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Zagrebelsky: “Schiaffo dalla Consulta, ma lo Stato deve sopravvivere e il Parlamento è legittimo”

8 Dicembre 2013

di Liala Milella
(da “la Repubblica”, 8 dicembre 2013)

(Segue mia nota critica sulla posizione compromissoria di Zagrebelsky)

ROMA – La sentenza della Corte? “Ci riporta alla Prima Repubblica”. Il Parlamento attuale? “È delegittimato, ma non annullato”. I 148 deputati ancora non convalidati? “Possono sperare”. Grillo? “A lui si è data materia, ma non ha ragione”. C’è stato uno schiaffo della Consulta al Parlamento? “Sì, ma forse finirà tutto lì”. Il professor Gustavo Zagrebelsky con Repubblica riflette sulla sentenza della Corte sul Porcellum e sulle sue conseguenze.

Grande caos. Grillo impazza. Vuole fuori dalla Camera i 148 “abusivi”. In realtà, vuol far fuori tutti. La sentenza della Corte cancella la storia d’Italia a partire dal 2005, quando è stato votato il Porcellum?
“Un’osservazione sul “grande caos”. Ci si è cacciati in un vicolo cieco, del quale è difficile vedere l’uscita. Possiamo prevedere che ci sguazzeranno a lungo politici, politicanti, giuristi, azzeccagarbugli. Cerco di non far la fine di questi ultimi. Siamo forse alla fine di un ciclo. Se una lezione siamo ancora in tempo a trarre per l’avvenire è che ogni piccolo cedimento quotidiano, alla fine produce una valanga che ci travolge tutti”.

A proposito di Grillo, che impressione le fa l’attacco alla collega dell’Unità Maria Novella Oppo?
“Le liste di proscrizione ci riportano a un periodo buio. Una cosa è la polemica sulle idee, che può essere accanitissima, un’altra l’attacco alle persone. Le idee si discutono e si contestano, le persone si rispettano”.

Torniamo ai travolgimenti, la sentenza travolge o no 7 anni di storia costituzionale?
“No. Per il principio di continuità dello Stato: lo Stato è un ente necessario. L’imperativo fondamentale è la sua sopravvivenza, che è la condizione per non cadere nell’anomia e nel caos, nella guerra di tutti contro tutti. Perfino nei cambi di regime c’è continuità, ad esempio dal fascismo alla Repubblica, o dallo zarismo al comunismo. Il fatto stesso di essere costretti a ricordare questo estremo principio significa che siamo ormai sull’orlo del baratro”.

Dunque, questa sentenza non è retroattiva?
“Se si applicano le regole comuni, e se la Corte non si inventa una qualche diavoleria, la situazione in termini giuridici è la seguente: dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza (non del comunicato, ma delle motivazioni, ndr.) la legge dichiarata incostituzionale non può più essere applicata”.

Quindi esiste o non esiste il problema dei 148 eletti col premio di maggioranza? Propaganda politica a parte, vanno convalidati prima, vanno sostituiti, possono stare tranquilli?
“Su questo i giuristi scateneranno la loro fantasia e possiamo aspettarci le tesi più diverse e contraddittorie. Si può ragionare così: l’elezione di febbraio è un fatto concluso, sotto la vigenza di quella legge. Quindi la giunta per le Elezioni non dovrebbe fare altro che trarre le conclusioni di quella elezione. Portando a termine la vicenda elettorale, secondo la legge vigente allora. Oppure si potrebbe dire che la giunta, nel convalidare o non convalidare, non può applicare la legge vecchia e deve tener conto di quella nuova. Questa seconda soluzione porterebbe al caos, anche perché i deputati non convalidati non potrebbero essere sostituiti da altri tra quelli non eletti, perché anche la loro elezione sarebbe illegittima. Ma è proprio qui che dovrebbe valere il principio della continuità dello Stato”.

Nel suo comunicato la Corte dice che il Parlamento può fare la legge elettorale che crede. Secondo lei, oltre ogni ragionevole dubbio, sta parlando di “questo” Parlamento?
“Vede bene… a che punto siamo giunti: in nome della salus rei pubblicae ci dobbiamo tenere istituzioni parlamentari che solo un cieco non vedrebbe quanto la attuale vicenda abbia delegittimato dal punto di vista democratico. L’incostituzionalità della legge elettorale del 2005 deriva dalla violazione dei principi che riguardano il diritto di voto. Se anche nulla accadrà giuridicamente, i nostri governanti si rendano conto che molto deve cambiare politicamente. Quello che è accaduto rischia di essere un colpo mortale alla credibilità delle istituzioni”.

Ma lei che giudizio dà della sentenza della Consulta?
“È forse la decisione più legislativa che la Corte abbia mai pronunciato. Apparentemente elimina pezzi della legge, in realtà vale come ribaltamento della sua logica perché sostituisce un sistema maggioritario con uno puramente proporzionale. A mia memoria, un’operazione del genere non era mai stata tentata”.

Sarebbe stato meglio azzerare tutto e ripristinare il Mattarellum? La corte avrebbe potuto farlo…
“Avrebbe potuto ammettere il referendum di due anni fa facendo “rivivere” il Mattarellum. A maggior ragione avrebbe potuto farlo in questa occasione. Ma la storia non si fa con i se”.

Che succede adesso? Se, per assurdo, si votasse domani, con che legge si voterebbe? E cosa succederebbe dopo l’uscita delle motivazioni?
“Domani, si voterebbe con la vecchia legge. Dopo le motivazioni con una proporzionale”.

E come la mettiamo con il voto di preferenza? La Corte dice che il cittadino elettore ne deve esprimere almeno una. Questo non annulla tutti gli eletti attuali che non sono stati frutto di una preferenza e che succederà per quelli futuri?
“Per la prima parte, se vale, vale il principio di continuità. Per il futuro è onere della Corte rispondere nella sua sentenza. La legge che ne risulta deve essere di per sé funzionante e spetta a lei dirci come”.

Lei ha criticato il Porcellum tante volte. Adesso, se dovesse dare un consiglio ai nostri legislatori, cosa gli direbbe? Di lasciarlo com’è dopo la “cura” della Corte, di integrarlo, di buttarlo via tutto?
“È una domanda strettamente politica perché le opzioni possibili sono le più diverse”.

Sì, ovviamente. Ma cosa sarebbe più utile per il nostro Paese?
“Come le opzioni, anche le opinioni sono le più diverse. Si possono lasciare le cose così come staranno dopo la sentenza della Corte. Da giurista, dico che il proporzionale è un sistema altrettanto degno quanto il maggioritario, quindi non è affatto obbligatorio che il Parlamento intervenga per modificare la legge in questa direzione. Se si vuole farlo, lo si può fare. Ogni sistema elettorale, purché non pasticciato, ha la sua dignità, i suoi pregi e i suoi difetti. Ma qui dovrebbero entrare valutazioni di politica istituzionale. Purtroppo non c’è materia come quella elettorale in cui prevalgono gli interessi immediati dei partiti politici. Da questo punto di vista, non vedo per quali ragioni si dovrebbe trovare oggi quell’accordo che per tanto tempo non è stato possibile raggiungere”.

La sua previsione?
“Che ci terremo la proporzionale e si continuerà a dire che la si vuol cambiare per guadagnare tempo e lasciare le cose come stanno”.
_________
(Finalmente si fa vivo Gustavo Zagrebelsky! Ma se mi legge, mi risponda su questo punto: come si può tornare al sistemza proporzionale del 1992, non tenendo conto del referendum maggioritario del 1993? Si finirebbe per fare un’operazione simile a quella del finanziamento dei partiti, eliminato dal referendum, e reinserito surrettiziamente dal parlamento! Tra il 1992 ed oggi, c’è di mezzo il referendum Segni del 1993 (lo dice pure Napolitano, ma ad usum delphini), referendum che obbliga la nostra Repubblica a scegliersi solo un sistema di tipo maggioritario. Le pare che la consulta abbia voluto imporci questa castroneria, ossia il ripristino del proporzionale puro? Se diciamo – come deve dire anche lei, Zagrebelsky – di no, allora bisogna pensare che (onde non trovarci di fronte a ricorsi futuri) volesse saggiamente ed opportunamente indicarci una preliminare e pregiudiziale operazione democratica richiamandoci appunto al proporzionale puro per costituire con esso un nuovo parlamento correttamente rappresentativo e in grado di legittimamente varare una nuova legge elettorale di tipo maggioritario. Non credo dunque che lei, ZagrebelsKy, la dica tutta e ci nasconda invece cose scomode, che avrebbe dovuto avere il coraggio di dire. Come ad esempio, che sia meno faticoso seguire le trame dilatorie di Napolitano e compagni, piuttosto che opporvisi. Non mi piace affatto. Non è questo il tempo del bon ton e del savoir faire, ma è tempo di contrastare chiunque voglia mettersi di mezzo. Avrà letto che il suo collega Ugo De Siervo poco prima del pronunciamento della consulta si permise (e non avrebbe dovuto farlo!) di scrivere un articolo, seguito poi da quello di Scalfari, in cui lui e il barbuto fondatore di Repubblica, cercavano di influenzare la consulta “suggerendo” di respingere il ricorso. Sono tentativi vergognosi (non mi dica che sono liberi pareri: non lo sono poiché espressi alla vigilia – era il 29 novembre 2013 – di una decisione di un organo giurisdizionale, e espressi con determinazione -lasciamo perdere il giornalista Scalfari – da un magistrato eminente come Ugo De Siervo, che della consulta è presidente emerito, esattamente come lei. Con sorpresa ho letto qui le parentele e le relazioni di Ugo Di Diervo. Ma lei non ha scritto, come altri del resto, una sola parola per stigmatizzarne la scorrettezza e l’inopportunità. Nessuno lo ha fatto, mi pare, tranne il sottoscritto. A lei ho imputato anche, e più di una volta di non aver voluto (?) criticare la sentenza n. 1/2013 con la quale la consulta autorizzò la distruzione dei nastri. Lei ingoiò il rospo (lei che fa parte dei difensori della costituzione, mi pare), e non batté ciglio quando nelle4 motivazioni si lesse che la consulta aveva giustificato la distruzione dei nastri richiamandosi – su suggerimento dell’avvocatura di Stato – all’artt. 271 del codice di procedura penale, i cui casi previsti sono tassativamente (ha capito bene?: tassatativamente) indicati e nemmeno la consulta è autorizzata ad aggiungerne degli altri, ma solo il parlamento può farlo con la nota procedura prevista per le modifiche della costituzione. Ma lei – se non mi è sfuggito qualcosa, ma non mi pare – se n’è stato zitto! Magari ha perfino approvato!
Sarà bene dunque che lei, Zagrebelsky, approfondisca un po’ di più sulla bocciatura del porcellum e si convinca che il ritorno al proporzionale è visto dalla consulta unicamente come passaggio temporaneo al fine della ricomposizione dell’attuale parlamento in senso di maggiore e più completa rappresentanza, per poi varare una nuova legge di impronta maggioritaria. Il nuovo parlamento non potrà mai ignorare il risultato referendario! Solo un nuovo risultato referendario di segno opposto potrebbe cancellare quello del 1993. Mi permetto perciò di scendere dalla sua elevata altitudine professionale per scendere fino a me leggendosi l’articolo di un cittadino qualunque, il mio, che mi pare abbia assai più ragionevolmente interpretato il dispositivo della consulta. E lo invito a convincersi che ogni altra interpretazione, compresa la sua, è insufficiente, monca, e timorosa (facciamo: reverenziale?). Lo scrivo con la massima pudicizia consapevole del mio basso livello rispetto al suo e con il massimo rispetto per la sua autorevolezza, ma sicuro delle mie ragioni. Mi ribatta, perciò (non so il suo indirizzo né ritrovo la e-mail con cui la sua fondazione mi scrisse una volta, altrimenti le avrei inviato questa nota), e mi tratti pure da incompetente se vuole, ma credo che le sue ragioni non saranno mai corrispondenti a quelle del cittadino che vuole la difesa della democrazia e della sovranità popolare. Poi mi permetta: Ma che cosa vuol dire “Lo Stato deve sopravvivere”: “lo Stato è un ente necessario. L’imperativo fondamentale è la sua sopravvivenza, che è la condizione per non cadere nell’anomia e nel caos, nella guerra di tutti contro tutti”? Non le sembra di aver detto una sciocchezza imperdonabile? Deve sopravvivere anche una dittatura, deve sopravvivere anche uno Stato che, se continuasse ad operare come vorrebbe Napolitano, produrrebbe leggi frutto di una anomalia compositiva e dichiarata dalla consulta (non dal sottoscritto)? Se ragiona così anche lei, siamo davvero arrivati, ahimè, in fondo all’abisso.
bdm)


Il giurista: “Il Parlamento? Sono tutti decaduti, come il Cav”
intervista di Tommaso Montesano
(da “Libero”, 8 dicembre 2013)

«Abusivi».  Li chiama proprio così, l’avvocato Gianluigi Pellegrino, i 148 deputati eletti a Montecitorio grazie al premio di maggioranza del Porcellum, dichiarato incostituzionale. Un premio contro cui lui, prima ancora della pronuncia della Corte costituzionale, già a marzo aveva presentato ricorso alla Giunta delle elezioni della Camera. Adesso il giurista incalza: «La mancata convalida delle 148 elezioni è doverosa. Ho presentato in tal senso una memoria in Giunta».

Non sarebbe meglio attendere il deposito delle motivazioni della sentenza da parte della Corte?

«Ci sono già alcuni punti fermi che sono più che sufficienti».

Quali, avvocato?

«La Corte ha emesso una sentenza in parte additiva, cambiando il contenuto delle norme laddove ha previsto l’incostituzionalità del voto ai listoni bloccati senza la possibilità di esprimere almeno una preferenza. Una disposizione solo per il futuro».

E l’altra parte della sentenza, quella sul premio di maggioranza?

«Una pronuncia di tipo classico. Con la quale la Corte ha ritenuto illegittimi i commi da due a cinque dell’articolo 82 del testo unico sull’elezione della Camera così come modificato dal Porcellum. Quei commi sono stati cassati».

E questo che incidenza ha sul Parlamento attuale?

«Nel momento in cui la Giunta delle elezioni affronterà la convalida degli eletti, la procedura dovrà essere compiuta senza applicare i commi che sono stati eliminati dalla Corte».

Ma cosa succede se a Montecitorio, fiutato il pericolo, procedono alle convalide prima che la sentenza produca i suoi effetti?

«Sarebbe un atto indecoroso ed eversivo dinanzi al quale mi aspetterei l’intervento del presidente della Repubblica. E comunque non ci sarebbe il tempo. Devono ancora essere convalidate le elezioni di tutti i deputati. L’articolo 17 del regolamento della Camera stabilisce che alla convalida degli eletti provveda in via definitiva, alla fine di tutti i conteggi e dopo la proposta della Giunta, l’Aula».

Perché la convalida a tempo di record sarebbe un atto eversivo?

«Già a marzo ho impugnato l’elezione dei deputati promossi grazie al premio. E ora il premio è ufficialmente incostituzionale. Rigettare il ricorso ora è impossibile se non con un atto eversivo».

Come deve avvenire l’espulsione degli abusivi?

«Con lo stesso iter adottato per Silvio Berlusconi. La Giunta delle elezioni deve proporre all’Aula della Camera, e la Camera votare, la mancata convalida dei 148 deputati».

Al loro posto chi dovrebbe subentrare?

«Quei seggi andrebbero ripartiti in base ai voti ottenuti. La gran parte andrebbe a Forza Italia, poi, a cascata, al M5S, Scelta civica e così via. Una piccola parte andrebbe anche al Pd».

Un terremoto che avrebbe effetti sui numeri della maggioranza che sostiene il governo.

«Non è importante e non si tratta di una motivazione giuridica. Il rischio è un altro».

Che pericoli vede all’orizzonte?

«Si scatenerà una pressione sulla Corte costituzionale perché i giudici, in sede di stesura delle motivazioni della sentenza, dicano qualche parola in più a favore della salvezza dei deputati sub judice».

Quanto è alto il rischio che ci sia una valanga di ricorsi da parte dei possibili subentranti qualora il Parlamento non procedesse sulla strada delle mancate convalide?

«Premesso che sarebbe un imbroglio, so già che molti di loro si stanno muovendo. E potranno anche chiedere i danni puntando ad ottenere, oltre alla proclamazione, le rispettive indennità per i cinque anni di legislatura. Un ulteriore danno per le casse dello Stato».


Matteo Renzi è il nuovo segretario del Pd. Qui il video della parte centrale del suo discorso, che mi pare prometta un’ottima partenza per il futuro da costruire. Ho gioito quando Renzi ha detto chiaro e tondo (a 2′:56″)  che rigetta il tentativo di inciuciare sul sentenza che boccia il procellum. Speriamo che d’ora in avanti centrosinistra e centrodestra abbiano dirigenti giovani e capaci di un confronto di reciproco rispetto. Qui la sintesi fatta dall’Unità.


Brunetta-Grillo, attacco a Napolitano: «Sta scardinando la Costituzione»
di Redazione
(dal “Corriere della Sera”, 8 dicembre 2013)

Da una parte Grillo, dall’altra Forza Italia. Uniti dalle critiche riservate al capo dello Stato. Commentando un’intervista di Repubblica a Gustavo Zagrebelsky, il presidente Napolitano ribadisce che le Camere sono legittime anche dopo la sentenza della Consulta sul Porcellum. Una nuova presa di posizione a riguardo che non piace al capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta. Napolitano, attacca Brunetta, «non ha né poteri né competenze circa la legittimazione del Parlamento» e «non spetta al Quirinale interloquire sulla validazione degli eletti e la completa composizione delle Aule». «Purtroppo – accusa il fedelissimo di Silvio Berlusconi -, a forza di compensare, sopperire e sostituirsi, si sta completamente scardinando la Costituzione». «INCOSTITUZIONALE» – A quelle di Brunetta sembrano fare eco le parole di Beppe Grillo, che dal suo blog torna ad attaccare il Colle. Napolitano «dal Quirinale non lo smuove nessuno», accusa il leader pentastellato. Il fatto, spiega, che «sia stato eletto due volte con il Porcellum e sia un presidente incostituzionale al quadrato non lo turba. L’unico atto degno che gli rimane è tornare al Mattarellum (basta un voto in Aula), sciogliere le Camere e non farsi più vedere in giro». «Solo Napolitano – insiste Grillo – può dire ciò che è o ciò che non è legittimo. `Il Parlamento attuale può ben approvare in qualsiasi momento la legge elettorale´. Un parlamento illegittimo con schiere di nominati e un premio di maggioranza abnorme che consente a un Governo illegittimo presieduto da un ectoplasma come Letta può fare una nuova legge elettorale? Degli abusivi della democrazia possono riformare il Paese?», si meraviglia il leader M5S.


Napolitano: “Camere legittime”. Brunetta lo attacca: “Scardina la Costituzione”
di Redazione
(da “la Repubblica”, 8 dicembre 2013)

ROMA – Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano difende la legittimità delle Camere dopo la bocciatura della legge elettorale da parte della Consulta. E lo fa citando i costituzionalisti Gustavo Zagrebelsky, intervistato oggi da Repubblica, e Valerio Onida: “Apprezzo molto le parole di Zagrebelsky oggi e di Onida ieri: i loro argomenti dal punto di vista politico e istituzionale sono inoppugnabili”.

Una difesa necessaria per far fronte alla polemica politica dal fronte di Forza Italia e Movimento 5 Stelle. Renato Brunetta, capogruppo di Fi alla Camera, attacca Napolitano: “A forza di compensare, sopperire e sostituirsi, si sta completamente scardinando la Costituzione”. Il presidente della Repubblica, secondo Brunetta, “non ha né poteri né competenze circa la legittimazione del Parlamento”. Inoltre non spetta al Quirinale “interloquire sulla validazione degli eletti e la completa composizione delle Aule”. In una lettera aperta a Napolitano l’esponente di Fi contesta la scelta del Capo dello Stato: “Tentare di legittimare il Parlamento, delegittimando chi vuole prendere sul serio la sentenza traendone le inevitabili conseguenze giuridiche e politiche, rischia di esacerbare ulteriormente gli animi. E in questo momento drammatico nessuno se lo può permettere”.

Anche Beppe Grillo torna a criticare nuovamente il presidente della Repubblica su Twitter: “Napolitano dal Quirinale non lo smuove nessuno. Il fatto che sia un presidente incostituzionale al quadrato non lo turba”. Ieri il durissimo attacco contro la lista degli ‘abusivi’, i politici eletti in Parlamento in virtù del premio di maggioranza, ora dichiarato incostituzionale: “Questi signori non devono più entrare in parlamento: non hanno alcuna legittimità popolare né istituzionale. Devono essere fermati all’ingresso di Montecitorio” ha scritto il leader 5Stelle.

Una legittimità confermata invece da Gustavo Zagrebelsky. L’ex presidente della Corte Costituzionale ha spiegato chiaramente come la decisione della Consulta non annulli le Camere, perché è necessario tutelare la continuità dello Stato: “L’imperativo fondamentale è la sua sopravvivenza, che è la condizione per non cadere nell’anomia e nel caos, nella guerra di tutti contro tutti”.


“Porcellum”, Giuliano Ferrara: “Il Colle porti il Paese alle urne”
di Redazione
(da “Libero”, 8 dicembre 2013)

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato e reso fuorilegge il Porcellum, il Colle di sciogliere le Camere non vuole saperene. In Parlamento alla luce del verdetto della Consulta siedono abusivamente 148 parlamentari del Pd. Un esercito illegale che paghiamo noi per scaldare la poltrona a Montecitorio. Giorgio Napolitano non vuole sciogliere le Camere e dare la parola agli elettori e così con un’editoriale di fuoco su Il Giornale, Giuliano Ferrara prova a dettare la linea al Colle. L’Elefantino è una furia: “Napolitano non può eludere il problema delle conseguenze politiche della circostanza che si è verificata sotto gli occhi sbigottiti di milioni di persone, che ha tolto ipso facto al governo il grado minimo di fiducia di cui teoricamente godeva”. Poi l’analisi: “Questo governo può ancora ingannare per qualche mese l’Italia sulla legge elettorale con procedure da vecchia nomenclatura o da notabilato post-democristiano, ma è sottoposto al martellamento di forze contrarie, non escluso dal novero il nuovo segretario del Pd, che rischiano di fare poltiglia delle aspirazioni alla piccola e cimiteriale stabilità di un piccolo establishment di cui Napolitano non dovrebbe aspirare a far parte”. Infine l’appello-ricetta per il Colle: “Il problema del Presidente della Repubblica è uno solo, guidare il sistema a una rilegittimazione elettorale. Prima è meglio è. Per l’Italia e per lui”.


Pansa: fa schifo la Casta che ci scava la fossa
di Giampaolo Pansa
(da “Libero”, 8 dicembre 2013)

In questi giorni abbiamo parlato e scritto molto di Nelson Mandela, ma quasi nessuno ha osservato che anche l’Italia avrebbe bisogno di leader politici simili a lui. Credo che lo abbia ricordato soltanto il saggio Romano Prodi, in un’intervista al Mattino di Napoli. Mettendo in luce la vera forza di quel grande leader: l’essere un uomo di pace dopo aver combattuto con le armi e aver pagato con quasi trent’anni di carcere il suo desiderio di libertà. Un capo che voleva unire nella concordia il proprio popolo, e non dividerlo.

L’Italia del 2013 non è certo il Sudafrica prima di Mandela, ma sta correndo alla cieca verso un disastro non soltanto economico, ma anche morale. Nessuno è esente da colpe. Però bisogna essere schietti e dire che la responsabilità più pesante spetta ai partiti politici, a tutti i partiti. Abbiamo un disperato bisogno di leader ragionevoli, responsabili, con la testa sul collo, che non puntino a spaccare il paese, che non spingano gli italiani a odiarsi, ma a lavorare insieme. Invece che cosa accade?

Accade che più la crisi politica si aggrava, più la Casta dei partiti fa l’impossibile per scavare la fossa non tanto a se stessa, ma soprattutto a noi. Anche all’ultimo dei tantissimi italiani che non hanno nessun potere, non stanno in Parlamento, non scrivono sui giornali, non vanno mai a concionare alla tivù.

La Casta ha preso di mira milioni di signor Rossi e di signore Bianchi. E ha deciso di rendergli impossibile l’esistenza. Basterebbe questo, per concludere che la maledetta Casta fa schifo. Ecco quello che dovrebbero riconoscere anche i politici per bene. Non mancano di certo, ma vengono risucchiati nel vortice melmoso di un sistema partitico che sembra pronto per la fucilazione alla schiena.

Siamo di fronte a un caos omicida, diventato infernale dopo la sentenza della Consulta che ha dichiarato illegittimo il Porcellum. Lo sapevamo che sarebbe finita così. Tanto è vero che da anni la Casta aveva in progetto un nuova legge elettorale. O mentiva sostenendo di averla, poiché il Porcellum in realtà faceva comodo alle due grandi parrocchie, quella di centrosinistra e quella di centrodestra. Dal momento che entrambe speravano di incassare, con poca fatica, l’enorme premio di maggioranza.

Adesso la cuccagna non è più possibile, ma questo sarebbe il male minore. È facile rimediare con un nuovo sistema elettorale da concordare tra le diverse forze presenti in Parlamento. Anche nell’ultima Repubblica delle Banane sarebbe un lavoro da poco. Siamo di fronte a una legge ordinaria che può essere varata in una settimana, con un voto alla Camera e uno al Senato. Tutto qui. Ma la nostra è ormai una repubblica delle banane marce, e non riesce neppure a risolvere un problemino da niente come questo.

E allora all’italiano qualsiasi non resta che rabbrividire davanti allo spettacolo nauseante che vediamo recitare tutti i giorni. La nuova Forza Italia ha già deciso che sono 148 i deputati di sinistra abusivi, eletti con il premio di maggioranza che la Consulta ha condannato. Il capogruppo di Fi a Montecitorio, Renato Burunetta, si è affrettato a dichiarare che sono tutti decaduti e le loro poltroncine vanno riassegnate al centrodestra, che così sarebbe risarcito della sconfitta nelle elezioni di febbraio.

Anche il partito di Berlusconi si è sempre guardato dal condannare il Porcellum. Non soltanto perché l’aveva inventato con la complicità della Lega, ma perché sperava di servirsene. Adesso il Cavaliere e i suoi cavalierini sembrano diventati l’Armata dei crociati che si avventano con lo spadone contro il drago di quella legge maledetta. Nel frattempo Berlusconi, disarcionato dalla Cassazione, si è costruito un nuovo nemico.

È nientemeno che il presidente della Repubblica. «Napolitano mi odia e congiura contro di me!» strilla il leader di Forza Italia. E non mi stupirei se, a forza di gridarlo, Berlusconi finisca con il convincersi che è vero. Tanto da affiancarsi alla proposta di Beppe Grillo che da un pezzo chiede di mettere sotto accusa il capo dello Stato. Sull’impeachment si è detta subito d’accordo Daniela Santanchè. Confesso che la facevo più furba, la signora.

Anche il Mussolini delle Cinque stelle sta forzando la mano per scavare la fossa a se stesso e, purtroppo, a tutti noi. La politica italiana ha fatto un altro passo verso il baratro grazie alla proposta che Grillo ha lanciato ai suoi tifosi: schedare i giornalisti che non sono disposti a cantare le lodi delle Cinque stelle e del suo Leader Maximo.

Scrivo per la carta stampata da più di cinquant’anni e ho imparato che noi pennivendoli dobbiamo essere pronti anche a prenderci i pomodori in faccia. Pure io ne ho ricevuti molti, per gli articoli e i libri che ho scritto. E tanti mi sono arrivati dall’Unità, la testata della collega messa sotto torchio dal blog grillesco. Ma la mossa di Grillo mi sembra ripugnante: una schedatura da stato di polizia, con tanto di foto segnaletica. Un altro sintomo della malattia mortale che rischia di uccidere la classe dirigente di questo disgraziato paese.

L’Ordine dei giornalisti dovrebbe spedire al supercomando grillista tutte le foto tessera degli iscritti. In questo modo il Duce delle Cinque stelle potrebbe fabbricarsi senza sforzo un suo casellario penale con le facce di chi destinerà alla galera, il giorno che diventerà il Dittatore della Repubblica delle banane marce del tutto.

Ci salveranno le primarie del Pd che iniziano questa mattina? Confesso che ci credo poco. È probabile che a vincere sarà Matteo Renzi. La domanda del giorno è se vincerà poco o tanto. E quanto sarà l’afflusso ai gazebo. Ma a decidere la sorte del Partito democratico non saranno questi dettagli.

Tutto dipende dalla saggezza che il vincitore dimostrerà di avere. Sul conto di Renzi mi sono già espresso: non mi piace e basta. Però i nostri vecchi ci insegnavano che spesso l’incarico fa l’uomo. Nel senso che lo migliora e lo rende adatto al compito. Dunque non resta che aspettare. Sperando di non andare incontro a un’altra sciagura.

Comunque vada, quel che s’intravede del futuro italiano spaventa anche me. Invece non so quanto spaventi i membri della Casta politica. Da un pezzo non guardo più i talk show delle tante emittenti televisive pubbliche e private. Leggo che i loro ascolti vanno in picchiata, come i vecchi Stuka tedeschi nella seconda guerra mondiale. E non capisco perché la Rai, la Sette, Mediaset e soprattutto Sky si ostinino a propinarli al loro pubblico.

È in queste parate a ciclo continuo, dalla mattina alla sera, che la Casta dà il peggio di stessa. Deputati, senatori, capetti di questo o quel partito, piangono di continuo sulle sorti dell’Italia. Urlano che siamo vicini allo sfascio. Spiegano che una crisi si somma a un’altra e poi a un’altra ancora. Ma non c’è nessuno che abbia il coraggio di dire: è anche colpa mia, sono stato un disastro come parlamentare o dirigente di partito, dopo quest’ultimo giro mi ritiro a vita privata, farò l’idraulico, la maestra di scuola, il romanziere, il pappone… L’autocritica è sempre un tabù. Guai a farla. Guai persino a evocarla.

Ma prima o poi questa pacchia finirà. Non ricordo chi tanti anni fa abbia ammonito: temete l’ira dei calmi! L’Italia è un paese paziente, un mulo abituato a prendersi randellate e a non ribellarsi mai. Preghiamo il Padreterno che lo conservi così.
________-
(Per carità, Pansa, non difenda Napolitano, il responsabile di questo disastro. Finiamola! Lei poi se l’è cavata con poco, svicolando sul fatto che Napolitano, Letta, Alfano e Scelta civica stanno lavorando per mandare alle calende greche il varo di una nuova legge elettorale (per fortuna ci penserà Renzi a metter loro la miccia al sedere – ha scoltato il suo discorso dopo la vittoria?), ossia per arrivare a pasticciare ancora fino almeno al 2015 a favore proprio della casta che lei denuncia con il suo articolo. Se non precisa questo punto che riguarda il comportamento dei poltronisti lei si contraddice e dunque ci propina panzane, le solite dei politicanti. Perché non scrive invece che in 10 giorni si faccia la nuova legge elettorale e poi si vada a votare in primavera? Non si sottragga a questo impegno, che è diventato, dopo quello della mancanza di lavoro e della dissoccupazione, il problema a cui i cittadini sono interessati di più, poiché c’è bisogno di una nuova Norimberga, e il processo dovrà cominciare prestissimo e proprio con il voto in primavera, o sarà troppo tardi. Non perdiamo tempo, o la Casta temporeggiatrice ci mangerà la pappa in capo. Lei è un privilegiato, credo che economicamente stia messo bene, ma i cittadini che non arrivano alla fine del mese questa Casta la vogliono mandare a casa e processare! Stia dalla loro parte, senza paura di criticare Napolitano e i suoi accoliti. bdm)


Vince Renzi: trema Letta e perde il Partito democratico
di Redazione
(da “Libero”, 8 dicembre 2013)

La vittoria “monstre” di Matteo Renzi alle primarie del Pd, superiore anche a quanto previsto dagli ultimi sondaggi che lo davano al 60%, è di contro una clamorosa sconfitta per il governo di Enrico Letta, un nuovo durissimo colpo per un esecutivo già scricchiolante. Il Partito democratico guidato dal sindaco rottamatore, infatti, promette battaglia a ciò che resta delle larghe intese, aggrappate – dopo la scissione Ncd-Forza Italia – a una maggioranza risicatissima. I militanti del partito democratico, attraverso le primarie, dicono chiaro e tondo che questo governo non lo vogliono più.

Governo a rischio – Renzi non ha mai lesinato critiche a un esecutivo accusato di immobilismo, e ora il fronte anti-governativo è sempre più esteso: da Forza Italia a Grillo, dalla Lega a Nichi Vendola. E poi, appunto, c’è Renzi, disposto a concedere pochissimo altro tempo a Palazzo Chigi. Il programma di Matteo – per altro imposto anche dalla Corte Costituzionale – è chiaro: subito la riforma elettorale, e poi il voto, il prima possibile. Un’idea che lo accomuna a Silvio Berlusconi e Beppe Grillo, i due leader che vogliono superare il Porcellum al più presto per poi tornare al voto. Per Letta, dunque, il Parlamento si trasforma in un Vietnam, luogo di imboscate, dove anche il “suo” Pd, ora, potrebbe rivoltarsi e mandarlo a casa.

Nomenklatura, addio – Il risultato delle primarie, inoltre, tratteggia la sconfitta dello stesso Pd. Al Nazareno si canta vittoria per l’alta affluenza, per “l’esercizio di democrazia”, ma la verità è che quasi l’85% dei votanti si è espresso contro l’apparato, incarnato dal candidato Gianni Cuperlo. Renzi e Civati, infatti, insieme arrivano quasi all’85 per cento. E Renzi e Civati sono due candidati che propongono un radicale cambiamento del Pd, della nomenklatura e del governo. La stragrande maggioranza dei votanti, di fatto, ha bocciato senza appello ciò che il Pd è stato fino a oggi. Il messaggio è chiaro: i militanti democrat, dei vari D’Alema, Bersani, Finocchiaro, Fassina e Bindi, non ne vogliono più sapere.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart