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ARTE: a Lucca: Piero Gilardi e Steve McCurry

11 Luglio 2010

Piero Gilardi è nato a Torino, dove attualmente vive e lavora, nel 1942. Negli anni ’60 è stato uno dei protagonisti del Nouveau Realisme e della Pop Art europea. Ha svolto un ruolo teorico e di propagatore per la nascita dell’Arte povera. Ha lavorato per un decennio nelle periferie urbane e mondiali per lo sviluppo del movimento della creatività collettiva. È stato il cofondatore di Ars Technica con Piotr Kowalski e Claude Faure. Ha partecipato all’organizzazione delle mostre “Arslab. Metodi ed emozioni” del 1992 e “Arslab. I sensi del virtuale” nel 1995 a Torino. Partecipa oggi, al Lu.C.C.A., Lucca Center of Contemporary Art, alla doppia personale con il fotografo statunitense Steve McCurry. Il titolo del progetto è «Time after time». Proposte le riflessioni che i due artisti compiono sul concetto di tempo che passa e si dissolve, ma che, ricreato attraverso le loro opere, diventa eternità. Con i suoi “Tappeti-natura”, Piero Gilardi propone da una parte lo scorrere del tempo cronologico attraverso il passaggio delle stagioni e dei luoghi presi in considerazione; dall’altra un frammento di natura ricreato in vitro, ma con un dna alterato, che richiama, ricorrendo al concetto di tempo esistenziale, a un ordine universale indispensabile per l’armonia di tutte le cose. I suoi “Tappeti-natura” corrispondono ad una personale rielaborazione del concetto di natura che deve confrontarsi con la storia, con il presente in divenire, con lo spazio e con il tempo in progress della vita vera. «Spero di poter riunire tutti i tappeti che sto realizzando in un luogo largo e piano racchiuso da una cupola opalescente: in quell’ambiente rarefatto l’immagine di ogni tappeto comincerà a dilatarsi e deformarsi secondo un ritmo organico incomprensibile ma accettabile.» È il tatto che sorprende il fruitore dell’opera, questa morbidezza innaturale di un soggetto iper reale, che omologa soggetti diversi, quasi a volerci dire/ricordare che la natura è unica, nella sua matrice, nel suo mosaico universale. «…la sua sofficità mi dava l’idea del comfort; non ho fatto che unirla al desiderio latente dell’idea della natura.»
“Time after time” di Piero Gilardi e Steve McCurry – dal 9 luglio al 5 settembre 2010 al Lu.C.C.A., Lucca Center of Contemporary Art allo Stellario.
vittorio baccelli

 
GIULIANO GHELLI
LUCCA – Archetipi, sogni leonardeschi, segni aborigeni, uomini di Magritte, spiralata futurista che rimanda a TATO al suo “Sorvolando in spirale il Colosseo” del 1930, e altro ancora. Ed eccoci ne “Il Tempo del Sogno” che è un’epoca esistita prima della nascita degli uomini, ma non è per niente scomparsa, dato che tutt’ora esiste, permane, ed è visitata dagli uomini quando dormono; solo alcuni sognando possono vedere e udire gli spiriti di quel mondo e, al loro risveglio, comunicare agli altri questa loro esperienza onirica. I lavori di Giuliano Ghelli potrebbero corrispondere a una riscrittura del reale basata su un personale codice fondato su libere associazioni in cui una cosa potrebbe richiamarne un’altra, o potrebbe facilmente sostituirsi a essa. È così che dopo aver sconvolto e rivisto, nei loro rapporti, i suoi elementi pittorici, Ghelli inizia a interrogare la sostanza dei suoi soggetti dandogli piena libertà d’azione: facendo scegliere loro il proprio spazio, la propria forma, la propria postura e la propria ombra. Ne risulta una composizione che percorre, con uguale intensità, l’intero campo percettivo con una messa a fuoco paritetica di ogni punto della superficie. Una vera e propria mappa cognitiva, una cartina che indica le vie del tempo, una rivoluzione della nostra storia e nella nostra geografia. Il Tempo del sogno si fa tangibile nelle sue opere, anche se solo alcuni sognando possono vedere e udire gli spiriti di quel mondo e, al loro risveglio, comunicare agli altri questa loro esperienza. Si crede che ogni antenato aborigeno, nei suoi viaggi, abbia sparso sulle proprie orme una scia di parole e note musicali e che questi sentieri dei sogni siano rimasti sulla terra come vie di comunicazione infra temporali fra tribù lontane. Ghelli ci propone dei percorsi che potremmo definire le vie del tempo: tracce ripetute, archetipi pieni di simboli, matrici desunte da opere di grandi artisti che vivono grazie alle pulsazioni del proprio microcosmo. Composizioni che contengono un maggiore coinvolgimento concettuale: una potente eloquenza psico-fisica scaturisce da certi elementi fissi e da insoliti eventi figurativi.

L’autore scrive: «Nel mio lavoro le emozioni sono la componente più intrigante. Lasciarsene invadere e conservarle, in una specie di scatola intima, insieme a oggetti, paesaggi esteriori e interiori, memorie affettive e culturali, perfino sogni, è indispensabile per un artista – e prosegue – mi succede spesso di intervenire con il mio lavoro creativo per sognare di modificare la realtà. Anni fa, in un periodo di siccità prolungata, ho cercato di difendere la terra dipingendo sulle tele tutta l’acqua che potevo. Ora che il mondo è avvolto da paure di guerra, epidemie e fame sui miei quadri abbondano, per reazione, i colori decisi e squillanti. La presenza quasi costante dell’arcobaleno nei miei lavori è il segno dell’ottimismo: significa che la tempesta è passata.» E anche la spiralata futurista appare in un omaggio ad un centenario ormai trascorso, solcando il cielo non con ardimentosi arei, ma con macchine uscite dai sogni di Leonardo. Sì, qui gli aerei sono le macchine volanti di Leonardo, come i velocipedi, sempre di Leonardo pervadono l’opera pittorica, divenuti essi stessi simboli, segni. Gli uomini di Magritte e altre icone della pittura si rincorrono in queste opere. Nell’area seminterrato troviamo poi le sue sculture, l’esercito di terracotta, l’elemento che ci lega direttamente alla terra, manichini coperti da segni primordiali o mediatici, che divengono contenitori di messaggi e simboli, raccoglitori di passioni ed emozioni, palinsesti per concetti, sia dell’autore che del fruitore.
“Le vie del tempo” di Giuliano Ghelli dal 9 luglio al 5 settembre 2010 piano terra e seminterrato del Lu.C.C.A. Centro dell’Arte Contemporanea allo Stellario.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart