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MUSICA: Franco Corelli: con lui se ne andò l’ultimo vero heldentenor italiano

29 Dicembre 2008

di Antonio Guida  

“..Non mi sono mai sentito un tenore eroico, ne tanto meno un tenore drammatico: il mio cuore ha sempre provato sentimenti e sensibilità che mi hanno fatto raggiungere il massimo della mia soddisfazione interna quando ho cantato Werther, altro che Radames, Calaf, e Andrea Chenier!”. Fu una delle ultime testimonianze, e se vogliamo anche confessioni, di uno dei più celebri tenori di tutti i tempi: lo statuario e incredibile Franco Corelli.
“E chi l’avrebbe mai detto?” magari si chiederà ora qualcuno, ma è proprio così: quella vocalità scura, sonorissima, squillante e penetrante anche nei più nascosti angoli di un qualsivoglia teatro, nascondeva nel cuore i teneri sentimenti di un sognatore, tutt’altro che da tenore di forza o condottiero da palcoscenico come invece siamo stati abituati a vederlo e a sentirlo.
Dario (il suo vero nome) era un ragazzo semplice, amante dello sport e delle materie tecniche. Si diplomò così geometra e forse quello sarebbe stato il suo avvenire, se quella voce mostruosa che si ritrovava di natura e che scherzosamente ogni tanto faceva sentire ai suoi amici, non avrebbe impressionato appunto uno dei suoi conoscenti il quale lo presentò ad un maestro di canto nelle vicinanze di Pesaro.
La gavetta? è circuito per altri; lui non la fece, perché con quell’esordio nella Carmen del ’51, le porte della lirica non si aprirono, ma si spalancarono nel senso più ampio del termine. I problemi che ebbe però furono altri: alcuni li risolse nel corso della sua carriera, altri non riuscì a risolverli mai.
Ci pensò infatti il grande Giacomo Lauri Volpi ad assopire quel “caprinare” di Franco che specialmente ai suoi inizi era fin troppo evidente, e lo rese oggetto di alcune critiche, problema che risolse solo dopo alcuni anni, ma quell’infiammata emotività che lo investiva ogni qual volta precedeva la sua entrata in scena, non lo ha mai lasciato per tutti i 25 anni di carriera, rendendolo una persona estremamente fragile ed ansiosa.
Ecco così che la lirica del ‘900 ha visto questo artista come il migliore Don Josè, Calaf, Andrea Chinier, Manrico, Radamès e tanti altri ruoli tratti dal repertorio operistico ottocentesco.
Franco Corelli è stato dunque il più famoso tenore eroico italiano del ‘900, e oggi, a distanza di 5 anni dalla sua scomparsa, si stenta a credere che un giorno salterà fuori un uomo dalla statuaria bellezza, che saprà intrecciare come lui il delicato porgere all’esuberante e impressionante forma vocale.


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3 Comments

  1. Commento by GIANFRANCOEGIDIO VILLA — 5 Marzo 2009 @ 05:10

    GENT.mo SIG.GUIDA,

    SONO UN “GIOVANE” CORELLIANO DI 61 ANNI,CORELLIANO DAL PURTROPPO LONTANO 1956. SU YOU TUBE , DOVE RISULTO COME GIANEGIDIO, PUO’ TROVARE DELLE REGISTRAZIONI LIVE, DA ME EFFETTUATE DI FRANCONE, COSI’ LO CHIAMO IO.
    NON SONO MOLTO, ANZI PER NIENTE D’ACCORDO CON LA DEFINIZIONE DI HELDENTENOR,TIPICA DEI TENORI WAGNERIANI CHE CON FRANCONE
    NON HANNO NIENTE IN COMUNE.DEFINISCO FRANCONE DRAMMATICO-SPINTO, NON SOLO PER AVER CANTATO RUOLI APPARTENENTI AD ENTRAMBI I REGISTRI, MA PER AVER AD ESEMPIO INTERPRETATA CARMEN CON ACUTI DA LIRICO-SPINTO ED AL CONTRARIO TURANDOT CON “MEDIUM” DA TENORE DRAMMATICO.AUTENTICO EVENTO STORICO NELLA STORIA DELL’OPERA!!!!!!!!
    SE DESIDERA CONTATTARMI,NE SAREI LIETO, LE ACCLUDO I MIEI DATI:

    GIANFRANCOEGIDIO VILLA
    VIA SAN BERNARDINO 145
    24126 BERGAMO

    E-MAIL: GIANFRANCOEGIDIO.VILLA@FASTWEBNET.IT
    GIANFRANCOEGIDIO.VILLA5@GMAIL.COM
    FAX: 035 19901912

    CELLULARE: 333 7390250

    CORDIALITA’

  2. Commento by Mara — 5 Luglio 2009 @ 18:23

    Siamo due Corelliani del 72 e abbiamo scoperto il Grande Franco Corelli troppo tardi purtroppo, grazie ad una puntata di Loggione a lui dedicata qualche anno fa.
    Inutile dire che ci è piaciuto subito, un colpo di fulmine: mai sentita prima una voce così potente e di rara bellezza, unita ad una stratosferica resistenza dei fiati e agli acuti generosi ed infiniti da pelle d’oca! Insomma un Dio!
    Così è incominciata la forsennata ricerca delle sue registrazioni (spesso introvabili) e più lo ascoltiamo più la nostra ammirazione cresce fino a tramutarsi in affetto!
    Se all’inizio ci aveva colpito per l’accento eroico e la super potenza, poi abbiamo saputo apprezzare le sue mezze voci, le filature, cose impensabili per quel fiume di voce, costate sacrificio e studio senza sosta. Chi ha mai cantato “Celeste Aida” come fa lui, con quella smorzatura finale del “vicino al sol”? Chi canta il “disciogliea i veli” di “e lucevan le stelle” come Corelli nella mitica Tosca del 67? E poi ci fermiamo altrimenti ci sarebbe da scrivere un’enciclopedia di esempi! E qui non possiamo fare a meno di citare la frase della collega Grace Bumbry: “Vorrei che aveste visto una volta Corelli in scena, quando si dice “classe” quella è classe, quando si dice “voce”, quella è voce”.
    Ma tutto questo (e non è poco!) non è tutto: c’è qualcosa di più, qualcosa che non si impara con lo studio, con la tecnica, qualcosa che va oltre il razionale e che rende unico il Grande Franco: il cuore! Franco Corelli cantava con tutto il suo cuore e tutta la sua anima perchè era una persona sensibile ed emotiva e perchè era un vero grande artista! Lui non interpretava questo o quel personaggio, lui era quel personaggio!Dal suo canto traspare la sua umanità, i suoi sentimenti, la sua paura, Lui che con la sola presenza abbagliava la folla, lui che mandava in delirio il pubblico, bello, forte, potente….invece sempre umile, sempre insoddisfatto, sempre insicuro! Questo non fa che accrescerne il valore!E’ triste vedere come il mondo lo abbia dimenticato così presto!
    Caro Franco, grazie per tutto quello che ci hai dato, avremmo voluto tanto conoscerti per poterti stringere la mano e per dirti che sei stato e sarai sempre il più grande di tutti!!

    Mara e Luca
    Soresina (CR)

  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 5 Luglio 2009 @ 22:08

    Grazie Mara e Luca di questa vostra testimonianza.

    Per il Sig. Villa, spero che il nostro collaboratore si sia nel frattempo messo in contatto con lui.

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Bart