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Bini, Giacomo

10 Agosto 2021

Giacomo Bini, il cantore dell’amore

Giacomo Bini, il cantore dell’amore

Ho finito di leggere due libri di poesia dell’amico Giacomo Bini: “D’istanti e d’istinti” del 2021 e “Col cuore come un temporale” del 2014.
Cominciamo con il primo: “D’istanti e d’istinti”. Un titolo originale che, grazie all’apostrofo (l’amore?) trasforma la lontananza (distanti e distinti) nel vigoroso e parcellare fluire della vita (istanti e istinti).
Un’altra caratteristica del libro è la mancanza della numerazione delle pagine. Anche questa scelta ha un significato che si scopre soltanto dopo aver letto il libro. Ossia: si tratta di un canto unico, i cui fili di congiunzione sono l’amore (soprattutto), il ricordo, la malinconia e la speranza. Tali sentimenti sono presenti congiuntamente nell’ispirazione poetica di Giacomo Bini, direi che sono il leit motiv della sua poesia anche nei precedenti lavori. La quale poesia (in cui ritrovo anche molte motivazioni della mia) richiama i grandi maestri della poesia come canto, a partire da Pablo Neruda fino a Jacques Prévert, comprendendovi anche il cantautore Jacques Brel con la sua splendida “Barbara”.
Diviso in 3 parti, l’ultima ha il titolo “Poesie al tempo del Covid” e contiene tra le migliori poesie della raccolta per ispirazione e composizione. Questo l’avvio de “La casa della poesia non ha porte”: “La casa della poesia non ha porte/ma in alto, grandi finestre/per catturare tutta la luce/per assorbire tutta la notte.”. La musicalità dei versi le ammanta di perfezione. Citiamo anche: “La mia Patria non piange”; “Covid 19”, “L’esilio dal mare”; “L’ultimo partigiano” (notevole, da antologizzare).
Intramezzata da 3 racconti, è sempre quest’ultima parte che ha il racconto più forte: “Menzogna e Verità”.
Ci sono poesie che hanno versi di luminosa efficacia. Questi sono l’inizio di “Liana”: “Non so se a te mancherà/il nostro cortese colloquiare,/quel confidarsi reciproco emozioni,/tra le strette vie vicinali/e le sterrate redole di campagna.”. Appartengono a “Aloni di luce” questi altri: “I poeti sono come un canto/struggente e lontano/che il vento però non consuma.”.
Nella seconda parte “Poesie d’istanti”, sono molto belle e perfette: “Così volle mia madre”, e “Sulle colline Lucchesi”.
Nella prima parte, “Poesie d’istinti”, oltre alle già citate “Liana”, “La casa della poesia non ha porte” e “Aloni di luce”, va segnalata “Le labbra degli amanti”: “Appesa ai lampioni se ne sta la sera/e questo giovane dolore all’anima mia.”.

La seconda raccolta, “Col cuore come un temporale”, oltre che ai motivi consueti presenti nella poesia di Giacomo Bini, si affaccia al pensiero della morte che è però vista come trasformazione verso una nuova esistenza. In “Eternità” si legge questa conclusione: “Al definitivo finire del giorno/attraverserò la notte/senza domandare/attendendo muto/la calda emozione di non essere più/e di vivere ancora.”. Ne troveremo altre, il cui anelito è sempre rivolto all’altrove come aspirazione che sorregge la vita. In “Paradiso” troviamo: “Non ho mai avuto il privilegio/di parlare con Dio/né ho mai visitato quel luogo/chiamato Paradiso/ma di quel luogo sono certo/come se ne possedessi la mappa.”. Ne “La casa di mio padre” si legge, a conclusione. “Tra poco il tempo/disperderà pure il mio ricordo/ed anche su di me/ricadrà dura e nera la morte./Così è la vita/fugace istante d’infinito.”. In “Sorriso”: “A volte/per quel dettaglio,/quel semplice sorriso sulla bocca, l’ignoto/non fa più paura.”
Quando la poesia di Bini diviene tragica, a dominarla interviene la speranza. Anche laddove sfiora i drammi della nostra civiltà, inclusa la guerra che ha seminato odio e vittime innocenti (si legga “Auschwitz”: “Ho pudore del cupo dolore/che ti sfigura il volto/mentre guardi assorto il filo spinato/crocefisso contro il pallido sole.” e anche “Il nostro pensiero diverso”: “Per questi milioni di callose mani operaie./Per quel diritto chiamato lavoro./Per quelle officine chiuse./Per quell’urlo prolungato di giustizia./Per le nostre conquiste di ieri e di domani./Per queste mie misurate certezze,/ritornerà il tempo del pensare diverso.”), essa si rivela confortatrice con il valore di un superamento del male, pur sempre presente e feroce nella lotta della vita.
Anche in questa raccolta, come nell’altra, si assiste ad un colloquio, che sembra non cessare mai ed essere implicito in tutta l’arte di Bini, con la Poesia: si veda “La casa del poeta”: “La casa del poeta/sorge vicino al mare/dove si possono udire/nella quiete dell’alba/un fascio di nudi rintocchi/”. In “Poesia” (tra le piĂą belle): “Eri celata/nell’ignoto di un pensiero./Il calore inatteso delle lacrime/scivolando sul mio dolore/ha sciolto la tua gabbia di cristallo/e quella storia antica/ha vissuto nei miei ricordi./Queste mani/questo colare d’inchiostro/magicamente t’hanno tradotto/in armonia di parole/e sei piĂą bella di un’amante/nuda sopra il letto/adesso che ti ho appena adagiato,/sull’immensitĂ  di questo foglio bianco.”.
Essa è la linfa che gli consente di sopravvivere avvolto nell’amore e nella speranza, lo possiede e gli dà il fremito e il tremore della creatività.
Nei due volumi è da annotare la rigorosa proprietà di un linguaggio semplice ma densamente creativo.
Un poeta, Giacomo Bini, da amare.


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Bart