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CINEMA: I MAESTRI: Ciao, Pino

10 Settembre 2013

di Raffaello Brignetti
[da “La fiera letteraria”, numero 32, giovedì, 8 agosto 1968]

In un Paese versatile, dai cassetti pieni di romanzi e poemi, in un tempo ricco di strumenti, dai registratori alle cineprese e ai microfoni, non si può non tenere in sospetto il dilettanti­smo. Una cultura dopolavoristica è quanto incide proprio nel nostro pun­to delicato di popolo di poeti, di arti­sti, eccetera. Tuttavia, una volta tanto, l’occasione di un confronto televisivo dà modo di riconoscere al dilettanti­smo l’apporto di qualche fantasia nei programmi altrimenti grigiamente professionali. Si tratta di Piccola ri­balta, rassegna di vincitori di concorsi ENAL.

Il confronto è, per esempio, col dop­piaggio del film Achtung! Banditi!, del­la serie di Carlo Lizzani. Il doppiaggio nostro professionistico è, notoriamen­te, uno dei migliori al mondo: ma le voci sono sempre le stesse. Un giorno si dovrĂ  pure scrivere la storia dell’e­co delle voci di professione nelle orec­chie di almeno tre o quattro genera­zioni, prima attraverso il cinema, poi attraverso la televisione che passa in rassegna il cinema… Disagio e mole­stia mettevano addosso le voci stam­pate ormai sulle facce di James Ste­wart o della moglie del Commesso viaggiatore, in bocca a personaggi no­strani, della nostra lotta clandestina. Quell’asciutto Lamberto Maggiorani di cui De Sica, « dalla strada », aveva fat­to un così autentico interprete di La­dri di biciclette, parlava con la voce riconoscibile di un attore il cui aspet­to non potrebbe essere piĂą placido, piĂą bonario. Noie del professionismo.

La pacca sulla spalla

« Ciao, Pino ». Ecco un’altra noia del professionismo. Con questa battuta il cantante Morandi dava il via in Sen­za rete all’orchestra di Pino Calvi. E, certo, la dimestichezza professionale comporterà, si immagina, il rapporto confidenziale tra un cantante e un di­rettore d’orchestra: ma che importa a noi spettatori se in privato e nella professione Morandi e Calvi si danno del tu e vanno a pigliare il caffè insie­me? « Ciao, Pino » è un emblema. E’ la pacca sulla spalla fra gente che sta dentro la televisione rispetto a gente che sta fuori e, peggio ancora, sta fuo­ri con un piede dentro, nel senso che ha ottenuto un biglietto di platea in cambio degli applausi quando si illu­mina la scritta che dice: applausi. Ec­cessive sono 1 a letizia e l’abitudine per una specie di privilegio, per un com­plimentarsi continuo e strizzarsi l’oc­chio. L’abito professionale di chi sente a casa propria in televisione ha contri­buito spesso a dare disinvoltura e vi­vacità agli spettacoli, però, oltre certi limiti, fa sentire estranei gli spetta­tori.

A paragone, Piccola ribalta ha avu­to piĂą fantasia. Era uno spettacolo scopertamente dilettantistico, anche nel tono, nell’ambiente termale; alcu­ne parti, benchĂ© bene interpretate, sa­pevano di doposcuola, quando ci si esercitava nelle recite di un brano di Goldoni o l’aula magna veniva aperta ai concerti serali. Ma l’impianto regge­va. Il fatto che tutto sommato questo gioco televisivo non cedesse di fronte a tante altre prove allestite con tutti i crismi, gli impegni professionali, le spese e la propaganda, deve mettere in guardia gli uomini della TY. Vuol dire che se nella resa non c’era grande differenza tra dilettantismo e profes­sionismo, differenza non c’è nemmeno, spesso, tra professionismo e dilettanti­smo.

Si sa tutto di Luttazzi

Vero è che in Piccola ribalta la fan­tasia era più facile. I concorsi ENAL davano il meglio solo per due sera­te, mentre la televisione deve prov­vedere a ogni sera e ogni giorno; inoltre i concorrenti portavano ciascu­no un cimento diverso, con umore an­cora fresco, non tentato dal mestiere. Ciò non toglie comunque che a buone opportunità siano corrisposti buoni ri­sultati e che se ne debba tener conto anche come suggerimento. Per dire, un impiego felice della fantasia è stato quello di aver alternato, nella serata, genere a genere, cantanti lirici a can­tanti di musica leggera, attori a stru­mentisti, eccetera. Si aveva così uno spettacolo valido per tutti, il che non è mai male, in televisione.

Il dilettantismo tenuto in sospetto non si è scoperto nel suo lato deterio­re. Non si sono avuti esibizionismi pro­vinciali, divismi; nessuno ha agitato la manina, approfittando della televisio­ne. La regìa è stata lineare, gli applau­si non hanno assordato.

Non per partito preso, ma se si deve notare qualche smagliatura è per l’ap­punto fra le prestazioni dei professio­nisti che si sono accompagnati ai dilet­tanti. Un paio di attrici hanno assapo­rato le parole recitando in quel modo tra accademico e salottiero che è di­ventato, a quando pare, il vezzo delle giovani interpreti o presentatrici tele­visive. Di Lelio Luttazzi presentatore si sarebbe preferito che avesse detto qualcosa di più dei dilettanti dell’ENAL, dei loro mestieri, e qualcosa di meno di sé. Tanto più che di sé ha or­mai detto quasi tutto.


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