Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone

TUTTI I MIEI LIBRI SU AMAZON qui

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui

CINEMA: I film visti da Franco Pecori

8 Gennaio 2011

[Franco Pecori dal 1969 ha esercitato la critica cinematografica – per Filmcritica, Bianco & Nero, La Rivista del Cinematografo e per il Paese Sera. È autore, tra l’altro, di due monografie, Federico Fellini e Vittorio De Sica (La Nuova Italia, 1974 e 1980). Nel 1975, ha presentato alla Mostra di Venezia la Personale di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet; e alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, con Maurizio Grande, una ricerca su Neorealismo: istituzioni e procedimenti (cfr. Lino Miccichè, Il Neorealismo cinematografico italiano, Marsilio). Dal 2002, ha tenuto per 4 anni, sul Televideo Rai, la rubrica settimanale Film visti da Franco Pecori. Noto anche come poeta, Pecori può vantare la stima di Franco Fortini]

Tamara Drewe

Tamara Drewe
Stephen Frears, 2010
Fotografia Ben Davis
Gemma Arterton, Roger Allam, Bill Camp, Dominic Cooper, Luke Evans, Tamsin Greig, Charlotte Christie, Jessica Barden, John Bett, Josie Taylor, Bronagh Gallagher, Pippa Haywood.
Cannes 2010 fc.

Tratto dall’omonimo fumetto dell’inglese Posy Simmonds, il film non è un “fumetto” ma piuttosto la lettura di un fumetto (e di Via dalla pazza folla, il romanzo di Thomas Hardy da cui la graphic novel e il film di John Schlesinger, del 1967) ad opera di un regista di qualità superiore, avvezzo a marcare i suoi lavori di stili e forme di volta in volta assai diversi. Basti pensare, solo per parlare dei film più recenti di Frears, al contenuto impegnato di Piccoli affari sporchi (2002) e al drammatico The Queen (2006), “bilanciati” da due commedie di tono decisamente più leggero, come Lady Henderson presenta (2005) e  Chéri (2009). Questa volta Frears si diverte a dare corpo al personaggio di una ragazza di campagna, sgraziata per via del naso deforme, la quale trasferitasi a Londra con la famiglia, alla morte della madre torna al suo paese, Ewedown nel Dorset, intenzionata a vendere la vecchia casa. Pascolano d’attorno le mucche e soggiornano alcuni scrittori in una sorta di buen retiro gestito da Nicholas Hardiment (Allam) e dalla moglie Beth (Greig): «Tutto è biologico ma il prodotto di punta è la parola scritta». Tamara (Arterton) è ora una giornalista in ascesa, naso rifatto e shorts vertiginosi. La sua riapparizione agita un po’ tutti. Nicholas, in particolare, attempato autore di gialli e donnaiolo, si ricorda di avere respinto Tamara quando lei era ragazzina. Ma il punto centrale sarà, per la protagonista, la scelta tra il suo ex ragazzo, Andy (Evans), ora giardiniere, e la rock-star Ben Sergeant, di passaggio per un concerto in una manifestazione locale. Nemmeno l’americano Glen (Camp), studioso di letteratura, resta insensibile al fascino di Tamara. Frears gestisce con studiata “leggerezza” la miscela di campagna e scrittura, affidando la funzione di osservatorio critico alla presenza di due giovanissime “sognatrici”, Casey (Christie) e Jody (Barden), le quali commentano passo-passo il succedersi delle “novità”, traducendole appunto nel loro linguaggio fumettistico. Humor inglese a volontà.

Hereafter

Hereafter
Clint Eastwood, 2010
Fotografia Tom Stern
Matt Damon, Cécile deFrance, Frankie McLaren, George McLaren, Jay Mohr, Bryce Dallas Howard, Marthe Keller, Thierry Neuvic, Derek Jacobi.

Con l’avanzare degli anni, Eastwood trasmette un senso progressivo di libertà e levità della visione, al di sopra e al di là dei generi che pure egli ha praticato con profonda consapevolezza. Sempre più convincente nella scelta di una poesia dell’esperienza, il regista di Gran Torino (2008), capolavoro testamentario, raccoglie come da un’ultima memoria del mondo sensazioni e immagini sconvolgenti, collettive e intime, e le proietta in un traslucido mirabile, emozionante, che ci solleva dal peso della quotidianità e ci deposita in un appassionato momento di sospesa pacificazione. Dopo il film, si resta in attesa, non di una risposta sull’Aldilà ma, intanto, sul destino dei nostri giorni qui e ora, della nostra esistenza incerta che dobbiamo vivere. L’Aldilà di Hereafter ha l’aria di essere un’ipotesi “di scuola” per un’esercitazione difficile e nobile sui confini tra ciò che nella rappresentazione quotidiana sembriamo a noi stessi e agli altri e ciò che davvero siamo o possiamo essere, ammesso che una differenza vi sia. Dopo il film ci sentiamo forse un po’ smascherati, uscire dalla sala forse ci pesa un po’. La morte, personaggio presente, tuttavia non ci tocca, ci sfiora in un sussulto di coscienza, ci restituisce la speranza di scegliere e di conoscerci meglio. Visitano l’Aldilà i protagonisti del film quando un incidente, uno dei mille e mille “incidenti” dell’esistenza, offre loro il caso dell’incursione diversa. E l’affacciarsi nella stanza segreta si sposa con l’immaginario di cui tutti ci nutriamo oggi, lo tsunami improvviso, il terrore devastante di un’esplosione, l’impatto maligno contro l’auto nel traffico, o più usualmente il potere visionario, istanza di spiritualità, che mette “in comunicazione con i morti” qualcuno di noi, per il caso di una misteriosa sperimentazione. Il miracolo lo fa Eastwood, traducendo la comune referenzialità da telegiornale, da cui si parte, in un rapporto interno ed estetico, in una visione privilegiata e “privata”, dove lo spettatore-massa si trasforma in fruitore singolo, moralmente responsabile della propria “lettura” del film. Processo che sarebbe piuttosto comune nel cinema se la macchina cinema non fosse inquinata da ragioni commerciali al di là di ragionevoli necessità. È proprio entro tale limite che risulta mirabile la resa di attori come Matt Damon (nella parte dell’operaio americano con doti di medium)  o Cécile deFrance (la giornalista francese vittima della furia marina in Indonesia), strappati alle loro divise per una prova che li chiama oltre la resa abituale. E colpisce specialmente la sensibilità con cui il regista, tema nel tema, tratta la vicenda di Marcus e Jason (Frankie e Geroge McLaren), i due gemellini londinesi allacciati dal cordone di un sentimento resistente al destino violento. Da notare che la musica del film è dello stesso Eastwood e che Steven Spielberg figura come produttore esecutivo.


Letto 2415 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart