Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Tratto da “Immaginare è la nostra libertà”

4 Luglio 2010

di   Fabio Strafforello

“…In questo volume, oltre agli arguti, essenziali, profondi aforismi, oltre a diverse pagine sostanziose di prosa, spicca la poesia, che si manifesta viatico gentile e sostenuto per il bisogno di riscoprire la coscienza, quella coscienza-conoscenza capace di rendere grande l’uomo e condurlo a divenire ricco di quel cibo spirituale indispensabile per la convivenza con se stesso e con gli altri. I versi, immancabilmente lineari, si rifanno in prevalenza ad una memoria classica, pur con spunti che si inseriscono in un contesto di modernità…”

Gian Gabriele Benedetti


E’ così che ho voluto “aprire” il mio terzo testo, rendendo Onore ad un Uomo di Grande Cultura, straordinario nella sua Umiltà e Capacità di ascoltare. In questo libro troverete immagini vere, forti emozioni, la ricerca profonda del “Nostro Sentire”, sopita, ne “ La Fretta del mondo”, e da ciò che sovente non ci appartiene.

Fabio Strafforello

E’ solo guardando al meglio, che l’uomo può trovare delle risposte!

E’ da quello che leggiamo dentro di noi, che troviamo quelle parole scritte e mai abbandonate, come luce a condurci   nel buio.

Le parole semplici nascono dal vero e sanno riempire il nostro cuore… così ho cercato una spiegazione la dove non sappiamo più guardare!

Non mi sentirei padre a sufficienza, se non mi adoperassi nei confronti dei miei figli, laddove poter trovare una via di comunicazione che vada oltre i contenuti, sovente ripetitivi e superficiali, della nostra vita quotidiana, nei casi in cui bisogna avere la volontà e il coraggio di affrontare le nostre paure e le nostre aspettative. Così in un pomeriggio di fine inverno ho cercato di costruire un altro tassello della nostra integrità cosciente, per sgretolare quei muri di difesa che poniamo a tutela delle nostre paure o del nostro poco desiderio di uscire alla ricerca di quanto non sia palesemente alla vista del nostro sguardo… Mi sono chiesto che cosa lascerò ai miei figli, se un’immagine silenziosa a sbiadire col tempo, o il richiamo di quelle parole dette a giacere in fondo al loro cuore. L’uomo ci insegna, tramite la natura, a creare inserti di rami giovani su piante già radicate, come l’espressione di una   linfa a provenire dal centro del mondo e dove è naturale ripartire ciclicamente da quello che altri hanno lasciato. Fa parte della natura degli uomini, cercare la propria radice nella libertà individuale e scoprire con i propri sensi, quelli che sono i contenuti di una esistenza pronta a fiorire, ove poter essere l’espressione di se stessi e dove poter arricchire il mondo di un altro colore… La natura ci guida, come il frutto di un tempo che sa di non tornare, acerbo e maturo ci mostreranno dove andare. Ho cercato quindi di parlare con mia figlia Giulia, una ragazzina quindicenne abbastanza riservata, introspettiva e amante della tranquillità, ancor più che della confusione… Ascolterò da mio padre tutte quelle parole che non oso chiedere, ma che mi sento mancare, come una voce a dirmi come mi potrò orientare. Ci sono regole scritte e a cui l’essere umano può riferirsi, per creare un senso di aggregazione con altri esseri della stessa specie, così, sovente, assistiamo culturalmente a diverse interpretazioni di uno stesso concetto… quello che i giovani stanno cercando è un contenuto di verità più assoluto, più radicato e che mira al centro dell’uomo, isolato dalla creazione di concetti culturali   temporanei e distanti dal potere dell’uomo, che sovente ne è la motivazione dei concetti stessi . L’apertura e la lettura del Mondo, tramite i mezzi di comunicazione e tramite un maggior scambio di contatti umani, uniti ad uno spiccato indirizzo verso la materialità, hanno creato nei ragazzi di oggi un disorientamento e una rilettura dei concetti attribuiti ai valori educativi e di orientamento stessi. La vita di un ragazzo è come l’istante di un desiderio che cambia, l’immagine del procedere degli eventi naturali, in cui le domande alle quali trovare una risposta sono tante, e dove la figura dei genitori e del mondo che li circonda ne sono gli oggetti interpretativi, attraverso i quali farsi un’idea sull’orientamento da tenere nella loro esistenza… Ho cercato un punto sospeso in mezzo al cielo, ove veder ruotare il mondo, cercare la mia dimensione mi ricorda il passare delle stagioni.  Ho preso spunto per il nostro colloquio, da alcuni appunti di Scienze, lasciati da mia figlia momentaneamente vicino al computer e dove mi reco all’occasione per trascrivere i miei lavori letterari. L’argomento in questione riguardava la contraccezione, e dopo essermi consultato con mia moglie Paola, decidemmo di affrontare il tema. Credo che la scienza, tramite le informazioni scientifiche, possa far giungere, ed esprimere al meglio, i contenuti biologici e le dinamiche della nostra presenza, come una serie di tentativi a poter dimostrare quello che siamo, quindi noi non abbiamo rivolto il nostro interesse in questo senso… Ho letto dai   libri, parlare agli uomini come se fossero tutti uguali, lì dentro non ci sono parole a sufficienza per scrivere ad ognuno di noi su quel che siamo. Il limite che dobbiamo oltrepassare ci conduce in fondo all’animo umano, nel panorama strutturale delle sensazioni stesse, recarsi nel luogo comune a tutti gli uomini, nella più assoluta differenza individuale, vuol dire accomunare gli uomini nella loro libertà di espressione e di sentimenti… Così ho cercato di ascoltare le espressioni degli altri, unicità di una presenza. E’ nel contesto di non giungere a se stesso, che l’uomo rischia di divenire merce di scambio, oggetto delle tendenze o delle interpretazioni culturali, occorre così trovare una via interiore e di consapevolezza che sorpassi la temporaneità degli eventi e che ci apra ad una dimensione più consona alla nostra presenza, tenendo in particolar cura l’integrità fisica e mentale, come elementi centrali del nostro equilibrio personale… Ho visto gente strapazzare il proprio corpo, come un oggetto fendente a penetrare nell’animo e nel cuore, sacrificare se stessi non cambierà le sensazioni di quello che siamo. Altre situazioni da affrontare, nel contesto del concetto che abbiamo preso in riferimento, sono legate al nostro comportamento e alle nostre scelte, a come noi gestiamo la nostra vita e a tali problematiche possiamo dare un nome e una dimensione di grandezza: l’Aids e una gravidanza non voluta. Come ho già detto in precedenza, non ci siamo soffermati sui contenuti scientifici della materia in oggetto, non ne saremmo neanche in grado, ma è nostro vitale interesse, stabilire un contatto vivo e reale su ciò che rappresenta il rischio di incorrere in una situazione che condizionerebbe il nostro vivere giornaliero e l’integrità della famiglia. Contrarre una malattia del genere, come l’Aids, vuol dire cambiare inevitabilmente, e in tante cose la nostra vita, e non vivere più su noi stessi, ma come l’immagine di una presenza a volerci guidare… Pensavo che con una sola corsa avrei raggiunto il mio traguardo, ora so che la vita è fatta di tappe, ove poter guardare dal ciglio della strada. Fra i tanti mali ai quali potremmo essere soggetti, credo che quello minore sia mettere al mondo un’altra creatura, per scelta o per errore, laddove ci sia una situazione affettiva già esistente e quindi con un’altra relazione, o dove, liberi da ogni legame incorriamo in un errore di percorso. Sono tanti gli uomini che non hanno un nome, un nome certo da poter mostrare… Non conosco mio padre, ma solo chi mi ha saputo dare, sento in ogni luogo il suo amore raggiungermi da lontano, e prendermi per mano. E’ da un concetto così grande, che vorrei parlavi del significato della vita stessa, nei casi in cui neppure la madre conosca il frutto del proprio amore e dove può diventare solo un fatto marginale conoscere l’identità chimica del donatore. Fa parte delle nostre debolezze o dei nostri desideri, attingere dove il piacere ci mostra le gioie della vita… Dai la vita con un momento d’amore, l’amore è un momento che dura una vita. Come dicevo, fra le tante variabili che possono condizionare la nostra esistenza, c’è anche quella di mettere al mondo un essere umano, non desiderato o comunque non cercato, ho visto uomini uccidere pur di non perdere la propria libertà o spinti dalla malvagità… non ci sarà un luogo dove troverai riparo, se non oltre la tua incoscienza. Altri faticosamente hanno piegato sulle loro pretese, ove poter giungere al cospetto di un giudizio solo per quello che hanno mancato, ma pronti a pagare nei fatti, impegnandosi e cercando di risolvere nel migliore dei modi, l’insorgere di questa nuova situazione. Il punto centrale non è quello di fuggire a nascondersi, ma quello di farsi carico delle proprie responsabilità, nella consapevolezza che c’è una risolvibilità negli avvenimenti ed ancor prima, la possibilità di evitare di incappare in questa situazioni, nei luoghi in cui l’uomo è oggetto e soggetto di se stesso. Ho affermato la mia comprensione e il mio impegno, di fronte all’insorgere di un problema così grande, tranquillizzando, ma rendendo ben cosciente, chi fosse toccato dall’insorgere di una situazione così delicata. Ribadisco sempre la necessità, per ognuno di noi, di acquisire la coscienza di se stessi, tramite la consapevolezza dei nostri limiti e dei nostri desideri, non ponendoci un freno ad una comprensione vigile e dettata dai valori di ricerca della verità più assoluta, via perseguibile attraverso l’umiltà e nel rispetto delle regole comuni.

Quello che ti lascerò, sarà quello che non avrò strappato dai miei desideri, come una strada comune agli uomini, orientarsi nella Via.

Camminare, camminare e non aver nulla da portare!


Letto 1735 volte.


1 commento

  1. Commento by Fabio Strafforello — 4 Luglio 2010 @ 11:09

    Pubblico quì di seguito la recensione fattami dal Prof. Gian Gabriele Benedetti, e inviatami privatamente dallo stesso  in relazione  al brano sopra in oggetto, ringrazio   poi, oltre al Professore, anche Bartolomeo per avermi concesso tale opportunità.
    Fabio Strafforello.

    Breve e semplice commento

    Siamo di fronte ad una rielaborazione interiore, aperta, onesta, sentita, di un uomo e di un padre al cospetto dei problemi essenziali della vita e degli intenti educativi. Non vi è angoscia, bensì assoluta religiosità della vita, anche se emerge forte la tensione di un viaggio esistenziale, che pare arrovellarsi tra dubbi, incertezze, timori, inquietudini. Mai viene meno, però, la volontà che riveste l’autore e lo conduce sulla via di possibili soluzioni, per conferire una logica ed una grandezza spirituale all’immagine dell’uomo stesso e del suo agire. Ed ecco allora diverse direzioni da percorrere, per non smarrirci: ben conoscere la propria interiorità, allargare la visualità sull’altro e sul mondo, affrontare i mali che inquinano l’umanità, non trascurare la cultura e non dimenticare il passato.

    Dunque ritrovare se stessi in ogni modo, attraverso la consapevolezza, attraverso la speranza, attraverso un equilibrio auspicato, atto a riscoprire saggezze. Saggezze che la natura in sé ci propone e ci offre, facendoci ritrovare la nudità sana, più pura, più genuina, che si fa grandezza dell’essere. Ritrovare, cioè, quell’humus proficuo che dà continuità di frutti.

    Allora possiamo rivolgerci ai giovani con atto di comprensione e di esempio, con l’umile ma sentito accostarci alle loro problematiche; ascoltarli, porsi al loro livello, dialogando. Ed è con tali assennati propositi, con tali veri momenti affettivi ed empatici, con elaborazioni comuni dei disagi che ci si può distaccare dall’errore e si può arrivare a comprendere anche il dolore e la perdita.

    Si ha, in questo modo, la vera positiva crescita.

                                                  Gian Gabriele Benedetti

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart