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Alfano alla prova del nove

30 Novembre 2013

Ho già scritto che Alfano è incalzato da una sola ambizione, poiché le altre sono tutte scemate: quella di provare a Forza Italia di non essersi venduto. Cosa alquanto impossibile, ma che cercherà di dimostrare, pena la sua indecorosa uscita di scena alla Fini.

Si legge.

“E’ chiaro, a questo punto, che la “nuova maggioranza” non è attesa solo al “passaggio parlamentare” che segni la discontinuità, di cui il premier Letta ragionerà lunedì incontrando il presidente Napolitano. Ci sarà da lavorare sui contenuti del nuovo patto di governo con il Nuovo Centrodestra, la neonata formazione degli ex “ministeriali Pdl” guidata da Angelino Alfano.
Il vicepremier e ministro dell’Interno lo fa capire chiaramente intervenendo a Milano a un convegno sul Ncd, a cui partecipano, fra gli altri, Gaetano Quagliariello, Renato Schifani e Roberto Formigoni.  “Pensiamo che, nel 2014 si possano realizzare alcune cose importanti”, esordisce Alfano, passando quindi in rassegna “una legge elettorale che deve restituire agli elettori il potere di scegliere i candidati e salvaguardi il bipolarismo”, lo snellimento dei tempi parlamentari con il “superamento del bicameralismo perfetto”, il sostegno fiscale all’economia reale “diminuendo le tasse sul lavoro e detassando il salario di produttività”.
Ma c’è un “capitolo a parte” su cui Alfano calca appositamente i toni: la Giustizia. “Perché” dopo l’uscita di scena di Berlusconi e le pregiudiziali derivanti dal suo status di perenne indagato, ora condannato, in conflitto di interessi, “pensiamo che il Pd non abbia più alibi e possa procedere insieme a noi alla riforma della Giustizia nel suo aspetto penale“.

La risposta del Pd non si fa attendere ed è talmente sibillina da lasciare il sospetto che o Alfano si piegherà e dunque cederà la faccia alla vergogna nei confronti dei propri elettori, oppure il governo ha i giorni contati:

“La replica ad Alfano da parte del Pd giunge dal presidente della Commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti: “Non so di quali alibi Alfano parli, il Pd non ha certo remore a mettere mano al sistema Giustizia. Occorre però intendersi: per noi riformare la Giustizia significa garantire qualità e tempi rapidi dei processi, non certo inseguire stravolgimenti punitivi o vendicativi nei confronti della magistratura“.

Nelle parole del Pd: “non certo inseguire stravolgimenti punitivi o vendicativi nei confronti della magistratura” ho timore che sia compreso il rifiuto di separare le carriere dei pm da quelle dei giudici, come pure di lasciare liberi i magistrati che sbagliano dal tirar fuori di tasca propria – come invece succede a tante categorie di professionisti – le conseguenze dei propri errori quando sono commessi con superficialità ed incompetenza. Ciò che accade – come si sa – sempre più spesso. Al momento a pagare di fatto tali errori è lo Stato, ossia siamo noi cittadini.

È questo ciò che intende il Pd? E allora Alfano come potrebbe mai rinunciare ai due punti cardini della riforma della giustizia identificati dal suo vecchio partito e pure da lui sostenuti con grande determinazione?

Se non si procede a riformare questi due punti, qualunque riforma della giustizia sarà effimera, poiché ciò che si deve eliminare è la consorteria che si è creata all’interno della magistratura e che trova una delle prove più lampanti nelle decisioni, sempre protettive, assunte nei confronti dei magistrati dal Csm.

A meno che… A meno che Alfano non si nasconda, come faceva il giovane Fini, dietro il portone di qualche loggia abbandonando i compagni  per timore della mischia, e si dimentichi di insistere su questa riforma, “facendo finta di niente”, come aveva cercato di fare Napolitano nei confronti di questa crisi di governo di cui Brunetta e Romani lo hanno costretto a prendere atto, obbligandolo a convocare al quirinale il presidente del consiglio per un Letta bis.


Letto 1506 volte.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart