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ARTE: Lucca: Paolo Baratella e Riccardo Ruberti: “LA CORSA PLAYGROUND”

6 Giugno 2010

LUCCA – Nuovo evento alla Galleria 38, in via del Battistero, 38: i due noti artisti Paolo Baratella e Riccardo Ruberti presentano “LA CORSA PLAYGROUND”. Paolo Baratella in merito all’evento ci dice: «Il ciclo che presento ha un nocciolo duro, centrale, significativo: l’essere. Questo nocciolo è rappresentato da un enigma detto il paradosso del pescatore: Omero giunto alla spiaggia udì (essendo lui cieco) dei pescatori appena approdati, e chiese loro cosa avessero preso. Uno di loro disse: “ciò che abbiamo preso lo abbiamo gettato, e ciò che non abbiamo preso lo teniamo”, alludendo al fatto che non avendo pescato nulla stavano spidocchiandosi, gettando i pidocchi presi e tenendo addosso quelli non presi. Omero, incapace di risolvere questo enigma, morì per lo scoramento; il mistero dell’essere che resta chiuso in noi mentre inesorabilmente gettiamo la vita… ed ecco la CORSA. Tutti corriamo e tutti gettiamo le nostre vite al tempo, siamo i pidocchi gettati e anche quelli che teniamo; l’essere che noi siamo e non conosciamo. Su questo paradigma ho raffigurato le corse edonistiche e quelle drammatiche. Varchiamo il recinto di filo spinato per entrare nella ZONA , dove in un luogo nascosto ognuno potrà realizzare i propri desideri di felicità. Come la grande e sublime cantante araba Oum Calthoum, che manifestò il proprio essere al mondo con la voce, nutrendo di dignità un popolo sottomesso e umiliato dal colonialismo, finiremo nella zona del mistero dove tutti gli enigmi cadranno nel luogo della verità, che non tutti sapranno riconoscere. La domanda di Edipo e la risposta della Pitia, la sacerdotessa d’Apollo: “guardati, ucciderai tuo padre e farai l’amore con tua madre”…, impossibilità esistenziale di uscire dal vortice delle generazioni: verità e menzogna. Solo una ombra rimane, e si mostra come ciò che ancora teniamo, continuando a correre nell’infinito spazio dell’inconosciuto, uguali e unici, come l’onda che si infrange sulla riva, sempre uguale a se stessa, sempre diversa come ogni essere.»
Riccardo Ruberti dichiara: «“Playground”, il parco giochi, è un punto di incontro, una frontiera tra diverse coordinate spaziotemporali. Tra tempo e memoria, tra tempo personale e memoria collettiva. Un soglia in cui la rappresentazione si fa autoriflessiva, diventa essa stessa oggetto di indagine. In “Playground” spazio e tempo perdono il loro specifico significato, la realtà cede il passo alla finzione, tutto può essere verità e bugia. Si tratta di un contesto rimasto al di fuori della logica temporale e spaziale della “realtà”. Segue una propria dimensione. Una sorta di Zona stalkeriana, quella del film di Andrei Tarkovsky isolata ai confini del tempo e dello spazio. “Playground”, diventa portatore di una narrazione dell’infanzia. Può anche essere definito come un giardino ideale, un Eden nel quale coesistono tracce di ricordi legati alla memoria popolare del passato e parti di vissuto contemporaneo. Il lavoro è suddiviso in diverse parti; cinque lavori pittorici, cinque disegni, alcuni collage in formato A4 e alcuni video. Il video all’ingresso contiene frasi e citazioni tratte da documenti di diversi periodi temporali riguardanti memorie multiple e frammentarie che si susseguono rimescolandosi lasciando immaginare una visione del tempo non lineare, ma eventi e situazioni cicliche ogni volta nuove. In un altro video un bambino che disegna la sua idea dei continenti che compongono il pianeta… Tra i dipinti invece vediamo in “Maplaymondo” un universo sospeso. Una sorta di pianeta all’interno del quale i bambini varcano un confine per andare “altrove”. Nel retro invece, sull’altra faccia del “pianeta”, si vede la proiezione di un video di pochissimi minuti: la visione del pianeta eseguita da un bambino, completamente immaginaria che lascia pensare alle nuove coordinate di un altro mondo, per un’altra realtà. I disegni, di medio e grande formato, rappresentano i bambini appartenenti a un passato a tratti molto incerto e lontano: come presenze celate in attimi cristallizzati, interrogano lo spettatore nel silenzio di un ambiente simile a un limbo, nel quale domina il bianco, l’assenza di rappresentazione.»
La mostra resterà aperta fino alla fine del mese.
(Vittorio Baccelli)


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart