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Che cosa è mai la deontologia?

11 Marzo 2008

Dice il De Mauro che la deontologia è “l’insieme delle norme di comportamento che disciplinano l’esercizio di una professione”.
Ho sempre attribuito a questa definizione il significato secondo il quale chi esercita una professione debba avere una serietà e una correttezza irreprensibili nei confronti tanto del proprio cliente quanto degli altri con cui ha a che fare in ragione della sua professione.

Ne dovrebbe discendere, quindi, che quando ci troviamo di fronte, che so, ad un medico, ad un insegnante, ad un avvocato, ad un ingegnere, e così via, noi si possa essere certi che abbiamo davanti una persona che esercita con serietà, moralità e competenza la propria professione. Ma è così?
Non è così, ed è uno dei mali della nostra società, almeno della società italiana.

Guardiamo ad esempio ad un caso ancora in corso e che conosco molto bene. Si ha a che fare con un avvocato che difende un tale che ha costruito abusivamente ad una distanza tra fabbricati inferiore a quella stabilita dalle norme. Ha ottenuto il condono, ma il proprietario del fabbricato accanto esige il rispetto delle distanze previste. Ne ha diritto. Si tratta di 10 metri, mentre la costruzione abusiva è stata fatta a circa 6 metri.
Che cosa sostiene l’avvocato della parte che ha costruito non rispettando la distanza? Sostiene che è il fabbricato dell’altro, che è stato ristrutturato, ad aver avanzato dei quattro metri che oggi mancano. Eppure ci sono le piante deposistate della vecchia costruzione e si vede benissimo che la ristrutturazione non ha affatto modificato le distanze preesistenti. Il giudice nomina il perito legale e questo verifica che l’avvocato non ha affatto detto la verità e che le distanze sono sempre state inferiori ai 10 metri, ossia i circa 6 metri attuali. Il giudice entro pochi mesi emetterà la sentenza.

Mi domando: Perché questo avvocato non ha fatto lui una verifica prima di scrivere il falso? E’ consentito ad un avvocato di scrivere coscientemente il falso, un falso del tutto palese?

Poiché è prevedibile per lui una sentenza sfavorevole sulla questione del rispetto delle distanze tra fabbricati, allora ne inventa un’altra. Minaccia – essendoci una servitù di passaggio che grava sul fondo di proprietà del suo assistito a favore del fondo dominante appartenente proprio a quel vicino che si avvia ad avere ragione sulla questione delle distanze – di mettere una sbarra con lucchetto davanti al cancello automatico del vicino o di elevare addirittura un altro cancello. Entrambi, sia nel caso della sbarra, che nel caso del cancello, verrebbero a trovarsi – poiché si devono rispettare certe distanze dalla strada – a ridosso l’uno dell’altro, distanziati da poco più di un metro.

Così che il vicino, proprietario del fondo dominante, una volta che ha aperto dall’interno della sua casa, azionando l’apposito pulsante, il cancello automatico ad un visitatore che venga a trovarlo, deve scendere le scale e, con la chiave fornitagli dal proprietario del fondo servente, aprire anche il cancello eretto da quest’ultimo. Tutto ciò nonostante che una giurisprudenza costante e consolidata, anche di Cassazione, stabilisca che non si possono erigere sbarre o cancelli che alterino, peggiorandole, le condizioni di utilizzo della servitù di passaggio vigenti fino a quel momento.

Queste sentenze il suddetto avvocato le conosce. E allora perché suggerisce al suo cliente di mettere una sbarra o un cancello a ridosso di quello preesistente?

E’ deontologia professionale questa? Fra l’altro c’è un’azione che il codice chiama “emulativa”, che vuol dire questo nella terminologia giuridica: “abuso dell’esercizio di proprietà, consistente nel far uso di un proprio bene in modo da arrecar danno ad altri, senza vantaggio proprio.”

E’ corretto che un avvocato istruisca il proprio cliente affinchè metta in essere un’azione emulativa punita dal codice?
Ci sono avvocati azzeccagarbugli, ma ci sono anche avvocati molto disonesti che, anziché evitare ai propri clienti azioni illegittime, le stimolano.


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