Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone

TUTTI I MIEI LIBRI SU AMAZON qui

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui

CINEMA: I film visti da Franco Pecori

18 Luglio 2009

[Franco Pecori dal 1969 ha esercitato la critica cinematografica – per Filmcritica, Bianco & Nero, La Rivista del Cinematografo e per il Paese Sera. È autore, tra l’altro, di due monografie, Federico Fellini e Vittorio De Sica (La Nuova Italia, 1974 e 1980). Nel 1975, ha presentato alla Mostra di Venezia la Personale di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet; e alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, con Maurizio Grande, una ricerca su Neorealismo: istituzioni e procedimenti (cfr. Lino Miccichè, Il Neorealismo cinematografico italiano, Marsilio). Dal 2002, ha tenuto per 4 anni, sul Televideo Rai, la rubrica settimanale Film visti da Franco Pecori. Noto anche come poeta, Pecori può vantare la stima di Franco Fortini.]

St. Trinian’s

St. Trinian’s
Oliver Parker, Barnaby Thompson, 2007
Fotografia Gavin Finney
Rupert Everett, Colin Firth, Jodie Whittaker, Lena Headey, Russell Brand, Stephen Fry, Celia Imrie,  Caterina Murino, Gemma Arterton, Talulah Riley, Tamsin Egerton, Amara Karan, Antonia Bernath.

«Che cosa stai facendo? Hai 10 anni e stai trasportando degli esplosivi…» – La studentessa “dominante” rimprovera l’allieva del primo anno perché la vede maneggiare due sigarette. Gli esplosivi serviranno per far saltare la griglia che impedisce il passaggio nelle fogne di Londra. «Non è come crede – risponde la piccola ficcandosi i filtri nelle narici – è per la puzza!» L’azione sotterranea fa parte del piano che le studentesse del famigerato college femminile St. Trinian’s hanno escogitato per sottrarre dalla National Gallery il famoso quadro dell’olandese Johannes Vermeer, raffigurante la Ragazza dall’orecchino di perla. L’opera è della metà del Seicento, ma per le allieve del college è il ritratto di Scarlett Johansson.  La “refurtiva” servirà per coprire il debito della scuola verso l’erario. La minaccia è la chiusura, la conseguenza sarebbe che le ragazze dovrebbero trasferirsi in una scuola “normale”. Il pericolo è serissimo. La situazione è aggravata dall’atteggiamento “duro” del ministro dell’Istruzione (Colin Firth, che nel film di Peter Webber, appunto Girl with a pearl earring, faceva la parte di Vermeer), il quale s’è messo in testa di mettere le cose a posto: «È ora che il mondo veda con chi abbiamo a che fare». In effetti, la vita nella St. Trinian’s è un inferno, le allieve incarnano un’orribile stratificazione di trasgressività, divisa per fasce d’età e al tempo stesso articolata in organiche manifestazioni di pazzesca “autononia”. Sono rappresentati i principali modelli della coazione “alternativa”, si va dalle micette-bamboline da soap opera alle neo dark con tendenza pop. Tutti i tipi, più o meno, aspirano alla parvenza da Isola dei famosi, magari passando per la finale televisiva del quiz Sfida scolastica, che – guarda caso – si svolge all’interno della National Gallery. La “repressione” del ministro si rivela non facile. Tra l’altro, la direttrice della St. Trinian’s, Camilla Fritton, è nientemeno che una sua ex amante (gustosa e corrosiva l’interpretazione en travesti di Rupert Everett). Sulle prime, il film di Parker e Thompson (derivato dai fumetti di Ronald Searle), sembrerebbe cavalcare l’ovvio: le figure “scandalose” delle allieve irriverenti e “ribelli” sembrano introdotte secondo una chiave di tipicità ultradichiarata. Poi, lo sviluppo delle situazioni si trasforma in un sarcastico e irresistibile passaggio dallo stupore iniziale all’amara constatazione di una realtà morale sotterranea, nascosta, difficile da accettare fuori dalla cifra artistica. L’autore che nel 2002 aveva attinto a Oscar Wilde per L’importanza di chiamarsi Ernest (anche allora con la coppia Everett-Firth) non poteva certo aver confuso l’umorismo di Searle con il generico andazzo giovanilistico della storiellina sulle collegiali. Qui si va ben oltre. Con garbo e misura, ma con una forza contestativa inconfondibile.

 

Harry Potter e il principe mezzosangue

Harry Potter and the Half-Blood Prince
David Yates, 2009
Fotografia Bruno Delbonnel
Daniel Radcliffe, Emma Watson, Helena Bonham Carter, Alan Rickman, Bonnie Wright, Jessie Cave, Julie Walters, Tom Felton, Jim Broadbent, Warwick Davis, Michael Gambon, Evanna Lynch, Maggie Smith.

Sesto anno. È lungo il corso di magia a Hogwarts. Daniel Radcliffe ha dichiarato di non poterne più di sentirsi chiamare per la strada col nome del personaggio che ha interpretato per la serie di Harry Potter. «Un giorno – ha detto l’attore ormai ventenne – vorrei che tornassero a chiamarmi Daniel». Il problema è la magia a cui il ragazzo ha affidato la propria identità di attore. Essere o non essere. Chiaro o scuro, dark quanto si vuole, Harry è cresciuto. Lo stile della fotografia, dark appunto, può essere ora proposto alla comprensione degli spettatori non più infanti e, insieme all’incupirsi dell’immagine, emerge una nuova complessità morale e sentimentale. Infatti, la maschera del “maghetto” non regge più e c’è da chiedersi se l’alibi (che altro?) della magia possa sostenere ancora il peso di un perbenismo anche formale a cui si ispira l’impianto narrativo. Per potere, può reggere: c’è tanta gente al mondo che crede alle fiabe anche da grande, però Harry non è un ragazzo mediocre e la sua “ingenuità” è stata un buon espediente finché ha potuto essere verosimile. Ma ora, se Harry passasse dalla magia alla psicoanalisi e magari alla cibernetica, con tutta probabilità la sua personalità ne troverebbe non poco giovamento. E i lettori delle migliaia di pagine dei libri di Joanne Kathleen Rowling tradotti in tutte le lingue del mondo, potrebbero passare a opere più impegnative. Non ne avrebbero danni.  Invece, i ragazzi del film vivono nel modo più convenzionale e scontato i loro amorucoli adolescenziali (Potter vs Ginny/Wright e Hermione/Watson vs Ron/Grint), e il piano narrativo ondeggia in un non più misterioso andirivieni di prove e di ostacoli a cui siamo irrimediabilmente preparati. Data per scontata la totale assuefazione all’efficacia dei poteri magici delle bacchette luminose e alla relativa dinamica degli effetti, non resta che dare il giusto rilievo, più ancora che all’esagerata “purezza” dei sentimenti, alle ricorrenti e insistite pause in cui la sceneggiatura si attarda a sottolineare i possibili parametri di riferimento etico. Allusiva, soprattutto, la schematizzazione  del rapporto anima-oggetti nel macchinoso intreccio di aspirazioni all’eternità che fatalmente porterebbero, se non ben controllate, alla disgregazione e alla catastrofe morale (c’è perfino una forzata visita agli “Inferi” con incubo subacqueo). In questo senso, Potter, Silente, Severus, Lumacorno, Draco e tutta la scuola di magia formano una catena perfetta. Dentro o fuori.


Letto 954 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart