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FAVOLE: Un Natale dell’anno 5325

25 Dicembre 2007

di Bartolomeo Di Monaco

Marzia era stufa di trascorrere il Natale sempre allo stesso modo.
  Lo aveva confidato a Lazzaro, suo marito, il quale però c’era rimasto molto male.

  Egli trovava stimolante, infatti, rinnovare tutti gli anni l’antica tradizione dell’albero e del presepio. Con i suoi ragazzi passava straordinarie ore in allegria quando tutti assieme caricavano i rami di neve e di palline colorate.
Quest’ultime, muovendosi da sole, mutavano continuamente posizione e colore con spostamenti lenti, sempre accompagnati da una dolce musica; e così anche la neve, una volta posati i fiocchi sull’albero, si alzava al soffitto da sola e lievemente precipitava ad imbiancare i rami con intermittenze regolari e suggestive.
  Contemplava quei giochi di colori sempre a bocca aperta.
  I figli ogni anno facevano addirittura a gara per escogitare combinazioni nuove e divertenti.
  Anche il presepio subiva di anno in anno continui rinnovamenti.
  La mucca e l’asinello prima della mezzanotte di Natale se ne andavano in giro per la stalla e solo allo scoccare dell’ora mirabile si sdraiavano intorno alla culla a riscaldare Gesù bambino. I pastori suonavano i loro zufoli; belavano le pecore mentre si avvicinavano alla mangiatoia.
  La cometa poi compariva nel cielo già qualche giorno prima, e da sola lentamente si spostava in direzione della grotta, dove si fermava a risplendere in tutto il suo fulgore proprio nel momento che dalla chiesa vicina si levava festoso il suono delle campane.
  Che cosa c’era di più bello che attendere così tutti insieme sotto l’albero e davanti al presepio il Santo Natale?
  Ancora si celebrava in inverno il Natale, ma la stagione non era più così fredda come lo era stata tanti secoli prima. Sui libri avevano letto che nel periodo natalizio, soprattutto sulle montagne e qualche volta anche nelle città dell’Italia settentrionale, cadeva la neve e tutto il paesaggio si faceva suggestivo. Anche al Sud c’era stato un periodo che nevicava come al Nord e i graziosi paesini abbarbicati sulle montagne a picco sul mare si coloravano di bianco e parevano usciti dalle fiabe.
  Ora invece la neve non cadeva più in Italia da qualche secolo; il clima si era fatto più mite anche nella stagione invernale e c’erano poche differenze tra l’estate e l’inverno, anche se l’ultima stagione dell’anno restava sempre la più fredda.
  La neve bisognava andarla a cercare lontano, vicino ai Poli. Soltanto lì la si poteva ammirare. Appena al di sotto delle calotte polari già non la si incontrava più.
  Marzia aveva nostalgia di quei tempi passati, e tutte le volte che aiutava i suoi a fare l’albero e il presepio, quando arrivava il momento di mettere i fiocchi di neve sui rami o sui monti di cartapesta, sentiva dentro di sé scuoterla un brivido sottile.
  Come doveva essere bello vedere nella notte di Natale scendere dal cielo la bianca neve, e i campi, i tetti delle case, le strade coprirsi del morbido manto!
  Quando arrivava questo periodo spesso ripescava nella sua videoteca vecchi documentari sui secoli passati, alcuni acquistati direttamente da lei, altri invece ricevuti in dono dai genitori, che a loro volta li avevano ereditati dai nonni e così via.
  Aveva dei filmati che risalivano addirittura agli ultimi secoli del terzo millennio. Conservava ancora un bel film sul Natale, girato nel 2727 da un suo antenato, in cui si vedeva cadere la neve! Marzia lo guardava continuamente quando sentiva salire dentro di sé l’atmosfera dolce del Natale.
  Era invece stanca di una vita che in generale non riservava grandi emozioni.
  Anche trascorrere il Natale sempre allo stesso modo, era arrivata al punto che si annoiava.
  Quando leggeva sui libri oppure vedeva in qualche vecchio filmato tutto quel caos ricco di vitalità e di umore che animava i millenni passati, non poteva non raffrontarli al suo presente, che invece non aveva scossoni, era lineare, piatto, ordinato; tutto vi scorreva previsto, nessun avvenimento inatteso poteva accadere nella giornata.
  E sì che di tempo per dedicarsi allo svago e al divertimento ne avevano in gran quantità!
  La vita infatti si era allungata enormemente, ma non solo, una ragazza restava giovanissima fino ai 100 anni e se era un po’ fortunata poteva restare così anche fino ai 130. Solo verso i 150 cominciava ad apparire sotto gli occhi qualche piccola ruga.
  Ma praticamente la vecchiaia non esisteva. Dopo i 150 anni di solito sopraggiungeva la morte, che non era mai improvvisa, bensì annunciata da specialissime microcellule di cui era dotato il corpo umano.
  Si moriva preparati, sazi, tutto sommato soddisfatti della vita.

  Solo qualche animo sensibile, come quello di Marzia, poteva avere qualche rimpianto per un’esistenza diversa. Ma erano rarissimi questi casi.
  La vita scorreva quasi tutta dentro una giovinezza del corpo gagliarda, esuberante, vivace. Che cosa si voleva di più?
  Si erano infatti accorciati, quasi scomparsi, proprio i periodi estremi della vita: l’infanzia e la vecchiaia.
  Non esistevano più le malattie e il corpo sapeva reagire da solo allorché un nuovo virus o un microbo sconosciuto si insinuava nell’organismo. Non saliva nemmeno la febbre quando il corpo lottava contro l’intruso!
  Marzia abitava in campagna nella immediata periferia di Lucca.
  A volte, quando era stufa di restare sempre nello stesso luogo, poteva spostare la sua piccola casa ed avvicinarsi di più alla città, oppure trasferirsi per qualche tempo sul fiume, o più lontano ancora in qualche angolo appartato, quieto.
  Stare in casa era quasi come stare all’aperto.
  Tutto vi era progettato per esaudire ogni desiderio, e i muri perimetrali erano fabbricati addirittura con uno speciale materiale che ora diventava trasparente, ora perfino svaniva e permetteva di stare a contatto con l’esterno, ora si iscuriva e consentiva di rinchiudersi dentro la propria intimità.
  Spesso le stanze dove i suoi figli studiavano erano direttamente a contatto con l’aria aperta. Azionavano un minuscolo pulsante posto proprio sulla scrivania e zac, la parete si dissolveva e subito entrava l’aria fresca della campagna.
  Per spostare in altro luogo invece la casa occorreva il consenso di tutti; e Lazzaro era il più restio a fare questo tipo di cambiamento. Gli piaceva la campagna e tutte le volte che Marzia gli proponeva di entrare dentro le mura di Lucca, lui storceva la bocca.
  «Ma perché, se qui si sta così bene? Perché vuoi andarti a ficcare in mezzo a quella confusione?»
  Marzia adduceva però le ragioni della donna che deve fare certe compere e ha bisogno di stare sul posto per meglio scoprire e scegliere le novità della stagione. Ma Lazzaro non si lasciava convincere tanto facilmente.
  «Puoi andare con l’aerobici e mettere gli acquisti dentro il cesto! In un attimo vai e torni. Oppure puoi anche fare “un volo” da sola se vuoi soltanto osservare, e quando avrai deciso le compere veniamo tutti insieme a caricare i tuoi acquisti.»
  Allora Marzia per non inquietare Lazzaro qualche volta lasciava la casa lì dov’era, rinunciava allo spostamento, e faceva un sopralluogo volando direttamente in città.
  Del resto anche le altre donne di solito prima andavano da sole e solo più tardi, completato il giro delle visite, tornavano con l’aerobici e qualche volta anche con l’aeromobile a fare il carico.
  Volare era così bello e così naturale! Bastava distendere lateralmente le braccia, applicare sotto le ascelle due minuscole macchinette, piccole come un bottone, fare un leggero balzo in avanti, accompagnato da una simultanea spinta delle braccia, e subito il corpo si levava in alto, rapidamente raggiungeva l’altezza desiderata.
  Quando decideva di volare, Marzia lo faceva sempre a quote altissime; voleva vedere sotto di sé il mondo piccino piccino. Solo quando andava coi figli, allora fingeva di essere molto prudente e sconsigliava i ragazzi di volare a quelle altezze pericolose.
  Ma i figli conoscevano la verità e anch’essi, quando erano soli, facevano tale e quale alla mamma.

  Marzia ebbe così per quel Natale un’idea.
  Ne parlò prima coi figli e, una volta ottenuto il consenso, confidò il suo progetto anche a Lazzaro.
  Ne rimase sbigottito.
  «Ma non è possibile!» esclamò subito. «Che cosa dirà la gente? Saremo sulla bocca di tutti!»
  «Fammi contenta» lo supplicò Marzia.
  Lazzaro non si lasciava convincere. Radunò tutta la famiglia intorno al tavolo e spiegò che nessuno fino a quel momento si era mai sognato di invitare al pranzo di Natale gli abitanti degli altri pianeti.
  Che cosa avrebbero detto i lucchesi?
  Qualche extraterrestre per la verità di quando in quando capitava anche a Lucca.
  Arrivavano in gruppo sui loro magnifici aeromobili. Atterravano fuori delle Mura e quasi sempre attraverso la vecchia porta San Donato facevano il loro ingresso in città. Giravano dovunque, ma specialmente visitavano i bei negozi di via Fillungo. Lì facevano numerosi acquisti. Quando entravano loro, praticamente svuotavano il negozio, si portavano via ogni cosa. Dicevano che nel loro pianeta i prodotti terrestri, ma specialmente quelli italiani, erano i più desiderati. Le loro donne andavano matte per le graziose tute e i gonnellini colorati che si fabbricavano a Lucca.
  Erano straricchi e non badavano a spese. I commessi, quando li vedevano entrare, spesso trascuravano i vecchi clienti per correre a servirli.
  Erano però bruttini assai, per non dire orripilanti.
  La loro eccezionale bruttezza era però accompagnata da una squisita cortesia e da un grado di intelligenza sicuramente fuori dell’ordinario.
  Però solo per queste spese che facevano erano tollerati in città, ed era così anche in qualsiasi altra parte del globo.
  Stare con loro, specialmente doverli guardare, osservare quegli strani occhi tentacolari, quel muso largo senza naso e senza bocca, quelle braccine corte e sottili, quelle gambe che avevano solo i piedi che spuntavano alla fine del tronco, non era assolutamente piacevole. Si avvertiva un certo fastidio, piombava nell’animo una profonda malinconia al pensiero che Dio aveva messo al mondo, insieme con la bellezza dell’essere umano, quella bruttezza che non aveva paragoni.
  Fatti gli acquisti, quindi, era esaurito anche il contatto con l’uomo.
  Essi lo sapevano e quando uscivano dai negozi, dopo aver passeggiato in silenzio per la bella città, tornavano fuori delle Mura e partivano. Si vedeva nel cielo da ogni punto della città levarsi la scia luminosa del loro potente aeromobile.
  Marzia voleva invece per quel Natale stare con loro, azzardare un contatto che nessuno aveva mai seriamente ricercato.
  «Ma come pensi di invitarli? Mancano solo due giorni al Natale. Eppoi sei proprio certa che verranno e che desiderino davvero stare con noi?»
  Marzia aveva pronto già tutto. Lazzaro non sapeva come avesse potuto fare, ma la sua Marzia era riuscita a conoscere il codice di quegli extraterrestri.
  Aspettava solo il consenso di Lazzaro per lanciare nell’etere quei numeri.
  Il sistema era davvero elementare. Immessi nello spazio i codici dei vari pianeti, bastava far seguire semplicemente il messaggio a voce.
  I figli si radunarono intorno alla mamma quando arrivò il momento magico.
  Marzia trepidava, la sua voce uscì dalla gola emozionata, quasi balbettante.
  Lazzaro le aveva messo un braccio intorno al collo e si era chinato a baciarla per farle coraggio.
  Lanciò ben cinque inviti ad altrettanti pianeti!
  Al termine tirò un sospiro di sollievo, come se avesse spostato una montagna.
  La vigilia di Natale trascorse colma di emozioni.
  Ogni rumore che sentivano fuori di casa, ogni sibilo di vento, i passi dei ragazzi per le stanze, tutto li metteva in agitazione, come se quegli ospiti straordinari stessero davvero arrivando.
  Lazzaro era il più scettico di tutti e raccomandava ai ragazzi di non raccontare niente in giro.
  «Non verranno. Sono troppo intelligenti per non capire che non sono realmente graditi. Li abbiamo sempre emarginati e loro lo sanno bene.»
  A mezzanotte, durante la Messa solenne, Marzia chiese una grazia a Gesù bambino, e anche i figli in segreto pregarono perché quel loro desiderio di stringere amicizia con gli extraterrestri si avverasse.
  L’universo sarebbe diventato più bello, più caldo, più accogliente, più vicino, più conosciuto, se tra i pianeti così diversi e lontani si fosse potuto più facilmente e con più amore comunicare.
  Marzia era questo che voleva, ed ora lo volevano con tutto il cuore anche i suoi figli e il suo adoratissimo Lazzaro.
  Fu il mattino dopo, poco prima di andare a tavola, proprio pochi minuti prima che Lazzaro invitasse i suoi a non illudersi più, a non attendere quegli ospiti, che qualcuno suonò alla porta.
  A Marzia si illuminarono gli occhi.
  Di corsa, seguita dai figli, andò all’uscio e lo spalancò. Ancor prima di vederli, ancor prima di udire il loro saluto, già aveva allargato le braccia per stringerli assieme in un grande, calorosissimo abbraccio.


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2 Comments

  1. Comment di Gian Gabriele Benedetti — 26 Dicembre 2007 @ 22:05

    Favola moderna, che racchiude tutta una magia particolare, avvalorata dal sentimento dell’amore universale.
    Scrittura agile, che propone un narrare piacevole, degno d’attenzione.
    Anche qui, come spesso accade nei tuoi scritti, fa capolino l’immancabile fascino della città di Lucca
    Gian Gabriele Benedetti

  2. Comment di Bartolomeo Di Monaco — 26 Dicembre 2007 @ 22:40

    Grazie, Gian Gabriele.
    E grazie per gli auguri fatti a tutti noi con la tua bella poesia.

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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart