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Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Stelvio Mestrovich: “Delitto in casa Goldoni” (2007)

5 Dicembre 2007

di Bartolomeo Di Monaco

[Per le altre sue letture scorrere qui]

(A Lucca, il libro è in vendita esclusivamente presso la Libreria “Tutto Libri snc” in via Roma, 18 , davanti all’UPIM.)

Nato a Zara nel 1948, l’autore vive a Lucca da molti anni, ma “mi sento viennese. Mio nonno paterno lo era veramente. Infatti, la mia famiglia, nonostante il cognome slavo, discende dalla Stiria, precisamente da Graz. Dal mio nonno Giovanni ho ereditato l’amore per Vienna, per l’Austria, per la storia dell’Impero Austro-Ungarico.”

S’interessa anche di musica, soprattutto quella dei secoli XVIII e XIX e a lui si deve la rivalutazione del genio di Antonio Salieri, a ricordo del quale, nel 2000, fece porre, a spese del comune viennese, una lapide sulla facciata della casa in cui visse, situata al numero 1 di Goettweihergasse, nella capitale austriaca. In occasione di un concerto dedicato a Salieri, tenutosi nel 2004 nel celebre teatro Konzerthaus dove si svolge l’altrettanto famoso Concerto di capodanno, a Mestrovich fu affidata la presentazione delle tre opere in programma scritte dal compositore di Legnago. La sala era gremitissima. “Anton Diabelli – un genio tranquillo” (2000), “Appunti di archeologia musicale” (2002), “Wolfang Amadeus Mozart – IL Cagliostro della musica” (2006) sono alcuni titoli esemplificativi del suo interesse per la musica.
Ma è soprattutto al genere noir che l’autore si è dedicato da qualche anno: “L’assassino del confessionale” (1998), “Il filo della sinopia” (1999), “Il caso Palinuro” (2003), “Venezia rosso sangue” (2004), sono solo alcuni titoli.
Venezia è la città che fa da cornice alle sue storie che hanno come protagonista l’ispettore capo Giangiorgio Tartini, “un uomo sulla cinquantina, alto, con la sigaretta in bocca, la fronte spaziosa, il naso adunco, i capelli lunghi e bianchi”,   che l’autore fa discendere dall’illustre antenato Giuseppe Tartini (1692-1770), autore della celebre sonata per violino in sol minore “Il trillo del diavolo”.
Delitto in casa Goldoni” è del 2007.
Il titolo fa riferimento ad un omicidio avvenuto nella casa museo del celebre commediografo. Il morto, colpito al collo con un freccetta avvelenata, di nome Santi Cangelosi, appassionato studioso di Goldoni, era comproprietario, insieme con Vincenzo Cicero, di un’impresa di onoranze funebri situata in Sicilia, ove si sposteranno anche le indagini, in un paesino, Castelbuono, dal quale sarà il maresciallo dei carabinieri Carmelo Celso (“alto, bell’aspetto, aveva i capelli brizzolati, testa piccola, bocca grande, labbra molto grosse, braccia lunghissime che lasciava ciondolare goffamente.”) a tenere i contatti con Tartini. Il cadavere in casa Goldoni è stato scoperto da Beppe Nardin, l’addetto alle pulizie, un uomo corpulento già avanti con gli anni.
Tartini, più come Maigret che come Poirot, non ha fretta di indagare; abitualmente, “col solito passo lento”, si guarda intorno, si immerge nella scena del delitto, ne respira gli odori, con lo sguardo curioso e attento. È solito fumare sigarette di marca Memphis White, cui ricorre immancabilmente nelle occasioni di maggiore stress e di riflessione.
Mestrovich ne accompagna il movimento con la scrittura, allo stesso modo che le parole di un libretto accompagnano la musica. Tartini è l’espressione musicale generata da Mestrovich, scritta sopra un pentagramma d’eccezione: Venezia. Dice Mestrovich a proposito del metodo con cui affronta i suoi gialli: “non parto se prima non ho visitato accuratamente i luoghi, di cui scriverò. Se dico che tra calle della Mirandolina e Piazza San Marco ci sono tot metri, state tranquilli che è così.” Infatti, è una Venezia conosciuta e amata quella che fa da sfondo alla storia. Palazzi, calli, canali, balconi, piazze sono vissuti nel chiaroscuro di un sentimento intimo, misurato, trattenuto solo per pudore: “L’aria cominciava ad essere respirabile, quell’angolino della vecchia città era davvero pittoresco. Il buio e la quiete notturna ridavano smalto a Venezia. La musica del silenzio riportò a Tartini la musica di Vivaldi del Largo della Primavera.“; “Nessuna città al mondo, pensò, metteva le proprie intimità a nudo come Venezia. Trasparente e delicata come una filigrana, che si vede o non si vede, a seconda che la si voglia o meno vedere.”
Dario Farsetti, agente scelto, è il suo braccio destro, obbediente come un fedele servitore, un uomo brutto, “più largo che lungo”, ma con “due occhi meravigliosi, due vere perle azzurre”. A casa, a tenere compagnia a Tartini, essendo questi scapolo (mantiene una relazione altalenante con Camilletta Franco),  è il gatto Annibale, che viene però accudito dalla vicina di casa, la signora Rebetz. Nel suo ufficio tiene sulla scrivania “il piccolo busto in gesso di Antonio Salieri. Era l’unica nota bianca e linda in quel grigiore polveroso.”

Parallelamente alle indagini del delitto si avviano altre indagini che riguardano la minaccia di rapimento della figlia di un importante armatore veneziano, Carlo Dolfin. Si chiama Gabriella, una ragazza “Alta, snella, capelli corti e biondi, belle mani.” Un’altra ragazza, sua sosia, Sabrina Gianfranchi, è stata assunta dall’armatore per coprire la figlia. Tartini rileva come sia strano che i rapitori si annuncino prima ancora di aver eseguito il rapimento.
Si aprono, dunque, vari percorsi in cui il lettore è subito chiamato ad esprimere suggestioni, ipotesi, attenzioni speciali ai movimenti dei vari personaggi. S’intavola presto una partita a scacchi tra l’autore e il lettore, dalla quale traspare chiarissimo l’intento di Mestrovich di confondere con trappole e con deviazioni l’intelligenza del giocatore avversario.
Gabriella, infatti, sembra che si sia innamorata a prima vista di un madonnaro (“Sembravano due fidanzatini”), di nome Domenico Biundo, incontrato in campo S. Agnese, che, guarda caso, è siciliano, come il morto di casa Goldoni. “Troppi siciliani in queste due storie.” è il suo primo commento a caldo.
Il racconto è impreziosito ogni tanto da descrizioni mai occasionali, ma finalizzate a circondare i personaggi di specifichi gusti e raffinatezze che siano loro complementari. Si potrebbe anche dire che essi riflettono nella scrittura la particolare predilezione dell’autore per le belle e rare creazioni dell’arte. Qui Tartini va a far visita alla sua innamorata Camilletta: “Giangiorgio approfittò della momentanea assenza della donna, che era andata a posare la bottiglia da qualche parte, per ammirare la scrivania a tamburo Luigi XVI, il caminetto con lo stemma di famiglia, due dipinti di Giambattista Piazzetta, gli stucchi, il lampadario di Murano a venti braccia e la bibliotechina veneziana del diciottesimo secolo. Era lì dentro che Camilletta custodiva la preziosa edizione delle “Terze Rime” dell’antenata Veronica, poetessa e cortigiana.” Come si può notare la descrizione, in realtà, è molto asciutta, e tuttavia ha la sua eleganza connotata in modo molto semplice mediante la citazione dello stile del mobile o dell’autore dell’oggetto d’arte. Quando i due fanno l’amore: “parevano due nudi di Otto Mueller.”
Ma non ha peli sulla lingua, quando il suo personaggio incontra i guasti causati dal cosiddetto progresso: “L’acqua del canale che scorreva nei pressi della corte Malibran era verde e sudicia. Tra i riflessi delle case galleggiavano cassette di legno, lattine di birra, cartaccia, varie scovazze. Il caldo e i gatti la facevano da padroni.”; “Sul lungo budello d’acqua stantia e verdastra del piccolo canale c’erano capi ad asciugare, stesi a macchia di leopardo, e stanche imbarcazioni a ridosso di muri screpolati e rí³si dal salmastro.”
Mestrovich dosa sapientemente la trama, aprendo percorsi che, destinati a confluire nella soluzione finale, inoltrano il lettore sempre più nel folto mistero che avvolge il caso. Si parla addirittura del fantasma di una bella giovane, Valeria Navagero, che circola in un convento, che somiglia a Gabriella. Anche la ex fidanzata di frate Emidio, Maria Amalia Galliòn, trovata uccisa una decina di anni prima, somigliava a Gabriella. Una volta una parte di quel convento apparteneva all’antico e contiguo palazzo della famiglia patrizia Navagero, che aveva avuto illustri rappresentanti, tra i quali “Bernardo cardinale morto nella seconda metà del Cinquecento.” Nel frattempo, il socio dell’ammazzato Santi Cangelosi, Vincenzo Cicero, è stato trovato morto in un elegante appartamento situato nel centro di Palermo. Sgozzato. Tartini comincia a credere possibile un collegamento tra questa storia e quella della minaccia di rapimento nei confronti della bella Gabriella Dolfin. Proprio Gabriella sembra innamorata di un madonnaro, Domenico Biundo che, guarda caso, è pure lui siciliano e più volte minacciato di morte se non lascerà la città.
Dirà Tartini al maresciallo Carmelo Celso: “Qui i rami si intrecciano. Rami dello stesso tronco, caro mio!”

Il giallo, in fin dei conti, è sempre il gioco del gatto con il topo, dove l’autore è colui che ha in mano le carte per vincere la sfida, e il lettore colui che è chiamato abilmente a raccoglierla, vigilando e cercando di capovolgere il risultato.
Tartini ama frequentare l’ambiente alto borghese con quarti addirittura di nobiltà, talvolta; non si tira mai indietro di fronte ad una buona tavola (Mestrovich, alla maniera di altri autori, in particolare il suo amato Camilleri, ce ne fa sempre un’accurata descrizione), legge autori come Marco Aurelio, oltre ovviamente a nutrire un’adorazione speciale per la musica. Suona perfino bene il violoncello: “Giangiorgio prese il violoncello e si mise a suonare l”Andante” del quinto divertimento di Paisiello.“; “eseguì i pezzi da esperto concertista.” Ma il suo carattere è brusco e spesso trascura le buone maniere, quando vi si trovi costretto. È un fumatore accanito. Ama le belle donne (“l’asse Camilletta-Tullia-Valeria-Nunzia.”) e, se capita l’occasione, non si tira indietro, come nel caso dell’assatanata Valeria Congi, incontrata sul treno diretto a Cefalù. È allergico, tuttavia, al matrimonio e alla convivenza. Le note della Marcia Turca di Mozart in forma di banda” annunciano le chiamate al suo cellulare.

C’è una certa rassomiglianza tra Venezia e Tartini, e non v’è dubbio che anche su questa rassomiglianza, oltre che sulla trama attraversata da tanti delitti come la città è attraversata dai molti canali, si gioca il fascino della storia e di tutte le storie che ruotano intorno alla figura dell’ispettore capo Tartini (“Il segugio dei canali”), ormai personaggio simbolo di questo autore di origine dalmata, al quale somiglia un po’ (l’avversione di entrambi per il tè, ad esempio, o l’ammirazione per Salieri, o la comune simpatia per un personaggio politico scomparso), formando così, con la città di Venezia, un trio perfettamente amalgamato.
Allorché si trova ad indagare in Sicilia, insieme con il maresciallo Carmelo Celso, il fascino dell’isola lo conquista a tal punto da suscitare in lui molta simpatia per la sua gente. A Camilletta, che ancora considera la Sicilia una terra “dell’Africa del Sud”, risponde arrabbiato che la Sicilia è: “Terra ospitale e bellissima. Noi del Nord-Est dovremmo imparare l’Abc da loro!”
Quando poi giungerà il momento di tirare le fila delle indagini, ci renderemo conto con piacevole sorpresa dell’ampio mosaico di intrecci e di delitti che Mestrovich ci ha fatto attraversare, le cui immagini, come tanti flash rievocativi, ripercorreranno suggestivamente la nostra memoria.
Anche in ciò risiedono l’accortezza e la bravura dell’autore.


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14 Comments

  1. Commento by Titti — 11 Dicembre 2007 @ 11:39

    Sono Titti da Torino.
    Un libro “Delitto in Casa Goldoni” da 5 stelle su 5. Veramente bello. Ottimo lo stile, intrigante la trama, ben caratterizzati i personaggi. Un viaggio Venezia-Cefalù-Venezia, andata e ritorno, che tiene il lettore col fiato sospeso.
    Ottimo il binomio Tartini-Celso.

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 11 Dicembre 2007 @ 12:28

    Benvenuta Titti.
    Spero che continuerai a visitarci. Non dimenticare di dare un’occhiata anche alla sezione I Maestri, nella quale vengono riportati articoli di autori del passato.

  3. Commento by luisa — 13 Dicembre 2007 @ 10:45

    Ho appema terminato di leggere “Delitto in casa Goldoni” di Mestrovich e sento di consigliarvelo. E’ ben scritto, il protagonista l’ispettore capo Tartini è un bel personaggio, simpatico, colto, ma mai saccente. Venezia fa da sfondo ed è descritta da chi la conosce benissimo e la ama, ma non è neppure tenero quando si imbatte nel suo degrado. Bello l’intreccio e la trama che arriva sino a Castelbuono in Sicilia. Personaggi reali e attraenti.

  4. Commento by tiziana — 13 Dicembre 2007 @ 10:49

    Mi chiamo Tiziana e scrivo da Rufina, Firenze.
    Ho letto il libro “Delitto in Casa Goldoni” e ne sono rimasta entusiasta. Gialli seriali, quelli di Mestrovich, di notevole caratura letteraria. “Venezia rosso sangue” ha aperto una strada che l’Autore ha deciso di percorrere con l’autorevolezza di chi conosce il mestiere e ha idee da vendere. So che nel 2008 usciranno altri 3 suoi polizieschi.
    E ne sono veramente felice.

  5. Commento by Sylvia — 13 Dicembre 2007 @ 10:55

    Sono Sylvia e scrivo da Mistelbach, Austria.
    Ho letto il libro di Stelvio, che mi ha mandato in omaggio, e l’ho trovato molto bello e interessante. Sono una pittrice, quindi ho veramente apprezzato le descrizioni che l’Autore ha fatto di certi angoli nascosti di Venezia. Bravo!
    La trama è complicata, ma uno stile ‘limpido’ aiuta a comprenderla con facilità. Colpo di scena finale.

  6. Commento by Stelvio — 13 Dicembre 2007 @ 16:51

    Ringrazio lettrici e lettori dei loro commenti positivi sul mio ultimo romanzo giallo dal titolo “Delitto in Casa Goldoni”.
    Vi ricordo soltanto che nel 2008 usciranno altri 3 miei polizieschi. Due con l’ispettore capo Tartini e ambientati a Venezia, il terzo invece con un nuovo personaggio, il capitano dei Carabinieri Marco Mosetti, e l’azione si svolgerà a Lucca.

  7. Commento by Filiberto — 14 Dicembre 2007 @ 11:16

    Sono Filiberto e scrivo da Massa.
    Ho letto il libro di Mestrovich “Delitto in Casa Goldoni” e l’ho trovato piacevolissimo, nonché un giallo ‘classico’ che fa ricordare Luciano Anselmi, Giorgio Scerbanenco e Simenon.
    Peccato che il libro non si trovi in tutte le librerie. Avrebbe meritato una diffusione molto più ampia. Anche la stampa, vergognosamente, non se ne è occupata.

  8. Commento by Loretta — 14 Dicembre 2007 @ 18:40

    Scrivo da Verona. Ho letto il libro “Delitto in Casa Goldoni” di Stelvio Mestrovich, che è il Presidente dell’Ass.one Legnago 1750- Antonio Salieri” di Verona.
    Sono una lettrice accanita dei noir di Mestrovich. Ho cominciato con “L’assassino del confessionale”, “Il filo della Sinopia” “Il caso Palinuro” “Venezia rosso sangue” e adesso “Delitto in Casa Goldoni”.
    Un vero e proprio ‘crescendo rossiniano’ che trasporta il lettore in magiche atmosfere, in chiaroscuri veneziani, in turpi delitti, in scene di erotismo barocco.
    Libro da leggere. Cinque stelle su cinque. Belle la prefazione di Sabina Marchesi e la postfazione di Mauro Smocovich.

  9. Commento by Carmelo Castorina — 15 Dicembre 2007 @ 12:28

    Salve. Mi chiamo Castorina e scrivo da Catania, anche se ho la famiglia a Pisa.
    Ho letto casualmente il libro di Mestrovich “Delitto in Casa Goldoni”. Viaggiavo in aereo da Pisa a Palermo. E il romanzo mi è stato prestato da un’amica di mia moglie. Ebbene, non mi sono neppure accorto del volo. Un’ora passa presto, ma le 60 pagine delle 330 mi hanno talmente coinvolto che non ho visto l’ora di riprendere il volume in mano.
    La trama si svolge anche a Castelbuono, una cittadina in provincia di Palermo che conosco benissimo. E’ descritta magnificamente. Non facile per un dalmata.

  10. Commento by Fulvio — 19 Dicembre 2007 @ 11:06

    “Delitto in Casa Goldoni” è senza dubbio il libro migliore che abbia scritto Stelvio Mestrovich.
    Un vero giallo classico, dove c’è tutto: azione, psicologia, amore, sesso, bella trama, ottime descrizioni, Nord e Sud.
    Complimenti all’Autore.

  11. Commento by Maite — 29 Dicembre 2007 @ 10:27

    Mi chiamo Maite e scrivo dalla Spagna. Sono una amica di Stelvio, che mi ha inviato il suo ultimo libro “Delitto in Casa Goldoni”, sapendo che sono una appassionata di narrativa gialla e una sua lettrice.
    Se “Venezia rosso sangue” è una chicca, “Delitto in Casa Goldoni” è molto di più.
    Una bella storia, nella quale non manca niente. E che avvince il lettore. Stelvio ha fatto un balzo in avanti come scrittore e come giallista. Che ,secondo la mia opinione, lo ha portato tra i ‘grandi’ di questo genere.

  12. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 29 Dicembre 2007 @ 11:39

    Cara Maite, scrivi dalla Spagna e questo mi dà molta gioia, perché significa che Parliamone, anche grazie agli articoli di Stelvio, nostro prezioso collaboratore, ha varcato i nostri confini.
    Spero che continuerai a seguirci, come gli altri amici che si sono fatti vivi nei commenti a questo articolo e agli altri.

    Sto allestendo una sezione molto importante: I Maestri, dove potete trovare pezzi ghiottissimi sulla letteratura e sull’arte, scritti da autori famosi tanti anni fa, e che conservo nel mio archivio.

    Grazie a tutti. E Buon Anno.

  13. Commento by Francesca — 15 Gennaio 2008 @ 16:43

    Scrivo da Roma. Ed è la prima volta che leggo un libro di Stelvio Mestrovich. “Delitto in Casa Goldoni” mi ha fatto rivivere le mie esperienze e i miei viaggi a Venezia. Oltre che essere un bellissimo giallo, è pure una guida preziosa. Con ricche e precise descrizioni della città lagunare, isole comprese. Il personaggio Tartini è simpaticissimo e meriterebbe una fiction televisiva. Sono sicura che ‘bucherebbe’ lo schermo, come si dice in gergo.
    La storia è intrigante e ‘prende’ il lettore sino dalle prime pagine.
    Complimenti all’Autore.

  14. Commento by Stelvio Mestrovich — 5 Febbraio 2008 @ 17:53

    Sabato prossimo, 9 febbraio, alle ore 23 circa, su TVL, nella trasmissione “Gli amici del Giallo Pistoia” presenterò il mio libro “Delitto in Casa Goldoni”, ospite in studio.

    Questa è una comunicazione per coloro che avessero piacere di seguirmi. Naturalmente nella zona di Lucca, Pistoia, Prato, Firenze.

    Grazie.
    Stelvio Mestrovich

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