Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone

TUTTI I MIEI LIBRI SU AMAZON qui

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui

CINEMA: I film visti da Franco Pecori

4 Settembre 2010

[Franco Pecori dal 1969 ha esercitato la critica cinematografica – per Filmcritica, Bianco & Nero, La Rivista del Cinematografo e per il Paese Sera. È autore, tra l’altro, di due monografie, Federico Fellini e Vittorio De Sica (La Nuova Italia, 1974 e 1980). Nel 1975, ha presentato alla Mostra di Venezia la Personale di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet; e alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, con Maurizio Grande, una ricerca su Neorealismo: istituzioni e procedimenti (cfr. Lino Miccichè, Il Neorealismo cinematografico italiano, Marsilio). Dal 2002, ha tenuto per 4 anni, sul Televideo Rai, la rubrica settimanale Film visti da Franco Pecori. Noto anche come poeta, Pecori può vantare la stima di Franco Fortini]

Shrek E vissero felici e contenti 3D

Shrek Forever After
Mike Mitchell, 2010
Fotografia Yong Duk  Jhun
Animazione

Quarto e ultimo appuntamento con l’orco verde, buono e simpatico, diverso ma uguale. Se la fiaba finisce bene, non è certo una sopresa. La forma 3D rafforza l’impressione di realtà diminuendo la fantasia, pur restando di livello altissimo la tecnica produttiva della Dreamworks. Passabilmente divertente, l’ultimo Shrek perde però di smalto, tutto teso come sembra nel tener dietro alla “morale della favola” – tanto strutturata da tradursi quasi in tesi politica. Tutto il film è percorso da una rincorsa alla restaurazione. All’inizio Shrek, orco “normalizzato” dalla vita famigliare – moglie e tre figli – è sul punto di morire di noia. Oh gli orchi di una volta! La giostra con i piccoli e con Fiona nel giorno del primo compleanno degli orchini fa traboccare il vaso. Un urlo feroce e volgare sgorga spontaneo dalla gola di Shrek, il quale sembra per un attimo ritrovare la primitiva energia. Ma il grido resterà a mezz’aria, diversità e normalità saranno inconciliabili. E la normalità riconquisterà il primato assoluto. La “vittoria” avrà il sapore dolciastro dell’amore ritrovato, Shrek e Fiona vivranno “felici e contenti” (per una volta il titolo italiano rende bene l’idea), sconfitta l’ingannevole lusinga del nano Tremotino. Ironia della sorte (o della tesi), non ultimo per importanza risulterà l’aiuto del Ciuchino nel trovare la via d’uscita da una situazione che l’intelligenza dell’orco (tutto cuore ma poco cervello) non avrebbe saputo risolvere. Il nano, quasi fosse un Faust, aveva tentato di “vendere” all’orco la felicità di un giorno? Facile: un “bacio di vero amore” prima dell’aurora e tutto ritornerà come prima, cioè come dopo il matrimonio normalizzatore. Addio Shrek, questo non è un paese per orchi. I piccoli spettatori, chiamti a gremire le sale, avranno forse avuto un qualche sentore di “rivoluzione”, ma tutto passa presto quando si è molto giovani.

Nightmare

A Nightmare on Elm Street
Samuel Bayer, 2010
Fotografia Jeff Cutte
Jackie Earle Haley, Rooney Mara, Kyle Gallner, Katie Cassidy, Thomas Dekker, Kellan Lutz, Clancy Brown, Connie Britton, Charles Tiedje, Lia D. Mortensen.

Sfinimento da incubo. Nightmare “mortale” a Elm Street. Bayer, dopo aver diretto la fotografia del contributo Usa (di Sean Penn) nel film composito 11 Settembre 2001, passa alla regia infilandosi nel tunnel senza luce di un remake stiracchiato più sull’iconologia del trascorso che su una nuova produzione di senso legata al mito di Freddy Krueger. L’incubo originale, di Wes Craven (1984), aveva il volto e l’arte  consapevole di Robert Englund. Il Fred di Jackie Earle Haley fa poco più che il verso a un certo genere di manichini che lasciano tutto sulle spalle dello spettatore il peso dell’horror. Il mostro che vive nei sogni e “uccide” quanti subiscono le sue “intromissioni” si aggira ancora per la provincia americana, dove ebbe a togliersi delle soddisfazioni nel 1984. Ma ora agisce con qualche pretesa in più, di carattere psicoanalitico e filosofico. E lascia al regista il duro compito di dare alle sequenze e al montaggio il potere di una rappresentazione “impossibile”. Il malessere dei liceali Kris, Dean, Jesse, Nancy e Quentin lascia intendere qualcosa di grave e di difficilmente spiegabile, qualcosa di profondo che si sarebbe annidato nella loro mente sin da quando erano fanciulli all’asilo. Un rospo da buttar fuori prima che Fred finisca il suo giro vendicativo. Qual’è la “colpa” che i giovani scoprono di dover scontare? Perché incide così radicalmente nella loro psiche da renderli vittime sacrificali della propria stessa esistenza? Non possono permettersi di addormentarsi giacché nel sonno arriva Fred/Nightmare e li uccide. E da svegli non resta loro che andare a scovare il ricordo infantile di scene che hanno voluto dimenticare. Il meccanismo è elementare, la sua rappresentazione, più che inorridire, fa apparire sproporzionato l’impegno profuso nell’assemblaggio di un immaginario che stenta a tenersi insieme. È il famoso – diremmo primordiale – problema della verosimiglianza del film/cinema, non verso il referente esterno bensì nella propria interna consistenza. Non a caso nel film di Bayer i tratti esteticamente più interessanti sono prodotti dalla suspence “immaginata” e non mostrata, appartengono ai momenti in cui le immagini non-dicono, non svelano il mistero che i ragazzi portano dentro di sé. E vale di più la loro angoscia per un destino maligno di cui avvertono la presenza che non lo scroscio pseudo-improvviso dell’irruzione del massacratore dal guanto omicida – invenzione che fece epoca ma che ora non regge all’attacco implicito della parodia. Quando poi veniamo a sapere che Fred fu “soltanto” un pedofilo “giustiziato” dai paesani per le rivelazioni dei bambini, sentiamo nascere l’esigenza di un approfondimento anche artistico. Insomma ci vorrebbe un altro film. L’horror o è per ridere o è una cosa seria.


Letto 1778 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart