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FAVOLE: Arcobaleno e Nastro Rosso

12 Febbraio 2008

di Tiziana Canali
[Tiziana Canali, insegnante nella scuola primaria, è autrice di sussidiari, letture e libri per le vacanze. Collabora ai progetti didattici della Mondadori. Ha scritto: “Il topo Codadritta cambia casa e prende moglie”, M. Del Bucchia, 1997]

Il 15 marzo prossimo, nella sezione Romanzi e Testi a puntate, sarà pubblicata una storia per bambini della stessa autrice. Le puntate saranno quattro, una ogni 3 giorni.

Dopo un lungo giorno di pioggia,
il sole fece capolino da dietro un nero nuvolone: lanciò un raggio caldo e luminoso per rischiarare il cielo e per avvertirlo che presto sarebbe stato libero da ogni nuvola brontolona.
Poi, per rallegrare i bambini di tutto il mondo, fece scivolare da un altro dei suoi raggi il caro Arcobaleno: era un vecchietto simpatico e sempre di buon umore.
La sua faccia aveva la forma di una nuvola rosata come l’aurora, gli occhi vispi simili a due chicchi di grandine  il naso a patata come una candida palla di neve. I suoi capelli erano color della luce e la sua voce, un po’ roca, sembrava un tuono che rimbombava rotolando via lontano.Lui era sempre felice di rallegrare il cielo con i suoi nastri colorati e luminosi, ma si lamentava perché voleva ravvivare il mondo un po’ più spesso e non solo dopo i temporali… Ma cosa poteva farci? Quella era la legge della natura!
Arcobaleno scese radioso dal raggio di sole e liberò i suoi sette nastri multicolori piegandoli nel cielo con infi nita dolcezza.
Mentre ammirava quell’arco variopinto che pareva quasi magico, si accorse che il nastro rosso si stava allontanando; aveva lasciato il suo posto accanto agli altri sei colori.

– Ehi!! Nastro Rosso!!! Dove vai?! Perché scappi?? – gridò Arcobaleno sgomento.
Il nastro dondolava nel vento e rispose da lontano:
– Me ne vado! Sono stanco di stare sempre nascosto tra le nuvole e muovermi solo tra le tue mani giocherellone! Vado a colorare il mondo!!
Così dicendo salì al galoppo del vento e sparì tra le prime ombre della sera.Il povero Arcobaleno era davvero molto triste: sì, aveva ancora gli altri sei colori per far contenti i bambini della terra, ma non era più lo stesso; nell’arco variopinto mancava quella magia e quella luminosità che prima lo rendeva inconfondibile.
Anche i bambini se ne accorsero, e non correvano più ad appiccicare i loro nasini contro i vetri per vedere Arcobaleno quando li salutava dal cielo annunciando loro l’arrivo del grande sole. Adesso gli davano a mal pena una sbirciatina di soppiatto e poi continuavano a giocare.Arcobaleno non poteva fare a meno del loro sorriso, dei loro occhi stupiti e delle loro bocche aperte dalla meraviglia. Nè poteva dimenticare le voci dei bambini che alla sua vista lo chiamavano e saltavano in alto per cercare di prenderlo o magari accarezzarlo per scoprire se c’era davvero o se appariva soltanto come una magia.
Così decise di scendere sulla terra in cerca di quello scapestrato di Nastro Rosso. Quest’ultimo, intanto, spinto da un vento birichino con cui aveva stretto amicizia, girovagava qua e là senza meta per il mondo: si divertiva a spruzzare un po’ del suo colore da ogni parte: aveva pennellato il tramonto, dipinto alcuni fiori e qualche frutto, ma lo faceva così tanto per fare, senza metterci impegno ed attenzione.Il signor tramonto, ad esempio, era arrabbiatissimo perché Nastro Rosso aveva iniziato a colorarlo per bene con un bel rosso acceso, ma poi, siccome la superficie da dipingere era molto grande, si era stancato e aveva cominciato a dare le pennellate più lunghe, così che il colore era ora tutto a chiazze; il sole allora cercò di rimediare il disastro e con la sua luce scaldò pian piano le macchie, le sciolse con i suoi caldi raggi e le trasformò in lucenti sfumature rossastre.

Anche i pomodori erano furiosi: Nastro Rosso aveva gettato su di loro un brusco colpo di pennello carico di colore che quasi li aveva affogati: adesso erano rossi infuocati su un lato e verdi dall’altro.
Che guaio!
Nastro Rosso continuava a fare il pittore pazzo spruzzando tinta qua e là dove gli capitava.
Anche se si divertiva a fare i dispetti in fondo in fondo si sentiva triste e solo. Infatti era troppo vanitoso e farfallino e nessuno voleva più il suo colore e la sua compagnia: persino le ciliege e le fragole non lo volevano intorno e al suo passaggio si nascondevano tra le foglie; preferivano rimanere acerbe piuttosto che vestirsi con un abito così presuntuoso.Ormai a Nastro Rosso non rimaneva altro da fare che colorare il naso dei pagliacci e degli ubriachi o sopportare la compagnia della vergogna (rossa e lui).
Ma intanto nella sua mente pazzerella era nata un’altra idea strampalata.
Arcobaleno lo incontrò proprio mentre cercava di metterla in pratica. Lo trovò che correva dietro ad un bambino cercando di colpirlo con una delle sue micidali pennellate birichine.

Arcobaleno gli corse dietro finché riuscì ad afferrarlo.
– Si può sapere che cosa hai in mente? – sbuffò il vecchio gonfiando la sua faccia dalla rabbia. Perché ti comporti in questo modo? Perché ti ostini a voler colorare ogni cosa con il tuo colore? Non sai che c’é una tinta per ogni oggetto, per ogni essere vivente e, guarda caso, non sempre é rossa!? Ti trovo peggiorato sai? La tua presunzione non ha più limiti! Vuoi forse colorare di rosso anche i bambini?Nastro Rosso bofonchiò tra i denti:
– Sì proprio così, anzi no, volevo dire…
– Farfugli anche? – domandò Arcobaleno battendo il piede sull’orizzonte.
– Io voglio colorare la fantasia dei bambini! Sì, proprio così, voglio riempirla con il mio colore, perché ultimamente mi sembra molto scolorita, grigiastra, pallida e senza parole! sbuffò Nastro Rosso tutto stropicciato e con la lingua di fuori dalla fatica di aver rincorso quel monello che poi gli era sfuggito in un battibaleno.
– Povero il mio Nastro Rosso! – sospirò Arcobaleno. E tu credi che solo tu potresti colorare di nuovo la fantasia dei bambini? Noto con dispiacere che la tua presunzione è davvero senza limiti! Dopo tutti i pasticci che hai combinato con i tuoi pennelli pazzerelli sei ancora convinto di poter riuscire in un’impresa così importante? – insistette Arcobaleno stringendolo tra le dita e tentennando la testa.
Nastro Rosso rimase in silenzio mentre guardava le gocce di colore che gli cadevano per terra formando delle piccole pozzanghere appiccicose.

Arcobaleno riprese la parola e stringendo il piccolo nastro a sé così gli parlò:- Se davvero vuoi colorare la fantasia dei bambini devi tornare insieme agli altri nastri tuoi compagni; solo così potrai di nuovo stupire! Solo in questo modo potrai dare ai bambini la possibilità di fantasticare.
– Non capisco dove vuoi arrivare; che male c’è a dare un po’ di colore rosso alla fantasia – sbuffò Nastro Rosso indispettito.
– Ma la fantasia non è rossa – precisò Arcobaleno.
– Se è per questo non è nemmeno gialla, né tanto meno arancione o violetto né…
 – Infatti – lo interruppe paziente il vecchio – la fantasia non è di nessun colore e nello stesso tempo è di tutti i colori! Ecco perché i bambini si meravigliano a vedere la magia dell’arcobaleno: gli uomini infatti sulla terra separano i colori, pensano addirittura che ce ne siano di più belli e di meno belli, di più importanti e di più insignificanti; l’arcobaleno che si stende nel cielo invece é l’unico luogo dove tanti colori diversi non sono più l’uno separato dall’altro, ma formano un unico grande colore, il colore appunto che hanno i sogni, i desideri, la fantasia, il colore che da solo può rallegrare i bambini di tutto il mondo: quelli bianchi, quelli neri, quelli gialli e quelli rossi come te. Ed è importantissimo che tutti i Nastri stiano insieme!
– Perché? sospirò Nastro Rosso.
– Perché oltre a stupire i bambini dobbiamo insegnare al mondo che l’arcobaleno si può creare anche sulla terra e sarebbe sicuramente un arcobaleno fantastico che, grazie proprio alla diversità, splenderebbe di pace, di speranza e d’amore!
Nastro Rosso capì di aver esagerato e così si lasciò scivolare tra le mani di Arcobaleno che, anziché trattenerlo, lo carezzò amichevolmente; subito lo intrecciò con gli altri nastri che, come per incanto brillarono di luce e felicità.
Da quel giorno Arcobaleno ogni volta che scende nel cielo con i suoi nastri colorati lascia che Nastro Rosso sia il primo grande arco che inizia la sfilata: adesso non è più vanitoso e prepotente, ma, comunque, ha voluto essere il primo a salutare i bambini nelle giornate prossime al sereno (forse per farsi perdonare di averli tanto rincorsi).
Lo ha chiesto con tanta insistenza che Arcobaleno e gli altri nastri lo hanno accontentato, altrimenti a forza di battibeccare avrebbero finito per scolorire.


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2 Comments

  1. Comment di Gian Gabriele Benedetti — 13 Febbraio 2008 @ 16:07

    Credo che sia un privilegio saper scrivere per bambini. Non è semplice la realizzazione di lavori che si adattino alle caratteristiche, alle peculirità ed alla ricettività dell’infanzia. Tale impegno richiede fantasia, sensibilità, squisitezza d’animo e capacità espressive adeguate. Dal presente racconto appare che Tiziana Canali possegga senz’altro tali prerogative.
    L’autrice ha saputo creare una storia rivestita di creatività, una storia delicata, coinvolgente, piena di sentimento. Il linguaggio è accattivante e ben adattato alla mente ed al cuore dei piccoli fruitori.
    C’è bisogno di chi scrive per bambini e ragazzi. Ben vengano, quindi, autrici come la Canali!
    Gian Gabriele Benedetti

  2. Comment di Bartolomeo Di Monaco — 14 Febbraio 2008 @ 19:25

    La Canali ha una fantasia strepitosa. Leggeremo ancora qualcosa di lei qui.

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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart