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Caro papà, Caro figlio/Dear Dad, Dear Son (Trad. Helen Askham) #19/22

3 Novembre 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Caro papà, Caro figlio #19

Diario di Efisio 

Non avrei mai creduto che potesse accadermi. Sono salito di nuovo su di un aeroplano! Insieme con Olema. Avete già capito, lo so, altrimenti non ne avrei parlato, non sarebbe stato importante abbastanza. È così. Sono stato, anzi siamo stati a trovare Anthony. Ci ha telefonato. Ha detto che era desiderio dei genitori di Jenny conoscerci. Ho cercato di tergiversare. Non mi andava di prendere l’aereo e di fare quel viaggio. Invecchiando sono diventato pigro, sto bene a casa mia, non esco quasi più, soprattutto non esco mai la sera. Sicché la prima risposta che Anthony ha ricevuto da me è stata: No! Ha insistito, mi ha convinto dicendomi che i genitori di Jenny non meritavano questo. Ho risposto che avrei conosciuto volentieri i genitori di Jenny qui a casa mia. Sarei stato orgoglioso di riceverli, avrei fatto loro un’accoglienza straordinaria. Non c’è stato niente da fare. Anthony capiva l’antifona, e cioè che ero troppo pigro per dire subito di sì; è stato al gioco, ha cominciato a raccontarmi di Londra, di certe strade che aveva ritrovate su mia indicazione, citate da Dickens con altro nome, quello dei suoi tempi. Mi ci avrebbe condotto e avremmo fatto il paragone, osservato e analizzato le novità portate da questi nostri tempi moderni. Ci saremmo fatto quattro risate, mi ha detto, ad osservare i cambiamenti. In meglio? ho domandato. Vieni e giudicherai da te, nonno, mi ha risposto il furbacchione. Così mi ha strappato l’impegno a salire sull’aereo e a raggiungerlo a Londra. Olema non voleva crederci. Tu a Londra?! Ma ci siamo già stati anni fa, non te lo ricordi? dico io. Certo che me lo ricordo, ma non avrei mai creduto che alla nostra età tu avessi ancora voglia di viaggiare. Mica sono vecchio! ho esclamato facendo finta di rimanere un po’ offeso. Va là, che lo sei, soltanto che se te lo avessi chiesto io, non sarei mai riuscita a convincerti. Anthony invece… Sì, Anthony mi ha convinto e allora? Così siamo andati all’aeroporto di Pisa. Ci ha aiutato Giselda a preparare i bagagli, agitando il suo pancione. Donato e lei ci hanno accompagnato in auto, e hanno atteso che ci imbarcassimo. Forse temevano che lasciandoci soli avremmo combinato qualche guaio! Siamo partiti. Appena sollevati, ho avuto la sensazione di ritornare indietro con gli anni, e che quel viaggio lo stavamo facendo Olema ed io ancora giovani; ho guardato nei sedili accanto e davanti a me, ma non c’era nessuno dei miei figli. Così sono ritornato ad essere vecchio. La hostess era molto carina, lo sono tutte; mi sono levato la voglia di mangiare tutto quello che mi portava. Olema faceva altrettanto. Le due ore sono trascorse in un batter d’occhio, non avevo ancora consumato interamente il pasto che la voce dello speaker annunciava che stavamo atterrando. Londra. Ero a Londra, la città di Anthony. C’era lui all’aeroporto. Dico lui perché è lui che abbiamo visto, poi ci siamo resi conto che aveva vicino a sé due signori, un uomo e una donna, più giovani di noi, molto distinti, sorridenti, felici di fare la nostra conoscenza. Tutti e tre si sono mossi per venirci incontro. Ci siamo stretti la mano, e guardando la donna, ancora piacente, ho pensato a Jenny e mi sono fatto un’idea di quanto potesse essere bella. Anthony non mi ha mai mostrato una sua foto, forse non ne ha, ma ero sicuro, guardando quei gentiluomini, che a casa loro ne avrei trovate tante e così avrei fatto conoscenza con la sposa del mio ragazzo. Siamo passati davanti a Westminster, abbiamo attraversato un ponte sul Tamigi e subito dopo ci siamo fermati davanti alla casa. Una residenza elegante. Sono stato contento per Anthony, non gli manca proprio niente, mi sono detto, anche se ero appena arrivato e avrei dovuto riflettere che non potevo esprimermi già a quel modo. Ma guardando i genitori di Jenny mi ero fatto l’idea che Anthony fosse trattato come un principe.
Siamo stati a Londra una settimana. Abbiamo parlato tanto. La parola, quando proviene dal cuore, è una fonte inesauribile di piacere, si parla e non si vorrebbe smettere mai. Ho capito anche che Anthony, che ci faceva da interprete, stava insegnando ai suoi nonni inglesi la nostra lingua. Il caro Anthony! Lo faceva perché desiderava costruire tra di noi un legame solido che ci aiutasse per l’avvenire. Pensava già a quando avrebbe lasciato Londra e sarebbe tornato a vivere laggiù, con suo padre, in quelle isole di cui anche i genitori di Jenny non conoscono esattamente l’ubicazione. Ho cercato di sapere in tutti i modi possibili, supponendo che mi fosse tenuto nascosto, chissà perché, il luogo dove il mio Uilio aveva deciso di trascorrere la sua vita. Invece non lo sapevano nemmeno loro. Solo un’idea vaga, appresa da Jenny al momento della partenza, tanti anni fa. Quindi un mistero per loro e per noi, per me ed Olema voglio dire. Conservano quasi intatta la cameretta dove Jenny visse la sua fanciullezza. Ho visto la sua foto, anzi le sue foto. La stanza ne è piena, ma anche tutto il resto della casa. Jenny era figlia unica, e così è comprensibile questo attaccamento al passato. Uilio non si è sbagliato a descriverla, non si è lasciato trascinare dal sentimento. Jenny era una donna davvero bella, con gli occhi sorridenti, i capelli a caschetto come mi aveva raccontato Anthony. La sua energia, la sua voglia di vivere sprizzavano da quegli occhi in direzione di chiunque la guardasse. Sembrava voler incoraggiare il suo ammiratore ad accogliere la vita. Olema mi guardava e sembrava ingelosirsi! Le ho sorriso, ma non nascondo di essere rimasto turbato da quelle foto. Il pensiero di non averla potuta conoscere mi rattrista, e mi suscita un risentimento verso Uilio. Doveva portarcela qui, a casa nostra, perché era nostro diritto conoscerla! Come ragiona la mente del mio ragazzo? È sempre andato oltre, e chissà dove naviga il suo pensiero, quale realtà ha di fronte!
Con Anthony soprattutto abbiamo girato Londra in lungo e in largo. I genitori di Jenny sono venuti con noi qualche volta, ma hanno capito che toccava ad Anthony occupare il nostro cuore. Olema non si è mai tirata indietro, pur di stare accanto al suo bambino. Lo chiama sempre così, quando si parla di lui tra di noi, ma Anthony è già grande, è avanti con gli studi e fra poco diventerà medico. Comincerà per lui una nuova vita, lontano, sempre più lontano. La mia razza se ne andrà a crescere e a moltiplicarsi laggiù. Forse i discendenti di Uilio non incontreranno mai i discendenti di Donato. Eppure qualcuno di loro si somiglierà a tal punto che, se uno li potesse vedere insieme, li scambierebbe per fratelli. Questo pensiero è colmo di suggestioni, vorrei poterlo possedere più a lungo, ma svanisce come svaniscono quei personaggi sul tetto, quando mi appaiono ed io vorrei trattenerli. Anthony ha già riconosciuto molte delle strade nominate da Dickens. È intelligente, riesce anche ad intuire, perché non era un compito facile, ma mi ha dimostrato la validità delle sue ricerche con i libri di Dickens in mano. Attraverso la descrizione degli incroci, o di qualche vecchio edificio sopravvissuto, lui ha riconosciuto il luogo. La mia fantasia allora si scatenava, ripercorrevo quegli anni, rivedevo la scena, e mi sembrava di starci proprio dentro, di viverla anch’io. Quale sorprendente e affascinante miracolo! Un autore, quando è grande, non muore mai, si conquista l’eternità. Anthony gioiva, perché vedeva che aveva fatto centro, che aveva capito me, che era riuscito a captare la mia sensibilità. Ha fatto tutto come un ottimo regista, che sa creare le atmosfere giuste e ammalia lo spettatore. La Londra antica che mi ha fatto conoscere Anthony resterà sempre nel mio cuore. Ha soppiantato l’altra che conobbi coi miei figli molti anni prima. Olema non aveva lo stesso mio entusiasmo, ma ciò era comprensibile; ogni tanto si lamentava che le dolevano i piedi, allora ci si fermava da qualche parte, si faceva una breve sosta. Siamo stati a Windsor anche, ci siamo seduti su di una panchina quando Olema si è di nuovo lamentata. Per giungere al castello la strada fa una lievissima salita. Olema si è voluta fermare quasi subito. Non ce la faccio più, ha detto, se non vi fermate mi metto a piangere. Ha detto proprio così e non aveva affatto voglia di scherzare! Ho cercato in tante occasioni, anche quella volta, di portare il discorso su Uilio. Anthony mi ha confermato che ogni tanto scrive a lui, ma sono diventate lettere molto brevi. Domanda solo come stanno i genitori di Jenny e come vanno gli studi. La loro conversazione epistolare si concentra su questi due punti. Qualche volta lo aggiorna sulla realtà dell’isola, che è una realtà immutabile. Sta ancora combattendo contro le malattie che insidiano quelle popolazioni. È proprio vero, ho pensato, che è difficile conquistare la felicità a questo mondo. Laddove non c’è la cosiddetta civiltà del progresso, e l’uomo potrebbe vivere in pace, disinteressandosi delle ricchezze e del lusso che fanno gola a noi occidentali, arrivano la malattie, terribili più della fame. Ma anche la fame è un virus per questa gente, anche se si accontenta di poco; a volte le inclemenze del tempo, gli uragani, i maremoti, le eruzioni dei vulcani spazzano via tutto. Anthony mi ha parlato di queste calamità, alcune delle quali hanno colpito proprio le loro isole. Quando ciò accade si deve ricominciare sempre da capo. Ci si è però abituati. Fa parte del Dna della loro vita.
Una delle foto di Jenny l’ho portata con me ed è nel mio studio. Una sua copia è in camera nostra. Ogni tanto la guardo e mi metto a pensare. La sua immagine mi trasporta nell’isola dove è vissuta. Rapidamente mi sento vicino a Uilio. È sorprendente come la mia anima si lasci prendere da tali suggestioni! Mi sento vulnerabile. La vecchiaia sparge su di me sempre di più sensibilità di questo tipo, che poi mi lasciano turbato, indebolito anche. Olema no, lei è più forte di me, lo è sempre stata, ma lo sono tutte le donne, le vere regine della vita. Noi siamo i maschi necessari alla procreazione, ma le vere regine, quelle che dispongono della vita, sono loro, le donne.
Stasera voglio dedicare un po’ del mio tempo a Olema. Sta invecchiando anche lei. Il suo viso è diventato più pallido, le rughe sono numerose, soprattutto intorno alla bocca. I capelli sono radi, rispetto alla folta chioma che aveva fino a pochi anni fa. Sembra che in lei la vecchiaia non sia graduale, ma tenda a precipitare. Io invecchio di meno. Il mio viso è ancora liscio, colorito, poche rughe lo solcano. Mi dànno molti anni meno di quanti ne abbia. Non nascondo che la cosa mi procura della soddisfazione. Voglio sedermi accanto a lei e parlare a lungo. Di che cosa? Non lo so. Di ciò che nascerà spontaneamente. Stasera ne abbiamo l’occasione, perché Donato e Giselda escono per andare a trovare i soliti amici. Così noi ci metteremo sulle nostre poltrone, terremo spento il televisore, e apriremo i nostri cuori. Sarà una serata tutta per noi, desidero tanto questo momento.

Dear Dad, Dear Son #19

Efisio’s Diary 

I’d never have believed this would happen to me. I’ve been on a plane again! Together with Olema. I’ve (we’ve) been to see Anthony. He phoned us to say that Jenny’s parents wanted to meet us. I wanted to put it off. I didn’t want to get on a plane and go on this journey. As I’ve got older, I’ve become lazy. I’m happy at home, I rarely go out and I never go out in the evening. So the first answer Anthony got from me was a definite no. But he persisted and then persuaded me by saying that Jenny’s parents deserved better. I told him I’d be happy to meet Jenny’s parents here in my own house. I would’ve been proud to meet them here and I’d have welcomed them with open arms. But I couldn’t get out of it. Anthony knows me too well and he knew I was just too lazy to say yes at once. He played along with me, began to tell me about London, about some streets he’d found at my suggestion, mentioned by Dickens under other names, the names they had in his time. He would’ve taken me to see them and we’d have compared, observed and discussed the new things that had been introduced in our modern times. “We would’ve had fun, looking at the changes,” he said. “Changes for the better?” I asked. “Come and judge for yourself, grandpa,” the slyboots said. That’s how he extracted a commitment from me to get on a plane and go to London. Olema couldn’t believe it. “You in London?” “We’ve been there before,” I said. “Years ago. Don’t you remember?” “Of course I remember but I never thought you’d want to fly at your age.” “I’m not that old!” I exclaimed, pretending to be offended. “Away with you, of course you are. It’s just that if I’d asked you to fly, I’d never have persuaded you. But Anthony, on the other hand…” “Yes, Anthony persuaded me and what of it?”
    So we went to Pisa Airport. Giselda, noticeably pregnant by then, helped us pack. She and Donato drove us to the airport and waited till we’d gone on board. Perhaps they were afraid we’d get into difficulties if they left us alone. We took off and, once we were in the air, I felt the years fall away, that it was the young Olema and myself making this journey. I looked at the seats beside and in front of me but my little boys weren’t there so I went back to being old. The stewardess was very pretty as they all are and I quite lost my appetite for all the things they brought us to eat. Olema had no appetite either. The two hours passed very quickly and I hadn’t finished the meal when a voice from the loudspeaker announced we were about to land.
    London. I was in London, Anthony’s city. He was there at the airport. I say “he” because it was him that we saw first. Then I realised he had a man and a woman with him, younger than us, very distinguished looking, smiling and glad to see us. All three of them had taken the trouble to come and meet us. We shook hands and as I looked at the woman, who was still attractive, I thought of Jenny and formed an idea of how pretty she must have been. Anthony had never shown me a photo – perhaps he didn’t have any – but when I looked at these fine people, I felt sure I’d find lots of photos of her in their house and so I would get to know my son’s wife.
    We drove past Westminster, crossed a bridge over the Thames and immediately after, stopped in front of their house, an elegant apartment building. I was happy for Anthony. He lacks for nothing, I said to myself, even though I’d just arrived and would have to remember that I couldn’t say things like that just yet. Still, watching Jenny’s parents, I had the impression they treated Anthony like a prince.
    We were in London for a week. We talked a lot. Talking, when it comes from the heart, is an endless source of pleasure. You talk and you never want to stop. I saw that Anthony, who was our interpreter, was teaching his English grandparents to speak Italian. Dear Anthony! He was doing this because he wanted to make a bond between us that would help us in the future. He was already thinking of the time when he would go back to live with his father on the island. I tried to find out from Jenny’s parents where those islands were, supposing that, for whatever reason, the place where Uilio decided to spend his life was to be kept a secret from me, but they don’t know either. They have only a vague idea that Jenny gave them when she was leaving. A mystery for them and for Olema and me. They keep the room that was Jenny’s bedroom almost exactly as it was. I saw her photo, many photos in fact. The bedroom was full of them and so was the rest of the house. Jenny was an only child and so such attachment to the past is understandable. Uilio did not err in his description. He hadn’t been carried away by love. Jenny was a truly beautiful woman with smiling eyes and her hair in a bob as Anthony had told me. Her energy and her will to live shone from her eyes from wherever you looked. She seemed to be urging whoever looked at her to seize hold of life. Olema looked at me and she seemed to be jealous. I smiled at her but I can’t hide the fact that I was moved by these photos. The thought that I was never to get to know her makes me sad and stirs up a feeling of resentment towards Uilio. He should’ve brought her to our house because we had a right to meet her. How does my son’s mind work? He’s always gone too far. It’s impossible to know where his thoughts go and what kind of reality he’s looking at.
    We went all over London, with Anthony in particular. Jenny’s parents sometimes came with us but they understood that our hearts were full of Anthony. Olema never fell behind but stayed beside her little boy. We always call him that when we talk to each other about him but he’s an adult now, he’s well on with his studies and will soon be a doctor. A new life, far away, even farther away, will begin for him. My family will increase and multiply on those islands. Perhaps Uilio’s descendants will never meet Donato’s. Or maybe one of them will be so like another that if you saw them together, you’d think they were brothers. This thought is full of possibilities. I wish I could hold on to thoughts like these but they vanish like the characters on the roof.
    Anthony already knows many of the streets mentioned by Dickens. He’s clever and he can also be intuitive. It wasn’t an easy task but he showed me how good his research is with books by Dickens in his hand. He can recognise a place from the description of a crossroads or some old surviving building. My imagination was fired. I went back through the years, I saw the scene and I seemed to be in it, to be living it. How astonishing, how fascinating! Great authors never die – they become eternal. Anthony was pleased because he could see he’d done well, he’d understood me and succeeded in picking up my sensibility. He did it all like a film director, creating the right atmosphere and enthralling his audience. The old London that Anthony showed me will stay in my heart forever.
    Olema did not share my enthusiasm but that was understandable. Whenever she complained her feet were sore, we stopped somewhere and had a rest. We went to Windsor and when Olema complained again, we sat on a bench. The road to the castle is a little steep and Olema wanted to stop almost at once. “I can’t go on,” she said. “If you two don’t stop, I’ll cry.” That’s what she said and she wasn’t joking. I tried several times, that day too, to bring the conversation round to Uilio. Anthony told me he writes every now and again but the letters are now very short. He only asks how Jenny’s parents are and about how things are going at university. The letters they write to each other are mainly on these subjects but sometimes Uilio writes to him about life on the island and how it never changes. He’s still fighting the diseases that affect the population. It’s true, I thought. It’s difficult to find happiness in this world. On that island where they don’t have our so-called progress and civilisation and where man should be able live in peace without the wealth and luxury that we strive for in the West, diseases more deadly than hunger arrive. Those people are content with little but hunger is still a recurring problem for them. And then there’s the weather, the hurricanes and tidal waves and volcanic eruptions that can sweep everything away. Anthony has told me about these and how they sometimes strike their islands. When that happens, they have to start from the beginning again. However, they’re used to it. It’s an intrinsic part of their life.
    I brought one of the photos of Jenny home with me and I have it here in my study. A copy of it is in our bedroom. I look at it every now and again and fall to thinking. The sight of her transports me to the island where she lived and very soon I feel near to Uilio. It’s strange how my soul lets itself be drawn in by these notions. I feel vulnerable. Old age is giving me more and more such sensibilities and they leave me feeling disturbed, weak even. Olema’s not like this. She’s stronger than I am and always has been, but all women are like that. They’re the queen bees of life. We males are needed for procreation but the queens, those who give life, are the women.
    This evening I want to dedicate some of my time to Olema. She’s getting old too. Her face is paler and the lines more numerous, especially round her mouth. Her hair is thin compared to the way it was until a few years ago. It seems that old age in her is not gradual but coming on quickly. My own face is still smooth with a good colour and few wrinkles. People often think I’m younger than I am and I won’t pretend that this doesn’t give me pleasure. I want to sit beside her and talk for a long time. What’ll we talk about? I don’t know. Whatever comes up. We have the chance this evening because Donato and Giselda are going out with some friends. So we’ll sit on our couch, we won’t turn on the TV and we’ll open our hearts. An evening with just us – I’m really looking forward to that.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart