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ARTE: Cubismo: I MAESTRI: Jean Cocteau #4/8

4 Maggio 2009

Picasso
1923

[da Edward F. Fry: “Cubismo”, Mazzotta, 1967]

La vita di un quadro √® indipendente dalla vita che imita. Un capola¬≠voro quale il ritratto di Madame Rivi√®re (Ingres, 1805, Louvre), √® il ri¬≠sultato della fusione delle due forze. Procedendo su questa linea possiamo immaginare una combinazione di linee viventi, in cui l’oggetto che causa le linee stesse cessa di essere il protagonista e diviene un semplice pretesto. A questo punto, concepire la scomparsa del pretesto, √® solo un passo. Il fine √® diventato il mezzo – ecco il colpo di audacia cui assistemmo nel 1912, il pi√Ļ drammatico nella storia della pittura. Un senso di pudore di solito in¬≠duceva l’artista a togliere l’¬ę impalcatura ¬Ľ, una volta terminato di di¬≠segnare una bottiglia o una signora; Picasso spinge questo pudore al punto di considerare la signora o la bottiglia come l’impalcatura che rende possibile la costruzione del quadro; cos√¨ egli, a sua volta, le fa sparire.
Che cosa è rimasto? Un quadro. Questo quadro non è altro che un quadro. E la differenza tra questo quadro e la combinazione decorativa che rischia di essere, Рe che il maleintenzionato vi scorge Рè la vita intrinseca delle forme che lo compongono.
Un giorno Picasso volle dipingere un paravento, e cercò di trovare qual­che semplice arabesco decorativo. Abbandonò questa idea: il para­vento era già vivo.
√ą perci√≤ molto meno facile – contrariamente a quanto immagina il pubblico – ingannare gli occhi con un quadro illeggibile che con un quadro figurativo, perch√© quest’ultimo, anche se in s√© morto, pu√≤ an¬≠cora conservare del suo modello un’apparenza di vita, mentre un’opera di Picasso non deve la propria vita ad alcun artificio… Abbiamo dunque a che fare con uno Spagnolo, provvisto di tutte le pi√Ļ antiche formule francesi (Chardin, Poussin, Lenain, Corot), ma an¬≠che dotato di un certo potere magico. Oggetti e volti lo seguono do¬≠ve egli desidera. Un occhio bruno li divora ed essi subiscono, da quell’occhio che li ingerisce a quella mano da cui escono, un singo¬≠lare tipo di digestione.
Mobili, animali, gente, si fondono come corpi di amanti. Durante que¬≠sta metamorfosi, non perdono niente della loro forza oggettiva. Quando Picasso cambia l’ordine naturale dei numeri, ottiene ancora il medesimo totale. Non aveva le idee chiare su quel potere magico, prima di usarlo. Su cosa sar√† caduta la sua prima scelta, per provarlo? Si immagini Mida dopo che Bacco gli ha dato il potere di mutare in oro ci√≤ che tocca. Un albero, una colonna, una statua lo intimorisco¬≠no. Non osa. Esita: tocca un frutto.
Picasso dapprima si mette alla prova su ciò che gli capita a portata di mano. Un giornale, un bicchiere, una bottiglia di Anis del Mono, un pezzo di tela cerata, una carta da parato a fiori, una pipa, un pac­chetto di tabacco, una carta da gioco, una chitarra, la busta di una canzone: Ma Paloma.
Lui e Georges Braque, il suo miracoloso compagno, compiono saccheg¬≠gi di umili oggetti. Escono dai loro studi? La Butte de Montmartre pu√≤ ancora mostrarci gli oggetti che diedero origine alle loro armo¬≠nie: cravatte gi√† annodate nelle mercerie, le imitazioni di marmo e le¬≠gno nei bar, la pubblicit√† dell’assenzio e della birra Bass, fuliggine e carta da parato nelle case in demolizione, pezzi di gesso rimasti da una partita a ¬ę mondo ¬Ľ, insegne di tabaccai ingenuamente dipinte con due pipe Gambier legate da un nastro blu-cielo.
All’inizio i quadri, spesso ovali, sono cammei beige pieni di una gra¬≠zia astratta. Poi le tele si umanizzano, e le nature morte cominciano a palpitare di quella strana vita, che altro non √® se non la vera vita del pittore. I grappoli d’uva dipinta non attirano pi√Ļ gli uccelli. Solo la mente riconosce la mente. √ą nato il trompe-l’esprit. Il trompe-l’oeil √® morto.

da Picasso, Parigi, 1923, pp. 9-13

Jean Cocteau (1889-1963) incontrò Picasso nel 1916; nel 1917 si recarono in­sieme in Italia per lavorare con Diaghilev allo spettacolo Parade, e i due rimasero amici per tutta la vita. Cocteau fu un talento quasi troppo versatile per poterlo classificare Рpoeta, pittore, drammaturgo, regista cinematogra­fico, e maestro in molte altre arti; nel 1955 fu eletto membro della Acadé-mie Francaise.
Come critico,¬† Cocteau fu¬† pi√Ļ¬† sensibile¬† alla musica che alle arti¬† plastiche, e la sua stessa pittura √® poco pi√Ļ di un manierato riflesso di Picasso. Ma in questo brano tratto dal suo primo libro su Picasso, egli rivela quella sbalorditiva forza di precisione e di chiarezza intuitiva che non doveva mai venirgli meno.

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