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CINEMA: I film visti da Franco Pecori

8 Giugno 2014

[Franco Pecori dal 1969 ha esercitato la critica cinematografica – per Filmcritica, Bianco & Nero, La Rivista del Cinematografo e per il Paese Sera. √ą autore, tra l’altro, di due monografie, Federico Fellini e Vittorio De Sica (La Nuova Italia, 1974 e 1980). Nel 1975, ha presentato alla Mostra di Venezia la Personale di Jean-Marie Straub e Dani√®le Huillet; e alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, con Maurizio Grande, una ricerca su Neorealismo: istituzioni e procedimenti (cfr. Lino Miccich√®, Il Neorealismo cinematografico italiano, Marsilio). Dal 2002, ha tenuto per 4 anni, sul Televideo Rai, la rubrica settimanale Film visti da Franco Pecori. Noto anche come poeta, Pecori pu√≤ vantare la stima di Franco Fortini]

Assolo

Assolo
Regia Massimo Piccolo, 2014
Sceneggiatura Massimo Piccolo
Fotografia Valentina Caniglia
Attori Antonio De Matteo, Adriana Cardinale, Gaia D’Angelo, Zaira De Felice, Maddalena Stornaiuolo, David Power, Michele Busiello, Alessandra Esposito, Gianfranco Cercola.

¬ęMomenti indefiniti, eppure nitidi e reali¬Ľ. Li definisce cos√¨ il testo di presentazione del film, esordio alla regia di Massimo Piccolo, napoletano di Pomigliano d‚ÄôArco, proveniente dal teatro e dal teatro ‚Äúdi narrazione‚ÄĚ.¬†¬†Semplificato al massimo sul piano della messa in scena,¬†Assolo¬†presenta una ‚Äúcomplessit√†‚ÄĚ alquanto velleitaria dal punto di vista della resa espressiva. La definizione estetica di ‚Äúindefinito‚ÄĚ e ‚Äúnitido e reale‚ÄĚ √® problematica un po‚Äô come la musica che l‚Äôautore ha deciso di utilizzare, anche idealmente, quale sostanza stessa del non-racconto: il jazz, la cui componente essenziale, l‚Äôimprovvisazione, ci porta per l‚Äôappunto sul filo dell‚Äô‚ÄĚimpossibile‚ÄĚ e, paradossalmente, dell‚Äôimprescindibile, laddove ad ogni passo incontriamo i vantaggi e gli impedimenti della ‚Äúcreativit√†‚ÄĚ. Tanto pi√Ļ quando si coltivi la pur giusta ambizione di un uso delle musica ben al di l√† del ‚Äúcommento‚ÄĚ alle immagini. Danny Caputo (Antonio De Matteo), il protagonista, vive i minuti che precedono la sua performance di solista al sax nel retropalco di un grande teatro newyorkese (collegamento in Mondovisione!), in una doppia dimensione scena/fuori-scena, riattraversando momenti della propria vita, specialmente amorosa. Il regista non utilizza gli stilemi classici del flashback e si affida invece alla tessitura letteraria della voce fuori campo del protagonista. Danny si rivolge al pubblico spiegando in forma di continua metafora ‚Äď e in un certo senso liberandosi da responsabilit√† troppo implicative ‚Äď l‚Äôonda temporale che attraversa la propria mente, veicolo non tanto di ‚Äúricordi‚ÄĚ quanto di veri ripensamenti esistenziali. Un disegno ambizioso, una sorta di fenomenologia della storia senza la storia, in cui figure femminili vanno e vengono, a far vivere (non proprio ri-vivere) esperienze passate e per√≤ anche, insieme, a venire. Purtroppo la consistenza attoriale, specialmente nelle parti femminili, √® alquanto riduttiva e l‚Äôesito artistico √® povero.

Tutta colpa del vulcano

Eyjafjallojökull
Regia Alexandre Coffre, 2013
Sceneggiatura Laurent Zeitoun, Yoann Gromb, Alexandre Coffre
Fotografia Pierre Cottereau
Attori Valérie Bonneton, Dany Boon, Denis Ménochet, Albert Delpy, Bérangère McNeese, Malik Bentalha.

Attori brillanti di vasto successo animano gags ed episodiche avventure a catena per arrivare al traguardo ben configurato fin dall‚Äôinizio (o quasi) come benevolo destino. La verve √® francese. Il regista, all‚Äôesordio, mostra di conoscere la legge del ritmo incalzante e della simpatia ‚Äúcostrittiva‚ÄĚ mascherata da acqua di fonte genuina. Val√©rie Bonneton sembra ansiosa di misurarsi alla pari, da protagonista, in un ruolo di contrappunto primario dopo aver frequentato set impegnativi come quello diretto da Guillaume Canet (Piccole bugie tra amici¬†2012). E Dany Boon sa padroneggiare i passaggi interni dalla ‚Äúimpossibile‚ÄĚ sopportazione del fastidioso assedio della donna da cui √® divorziato al riscatto pi√Ļ esilarante, legando il proprio personaggio a un‚Äôautonomia del controllo gi√† collaudata anche come regista di se stesso in¬†Niente da dichiarare?¬†(2010) e nel recente¬†Supercondriaco ‚Äď Ridere fa bene alla salute. Frequentatore di Storie sarcastiche (la serie¬†Asterix) e avveduto viaggiatore umoristico e socio-antropologico ¬†(da¬†Gi√Ļ al Nord¬†a¬†Benvenuti al Sud), ora deve affrontare forse la periva pi√Ļ ardua, destreggiandosi nel difficile equilibrio sentimentale e morale a cui lo chiama la casualit√† della vita e del ruolo di genitore. Il destino di cui sopra chiama Alain (Dany Boon) e Val√©rie (Val√©rie Bonneton) al viaggio verso la comune meta greca del matrimonio della loro figlia C√©cile (B√©rang√®re McNeese). Si ritrovano casualmente sul medesimo aereo e seguono la sorte di una rotta superaccidentata, dato che proprio in quel giorno l‚Äôeruzione del vulcano¬†Eyjafjalloj√∂kull blocca il traffico nei cieli. E siccome sono tra loro in competizione per giungere ciascuno prima dell‚Äôaltro a salutare la sposa, i due genitori non esiteranno a utilizzare ‚Äúqualsiasi mezzo‚ÄĚ per prevalere in tempistica. Non privo di argute osservazioni sociologiche, l‚Äôocchio di Coffre registra la serie serrata di disavventure che Alain e Val√©rie sono bravi a superare; e non dimentica mai, in alcun momento, il traguardo da raggiungere: anche il divorzio, per i due impegnati nella pazza corsa, sar√† stato un superabile ‚Äúincidente‚ÄĚ.

 

 


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart