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Carpenetto (di), Daisy

30 Aprile 2019

Bellezza

Bellezza, 1927

(Daisy di Carpenetto, ossia Marga di Challant)

A Roma, nella villa di un’affascinante signora, Nicoletta Vinci (“nascondeva la sua natura di femmina con apparenze di squisita e austera femminilità”), si tiene un concerto. Violinista è un bel giovane di successo, Alberto Ferrucci, che si fa accompagnare al pianoforte da un quindicenne, Walter, che il destino ha voluto scemo ma in grado di sapersi esprimere con la musica. Nicoletta ha due figlie adolescenti, Franca e Brianna, che patiscono la bellezza perfetta della madre, e un figlio di vent’anni, Alberto. Il marito, Antonio, è “un uomo vecchio, curvo, trasandato nel vestire e lento nel camminare, dal volto sofferente e dallo sguardo affievolito per l’intera esistenza trascorsa sui libri.”. Il quale le rimprovera i troppi debiti che contrae,  non riuscendo tuttavia a vincere le resistenze di lei: “Andiamo incontro alla rovina, credimi…”. Nicoletta non ci sta, è bella e alla bellezza si deve tutto, senza risparmio: “Io non posso continuare così. Sei diventato insopportabile…”.

L’autrice ha preso a tessere un mosaico di sensualità che a poco a poco coinvolge tutti. Si muove con gradualità, sicura che il suo profumo si farà sempre più gradito e penetrante: “il peggiore nemico dell’uomo-pensiero è l’uomo-carne”. Compare così l’amante di Nicoletta, il tenente Riccardo Zini, un uomo già stanco dopo sei mesi di relazione, verso il quale la donna fatica a conservare la sua attrattiva: “Non mi apprezzi abbastanza.”. È più giovane di lei, ed è abituato ad avere delle amanti. Con l’ingresso di Riccardo una breve sensazione stendhaliana che aveva cominciato a prendere forma si  fa più precisa: la donna bella e insoddisfatta, in continua ricerca di avventure, e l’ufficiale che si rende disponibile, ma che, dopo qualche tempo, non regge più il peso di un amore sempre eguale.

Anche questo romanzo, scritto nei primi anni dell’era fascista, risente di quel clima e chi è fascista è per antonomasia un eroe: “Il fascismo vi ha salvato”. In questo clima non si ritrova del tutto Alberto, il figlio di Nicoletta, il quale passa il tempo lasciato libero dagli studi a discorrerne con l’amica Assia Likhonne, fuggita dalla Russia comunista. È tuttavia la bellezza della madre a dare la maggiore inquietudine ad Alberto. Come pure è la bellezza della madre che provocherà disperazione nelle due figlie, Franca e Brianna, quando scopriranno che Zini è il suo amante. E non sarà l’ultimo. La bellezza diventa, nel bene e nel male, la calamita d’ogni porzione della realtà. Nicoletta, possedendola, conquista il centro del romanzo, e l’egoismo che l’accompagna è tale che ella passa sopra anche alle aspirazioni dei figli, umiliandoli: “In molte donne belle è nascosta l’anima della grande cortigiana. Esse vogliono prendere, sempre, da tutti, da tutto, anche a costo di rovinarsi e di essere poi, segretamente infelici.”; “La bellezza vinceva la maternità”. La sua presenza s’insinua anche nell’amore che il figlio Alberto nutre per la giovane russa Assia, la quale sente pesare su di sé la bellezza aggressiva di Nicoletta (“gran parte della sua forza era creata dalla certezza di aver sempre ragione.”).In forza di questa situazione l‘autrice si cimenta con un certo profitto in analisi psicologiche dei personaggi, a partire dalla stessa Nicoletta per arrivare ai figli e ai loro conoscenti: “Perché a nessuno è concesso di ricominciare la propria vita?”; “Bisogna sempre lasciare qualcuno quando si vuol camminare sulla propria strada e creare il proprio destino…”; “La serenità egoista di Nicoletta li dominava; essi sentivano che non sarebbero mai riusciti a distruggere la  barriera ch’ella aveva innalzato con la propria bellezza.”; Nicoletta “era donna, solamente donna, terribilmente e crudelmente femmina.”. Lo stesso rapporto tra la donna, prevaricatrice e cinica, e il marito Antonio, vecchio e debole, è psicologicamente rilevante: “possedeva la certezza di aver dedicato tutta la sua esistenza a sua moglie, alla bellezza di sua moglie: questa certezza gli era così dolce da compensarlo del suo continuo sacrificio.”. L’autrice sa trattare con sicurezza anche momenti di grande commozione, come quando Franca va a trovare Assia, la fidanzata del fratello Alberto, la quale aspetta un figlio. Brava anche nelle descrizioni come quella del paese di Subiaco, in cui Brianna va a trascorrere il periodo della settimana santa: “Subiaco, più lontana nella notte, donava il tremore dei primi lumi. Qualche raro carro cigolante interrompeva il silenzio, sottolineando l’incessante e sordo frastuono del torrente. La pace era ovunque: nel cielo, sulla terra, nella mestizia dell’ora buia, nei mandorli immobili che biancheggiavano, offrendo un profumo tenue e dolce.”. Del pari la processione del Venerdì Santo: “Il corteo si muoveva lentamente, faticosamente, al suono di una marcia funebre che echeggiava con mesta sonorità nelle navate deserte. Tutto il popolo seguiva il suo Dio vilipeso (…) Una Madonna alta, anch’essa di legno, vestita di broccato nero, sorretta da quattro uomini, seguiva la bara che passava tra la folla inginocchiata. Il corteo uscito dalla chiesa saliva adesso per le molte viuzze ripide, fantasticamente adorne di lumini ad olio che tremavano, vicini, sui davanzali delle case.”.

Le sottolineature del difficile rapporto tra genitori e figli si vanno intensificando a mano a mano che la storia procede. La bellezza e l’egoismo della madre hanno ormai sfaldato i rapporti familiari, ed ognuno rimane chiuso in se stesso, trovando (soprattutto i figli) come unica difesa possibile e accettabile quella di percorrere, ribellandosi, una strada che lo divida e lo allontani dalla famiglia, alla ricerca di un qualcosa che lo faccia sentire di nuovo utile e vivo. Dirà Franca alla sorella: “Eppure non abbiamo certamente chiesto di venire al mondo! Perché si ostinano nel cercare di rovinarci la nostra giovinezza? Perché vogliono, ad ogni costo, renderci vittime della loro imperdonabile indifferenza?…”.

Ma arriva la resa dei conti anche per Nicoletta, a causa del trascorrere degli anni che cominciano a scalfire la sua bellezza: “La bellezza è la tiranna di quelli che l’accettano o la subiscono.”. Ora guarda le ventenni con invidia ed odio sapendo che esse saranno sempre vincitrici nei suoi confronti: “Non esiste spettacolo più triste di quello offerto da una donna che lotta strenuamente per non cedere, per non deporre l’unica arma che l’ha resa vincitrice durante tutta una vita.”.

Nel romanzo continua a permanere, e diventa sempre più rilevante, quella punta di sensualità che accompagna soprattutto il genere femminile. Nicoletta e la sua famiglia sono in declino, che ha raggiunto anche i figli immersi nelle nuove dolorose esperienze, e tuttavia i contatti umani superstiti riscattano la propria malinconia con queste piccole scintille di sensualità che si accendono intorno a loro, nei vari ambienti e nelle varie amicizie che sopravvivono. Ecco, ad esempio che cosa scrive di Alberto, che vive con Assia, da cui ha avuto un figlio, Mario, malaticcio. “Egli si era ostinato a voler conoscere e dominare la vita quando gli altri incominciano a conoscere il piacere, egli si era illuso di potersi appagare di un’unica donna invece di cedere all’invito delle innumerevoli femmine che offrono il loro corpo e la loro allegria senza pretendere un séguito.”.

Siamo di fronte ad un romanzo di vinti, la cui possibilità di riscatto è tenuissima: “È difficile ricominciare a vivere quando il cuore è ammalato, quando le radici della propria vita si sviluppano in un terreno nemico che le corrode invece di alimentarle.”. Forse, l’unico dei vinti che riesce a salvarsi è Antonio, il marito di Nicoletta che, pur mortificato ed esausto, sa perdonare.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart