativa di testing nazionale, sul genere dello Scholastic aptitude test americano, perché permetterà ai migliori 10.000 studenti italiani di crearsi la propria università di eccellenza. La  terza  proposta prevede la creazione di un’Autorità per sbloccare l’economia, accelerare la (de)regolamentazione e controllarne l’attuazione nei servizi locali pubblici e privati (commercio, trasporti, utilities locali, professioni).  Infine  l’autore propone una serie di “azioni positive” per sfruttare la leadership femminile in Italia, del tipo della normativa norvegese che impone un aumento della presenza di donne nei consigli di amministrazione delle imprese quotate. Questo insieme di provvedimenti, se adottato e seguito nella sua realizzazione, avvierebbe per la società italiana stremata dall’inefficienza, uno shock positivo del quale ha urgente bisogno.  


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6 Comments

  1. Pingback by Fontan Blog » LETTERATURA: Roger Abravanel – Meritocrazia - Quattro proposte … - Il blog degli studenti. — 18 Settembre 2008 @ 07:35

    […] sconosciuto: […]

  2. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 18 Settembre 2008 @ 23:27

    Sono anch’io più che mai convinto che, specie da noi, rare volte prevalga per davvero la meritocrazia. Regnano, purtroppo, il nepotismo e la raccomandazione, dominano i “baroni”, nei vari settori che contano. Persino nel mondo dello spettacolo non di rado “vanno avanti” gli “ammanigliati” a certe tendenze partitiche. È uno schiaffo a chi ha dimostrato capacità, volontà, impegno serio e responsabile, entusiasmo e correttezza. Ed è anche un’umiliazione.
    Mi vien fatto di ripensare a quanto scriveva Coleridge: “Sembra una storia del regno degli spiriti / quando un uomo ottiene ciò che merita, / oppure merita ciò che ottiene.
    Si rende necessario, per una nostra maggiore credibilità e per una più tangibile serietà, un cambiamento radicale, che presuppone onestà e senso di giustizia. A cominciare dalla politica, che, in tal senso, deve “darsi una mossa”… e che “mossa!
    Gian Gabriele Benedetti

  3. Commento by Alfio Squillaci — 19 Settembre 2008 @ 19:19

    E Shakespeare aggiunge nell'”Amleto”: “I calci in bocca presi dal merito paziente” fra la lista delle cose che Amleto deve sopportare nel mentre si dibatte tra il to be or not to be. Ecco il merito è paziente, con un aggettivo, un colpo di pennello solo, Shakespeare ci restituisce tutto il nostro dramma… Non lo dico per me, che ritengo chiusa e persa la partita, lo dico per i nostri figli, ci dobbiamo battere sempre per il merito: una società privata dall’apporto del paziente merito, è destinata a crollare, lentamente, ma a crollare. E’ il dramma che sta sotto i nostri occhi di un Paese che era un tempo povero e che adesso è diventato un povero Paese…

  4. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 19 Settembre 2008 @ 20:15

    Ottimo pensiero, come del resto è ottimo il saggio pubblicato. Condivido “a piene mani”. Un sacco di bene
    Gian Gabriele

  5. Commento by roger abravanel — 20 Settembre 2008 @ 18:05

    dottor squillaci
    la sua recensione è una delle più acute e intelligenti che ho letto negli ultimi mesi ( oltre che eccessivamente generosa). Sono io stesso sorpreso dal successo del libro che considero una ottima notizia per il nostro paese (oltre che per la iniziativa benefica che riceve i ricavi dei miei diritti). Vorrei molto che riportasse questo commento sul blog che ho aperto la settimana scorsa http://www.meritocrazia.com
    grazie ancora e complimenti

  6. Commento by http://www.thesearchenginelist.com/ — 24 Luglio 2013 @ 14:40

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