Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone

TUTTI I MIEI LIBRI SU AMAZON qui

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui

CINEMA: I film visti da Franco Pecori

20 Dicembre 2008

[Franco Pecori dal 1969 ha esercitato la critica cinematografica – per Filmcritica, Bianco & Nero, La Rivista del Cinematografo e per il Paese Sera.¬†√ą autore, tra l’altro, di due monografie, Federico Fellini e Vittorio De Sica (La Nuova Italia, 1974 e 1980). Nel 1975, ha presentato alla Mostra di Venezia la Personale di Jean-Marie Straub e Dani√®le Huillet; e alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, con Maurizio Grande, una ricerca su Neorealismo: istituzioni e procedimenti (cfr. Lino Miccich√®, Il Neorealismo cinematografico italiano, Marsilio). Dal 2002, ha tenuto per 4 anni, sul Televideo Rai, la rubrica settimanale Film visti da Franco Pecori. Noto anche come poeta, Pecori pu√≤ vantare la stima di Franco Fortini.]
 

Racconto di Natale

Un conte de No√ęl
Arnaud Desplechin, 2008
Catherine Deneuve, Mathieu Amalric, Melvil Poupaud, Chiara Mastroianni, Anne Consigny, Emmanuelle Devos, Hippolyte Girardot.
Cannes 2008, Catherine Deneuve (ex-equo con Clint Eastwood) Premi Speciale della Giuria. Pesaro 2008, Premio del pubblico.

A Roubaix (Francia) la famiglia borghese pu√≤ essere una macchina complicata, a volte teatrale e letteraria. Sottoposta a trapianto cinematografico, pu√≤ trasformare il trattamento dei sentimenti in un gioco merlettato da cui traspare in lontananza un residuo di Nouvelle Vague ma che non risolve la necessit√† del dramma di placarsi o comunque risolversi in una catarsi. Genitori, figli, fratelli, cognati, nipoti si articolano in un intreccio di responsabilit√† caratteriali “vissute” con grande abilit√† da attori eccellenti, disponibili al gioco della commedia umana e, oltre, alla presa diretta di un cinema-verit√† ormai, dati i decenni, digestivo. Il risultato √® un film che offre arguzia e piacevolezza in quantit√† sapientemente misurate e comparate con esperienza drammaturgica. La riunione natalizia di famiglia √® dovuta ad un raro e intricatissimo caso di urgenza medica. Mielodisplasia. La necessit√† di un trapianto di midollo di difficile compatibilit√† accomuna i parenti pi√Ļ o meno diretti in una “gara” convenzionale¬†per il¬†salvataggio della vita di Junon (Deneuve) e li convoglia verso la scadenza rituale, a cui ciascuno porta altre e diverse “malattie” (disturbi, mali di vivere). Desplechin segue il filo con cui aveva gi√† intessuto l’apprezzato¬†Rois et reine¬†visto a Venezia nel¬†2004 e uscito nel 2006 (I re e la regina), gestendo visibilmente le riprese con lo spirito che fa del set cinematografico un luogo dove il cinema vive insieme agli attori. I francesi ne vanno matti e anche il pubblico della Mostra di Pesaro ne √® stato entusiasta. Il Premio Speciale della Giuria di Cannes a Catherine Deneuve (ex-aequo con Clint Eastwood) ha per altro sancito una “universalit√†” di certe prestazioni pur cos√¨ distanti tra loro. Ma tornando al filo del fine tessitore, colpisce il legame interno tra il personaggio di Henri, macchia nera della famiglia, scacciato dalla sorella Elizabeth (Consigny), la quale ne paga tutte le insolvenze pur di non rivederlo mai pi√Ļ, e l’altro del citato Io e la regina, quell’Ismael tanto strano da dover essere curato in ospedale psichiatrico. Amalric ne impersona in entrambi i casi il carattere in maniera cos√¨ organica e riconoscibile che, da sole, le due performances basterebbero a legittimare le nobili esercitazioni del regista. Attorno ad Henri ruota tutto il film perch√© si tratta di stabilire se tutti gli altri dicono e fanno cose “vere” o se le loro “bugie” evidenziano la “normalit√†” di Henri. Il quale tiene con la sua stranezza/sincerit√†/stravaganza i fili del destino altrui. Identit√†, sostituzioni, follie trasversali, alienazioni collettive, corrosione familiare, confessioni e rifiuti continui, sbandamento di senso, metafora del trapianto (scambio di vite, di sentimenti contrastanti, di storie opposte che vengono dalla stessa radice). Tutto fila nella prospettiva drammatica mentre sussiste una venatura sarcastica che suggerisce commedia. La leggerezza fa capolino ed evidenzia il dramma. √ą un film che potrebbe non finire mai. Ma ¬ęPensate che avete soltanto dormito e tutto torner√† com’era¬Ľ.

 

Baby love

Comme les autres
Vincent Garenq, 2008
Lambert Wilson, Pilar López de Ayala, Pascal Elbé, Anne Brochet, Andrée Damant, Florence Darel, Marc Duret, Liliane Cebrian, Luis Jaime Cortez, Catherine Erhardy, Eriq Ebouaney.

Che cosa non farebbe un uomo per divenire padre? Accoppiarsi con un altro uomo, direte voi. Banale. Il tema aggiornato vuol suonare pi√Ļ o meno cos√¨: coppia di uomini entra in crisi perch√© lui (Emmanuel/Wilson) vuole un figlio e lui (Philippe/Elb√©) non √® d’accordo, a parte il problema di come averlo.¬†Manu per√≤¬†non si rassegna. Dolorante per essere rimasto single, cerca in tutti i modi la soluzione. Il caso gliela porge sotto forma di incidente stradale: tamponamento di una bella ragazza argentina che a Parigi annaspa per avere un documento valido. Fina (Lopez De Ayala), messa al corrente, accetta di fare un matrimonio di convenienza. Dar√† un figlio¬†a Manu¬†e potr√† diventare una parigina legale. Senonch√©, il promesso sposo, medico pediatra, apprende dalla carissima amica Cathy (Brochet), medico anche lei e attratta palesemente in segreto dal suo carissimo amico, di essere sterile. Ora ci vuole un donatore di seme. Stop. Il resto sar√† bene lo vediate al cinema. Non tanto per la “suspense” (con la s giacch√© il film √® francese), quanto perch√© la commedia √® gustosa, mai troppo leggera, mai pesante nell’accennare ai risvolti drammatici,¬†sempre attenta a sfiorare il paradosso¬†evidenziandone il portato sociale. Non √® un film “impegnato” eppure impegna, √® spiritoso non senza un pizzico di commozione. Bravi e credibili gli attori, discreta la regia che li lascia vivere anche di vita propria.

Il bambino con il pigiama a righe

The Boy in the Striped Pajamas
Mark Herman, 2008
Asa Butterfield, Jack Scanlon, Amber Beattie, David Thewlis, Vera Farmiga, Richard Johnson, Sheila Hancock, Rupert Friend, David Hayman, Jim Norton, Cara Horgan.

¬ęPerch√© i contadini portano il pigiama?¬Ľ – ¬ęIn realt√†, quelle persone non sono affatto persone¬Ľ. Una semplice domanda, una semplice risposta: di Bruno (8 anni – Butterfield) al padre (Thewlis)¬†e del padre a Bruno. Il padre √® un ufficiale nazista. √ą stato appena “promosso”, dovr√† comandare¬†un¬†campo di concentramento. Con lui tutta la famiglia, la moglie Elsa (Farmiga), la figlia adolescente Gretel (Beattie) e Bruno, ha dovuto lasciare Berlino per¬†trasferirsi “in campagna”. Senza pi√Ļ i suoi compagni di giochi, Bruno “esplora” i dintorni della nuova casa. Quelle persone che lavorano nel campo sul retro saranno proprio contadini come gli raccontano i suoi? Strano che vadano in giro sempre in pigiama. Uno di loro, tra l’altro, Bruno se lo trova in casa, non fa che sbucciare patate e viene maltrattato. Un giorno che Bruno cade dall’altalena, quell’uomo che “non √® affatto una persona” gli cura il ginocchio ferito: non √® neanche un contadino, √® un medico che sbuccia patate. I bambini, si sa, scoprono il mondo man mano. Bruno poi ha la vocazione dell’esploratore ed √® molto curioso. La reg√¨a dell’inglese Herman (Grazie signora Thatcher, 1996) fonde magistralmente fiaba e ironia in un¬†sarcasmo doloroso¬†e¬†affettuoso, per registrare con sgomento il dramma della malvagia insipienza che porta persone “normali” a farsi fagogitare da mitologie perverse, a travisare la storia, a immaginare diabolici trionfi. Il tutto nel “pacifico” andamento familiare, un padre, una madre, una ragazza¬†e il fratellino minore.¬†Il padre, in divisa, sembra stia facendo un “gioco” importante; la madre, preoccupata, fa attenzione a mantenere l’equilibrio, un po’ ubbidendo e un po’ badando all’ordine, un po’ anche interrogandosi sullo strano incarico del marito – tenta di ribellarsi, non avr√† il tempo di farlo; la ragazza √® pronta ad aprirsi al primo amore, che per sua disgrazia rischia di essere il giovane tenente¬†Kotler (Friend), credulone nazista. E Bruno, esplorando, arriva al filo spinato che lo separa dai contadini¬†in pigliama. Uno di loro √® un bambino come lui, Shmuel (Scanlon). Nasce una patetica amicizia, impossibile, tanto triste da far saltare lo spettarore sulla poltrona. E nasce un tragico finale che scaraventa il film in una dimensione allucinante, in cui la fiaba si fa vera e la verit√† vive la propria fiaba. E dove la vita non pu√≤ essere “bella”. Non deve pi√Ļ¬†esserlo. Bruno oggi sarebbe forse¬†un nonno. Se vedesse poco lontano¬†dalla sua casa uno strano fumo maleodorante uscire da certe ciminiere, vogliamo credere che non nasconderebbe la verit√† ad un¬†suo nipotino.


Letto 2428 volte.
ÔĽŅ

1 commento

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco ¬Ľ CINEMA: I film visti da Franco Pecori — 20 Dicembre 2008 @ 20:59

    […] Link articolo originale: Bartolomeo Di Monaco ¬Ľ CINEMA: I film visti da Franco Pecori […]

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart