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Assaggi della mia VIA: Anni Ottanta (10a e ultima puntata)

6 Febbraio 2008

di Enzo Ferrari
[Ha pubblicato la raccolta di poesie: “Nuvole d’estate in Liguria”, De Ferrari, 2007]

(il romanzo è in cerca di un editore)

Hanno tirato giù le serrande sia il materassaio che la tipografia. Sono diventati dei garage per le automobili. E’ sempre più difficile trovare parcheggio per le auto in strada.

Franco ha chiuso la rivendita di formaggi. Ha preferito trasferire la sua attività in nuovi locali nel centro di Genova. Dice che per fare affari bisogna aprire negozi un po’ particolari, che offrono formaggi e salumi che non si trovano normalmente nei supermercati. Non basta più vendere il solito grana e le solite mozzarelle.

La merceria ha chiuso. Al suo posto un negozio di serramenti. Porte e infissi in alluminio, porte blindate. Segno dei tempi. Si sente sempre più il bisogno di comodità e la tutela della nostra sicurezza. Molti sostituiscono le vecchie finestre di legno con quelle in alluminio e plastica. Molti fanno mettere la porta blindata nei loro appartamenti. Sempre più lontani i tempi in cui – come diceva mio padre – la porta si teneva aperta e alle finestre, d’inverno, si mettevano i salsicciotti di lana contro gli spifferi d’aria.

La trattoria è sempre chiusa. E’ triste vedere tutte quelle vetrine sprangate con gli scuri.

E’ rimasto il negozio di pasta fresca. È aperto anche la domenica mattina. La gente compra ravioli, tortellini e non solo. Sughi di tutti i generi, contorni di verdure, insalata russa, qualche dolce. Bisogna adeguarsi alla nuova realtà. La gente, lavorando, non ha più molto tempo da dedicare alla cucina. Non è capace di preparare il pesto o il ragù di carne. Il frullatore, il tritacarne, per non parlare del mortaio, sono tutti riposti nelle credenze della cucina o in polverose cantine.

Nel negozio che vende la pasta fresca trovi anche il pane, domenica mattina compresa. Un cartello ci spiega che la domenica costa qualcosa in più: è di un fornitore differente da quello degli altri giorni della settimana. Nell’ottica della diversificazione ha diversificato anche i prezzi.

Ciascun episodio della via si potrebbe raccontare i molti modi. Giocando con le figure retoriche, con i verbi, con gli stili e i generi, frantumando le parole, tagliando e aggiungendo qualcosa, applicando regole matematiche alle parole. Un gioco, un calembour degno dei migliori cruciverba della Settimana Enigmistica. Lo scrittore francese Queneau ci ha provato in Esercizi di stile, con il suo banale episodio e le sue 99 variazioni sul tema.

A Palermo la mafia ha ucciso il generale Dalla Chiesa, la moglie e il poliziotto di scorta mentre viaggiavano sulla loro A112. Sono riusciti a colpire anche il prefetto con poteri speciali.

Nella mia via tutti hanno un’auto. Anzi alcuni ne hanno anche più d’una in famiglia. I figli a 18 anni vogliono subito una macchina, magari di seconda mano. Per non parlare dei motorini. Molti ragazzini posteggiano anche sui marciapiedi. C’è bisogno di garage. In strada le macchine te le rigano.

Ha chiuso anche la drogheria. Per le caramelle, la cioccolata, la camomilla, lo zucchero e il caffè andiamo al supermercato. Tutto negli scaffali colorati. Anche i budini Elah li trovi lì. Elah è la valle biblica dello scontro tra Davide e Golia. Qui ha vinto Golia e non il giovane Davide.

Nella mia via il latte e le uova, se vuoi, li compri ancora in latteria. Il negoziante si è attrezzato per la consegna a domicilio delle bibite e dell’acqua. D’estate c’è sempre il banco frigo dei gelati, con i cornetti di una nota marca.

Nel panificio si possono comperare tanti tipi di dolci, torte e paste. Oramai i dolci li trovi quasi tutti i giorni. Il dolce accompagna e conclude tutti i nostri pranzi e cene. Per non parlare delle varie merende ed intervalli a scuola o sul lavoro. Hanno inventato anche dei dolci senza zucchero e con pochi grassi. Ci mantengono snelli facendoci ingrassare.

Nella mia via abbiamo festeggiato l’Italia campione del mondo di calcio 1982. La finale con la Germania l’ho vista anche io al bar insieme a molta altra gente. Alla fine della partita tutti in strada con caroselli d’auto e motorini, bottiglie di birra, trombette. Sono spuntati fuori persino i coriandoli e le stelle filanti. Ha festeggiato anche il Presidente Pertini con la sua pipa. Uno ha gridato, Viva il Genoa, in tutto quel trambusto non si è capito il perché, un altro gli ha risposto, Viva Garibaldi.

La mafia ha assassinato molti altri magistrati, giornalisti, uomini politici, poliziotti. Ciaccio Montalto, Ninni Cassarà, Pio La Torre, Boris Giuliano, Peppino Impastato, Cesare Terranova. La fascinazione del male, quella sorta di partecipazione e di simpatia che si prova con certi personaggi di mafia quando guardi Il Padrino, la quotidiana banalità del male, il veder crescere, operare, vivere in maniera criminale queste persone sconcerta ancora di più. Il rischio è di assuefarsi a queste intimidazioni, attentati, assassini, prevaricazioni, a questo intreccio tra mafia e politica, a questo oscuro racconto che riguarda tutto il nostro paese.

Nel frattempo Andiamo al massimo con Vasco Rossi. E’anche il momento di Bruce Springsteen, Renato Zero, Franco Battiato, Tom Waits, Gianna Nannini, Vecchioni e Madonna. E non è poco. Ascoltandoli riusciamo a capire il potere devastante della musica, l’impagabile sensazione che alcune canzoni, che alcune poesie tradotte in musica, sull’epica scansione del rock, ci restituiscono il senso e la portata di un difficile, ma possibile viaggio di salvezza. Sono parole che riguardano la gioia, la forza, l’amore, la rabbia, la foga e la passione civile contro le ingiustizie

Nella mia via non c’è mai stata una libreria. Anche Gorizia, la signora della via parallela alla mia, ha chiuso il negozio. Al suo posto hanno aperto un’agenzia immobiliare. Per i libri vado sempre in centro città, dove purtroppo hanno chiuso diverse storiche librerie. In centro trovi sempre più dei supermercati del libro, ove non c’è il libraio che ti consiglia. Quel genere di libraio che si premura di leggere preventivamente i libri, perlomeno di sfogliarli in anticipo, prima di proporli, che si ricorda perfettamente se questo o quel libro è ancora in catalogo, che spesso conosce i tuoi gusti. Ti devi arrangiare o affidare ai commessi che ti vogliono per forza affibbiare il libro che interessa loro vendere.

Nella mia via hanno fucilato tre giovani partigiani. C’è una lapide che lo ricorda. Nel quarantesimo dell’esecuzione è stata aggiunta una targa con queste parole di Franco Antonicelli. “Se la Resistenza, cioè la coscienza della nazione, si spegne, torna il fascismo, ogni fascismo, sotto qualunque aspetto”. La Resistenza ci ha permesso di ritornare ad un vivere umano e civile, senza paure, ci ha permesso di poter ritornare a dire anche “no” senza vedersi annientare o deportare. C’erano poche persone ad assistere alla cerimonia, nonostante la tiepida giornata di sole autunnale.

Al cinema ho visto il cartone animato Quando soffia il vento, tratto dal romanzo a fumetti di Briggs. Due anziani coniugi che fino all’ultimo non credono che l’esplosione nucleare li riguardi, costruiscono nel sottoscala un rifugio fatto di tende, legno e cartoni. Si adagiano insieme nel rifugio e muoiono insieme. La coppia fa finta di non sapere cosa accade oppure lo sa? La risposta non è importante.

Risulta sempre più difficile per i ragazzi e i bambini giocare in strada, non solo per le auto e i motorini, ma in generale per lo stato dei marciapiedi. Prima la pulizia del tratto di marciapiede davanti ai negozi era fatta, per questioni di decoro, dagli stessi negozianti.
I ragazzi stanno sempre più in casa, magari davanti al televisore. Quelli che escono li trovi al bar a giocare con i videogiochi o con i flipper rimasti.
La vita umana è ridicola. Basta pensare a Tre uomini in barca, prototipo delle comiche di Charlot e delle battute caustiche di Woody Allen. Quelle sterzate dall’universale al pratico, quei giochi sulle parole, rendono anche la malinconia creativa della mia via. Per non parlare del cane, forse precursore di Snoopy. Ho riletto da poco il capolavoro di Jerome H. Jerome.

La via è cambiata. Non è più in bianco e nero, così come erano le foto un po’ sgranate e velate di malinconia scattate con la Ferrania a soffietto da mio padre nella mia infanzia. La via ha ormai i colori della pubblicità, della moda, delle auto.
La vita è adesso, ci canta Claudio Baglioni.

Nuova grande nevicata con temperature decisamente basse. Una enorme massa bianca, pulita per definizione, copre completamente le auto e i marciapiedi. Con questa bella ed abbondante nevicata forse comprendiamo anche le composizioni di genere cubista. Dalla finestra, direbbe Kafka, desideriamo il ritorno al trepidare dei commerci e al via vai delle persone. La vita è sopportabile dalla finestra, quando la strada è popolata e vissuta.

Una giornata normale nell’insegna dell’incubo, delle prevaricazioni, delle orrende crudeltà. Leccare il fondo della scodella e il cucchiaio dai residui di cibo incrostato, mentre il cuore batte velocemente per essere riusciti anche oggi a sopravvivere. E’ passata una giornata, senza ombre, quasi felice, Una giornata di Ivan Denisovic di Aleksandr Solzenicyn. Una Russia che si allontana molto dalla visione fiabesca della tundra, della neve, delle stufe accese nelle isbe che leggevo nei racconti di principi e cosacchi.

E verrà anche quest’anno il Natale. Già da tempo fervono i preparativi per la festa, la ricerca dei regali, delle bottiglie, delle agende, dei giocattoli. E’ tutta una corsa, non si guarda più in faccia a nessuno. Non si apprezza più nulla. Per dirla con il poeta è triste poi giudicare povero un regalo trovato sotto l’albero il giorno di Natale. Ci si scambia solo regali inutili e costosi. Si riciclano regali di altri, semplicemente cambiando il biglietto d’auguri.

Per il Natale, per ogni Natale, è consigliato vivere di finzione, d’apparenza, esaltare le meschinità e santificare il dio denaro. Non si vede nessuna avventura spirituale, c’è solo ricerca dell’effimero e dello spensierato. Si detesta la speranza, non ci si meraviglia neppure più davanti ad un presepio o ad un albero con le palline colorate e la stella cometa. Si è refrattari ad ogni linguaggio di verità.

Per Natale, e non solo per Natale, ci si confonde sempre più tra progresso e sviluppo. Si spacciano i due termini come sinonimi nel nome di un benessere sociale e civile, non capendo che il semplice sviluppo affievolisce gli spazi di libertà, riduce il tutto ad una banale e delirante accumulazione economica di cose.

Chiedo aiuto all’angelo, al superangelo che è sempre lì sopra l’arco del mancato mercato coperto. Quel San Michele Arcangelo a cui gli attribuisco nuovamente ali, lancia e spada necessari a sconfiggere il drago, simbolo del peccato e del male. Magari accompagnato da qualche altro angelo a supporto. Ho bisogno di questo gigante buono davanti agli occhi che si stagli trionfante contro il cielo azzurro.

Nella mia via non si sono mai fermati neppure i fotografi, non hanno avuto il coraggio di restituire la vita a quello che realmente è: il semplice, banale divenire senza conclusioni apparenti. Beninteso qui non ci sono macerie o rovine da riprendere o salvaguardare, a meno di definire tali le botteghe oramai chiuse con le saracinesche arrugginite e sprangate.
Non trovi però neppure la seggiola nel giardino di Cartier Bresson, l’auto sul lungomare di Berengo Gardin, il miliziano di Capa, i monelli di Doisneau, il cane con il vestitino di Erwitt, la persiana aperta di Scianna, le fabbriche di Basilico.

In questi anni si ha l’impressione che stia cambiando il corso delle cose, così come ci eravamo abituati a conoscere. I ritratti ora rabbiosi, ora stupiti, ironici e melanconici de La Vita agra di Luciano Bianciardi, di Donnarumma all’assalto di Ottieri, del Memoriale di Volponi non ci hanno insegnato praticamente nulla. E’ venuto meno un mondo materiale, ma ancora misurato e ingegnoso. Quel mondo ingegnoso e semplice che non condivideva lo spreco e l’abbondanza, che si circondava di rapporti umani.

Oggi mi sono sposato. Al matrimonio suona Mauro, l’amico che ha studiato pianoforte. Oltre l’immancabile marcia nuziale, il programma è tutto Bach, con Il clavicembalo ben temperato.
Ho cambiato via e città.

Ho deciso di mettere in salvo tutti i miei giornalini, riconoscendo la loro importanza. Per me contava l’avventura, duelli, battaglie, inseguimenti. Senza di loro, i libri rilegati e in brossura di poesia e letteratura che si sono succeduti negli scaffali in tutti questi anni, perderebbero la loro linfa vitale. I fumetti sono stati le mie prime rielaborazioni emotive, i mie primi struggimenti, le mie prime malinconie. La ricerca dello stile nei romanzi è venuto dopo. Ho trovato impossibile separarmi da loro nel trasloco.

Con i libri ho trovato la natura vera della democrazia, lo strumento che per davvero ci consente di modificare gli ornamenti, gli arabeschi, ci consente di penetrare nel vissuto. I libri sono gli strumenti osteggiati da ogni teocrazia, da ogni dittatura, eliminati fisicamente, spesso bruciati sul rogo assieme ai loro stessi autori.

La musica è anch’essa un viaggio nella memoria, una conversazione sincera, condotta con pudore e discrezione nei sentimenti con un’attenzione per i ritmi della narrazione. Bach ci restituisce una trama dei versi dai contorni geometrici che apre le porte persino a Philip Glass e ai migliori cantautori italiani e francesi. Mahler, dopo tutto, nelle sue sinfonie scrisse in anticipo sulla storia, sulle tragedie, sulla morte e sull’olocausto.
Per la mia via ci starebbe bene anche La mia patria di Smetana, musica un po’ convenzionale e celebrativa, più di pancia che ti testa.

Mia moglie è la nipote di Gennaro Olivieri, il giudice di Giochi senza frontiere. Ha sposato una sorella di mio suocero e vive in Svizzera.
Per Natale sono arrivati gli auguri della zia della Svizzera e di suo marito Gennaro. Nella busta c’è una foto con lui vestito da brigante che cerca di tirare un mulo recalcitrante a muoversi. La didascalia dice: “Spero che per il prossimo anno non dobbiate tirare come me”.

E la nave va.
E allora sarà ancora bello/quando ti innamori/quando ride un figlio/quando senti il sole.

Ciascuno di noi maschi ha toccato una palla immaginandosi di essere il giocatore più forte del mondo, acclamato dalla folla, una specie di ovazione che viene dalla bocca, ma che nasce come un sogno, che si sviluppa di continuo, un dialogo che comincia da piccoli e che prosegue da adulti. E gli adulti, con presunzione, capriccio, avidità amano essere al centro dell’attenzione del mondo, amano pensare i sogni L’età in cui si comincia ad essere adulti è irta di difficoltà. I sentimenti che si provano parlano di più e meglio dei fatti.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart