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CINEMA: I film visti da Franco Pecori

8 Febbraio 2014

[Franco Pecori dal 1969 ha esercitato la critica cinematografica – per Filmcritica, Bianco & Nero, La Rivista del Cinematografo e per il Paese Sera. È autore, tra l’altro, di due monografie, Federico Fellini e Vittorio De Sica (La Nuova Italia, 1974 e 1980). Nel 1975, ha presentato alla Mostra di Venezia la Personale di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet; e alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, con Maurizio Grande, una ricerca su Neorealismo: istituzioni e procedimenti (cfr. Lino Miccichè, Il Neorealismo cinematografico italiano, Marsilio). Dal 2002, ha tenuto per 4 anni, sul Televideo Rai, la rubrica settimanale Film visti da Franco Pecori. Noto anche come poeta, Pecori può vantare la stima di Franco Fortini]

All Is Lost

All Is Lost – Tutto è perduto
Ragia J. C. Chandor, 2013
Sceneggiatura J. C. Chandor
Fotografia Frank G. DeMarco, Peter Zuccarini
Attori Robert Redford

A 1750 miglia da Sumatra, uno yacht di 14 metri subisce l’impatto con un container disperso da una delle navi cargo che battono la rotta mercantile. L’equipaggio dello scafo è costituito da una sola persona, non sappiamo chi sia, non ne conosciamo il nome, riconosciamo la maschera di Robert Redford e siamo nel cinema, in profondità. L’attenzione che quel volto convoglia su di sé ci fa prendere fiducia sulle sorti dell’avventura. E presto la bravura dell’attore riuscirà a imporci un’immersione totale nel destino non prescritto del navigatore solitario, riassumendo nei suoi connotati la storia di un cinema/film che contiene e trasmette elementi di poetica con implicazioni teoretiche coinvolgenti. Oh il Sundance di Butch Cassidy! Non c’è più niente da rapinare e forse nemmeno da interpretare.. forse ancora qualche motivo per cospirare, non più alcuna donna da amare.. se la vita è un oceano, cavalli, leoni, agnelli tutti insieme vanno nella tempesta che arriva. E la tempesta è l’altro personaggio del film, va e ritorna senza minacciare, vivendo se stessa semplicemente, accolta e affrontata con un coraggio malinconico dall’uomo ormai anziano, forte e calmo, appacificato nell’animo, pronto a organizzare e rifondare quasi l’ultimo momento della vita. Lo yacht cede, resta un piccolo rifugio di gomma che tende a sgonfiarsi, resta il sole che sorge e tramonta, avanza la sete. Radio rotta, cibo finito, calcoli col sestante ultima compagnia inutile. Poi di notte ecco una luce. Ma non è un film/suspence. Sarà quel che sarà. Conta molto di più ciò che è stato, la paziente drammaturgia non-documentaria, non-letteraria, non-fotografica (sarebbe stato facile piegare verso gli effetti della scenografia “naturale”); conta di più il sentimento della solitudine pacificata e della speranza premiata senza enfasi, come un fatto che accade anche a chi fosse rimasto solo.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart