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Assaggi della mia VIA: Anni Settanta (7a puntata)

28 Gennaio 2008

di Enzo Ferrari
[Ha pubblicato la raccolta di poesie: “Nuvole d’estate in Liguria”, De Ferrari, 2007]

(il romanzo è in cerca di un editore)

Giacomo ci ha raccontato di uno che entrato in un negozio di ortopedia ha scelto una gamba artificiale e ha chiesto il permesso di uscire per provarla, sparendo senza pagare.

Non abbiamo del tutto creduto all’aneddoto, che mi ha fatto però venire in mente una storia raccontata da mia madre. Una signora anni fa in un negozio di scarpe ha chiesto di portarne a casa un paio per farle provare al marito, accontentandosi di prendere solo quella sinistra. La negoziante gliel’ha consegnata in fiducia. A posteriore si è scoperto che quell’uomo era invalido del piede destro.

A scuola abbiamo celebrato il trentennale della Resistenza. Si è parlato di Genova e della Liguria. Sono venuti in aula dei vecchi partigiani a raccontare la loro esperienza. La Regione Liguria ha regalato a noi studenti dei libri che parlano di quel periodo. Li ho letti quasi tutti. Ho deciso che mi comprerò qualche romanzo sull’argomento. La prof. d’italiano mi ha suggerito Il Clandestino di Tobino, L’Agnese va a morire della Viganò, Il partigiano Johnny di Fenoglio e Racconto d’autunno di Landolfi.

Nel trentennale della Resistenza nella palestra della scuola hanno proiettato Achtung, banditi! di Lizzani. E’ girato a Genova in Val Polcevera. Un gruppo di partigiani trova aiuto e solidarietà negli operai di una fabbrica. E’ stato realizzato e finanziato con i soldi messi insieme da una cooperativa tra produttori, operai e spettatori.

I libri letti aumentano. Ne parliamo anche tra noi e ce li scambiamo, come i fumetti. Non siamo sempre d’accordo. A me piacciono molto gli autori italiani. Pavese, Buzzati, Vittorini, Rigoni Stern, Bassani, Silone, Moravia, Cassola. A Marco piacciono di più quelli tedeschi e americani. Mann, Brecht, James Jones, Bellow, Doblin, Musil, Capote.
L’altro giorno ho comprato Lolita di Nabokov. Il libraio me lo ha messo per pudore in un sacchetto non trasparente e chiuso. Mi ha detto che è un libro scandaloso.

Il libro è un esercizio di stile che trasmette valori morali, spirituali e civili. I grandi fatti della storia li capisci meglio con i romanzi. La Storia, voluta dai potenti, schiaccia e distrugge le persone. Elsa Morante, attraverso la vicenda della morte e della follia costruita intorno alla maestra elementare Ida nella Roma della guerra, ci parla di una letteratura con delle precise responsabilità civili e morali, depositaria di una coscienza collettiva che tutti noi dobbiamo condividere.

Ieri pomeriggio siamo andati a ballare ad una festa di compleanno. Ballando ho cercato il contatto, lo sfregamento dei corpi, l’eccitazione. Ci sono riuscito. Ho voluto capire, passare dalla teoria alla pratica. L’ultimo dell’anno ci ho riprovato con Rosaria, una compagna di scuola.

Carlino, l’amico di mio padre, fa sempre dei bei disegni. Oltre che disegnare ci racconta di Dachau, dove è stato deportato dopo l’8 di settembre. Le persone non vogliono molto ascoltarlo. Il silenzio che scende sull’argomento non è di pace e riflessione, ma segnale di una profonda inquietudine, del desiderio di nascondere il passato e la memoria.

Ci siamo iscritti ad un cineforum, che non è nella mia via. Abbiamo visto Il giorno della civetta, film sulla mafia tratto dal libro di Sciascia. C’è così piaciuto che abbiamo deciso di cercare alcuni libri dell’autore siciliano. La mafia è un altro aspetto del Mezzogiorno da capire.

Il Principe di Salina non è passato dalla mia via. L’abbiamo trovato quale protagonista de Il Gattopardo, assieme a Tancredi che pronuncia la frase “Se vogliamo che nulla cambi, bisogna che tutto cambi” con la precisazione del principe “e dopo sarà diverso, ma peggiore”.

1984 è un romanzo di Orwell in cui si ipotizza il controllo dei cittadini con la manipolazione dei media, aggiustando le notizie secondo l’ideologia dominante, eliminando ogni risorsa informativa diversa da quella voluta dal potere. La verità è accessibile solo con la TV. Stesso sviluppo del film di Truffaut, Fahrenheit 451, su una dispotica società del futuro che distrugge tutti i libri. “I libri possono far divenire pazzo l’uomo. Sono semplice immondizia. I romanzi non sono la vita, non danno la felicità.” Anche lì la TV è strumento di controllo delle menti.

Al cineforum siamo andati per Il grande dittatore di Chaplin. Un barbiere ebreo scappato dal lager, grazie alla sua somiglianza con il dittatore Hynkel, prende il suo posto e rivolge al mondo un memorabile ed accorato messaggio di pace universale.
Dersu Uzala è un altro bel film sul valore dell’amicizia e dei rapporti tra uomo e natura. Dersu parla alla tigre, al fuoco, all’acqua e al vento.

Nella mia via non passa il Giro d’Italia. L’altro giorno con gli amici abbiamo atteso il passaggio dei nostri campioni in cima alla via. Che bello spettacolo, con tutta quella carovana colorata e rumorosa. Con tanto di sirene, polizia, altoparlanti, motociclette. Dalle macchine ci gettavano caramelle, tubetti di dentifricio, cappellini di stoffa. Sembravano coriandoli come a carnevale. Poi a seguire gli atleti, con i numeri sulle magliette. Abbiamo visto Moser e il solito grandissimo Merckx. E’ difficile individuare il numero o la maglia giusti in tutta questa confusione. Abbiamo salutato e applaudito anche gli ultimi. Sono quelli che arrancano molto distanziati dai primi.

Con tutte le auto che girano, non riesco a capire come ci sia stato un tempo in cui tutti andavano solo in bicicletta. I vecchi si ricordano che marciavano a piedi o in bici. Biciclette pesanti, con la vernice scrostata, senza cambio di velocità, senza impianto elettrico, senza copricatena o portapacchi. Mio padre ricorda la bicicletta come un capitale da custodire, da non ostentare come succede con quelle da corsa.

In edicola ha avuto gran successo una pubblicazione a fascicoli settimanali con le foto degli anni venti e trenta, quando ci si spostava con il tram, in carrozza, in bicicletta. Le merci le trasportavano con carretti spinti a mano o trainati da cavalli. Le auto erano appannaggio di pochi ricchi privilegiati, nobili che avevano la villa in questi luoghi ora occupati da palazzi e capannoni industriali.

La prof di storia ci ha consigliato di leggere il Diario di Anna Frank. Io l’avevo già letto perché era nello scaffale di casa. Siamo andati avanti sull’argomento con altri libri, affrontando per primo, Se questo è un uomo di Primo Levi. “Uomo non dimenticare” l’abiezione dell’uomo di fronte ai meccanismi dello sterminio di massa. Tutto ci appare rigato, appannato dopo un’esperienza come la sua. Levi ci ha trasmesso una forza per difendere la nostra innocenza e la condizione essenziale della vita quotidiana: il tempo che scorre, il sorriso di una persona.

Siamo passati a leggere La morte è il mio mestiere, storia fredda e brutale dell’irresistibile ascesa di un aderente alle SS al comando del campo di Auschwitz. Le nefandezze più assurde, la precisione del suo itinerario ammantato di parole come Dovere, Patria, Ordine, Fedeltà. Altro libro, Scritto sotto la forca, dove Julius Fucik, militante rivoluzionario, sceglie consapevolmente i rischi di un’attività clandestina in Cecoslovacchia, andando incontro all’arresto, alle torture e alla morte. La Resistenza in tutte le sue forme contro la dominazione hitleriana dell’Europa fu desiderio e volontà di riconquistare le condizioni elementari del vivere civile.

Hanno aperto una sezione di Lotta Comunista nei locali che non sono mai stati occupati dal mercato. Con tanto di porta blindata, campanello e citofono per entrare. L’arcangelo Michele, mancante delle sue ali, è rimasto imperterrito al suo posto sopra la porta d’ingresso.

Ho conosciuto Don Severino. Assieme agli amici ci riuniamo tutti i sabati per fare qualcosa. L’altro sabato abbiamo dipinto la ringhiera della piazza della chiesa. Due sabati fa siamo andati a tagliare la legna. Il sabato sera commentiamo assieme al Don i Vangeli del giorno dopo. Parliamo del Concilio Vaticano II e di Don Milani. Ci ha consigliato di leggere Sartre, Mauriac, Camus, Martin Buber e Maritain. La disubbidienza non è né una virtù, né un peccato. L’importante è il confronto.

Con Don Severino siamo andati al cinema a vedere Il Vangelo secondo Matteo di Pasolini. Lo scandalo e la forza delle parole di Gesù ci hanno emozionato, catturato e incollato alla poltrona.

Nel negozio di dischi ho cercato La buona novella di De Andrè. E’ già un po’ che è uscito. L’abbiamo sentito tutti assieme una domenica pomeriggio. “Nel vedere quest’uomo che muore, madre, io provo dolore. Nella pietà che non cede al rancore, madre, ho imparato l’amore.”

Accanto alla pescheria hanno messo una profumeria. Sembra quasi uno scherzo, ma è proprio così. Chissà cosa pensano le signorine che devono comprare i profumi vicino alla pescheria. E chissà cosa pensano le signore quando acquistano molluschi e pesci dei profumi di violetta o di rosa. Mia madre non va mai in pescheria.

L’altro giorno mio padre ha comprato due granchi belli grossi, ancora vivi. Li ha messi in una bacinella con dell’acqua per farmeli vedere. Quando mia madre li ha trovati è rimasta molto impressionata delle chele e ha tirato un urlo per la paura di essere pizzicata. I granchi li ha dovuti cuocere mio padre.

Mio padre è proprio innamorato dei pesci. Tutte le volte che passiamo vicino alla pescheria, me ne parla. Le parole gli escono dalla bocca con un suono diverso, più caldo. Gli occhi suoi si illuminano come quelli dei pesci appena pescati. Mi descrive come e dove vivono, cosa mangiano, quando si devono pescare, come si fa a riconoscere se sono freschi. Mi fa notare i loro colori: il rosso della triglia e della gallinella, il giallo oro delle orate, l’argento delle acciughe, le striature dei saraghi e l’azzurro argentato dei branzini. In pescheria ci sono anche i vasi di vetro (in genovese le arbanelle) con le acciughe in salamoia tenute pressate da una pietra o da un pezzo di marmo. Con la salamoia da rabboccare periodicamente.

Paolo è andato via, è partito in treno con uno zaino per Amsterdam, ha voluto assaporare la nuova esperienza, dicendo che il futuro è adesso. Alla partenza non l’abbiamo mai visto così felice, è sicuro di trovare in questo viaggio l’incarnazione dei suoi sogni.
Dopo l’Olanda è stata la volta dell’Inghilterra. Non è più tornato. Per un po’ ha scritto, poi abbiamo perso le tracce.

Nella mia via non c’è il botteghino del lotto. Bisogna andare in una via parallela. La scorsa settimana mia nonna, che non esce più di casa, mi ha dato da giocare i soliti tre numeri, terno e ambo, sulla ruota di Genova. Mi sono dimenticato di fare la puntata. Ovviamente sono usciti. Mia nonna si è arrabbiata. Ha smesso di giocare al lotto.

Al bar hanno messo i flipper in sostituzione del calcio balilla. E’ tutta una macchina scintillante, piena di luci e colori. Chi assiste alle partite resta rapito dai suoni e dalle luci già da quando s’introduce la moneta, con quelle palline d’acciaio che saltano e rimbalzano di qua e di là, che s’infilano in buchi per poi ricomparire. Tra noi il più bravo è Ludovico, ha fatto un sacco di punti, detiene il record.

Il flipper, come il juke-box, va sottoposto a calci e pugni per migliorarne il funzionamento. Bisogna stare attenti a quelli più moderni. Sono molto più sensibili a sollevamenti, scossoni e calci. Vanno in tilt molto facilmente, azzerando senza scampo la partita.

Il mio compagno di classe Renzo ha aderito a Lotta Continua, ha abbracciato il vento rivoluzionario della protesta e del disincanto. Ha letto molto, ha partecipato ad assemblee, riunioni prima di decidersi, aiutato in questa sua decisione da un carattere fermo, deciso, coriaceo.

A scuola si parla spesso di rivoluzione, della scuola di Francoforte, di Marcuse e di Sartre. Personalmente preferisco leggere di letteratura, i Sillabari di Goffredo Parise oppure il Dottor Divago del russo Pasternak. L’inizio di Auto da fé dello scrittore bulgaro Elias Canetti, ove il bimbo posto di fronte alla scelta tra una tavoletta di cioccolato e un libro, sceglie quest’ultimo, mi spingono a leggere ancor di più.

Il bar più quotato è quello di Mario, con due flipper e il biliardo. Il biliardo è un gioco di applicazione e di pazienza, dove poco c’entra la fortuna. Gli uomini scherzano intorno al tavolo dal panno verde nella nebbia delle sigarette e del vino. Panno verde, stecche in legno, il gesso sulla punta, le palle lucidate col panno, le mani callose degli operai. Gesti precisi, geometrici: la giusta angolazione del braccio, la posizione della mano sono un’arte. Aldo e Ottavio sono i campioni. Quando dicono di allenarsi per i campionati non trovi mai il biliardo libero.

Al bar è sempre bello anche assistere alle lunghe partite a carte. Le carte più suggestive sono le figure, re e regine con le corone, lo scettro e il manto di pelliccia. Ma molto più affascinanti sono i fanti, solenni sui loro cavalli con spade, danari e coppe. Se potessi giocare cercherei di tenerli in mano il più possibile.

Uno dei giochi di carte più appassionanti è la cirulla. E’ una variante tutta genovese della scopa. Si gioca in quattro. Non è affatto proibito parlare. Anzi il bello sta nella baraonda, nel litigio. E’ un gioco in cui è facile cambiare spesso le regole, basta mettersi d’accordo.

A briscola si gioca normalmente in quattro. Se si gioca in tre, si scarta un due di picche. Mio padre spesso usa l’espressione, conti come il due di picche. Chissà come ci si sente ad essere paragonato alla più scartina delle scartine, messa via ancor prima di cominciare a giocare.

Al cineforum abbiamo visto diversi film di impegno sociale. Ci piace poi discuterne assieme, magari con Don Severino o con la prof. di lettere a scuola. Il caso Mattei, Tutti gli uomini del Presidente, Le mani sulla città, La classe operaia va’ in paradiso, Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Salvatore Giuliano.

Durante la proiezione di Tutti gli uomini del Presidente ho allungato la mano sulle tette sbrodolandomi anche un po’ per la scoperta tattile. Nella sala buia la mano ha avanzato sotto la maglietta e superando la barriera del reggiseno ha palpeggiato con curiosità.

Don Severino ha un fratello, Federico, anch’egli sacerdote, ancor più aperto agli altri e ai diversi. Con lui si parla del Vangelo, della Chiesa, ma anche della Costituzione, del comunismo, di Berlinguer e di Monsignor Bettazzi, di pubblicità e di televisione. Cerchiamo di farci una coscienza critica, ci rendiamo conto della manipolazione delle immagini e dei persuasori occulti che ci stanno riducendo gli spazi vitali.

Al bar l’altro giorno c’era Nicola, occhio di vetro. Non gioca più a calcio balilla. Nicola è operaio in cokeria. Una scheggia gli è entrata nell’occhio destro. Ora ha l’occhio finto di vetro. Quando è in vena di scherzare, se lo toglie e lo posa sul tavolo. L’altro giorno, mentre giocava a cirulla, gli è caduto in terra. Una volta raccolto da terra, l’ha lavato e se l’è rimesso.

Chi gioca a tressette, bussa, striscia e vola. Bussa alla porta della fortuna. Striscia sui desideri. Vola con la fantasia.

Al bar trovo spesso Sergio, un ex partigiano. Un tipo tosto, grande e grosso. Peserà più di cento chili, capelli bianchi, baffi sottili. Non bisogna farlo arrabbiare. In guerra ha ucciso un tedesco con le sole mani, senza armi. Molti dicono che ha ancora una pallottola o una scheggia nella gamba. Quando cambia il tempo zoppica vistosamente.

Nella mia via noi giovani abbiamo voluto sperimentare molte cose. Stiamo diventando grandi. Il fumo è stato uno dei primi esperimenti collettivi. Ci siamo procurati le sigarette e abbiamo fumato di nascosto. L’esito non ci ha molto soddisfatti. Solo Carlo e Ludovico hanno continuato. Gli spinelli hanno seguito la stessa sorte.

Mio padre ci ha raccontato del venditore ambulante che è passato al bar quest’oggi, mettendo sul tavolo diverse scatole sottili dall’aria un po’ sospetta: contenevano cravatte a righe e a tinta unita. Per persone che lavorano duro in fonderia, al tornio, che passano le sere al bar davanti ad una bottiglia di vino chiacchierando di sport e di politica, trovarsi un venditore di cravatte suonava strano a mio padre.

Nella mia via non c’è il tabacchino, ma non ne sento la mancanza. Ho provato a fumare, ma non mi è piaciuto. Anche mio padre ha smesso, dopo una crisi notturna di tosse fortissima. Fiammiferi e sale sono le uniche cose che vado ad acquistare in tabaccheria. Mi piacciono le pipe in vetrina. Se fumassi userei la pipa.

Nella mia via dicono che la trattoria sta per chiudere. La settimana passata hanno fatto una gara tra chi riusciva a mangiare più uova sode. Ha vinto uno che non conosco. Ne ha trangugiato ben 37. Ci ha bevuto sopra una bottiglia di vino. Vogliono già organizzare una gara a chi mangia più mortadella senza pane.

Al bar c’è una grossa novità. Oltre ai soliti gelati preconfezionati hanno installato il distributore di gelato con il ricciolo. Ci sono più gusti, crema vaniglia, cioccolato, variegato all’amarena e fragola. Vengono anche molti ragazzi dalle altre vie per questo nuovo tipo di gelato.

Nella mia via c’è la macelleria. Ora molta più gente compra la carne. Dicono che fa bene, fa diventare grandi e robusti. Mia mamma compra anche la cervella da fare impanata e fritta. A me non piace, mi fa venire male alla testa il solo pensare di mangiarla. Mi piacciono invece le bistecche con l’osso, il fegato e la carne per il sugo, specie quando si fanno i ravioli.

Le donne della via si fidano molto dei suggerimenti del macellaio su come preparare arrosti, ripieni e bolliti. In macelleria ieri il macellaio era al telefono. Stava dando indicazioni a Carmela su come cuocere il pezzo di carne che gli aveva venduto mezzora prima. Carmela è un’anziana signora che vive nella via e che da qualche anno ha perso la memoria.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart