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CINEMA: I MAESTRI: Il ferroviere

25 Giugno 2011

di Filippo Sacchi
[da ‚Äúal cinema col lapis‚ÄĚ, Mondadori, 1958]

Alta classe cinematografica e serio interesse umano sono i due caratteri distintivi del Ferroviere di Germi. Rari, forse anche nella produzione mondiale, sono i film cos√¨ formalmente ineccepibili. D’altra parte coerente con la sua ispirazione, Germi si √® mantenuto sul terreno della realt√† sociale, prendendo i suoi personaggi in un ceto ben precisato, e seguendoli con simpatia nei loro comuni pro¬≠blemi e personali conflitti.

L’angolo d’osservazione da cui sono visti questi problemi √® la famiglia del ferroviere Andrea Marcocci. La famiglia, dove accan¬≠to a un figliolo e una figliola gi√† sui vent’anni cresce un fratellino di sei, e che sino a un certo punto Sara, la mamma, gentile creatu¬≠ra piena di finezza e di bont√†, era riuscita a portare coraggiosamen¬≠te avanti, √® gi√† al principio del film in piena crisi. Piero il figliolo √® uno scioperato che non lavora e corre dietro a espedienti incerti e sovente poco puliti. Giulia √® stata sposata in fretta a un amico, Renato, che non ama, ma col quale aveva combinato ugualmente un figlio fuori programma. Ma la vera origine di tutti i guai √® il carattere del padre, Andrea Marcocci, tipo svelto, ma impulsivo, supponente e strampalato, che il dannato vizio del bere svia dal dovere e dalla famiglia. Gi√† cos√¨ coi nervi in aria, un giorno men¬≠tre conduce il suo rapido a cento all’ora, allo svoltar di una curva improvvisamente un suicida si butta sotto la motrice. Tanto Mar¬≠cocci rimane stravolto che poco dopo, nell’entrare in stazione, non vede un segnale rosso, e per un miracolo non provoca una catastrofe (tutto il racconto di questa corsa, con l’incidente terribile e l’agghiacciante frenata al pelo tra i due treni, √® un magnifico pezzo di regia).

Marcocci viene sospeso, poi, in seguito ai risultati di una visita medica di controllo, retrocesso al servizio delle locomotive di manovra sui piazzali. Persuaso di essere ingiustamente trattato e ar¬≠rovellato contro la malignit√† del mondo, comincia a prendersela con¬† tutti,¬† con¬† le¬† ferrovie,¬† col¬† ministero,¬†¬† coi¬† sindacati¬† che¬† non l’hanno difeso, coi compagni che non solidarizzano abbastanza con lui, al punto che quando vien proclamato uno sciopero, apposta per ripicco, e un po’ anche si capisce per la soddisfazione di pren¬≠dere il suo posto davanti al quadro di comando di una motrice, o di provare che √® sempre lui, si offre di condurre un treno viaggiatori da Roma a Milano, anche se questo atto di crumiraggio lo taglia definitivamente dal suo ambiente e dagli amici. Per colmo, durante una drammatica scenata, avendo appreso che Giulia ha un amante, cos√¨ brutalmente e direi vigliaccamente la schiaffeggia che finisce per colpire anche l’infelice moglie intromessasi a difender¬≠la. Piero che vede percossa la madre, la quale poco prima gli aveva dato il suo unico gioiello perch√© si cavasse da un pericoloso im¬≠broglio, perde il lume degli occhi e si avventa contro il padre. La vita in comune ormai √® divenuta impossibile. Piero e Giulia ab¬≠bandonano definitivamente la casa paterna.

Mi fermo qui, perch√© prima di riportare le cose a posto e di ar¬≠rivare alla conclusione la strada √® ancor lunga. Ma diciamolo pu¬≠re: troppe cose succedono a questa famiglia Marcocci. Non √® che pensiamo che non ci possano essere famiglie dove a un certo mo¬≠mento tutto va male. Per√≤ anche nella vita, quando qualcuno vi racconta i suoi guai, se sono troppi e la tira in lungo, vi sar√† suc¬≠cessa alle volte questa brutta cosa: di sentire dopo un po’ con ri¬≠morso che non riuscite pi√Ļ a immedesimarvi come vorreste. Anche per gli stimoli patetici purtroppo vale la regola che al di l√† di una certa frequenza si attutiscono. Un intreccio di casi meno macchi¬≠noso avrebbe avuto un altro vantaggio: di impegnare forse di pi√Ļ il regista Germi, e un po’ meno l’attore Germi. Perch√©, come sape¬≠te, in questo film Germi si presenta anche personalmente nella parte del protagonista. Ho paura che, scegliendosi, Germi sia stato un po’ indulgente con se stesso: la compiacenza con cui insiste a tenersi sotto la macchina da presa rasenta gi√† leggermente il narcisismo. Ora √® vero che non gli manca intelligenza mimica; un buon regista del resto dovrebbe essere sempre teoricamente un grande attore. Ma decisamente la sua maschera non possiede l’intensit√† e il dinamismo fotogenico necessari per occupare continuamente lo schermo. √ą, curiosamente, una maschera tormentata e insieme inespressiva, un po’ a causa dell’occhio che non si decifra sempre, rna soprattutto per quei due tic fissi, l’eterna ruga sulla fronte, e l’eter¬≠no ghigno delle labbra e del mento che riescono alla lunga mono¬≠toni e falsi. E allora, poich√© la bravissima Luisa Della Noce ha soltanto una parte collaterale, e Sylva non √® che un corpetto che piagnucola, tutto il peso emotivo del film finisce per ricadere quasi esclusivamente sul personaggio pi√Ļ piccolo, l’immancabile Sandrino. Ci sentirete forse qua e l√† nel trattamento vaghi riflessi dei monelli di De Sica. Per√≤ Edoardino Nevola √® un carattere, e poi¬≠ch√© egli deve adempiere nel film anche a un compito didascalico, che √® quello di opporre l’innocente sapienza dell’infanzia alla litigiosa stoltezza dei grandi, riconosciamo l’arte di Germi che √® riu¬≠scito a farlo parlare da ometto senza che mai, neppure nelle battute sdolcinate, appaia saputello e insopportabile. Nel cinema italiano, affollato di tesorucci che tirano gli schiaffi, questo √® gi√† un bel successo.


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