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CINEMA: I film visti da Franco Pecori

5 Luglio 2009

[Franco Pecori dal 1969 ha esercitato la critica cinematografica – per Filmcritica, Bianco & Nero, La Rivista del Cinematografo e per il Paese Sera. È autore, tra l’altro, di due monografie, Federico Fellini e Vittorio De Sica (La Nuova Italia, 1974 e 1980). Nel 1975, ha presentato alla Mostra di Venezia la Personale di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet; e alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, con Maurizio Grande, una ricerca su Neorealismo: istituzioni e procedimenti (cfr. Lino Miccichè, Il Neorealismo cinematografico italiano, Marsilio). Dal 2002, ha tenuto per 4 anni, sul Televideo Rai, la rubrica settimanale Film visti da Franco Pecori. Noto anche come poeta, Pecori può vantare la stima di Franco Fortini

Transformers: La vendetta del caduto

Transformers: Revenge of the Fallen
Michael Bay, 2007
Fotografia Ben Seresin
Shia LaBeouf, Megan Fox, Kevin Dunn, Julie White, John Turturro, Rainn Wilson, Isabel Lucas, Josh Duhamel, Tyrese Gibson, Hugo Weaving, Frank Welker, John Benjamin Hickey, Ramon Rodriguez, Matthew Marsden, Michael Papajohn, Samantha Smith, Jonathon Trent.

Bay approfitta del successo del primo Transformer e non rottama il giocattolo. Ricicla la ferraglia. La rianima, la moltiplica, la ingigantisce. Poi, forse per paura dell’eccessivo intasamento di macchine miracolate dal digitale, “umanizza” il racconto con una mistura dolciastra e umoristica al caramello, chiamando ancora in soccorso LaBeouf, chiedendogli il miracolo di immunizzare i più giovani spettatori dall’orribile e frastornante violenza degli scontri. Così, proprio mentre Sam si appresta a lasciare la ragazza (ma non se ne libererà facilmente) i genitori, mamma e papà ultraprotettivi ma innocui, e partire per il college, ecco ritornare l’incubo dei buoni e dei cattivi e delle ultime sorti del mondo. Con il primo Transformer sembrava tutto risolto, Optimus Prime aveva vinto su Megatron. Ma i “pacifici” Autobots non hanno di che stare tranquilli. I Decepticons, tanto per dare soddisfazione al botteghino, ritornano più agguerriti che mai. Si rivà all’indietro fino a 4 miloni di anni fa, affinché tutti possano rendersi bene conto di come sia andata la storia. Quindi, per continuare a dare il senso dell’Antichità, ci si sposta in Egitto con tutto l’armamentario di ferro e fuoco – svolazzano i reattori da guerra americani, gli elicotteri incrociano la zona delle operazioni e sembra di stare in Iraq (però qui altro che democrazia da salvare!). Poco importa che le millenarie testimonianze della civiltà, piramidi e simili, vadano in frantumi. È in gioco la salvezza della Terra. Dopo la prima ora, lo scompiglio e il miscuglio di personaggi e di elementi narrativi è tale da lasciare sbalorditi. Mentre Torturro nei panni dell’agente Simmons cerca affannosamente e invano di darsi un contegno da eroe “vissuto”, profusione di mezzi e reiterazione di “meraviglie” trasformistiche saturano completamente la scena. Anzi, diremmo lo schermo. E non c’è spazio per un minimo di riflessione. Inchiodati dalla paura del cataclisma meccanico e dell’alienazione robotica, facciamo fatica, dopo altri 87 minuti di cozzi metallici,  a intuire il nostro destino di umani.

Outlander – L’ultimo vichingo

Outlander
Howard McCain, 2008
Fotografia Pierre Gill
James Caviezel, Sophia Myles, Jack Huston, Ron Perlman, John Hurt, Cliff Saunders, John Beale, Katie Bergin, Ricardo Hoyos, Bailey Maughan, Ted Ludzik, Aidan Devine, Liam McNamara, John Nelles, Scott Owen, Owen Pattison, Petra Prazak.

Simpatico il mostro alieno? Non proprio, ma certo non possiamo dare a lui – specie di drago gigante e inarrestabile – tutti i torti per l’aggressività verso Kainan (Caviezel), colui che fece strage della popolazione dei suoi simili, distruggendo il sito interstellare dove abitavano e compiendo uno sterminio che al paragone le invasioni imperialiste della storia terrestre parrebbero fenomeni irrilevanti. Ora – siamo nel 709 d. C. –  Kainan, partito con la sua navicella per un’ulteriore perlustrazione spaziale e sbarcato vicino al villaggio norvegese di Herot, si ritrova alle calcagna il Moorwen, unico sopravvissuto e feroce antagonista. Il problema è che i vichinghi sono in lotta tra loro e attribuiscono le continue distruzioni di cui soffrono alle azioni dei nemici. Kainan dovrà convincerli che si tratta di qualcosa di diverso, di speciale. Il racconto si caratterizza per una strana e ingegnosa miscela di generi, tra fantascienza e mitologia medievale, gestita dal regista McCain – al suo secondo lungometraggio dopo una duplice pausa televisiva – con discreto rispetto della dimensione fantastica e con adeguate invenzioni sceniche, anche rapportate alla relativa “povertà” di mezzi. Apprezzabile l’uso di tagli di montaggio “economici”, che trasfomano in efficaci ellissi i “risparmi” nelle riprese, altrimenti ben più costose. Nella fase “medievale” c’è il vecchio re con la figlia (Myles) che rifiuta il matrimonio col pretendente designato e che finirà per innamorarsi dello “straniero” eroico e generoso. Ma la sceneggiatura, di Dirk Blackman e dello stesso regista, mantiene i sentimenti entro il giusto limite imposto dall’andamento avventuroso. Il limite è, se mai, nell’ambigua definizione del protagonista rispetto al suo mostruoso persecutore. I due si contendono un po’ misteriosamente il ruolo di alieni. E Caviezel (il Cristo di Mel Gibson), non sempre riesce ad imporre la propria maschera, come richiederebbero almeno le scene salienti.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart