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LETTERATURA: Caro papà

29 Marzo 2022

di Bartolomeo Di Monaco
(Incipit del mio romanzo “Caro papà, Caro figlio”, 2002)

Caro papà,

perdonami se non ti ho scritto in tutti questi anni. Mi trovo molto lontano da te e in un luogo dove non è facile comunicare con il mondo. Sono stato molto felice. È la vita che ho sempre sognato di fare, ricordi? Te ne parlavo quando mi sorprendevi triste e inquieto. Mi confidavo con te, perché sapevo che mi avresti capito. Ho solo da ringraziarti, sempre, per non avermi ostacolato, e sappi che devo a te molta parte della mia felicità. Purtroppo un anno fa la mia adorata Jenny, mia moglie, è morta, anch’io sono stato molto malato. Un’epidemia. Nostro figlio è stato in pericolo di vita. Morta la madre, mi sono preso io cura di lui, ho sofferto, ho trepidato, ma ora è salvo. Ha bisogno di cure per ristabilirsi definitivamente. È un ragazzo di 12 anni, un bel ragazzo, come bella era sua madre. Ho pensato che potresti occuparti di lui, so di metterlo in buone mani, e che farai di tutto perché cresca bene. Più in qua, quando potrò, ti dirò dove mandarlo. Non ho i mezzi per accudirlo come sarebbe necessario, non sono mai stato ricco, mi sono sempre accontentato del poco, del necessario. Ma come ti confidavo da ragazzo, la mia felicità è stata completa perché ho potuto vivere la mia libertà e dedicarmi agli altri. Se la cosa ti può far piacere, come credo, sappi che dove vivo, mi vogliono bene; anche se la gente è povera quanto me, la nostra ricchezza è la felicità che nasce da una vita semplice, senza affanni.
Un amico che viene in Italia si è incaricato di portarti il ragazzo. Si chiama Anthony, mio figlio. Quando lo vedrai, scoprirai che ha qualcosa anche di te. Spero che questo incontro ti renda un po’ del bene che non ti ho potuto dare. Bacioni a tutti. Tuo figlio Uilio.

Fuori della finestra il sole era già alto. Si vedeva l’ampia distesa dei campi e, oltre, le colline, che chiudevano il cielo cristallino. Il piccolo Anthony ascoltava il nonno parlare. Raccontava allo sconosciuto che lo aveva condotto lì quanto amore aveva nutrito per il suo Uilio. Stavano seduti in salotto, una stanza piccina. Donato, l’altro figlio, il fratello di Uilio, era stato lui ad aprire e a farli entrare. Poi era subito accorsa Olema, la mamma.
«Quando tornerà da mio figlio, gli consegni questa lettera» disse Efisio, porgendola.
«Ci dica dov’è» chiesero ancora una volta, e soprattutto Olema lo fece con le lacrime agli occhi.
«Ci lasciò all’improvviso» disse. «Nemmeno il tempo di prepararci alla sua partenza.»
«Vostro figlio sta bene. È felice, anche se ha perduto Jenny, sua moglie, una ragazza che ha fatto tanto per la sua felicità.»
«Com’era?»
«Come Anthony. Guardate il ragazzo e vedrete Jenny. Bionda come lui, gli occhi nerissimi come il carbone; il naso era piccolo, più piccolo di quello di Anthony.»
«Come si sono conosciuti.»
«Non lo so. È stato un dono di Dio.»
«Sento che mio figlio ora non è più felice.» Tornava a gemere Olema.
«Quando lo rivedrò gli porterò la vostra lettera.»
«Deve scriverci. Non si può lasciare così la propria famiglia e non far sapere più niente.» Era Efisio.
«Noi gli abbiamo voluto bene. Anche ora gliene vogliamo, sebbene ci abbia fatto questo.» Era Donato, che era più piccolo di Uilio.
L’uomo si mise la lettera in tasca.
«Farò in modo che d’ora innanzi vi scriva. È una promessa. Del resto Uilio vi ha sempre avuti nel cuore.

Il libro, qui.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart