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CINEMA: I film visti da Franco Pecori

3 Luglio 2010

[Franco Pecori dal 1969 ha esercitato la critica cinematografica – per Filmcritica, Bianco & Nero, La Rivista del Cinematografo e per il Paese Sera. È autore, tra l’altro, di due monografie, Federico Fellini e Vittorio De Sica (La Nuova Italia, 1974 e 1980). Nel 1975, ha presentato alla Mostra di Venezia la Personale di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet; e alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, con Maurizio Grande, una ricerca su Neorealismo: istituzioni e procedimenti (cfr. Lino Miccichè, Il Neorealismo cinematografico italiano, Marsilio). Dal 2002, ha tenuto per 4 anni, sul Televideo Rai, la rubrica settimanale Film visti da Franco Pecori. Noto anche come poeta, Pecori può vantare la stima di Franco Fortini]

The Twilight Saga: Eclipse

The Twilight Saga: Eclipse
David Slade, 2010
Fotografia Javier  Aguirresarobe
Kristen Stewart, Robert Pattinson, Taylor Lautner, Billy Burke, Bryce Dallas Howard, Dakota Fanning, Ashley Greene, Jackson Rathbone, Nikki Reed, Kellan Lutz, Elizabeth Reaser, Peter Facinelli, Gil Birmingham, Catalina Sandino Moreno, Christian Serratos, Justin Chon.

È un tormento che non riusciamo a fare nostro. O forse non è un tormento. Sembrerebbe romanticismo, magari di serie B, ma no: lei ci tiene a dire a lui che la sua idea di matrimonio è ultrasorpassata (lui viene da un’epoca diversa). Nella terza puntata del “crepuscolare” racconto dal romanzo di Stephenie Meye, la ragazzina Bella/Stewart continua ad insistere con il giovane più grande di lei (sulla trentina), Edward/Pattinson: sarà la sua compagna per sempre (eternità), è una decisione che va presa “prima del diploma” (il college è di quelli perbene), prima della svolta fondamentale della vita («ci si diploma una volta sola»). E prima del matrimonio, poiché per Edward le nozze regolari sono la condizione per “trasformare” Bella; e la ragazzina vergine – il papà poliziotto non è indifferente alla notizia che la sua bambina sia ancora non deflorata nonostante le assidue cure rivolte verso di lei da un vampiro e da un lupacchiotto (licantropo) – non vuole perdersi l’esperienza dell’amore “a caldo”, mentre cioè il suo corpo è ancora in grado di avvertire certe sensazioni. Poi tutto sarà come adesso è già per il suo amato vampiro Edward. E il lupacchiotto? Jacob/Lautner – bella muscolatura – vuole Bella certamente con più “energia”, ma non ha la “freddezza” (maturità) del rivale e soprattutto, almeno per il momento, non può permettersi le promesse “senza tempo” che invece rappresentano il plus vampiresco. Tuttavia la scelta di Bella non è facilissima, se pensate che i due innamorati arrivano a unirsi nella lotta contro una certa Victoria/Howard (che non vince) e contro i cattivissimi vampiri di ultima generazione, Neonati destinati a perdere. La verità è che, al di là delle fantasiose e ormai esteticamente poco attraenti rappresentazioni “horror”, il contrasto insanabile in quanto dialettico sta nell’opposizione caldo-freddo. Il caldo piacerebbe di più ma è destinato a consumarsi, il freddo è eterno ma equivale alla morte. Si può vivere una vita/morte? Sembrerebbe che almeno una ragazzina, oggi, venga attratta dall’ipotesi. Del resto, la freddezza del vampiro non è comunque del tutto separata da un qualche filo di luce. Twilight. Sempre meglio che prendersi tutte le rogne di una vita en plein air? Più che un tormento, avvertiamo un sottile rischio di perversione.

Fratellanza – Brotherhood

Broderskab
Nicolo Donato, 2009
Fotografia Laust Trier Mørk
Thure Lindhardt, David Dencik, Nicolas Bro, Morten Holst, Signe egholm Olsen, Jon Lange, Hanne Hedelund, Lars Simonsen, Claus Flygare, Johannes Lassen.
Roma 2009, concorso. Marc’Aurelio d’Oro della Giuria al miglior film

Scelta difficile? Tra neonazismo e omosessualità maschile la monetina sembrerebbe restare in aria. Siamo in Danimarca.  Il primo lungometraggio del danese Donato (origine italiana) affronta spavaldamente il tema dei gruppi organizzati che traggono ispirazione dal Mein Kampf e aggiornano il razzismo hitleriano nientemeno che con un’ecologico ideale di “vita in armonia con la natura”. È ciò che fanno i membri del gruppo con cui viene a contatto il giovane Lars (Lindhardt) dopo aver lasciato l’esercito: brutali aggressioni agli immigrati e bevute di birra “biologica”. In sostanza il tema è chiaro, ma quando si tratta di passare alla forma del contenuto, intervenendo il piano dell’espressione, le cose si complicano. All’interno del gruppo, gli equilibri psicologici e i problemi di comportamento non sono molto diversi che in altri ambiti, come il collegio o il convento di frati. Tensioni per il potere, rapporti e privilegi tra sottoposti e capo, ambizioni, amicizie, inimicizie. Non di rado omosessualità, come infatti capita qui a Lars con Jimmy (Dencik), il “tutore” a cui il “novizio” viene affidato per avviarlo alla “fratellanza”. Il carattere contraddittorio delle inclinazioni dei due rispetto al violento fanatismo della virilità imposto dalla dottrina nazi esplode in un effetto sorpresa che sembra cercare nella forma garanzie espressive. Rimane tuttavia irrisolto il punto di vista dell’autore. Una compiaciuta estetica dell’attrazione finisce per mettere sullo stesso piano due diversi “valori”, l’omosessualità e il neonazismo, incompatibili secondo un pre-giudizio astratto ma poi consustanziali nelle immagini del film. Ciò nulla toglie alla bravura degli attori.


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1 commento

  1. Commento by NoirPink - modello Pandemonium — 4 Luglio 2010 @ 17:19

    Su Brotherhood ti propongo anche la nostra recensione.

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart