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Del Carlo, Anna Lisa

11 Febbraio 2019

Il duello

Il duello

Anna Lisa Del Carlo è nata e vive a Lucca. Laureata in Lettere, collabora da anni con riviste di spettacolo e di cultura e insegna nelle scuole secondarie. Appassionata di storie di vita, ha pubblicato nel 2014 un saggio sul genere autobiografico e un racconto per un’antologia dedicata alle donne. Inoltre collabora a progetti di scrittura autobiografica per ragazzi e adulti.

“Il duello”, del 2018, è il suo primo romanzo.

La scrittura si presenta subito piacevole e concisa. L’ambientazione è a Bagni di Lucca, una localitĂ  termale una volta assai celebre e frequentata da una comunitĂ  inglese molto attiva, che lì ebbe una sua chiesa e un cimitero (“quel pezzo di selva sul lato sinistro della Lima”), dove sono sepolte personalitĂ  importanti, quali la sorella del presidente degli Stati Uniti d’America Stephen Grover Cleveland, la scrittrice Ouida, Henry ed Elizabeth Stisted e l’entomologo irlandese Alexander Henry Haliday.

Definita anche “Terra di principi e di poeti”, ospitò nelle sue belle ville, come Villa Ada, Villa Fiori, Villa Reale, molti poeti e scrittori, tra i quali Percy Shelley, Lord Byron, Walter Scott e Alphonse de Lamartine. Ebbe anche uno dei primi Casinò d’Europa, funzionante sin dal 1837.

Ci rendiamo subito conto che ci troveremo ad assistere ad una storia suggestiva ed intrigante, giĂ  anticipata dallo stesso titolo “Il duello”, ambientata nell’anno 1841.

La famiglia Stisted, composta da Henry e Elizabeth, che oggi riposa nel cimitero inglese, era molto attiva e si preoccupava di assicurare un lieto soggiorno agli ospiti inglesi che intendevano trascorrere lì una vacanza, approfittando anche della presenza delle Terme e del Casinò, mete di incontri e di conversazioni. Elizabeth fu autrice di un libro “Letters from the bye-ways of Italy”, la cui vendita contribuì alla costruzione della chiesa e del cimitero anglicani.

Moglie del colonnello Henry Stisted, “aveva la luce nello smeraldo degli occhi, e nei riflessi zecchini dei capelli, squisitamente in pendant con le efelidi che puntinavano il naso e il generoso decolté.”; “aveva un profilo aggraziato. Il suo modo di fare, sin da piccola, era sempre serioso, mai scomposto.”. Nei suoi giri in carrozza si fermava volentieri a discorrere “con contadini e montanari”.

Henry Stisted era stato colonnello dei Royal Dragoons e, agli ordini diretti di Wellington, combatté a Waterloo contro Napoleone Bonaparte.

Come si vede, i personaggi fanno tremare i polsi per la loro importanza storica. Elizabeth è la confidente di tutti quelli che capitano nella cittadina lucchese. Carlo Ludovico, duca di Toscana, è uno di questi e la duchessa Maria Teresa di Savoia è sua moglie.

Il duello c’è già stato (ma ce ne sarà un secondo nel finale), e “quel bel giovanotto” di William Crook aveva avuto la peggio ed era morto.  Ma chi è stato ad ucciderlo? Le indagini sono affidate ai carabinieri. A dirigerle è il tenente Bedini, “in quell’uomo era evidente la corrispondenza tra bellezza etica e fisica. Alto, ma non eccessivamente, con il volto rotondo leggermente allungato al mento, la fronte spaziosa ma proporzionata, le sopracciglia folte e lunghe come i capelli pettinati all’indietro”.

La trama si muove all’interno dell’ambiente aristocratico e della ricca borghesia inglese, e ogni tanto si trasferisce in Inghilterra da cui fa emergere colori e sapori, mostrando quanto la comunitĂ  di Bagni di Lucca tenesse a mantenerne la compostezza e la fragranza.

Tutto ha origine da una festa tenutasi nel Club degli inglesi per organizzare una sottoscrizione allo scopo di sanare i debiti sostenuti dalla comunità per la costruzione della chiesa e del cimitero anglicani. Edwar Plander, “Basso, tarchiato e con un doppio mento che cercava di nascondere senza successo sotto il colletto della camicia.”, si era risentito con William Crook, poiché nel corso della serata quest’ultimo aveva ballato con la bella vedova Margareth (Margy) Newton che è sua promessa sposa.

In realtà il giallo che si disegna all’interno della trama, appare più un pretesto che un fine. L’autrice intende attirarci, infatti, sul paese di Bagni di Lucca e più precisamente sui movimenti e sui costumi della comunità inglese, che nell’Ottocento vi giocava un ruolo importante. Bagni di Lucca è mostrata come un particella inglese, una delle più minuscole di quel vasto impero, ma dalla vita movimentata e densa. La Del Carlo dà subito l’impressione di conoscere quel mondo abbiente e intellettuale e vi si muove con disinvoltura e destrezza: “intorno alle diciassette in casa Humbert veniva servito il tè alla presenza dei privilegiati ospiti. I padroni avevano senza dubbio preso alla lettera quell’usanza inaugurata dalla Regina Vittoria nei salotti di Buckingham Palace il giorno della sua incoronazione e divenuta in Inghilterra, grazie alla duchessa di Bedford, un rito immancabile nei migliori salotti inglesi. L’high tea era in casa Humbert qualcosa di estremamente formale e qui i presenti non potevano certo abbandonarsi a scene di cattivo gusto. Anche quel pomeriggio, tutto era in linea con il galateo del tè vittoriano”.

Pure negli interrogatori condotti dal tenente Bedini, l’Inghilterra appare di frequente. Sono interrogatori asciutti e tesi.

I flash back che ogni tanto si intromettono nel tempo della narrazione, rappresentano un momento di ulteriore indagine e riflessione, non mancando anch’essi di trasmetterci coloriture e fascino. Siamo al Club degli inglesi: “La sera della festa l’esterno dell’edificio era illuminato con oltre trecento candele che rendevano l’atmosfera suggestiva e avvolgente. Di fronte all’ingresso principale si erano giĂ  fermate tre carrozze.”. Il Club “si affacciava sulla piazza centrale di Bagni di Lucca. In estate, e in particolar modo la sera, era il luogo ideale per passeggiare o sedersi sulle panchine al fresco dei grandi platani folti trapuntati di stelle.”; “L’altissimo salone era particolarmente bello e per l’occasione illuminato a giorno con un’infinitĂ  di candele alle pareti e sui grandi lampadari in cristallo lucidati a festa. Il palco per l’orchestra era pronto e così il rinfresco che dopo poco piĂą di un’ora sarebbe stato servito.”.

L’autrice è brava a tessere il fili della trama, lo fa senza incertezze e con chiarezza, affidandosi ad uno stile deciso ed essenziale. La sua bravura sta anche nella conclusione, allorché ci presenta un altro duello, quasi spietato quanto l’altro, quello tra il presunto e il vero assassino: “Stava per prendere vita un duello, probabilmente il duello più feroce al quale si potesse assistere, e stavolta nessuno si sarebbe tirato indietro.”. Infatti, sarà un duello che metterà in piazza debolezze e ipocrisie, vizi ed ambizioni, che appartengono a tutti, poiché tutti appartiamo all’umanità: “Voi siete esattamente come me, un prigioniero. Un ostaggio della società, una vittima delle angherie di qualcun altro; un condannato costretto a vivere la sua vita cercando di riscattarsi.”.

Il romanzo è anche un inno alla cittadina termale, composta e riservata spettatrice di quella tragedia accaduta nell’estate del 1841: “L’estate stava per cedere il posto all’autunno e (…) un vento fresco e vigoroso avrebbe spazzato via quella brutta storia, così che l’estate successiva la vallata sarebbe tornata nuovamente a far sognare abitanti, villeggianti, persone oneste e impostori; a ispirare artisti e scrittori, e a far innamorare quanti arrivati lì, per godere del verde dei monti e del gemito della Lima, del castano dei rami, dei colori dei frutti e quanti volessero riconoscervi, come in precedenza aveva fatto Shelley, un dono della Provvidenza dove anche quando le ultime lucciole scompaiono e arriva il buio più nero, la civetta riesce a trovare la strada di casa.”.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart