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Chi è il nuovo Presidente della Repubblica Tedesca

3 Aprile 2012

[Nino Campagna, presidente dell’Acit di Pescia (Associazione Culturale Italo-Tedesca) (acitpescia@alice.it), che conosco da vari anni, è un infaticabile messaggero della cultura, in particolare di quella tedesca, di cui si può dire sappia tutto. Affascinato da quella letteratura va in giro a parlarne davanti a studenti e professori, incantando tutti con il suo eloquio da oratore tanto preparato quanto appassionato. Non si finirebbe mai di ascoltarlo. Della cultura tedesca conosce non solo la letteratura, ma la musica e in modo tutto speciale – al contrario di quanto accade in Italia – la fiaba, che nella Germania gode di grande considerazione, quasi a livello di vero e proprio culto. Per la sua attività ultra quarantennale è stato insignito della croce al merito culturale concessagli dal Presidente della Repubblica Federale di Germania Horst Köhler. Essendo la sua opera protesa alla diffusione della cultura tedesca, la rivista è lieta della sua collaborazione, che ci farà conoscere molti aspetti interessanti di quella Nazione, e per questo lo ringrazia.]

Ho avuto la “fortuna” di leggere un libro di “memorie” del nuovo Presidente della Repubblica Federale di Germania, Joachim Gauck, cortesemente quanto celermente inviatomi – su mia espressa preghiera -da Berlino da un impagabile e affezionato amico, Wolfram Hoppenstedt, direttore della prestigiosa fondazione intestata ad uno degli uomini più illustri che abbia espresso la Germania del dopoguerra, il Cancelliere Willy Brandt, insignito tra l’altro anche del premio Nobel della Pace. Il titolo, come spesso capita per alcuni libri che già con questa “intuizione” riescono ad anticiparne per molti versi il contenuto, è “Inverno in estate e primavera in autunno” – una laconica ma significativa immagine a ribadire un ribaltamento non solo di stagioni, ma di valori umani. Si tratta di una serie di ricordi autobiografici che iniziano con una vicenda “drammatica” e di cui purtroppo saranno vittime tanti tedeschi che hanno dovuto condividere l’amara sorte di un Stato – la DDR – liberticida e governato da politici comunisti senza scrupoli, Ulbricht e Honecker,  per i quali la vita dei loro sudditi oltre a non valer nulla era completamente “ausgeliefert” – direbbero i tedeschi – consegnata cioè al loro insindacabile arbitrio. Era il 27 giugno 1951, il piccolo Joachim ha undici anni e gli viene raccontato dalla madre allibita che un indeterminato “Sie”(Loro)  aveva proceduto a “prelevare” il padre (Sie haben Vater abgeholt); in questo participio passato (abgeholt, prelevato), che diventerà  purtroppo un’espressione ricorrente, si celerà il dramma della famiglia  Gauck di Rostock e di tantissimi sconosciuti “sudditi” che hanno avuto la sfortuna di passare senza accorgersene dalla dittatura “bruna” a  quella “rossa”.

Per quegli strani intrecci della storia, per i quali mi torna in mente la citazione di Marx – “La ragione d’essere del caso” -, a me tanto cara, questo pastore evangelico, uomo di punta del dissenso nella DDR, è stato eletto meno di un mese fa, il 18 marzo, al primo scrutinio, Presidente della Germania riunificata e commuove la sua immediata risposta: “Dico sì con tutto il mio cuore e con tutte le mie forze alla responsabilità che mi avete affidato”. Un appassionato tributo ai valori della democrazia da parte di un uomo che ha potuto partecipare per la prima volta ad un’elezione libera quando ormai aveva cinquanta anni.  Veniva in questo modo ad essere suggellata un’intera vita spesa per i diritti e la dignità umana senza perdere mai di vista l’ obiettivo della riunificazione e facendone, anzi, l’orizzonte strategico della sua battaglia. Così assieme a Kennedy e a Willy Brandt e grazie alla lungimiranza dell’ ex cancelliere Helmut Kohl, Gauck diventa oggi, anche se sono passati più di due decenni, uno dei protagonisti storici dell’ unità tedesca. Ma la sua  elezione ha anche un altro importante risvolto; con essa si chiude un’epoca e vengono cancellati quei confini invisibili, che, nonostante la caduta del Muro, continuavano a dividere i tedeschi. Finalmente dopo anni di duro quanto umiliante “silenzio” si sono squarciati i veli dell’ipocrisia che avevano caratterizzato i 40 anni della DDR e, grazie a film come “La vita degli altri”, il lungometraggio di debutto del regista e sceneggiatore Florian Henckel von Donnersmarck e  a libri come “La Torre” di Uwe Tellkamp, il medico di Dresda di venti anni più giovane del nuovo Presidente tedesco, tutti possono farsi un’idea  dell’impossibile vita quotidiana cui erano costretti gli abitanti della Germania dell’Est.  Gauck, prende il posto di Christian Wulff, costretto alle dimissioni dopo essere stato travolto da una lunga serie di accuse su presunti comportamenti illeciti e menzogne ad organi istituzionali. Joachim Gauck, nato nel 1940, pastore protestante, già attivista per i diritti umani nella Germania comunista della DDR, durante la rivoluzione del 1989 avrebbe fondato assieme ad un gruppetto di oppositori il  “Neues Forum”, il primo movimento d’opposizione a essere riconosciuto dal Partito Socialista Unificato di Germania. Negli anni della fine del regime comunista della DDR Gauck fu anche una figura di spicco del (SED – Partito Socialista Unitario tedesco) allora al potere. Nelle prime e uniche elezioni libere tenutesi nella RDT, fu eletto deputato e, su incarico della Volkskammer, divenne presidente della commissione speciale per il controllo dello scioglimento della Stasi. Da allora egli ha continuato il suo impegno politico con numerose conferenze, risultando un infaticabile  presidente dell’associazione Gegen Vergessen – Für Demokratie (Per non dimenticare – Per la democrazia). Il 18 marzo di questo anno il “miracolo”, salutato con espressioni che tradiscono l’assoluta semplicità del nuovo Presidente. “Che bella domenica!”, con questa semplice constatazione avrebbe dato inizio al suo saluto di ringraziamento davanti all’assemblea plenaria che lo aveva eletto a larghissima maggioranza. Egli, dopo aver fatto un breve excursus sul suo impegno politico,  ha avuto anche modo di dichiarare nel suo discorso di insediamento di “accettare l’incarico con l’infinita gratitudine di una persona che dopo aver vagato a lungo nel deserto politico del 20. secolo aveva finalmente e inaspettatamente ritrovato la patria”. Ad inizio del 2012 doveva rendersi conto con infinito compiacimento che proprio a lui, un imperterrito oppositore degli anni “bui” della DDR, veniva affidato il più alto incarico previsto dalla Costituzione tedesca. A concludere il suo messaggio un “monito” che non può lasciare indifferenti i tedeschi, ancora memori delle “ferite” comportate da una disumana divisione.  “Dovremmo tuttavia riflettere su quanto vi dico: Colui che governa come chi che se ne sta in disparte, entrambi hanno bambini, a loro affideremo questo Paese. Vale veramente la pena lasciare ai nostri figli un’ eredità, per cui anche essi possano chiamare questo Paese come il ‘nostro Paese’ ”. A queste nobili parole ha fatto subito riferimento il nostro Presidente Napolitano che, felicitandosi col nuovo eletto, ha ribadito i legami che ci hanno da sempre contraddistinti:  ”Italia e Germania sono unite da indissolubili sentimenti di amicizia e da profondi legami culturali. Affrontiamo oggi insieme la sfida del rilancio dell’unità politica, della crescita economica, del progresso civile e della solidarietà sociale in Europa”.  


Letto 2019 volte.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart