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CINEMA: I film visti da Franco Pecori

16 Marzo 2008


[Franco Pecori dal 1969 ha esercitato la critica cinematografica – per Filmcritica, Bianco & Nero, La Rivista del Cinematografo e per il Paese Sera. √ą autore, tra l’altro, di due monografie, Federico Fellini e Vittorio De Sica (La Nuova Italia, 1974 e 1980). Nel 1975, ha presentato alla Mostra di Venezia la Personale di Jean-Marie Straub e Dani√®le Huillet; e alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, con Maurizio Grande, una ricerca su Neorealismo: istituzioni e procedimenti (cfr. Lino Miccich√®, Il Neorealismo cinematografico italiano, Marsilio). Dal 2002, ha tenuto per 4 anni, sul Televideo Rai, la rubrica settimanale Film visti da Franco Pecori. Noto anche come poeta, Pecori pu√≤ vantare la stima di Franco Fortini.]

The Water Horse – La leggenda degli abissi

The Water Horse: The Legend of Deep
Jay Russell, 2007
Emily Watson, Alex Etel, Ben Chaplin, David Morrissey, Priyanka Xi, Marshall Napier, Joel Tobeck, Erroll Shand, Brian Cox, Louis Owen Collins, Bruce Allpress, Geraldine Briphy, Edward Campbell, William Johnson.

Il mostro √® buono. Siamo noi gli aggressivi che sparano cannonate contro tutto ci√≤ che si muove, che amiamo essere sempre “in prima linea” contro un nemico da annientare. Per fortuna ci sono i bambini, disponibili ad accogliere ogni segnale di bont√†, anche il pi√Ļ fantasioso, senza pregiudizi. La leggenda √® quella del lago di Loch Ness, in Scozia. Diciamo leggenda perch√© finora le apparizioni del mostro lacustre restano misteriose e non inequivocabilmente documentate. Ma risalgono al 590 e non si sono mai interrotte, fino all’ultima, del 2007. Russell (Vivere per sempre) si rif√† al libro per ragazzi The Water Horse, di Dick King-Smith e utilizza per gli effetti speciali¬†una super squadra di tecnici (Il Signore degli anelli,¬† King Kong,¬† Le Conache di Narnia). Ne viene fuori una creatura meravigliosa e simpaticissima che altro non cerca che un po’ di sincera compagnia. Il “mostro” marino √® rinchiuso in un strano uovo, che il piccolo Angus (Etel) trova in una delle sue solitarie escursioni in riva al lago. Il bambino si sente solo, soffre dell’assenza del padre richiamato in guerra. Nel piccolo paese dove vive con la mamma (Watson) e la sorella pi√Ļ grande (Priyanka¬†Xi)¬†arrivano i soldati, un po’ buffi e quasi comici, pronti a difendere la Scozia dall’aggressione tedesca (siamo nel 1942). Tra gli sconosciuti c’√® anche un uomo (Chaplin) alquanto misterioso che presto diventer√† amico di Angus e lo aiuter√† nella difficile avventura di salvare il mostro dai colpi di artiglieria, liberandolo verso il mare aperto.¬† Il film, “meraviglioso” e di fantasia¬†non aggressiva, ci induce, progressivamente seguendo l’ingenua curiosit√† di Angus, a familiarizzare¬†col mostro, subito battezzato Crusoe¬†dal bambino che lo “ricovera” segretamente¬†nella vasca da bagno. Crusoe cresce¬†a vista¬†e sconvolge l’ordine della casa. Soltanto Angus ne conosce l’indole buona e lo considera un vero amico. Lo seguir√† anche nel lago, cavalcandolo felicemente in una prima sequenza liberatoria, molto bella,¬†che trasmette gioia di vivere in libert√†, e poi nel finale minaccioso e notturno, quando Crusoe, scambiato per un sottomarino tedesco, subisce l’attacco insensato dell’artiglieria scozzese. L’enorme amico rester√† nel cuore di Angus per sempre. Ed √® proprio Angus, ormai adulto e maturo, a raccontare di quell’avventura capitatagli da bambino. Nella locanda, due giovani turisti lo stanno ad ascoltare incantati.

Onora il padre e la madre

Before the Devil Knows you’re Dead
Sidney Lumet, 2007
Philip Seymour Hoffman, Ethan Hawke, Albert Finney, Marisa Tomei, Alex Emanuel, Jack Fitz, Guy A. Fortt, Edwin Freeman, Natalie Gold, Sakina Jaffrey, Sarah Livingston, Rosemary Harris.

Dollari, odio, droga, impotenza, truffe, pistole, famiglia, solitudine. Classico e limpido Lumet non smette di osservare con sguardo crudele gli aspetti inquietanti della societ√† e li¬† racconta con fermezza, impassibile, bloccando le inquadrature a costo di riprendere scene spiacevoli. E magari tornandoci su, con una serie di flash all’indietro e poi riandando avanti, al dopo, per puntualizzare, capire meglio. Vediamo due fratelli che hanno dimenticato di amarsi. La madre (Harris)¬†cura il negozio di gioielli, il padre (Finney)¬†√®¬†seduto davanti alla vasca di pesci, li guarda e cerca invano nella memoria di marinaio.¬†Hank ( Hawke), il pi√Ļ giovane, separato dalla moglie, vuole bene alla figlia, trova a stento i soldi per gli alimenti ed ha una relazione con Gina (Tomei). Gina √® la moglie di¬†Andy (Hoffman), il pi√Ļ grande. Dirigente d’azienda, attinge alle casse per il vizio della droga e sta per essere scoperto. Ma idea: perch√© non rapinare la gioielleria di famiglia, con un colpo di mattina presto quando la mamma ancora non √® l√¨? Hank √® riluttante, ma poi accetta. Da questo momento, la perversione morale esce definitivamente allo scoperto, nel senso che sembra farsi personaggio e ci sembra di vederla all’opera, nelle inquadrature spietate e nitide. I flash che a ritmo regolare segnano il progredire tragico del thriller, punteggiano di osservazioni sarcastiche la discesa nell’abisso, finch√© la famiglia, quel che ne resta, si “riunisce” in un finale non raccontabile ma che sugella il rapporto tra i due maggiori responsabili della vicenda.¬†C’√® ancora posto in Paradiso? Sar√† meglio muoversi, prima che il diavolo si accorga che siamo morti.

Nelle tue mani

Nelle tue mani
Peter Del Monte, 2007
Kasia Smutniak, Marco Foschi, Luisa De Santis, Severino Saltarelli, Luciano Bartoli, Simona Caramelli, Alberto Cracco, Gaetano Carotenuto, Riccardo Francia, Eleonora Solofra, Noemi Abbrescia, Alba Rohrwacher, Pier Francesco Poggi, Marina Pennafina, Nicolò Benvenuti, Andrea Bruschi, Carolina Levi, Davide Manuli, Paolo De Bernardis.

A¬†7 anni da Controvento, Del Monte torna con un film di alto¬†livello, in linea con la sua produzione pi√Ļ interessante (Irene Irene, Invito al viaggio, Compagna di viaggio). Fuori dalla marea dei macchiettismi italioti, Del Monte, ci regala un racconto profondamente contemporaneo. Non √® “tratto da una storia vera”, ma indaga le possibili “verit√†” di una storia tanto misteriosa quanto “semplice” nell’apparente consequenzialit√†; non¬†intesse “scenette” per dare un senso del quotidiano, ma inventa inquadrature produttive di senso, tagli la cui relazione interna non ha bisogno di attingere a rassicurazioni prefilmiche. Ed √® un senso non lineare, poetico appunto, che denuncia senza¬†didascalie la difficolt√† del vivere consapevole, del cercare rapporti secondo un’istanza di umanesimo. Si produce una¬†sensibilit√† non teorica, perfino¬†imbarazzante. Non c’√® specchio in cui specchiarsi, c’√® di momento in momento l’ansia di una soluzione che non arriva,¬† che non si intravede. C’√® la prigionia di un sorriso che non pu√≤ essere liberatorio, c’√® una parola che sfugge, un¬† gesto che non si compie, un evento che non spiega, una fine che non arriva. E¬†sempre si apre un altro film, sorpresa nel giallo continuo di un’esistenza che non d√† risposte. La diversit√† di Mavi (Smutniak)¬†e Teo (Foschi) si riproduce inesorabilmente, negando ai due personaggi il piacere della “conoscenza”, la tranquillit√† della prospettiva. Impossibile restringere il d√©coupage nel conformarsi di un incontro tra lo studente di astrofisica e l’immigrata di Spalato. I due attori nel ruolo di¬†protagonisti sono bravissimi, ma nessuna figura √® di contorno, nessuno √® deresponsabilizzato in un ruolo “minore”. Ciascun angolo √® “pieno”, sia pur pieno di “vuoto”, o meglio di “ignoto”.¬†Ci sono anche¬†alcuni temi sociologici¬†attuali, la giovane coppia, il lavoro, i bambini, i genitori, le religioni, ma tutto √®¬†riformulato nel rifiuto dell’ovviet√†. Tanto che la “bella” fotografia di Marco Carosi √® costretta a precisarsi dall’implacabile asciuttezza delle ellissi e a rinascere cos√¨ ogni volta in funzione della limpida onest√† dell’inquadratura. E in chiusura, la fine utopia del picnic della “famigliola”, ricomposta in una resa paradossale, di Teo che apparecchia per la figlia Caterina, per¬†Mavi e per il piccolo, nuovo arrivato e¬†non suo. In un cinema italiano spesso ansimante¬†nella¬†ricerca¬†del prodotto medio vendibile c’√® ancora bisogno di autori.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart