Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone

TUTTI I MIEI LIBRI SU AMAZON qui

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui

CINEMA: I film visti da Franco Pecori

1 Marzo 2014

[Franco Pecori dal 1969 ha esercitato la critica cinematografica – per Filmcritica, Bianco & Nero, La Rivista del Cinematografo e per il Paese Sera. È autore, tra l’altro, di due monografie, Federico Fellini e Vittorio De Sica (La Nuova Italia, 1974 e 1980). Nel 1975, ha presentato alla Mostra di Venezia la Personale di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet; e alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, con Maurizio Grande, una ricerca su Neorealismo: istituzioni e procedimenti (cfr. Lino Miccichè, Il Neorealismo cinematografico italiano, Marsilio). Dal 2002, ha tenuto per 4 anni, sul Televideo Rai, la rubrica settimanale Film visti da Franco Pecori. Noto anche come poeta, Pecori può vantare la stima di Franco Fortini]

TIR

TIR
Regia Alberto Fasulo, 2013
Sceneggiatura Alberto Fasulo, Enrico Vecchi, Carlo Arciero, Branko Zavrsan
Fotografia Alberto Fasulo
Attori Branko Završan, Lučka Počkja, Marijan Šestak
Premi Roma 2013, Marc’Aurelio d’Oro: Film.

“Ho lasciato casa mia per finire qui, fermo ad aspettare”. La vita del camionista, sull’autostrada, comporta spesso anche soste impreviste oltre a quelle regolamentari e cadenzate in base alle ore di guida. Alberto Fasulo, documentarista friulano al suo secondo lungometraggio – ma stavolta è l’elemento “finzione” a proporsi come chiave principale di lettura – entra nella cabina del Tir e si mette in viaggio insieme al conduttore Branko Završan e all’altro che fa coppia con Branko, Lucka Pockja. Migliaia di chilometri attraverso l’Europa in una sorta di casa mobile, dove si mangia, si dorme, si fa toilette e, in certi momenti, ci si rilassa perfino sull’amaca, aspettando che dalla centrale si decidano a comunicare il seguito del percorso, luoghi e tempi e cose da fare. Quando diciamo finzione non vogliamo dire che nel film vi siano “fantasie” o comunque fughe nell’immaginario. Il fatto è che Fasulo coglie i momenti non solo tecnici (guidare un “bestione” della strada è meno semplice di quanto si pensi) ma anche e soprattutto il lato esistenziale di questi lavoratori, straniati dalla vita di famiglia (poetiche le telefonate di Branko alla moglie) e indotti magari a scelte lavorative tutt’altro che rispondenti alle vocazioni di partenza – Branko è insegnante, ma ora guadagna tre volte di più rispetto alla scuola. Di per sé, nulla di straordinario, il valore del film è nella forma (non è una parolaccia), il suono in diretta ci entra nell’orecchio e restiamo immersi nel paesaggio autostradale, le immagini scorrono insieme al Tir, scandite da un montaggio non monotono e rispettoso del grado informativo delle inquadrature. Il Tir finisce per avere un’anima oltre che un corpo, lo stesso corpo e la stessa anima dei conduttori. Si viaggia e si lavora insieme a loro, in un’Europa vicina e lontana, dai tratti controllati elettronicamente, con le schede che segnano punto per punto e minuto per minuto il procedere dei camionisti. Di stereotipi nemmeno l’ombra. Si avverte il sentimento di una lontananza forzata, di una “prigionia” non-stanziale, in cui veniamo trascinati in nome del viaggio delle merci, spostamento/alienazione non misurabile con i chilometri segnalati dal display sul cruscotto. Importante segnale di riscatto dal dominio della commedia, film come questo hanno anche un significato forse strategico sul piano di una nuova creatività, vicina a noi ma non tanto da essere “doppia” rispetto al già saputo. Qualcosa in più del “documentario” e qualcosa in meno (meno male) della “poesia” dilettantesca, frutto di scoperte impressionistiche e  falsamente alternative, che spesso si affaccia sugli schermi festivalieri.


Letto 1283 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart