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CINEMA: LETTERATURA: Jack lo squartatore e Il fantasma dell’opera

18 Febbraio 2022

di Bartolomeo Di Monaco

JACK LO SQUARTATORE

Avrete sentito parlare di Jack lo squartatore, che tra l’estate e l’autunno del 1888 commise almeno 5 delitti di prostitute nel quartiere popolare di Vhithechapel, a Londra.
Robert Block, l’autore di “Psicho”, nel 1984 ci scrisse un libro ed altri hanno cercato di arrivare alla verità, essendo ancora oggi rimasto sconosciuto il nome dell’assassino.
Anche più di un regista si cimentò nell’impresa e in circolazione ci sono vari film dedicati alla narrazione di questa terribile storia.
Io ne posseggo 5 versioni, ma a mio parere la migliore è quella in cui la parte dell’ispettore Frederick Abberline è interpretata da un attore molto bravo, Michael Caine, e ha il titolo “La vera storia di Jack lo squartatore”, del 1988, regia di David Wickes. Una miniserie in 2 puntate, in cui si fa l’ipotesi che l’assassino sia il medico di corte Sir William Gull.
Canale 5 lo mandò in onda nel 1989 tradotto in italiano ed io ebbi la fortuna di registrarlo. Infatti, non esiste questo dvd nella nostra lingua, ma solo in inglese.
Mi meraviglio che gli addetti non vi abbiano provveduto fino ad oggi.

IL FANTASMA DELL’OPERA

Uscito prima a puntate, il romanzo di Gaston Leroux fu pubblicato nel marzo del 1910. Ebbe talmente successo che ne sono state date almeno 8 versioni cinematografiche, piĂą varie edizioni televisive.
Le versioni che possiedo sono quella muta di Rupert Julian del 1925 con un impareggiabile Lon Chaney e quella diretta da Dario Argento, che vede la figlia Asia interpretare la parte di Christine, la giovane soprano amata da Erik, ossia dal fantasma dell’opera.
Mentre la pellicola di Julian è sobria, non altrettanto lo è quella di Argento, il quale ne approfitta per introdurre un orrido cannibalesco estraneo allo spirito della storia. L’Erik di Argento non è un uomo deformato nel viso, ma un bel giovane allevato dai topi (sic!), che dorme insieme con essi e che uccide le sue vittime, strappando loro parti del corpo. Argento sembra compiacersene. Io detesto l’horror cannibalesco, troppo facile a rappresentarsi senza molta fatica dell’immaginazione. Tutto all’incontrario delle sensibili emozioni di terrore che sa imprimere alle sue storie Mario Bava, un vero maestro.


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Bart