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FUMETTI: Nancy

26 Agosto 2011

[da: “Enciclopedia dei fumetti”, a cura di Gaetano Strazzulla, Sansoni, 1970]

L’AUTORE

ERNIE BUSHMILLER (Ernest K. Bushmiller) – Di pelo rosso, di poche parole e di spirito cau­stico, il padre di Nancy è nato a New York, nel quartiere di Bronx, il 24 agosto 1905. Terminate le scuole inferiori e frequentata per sei mesi la Theodore Roosevelt High School, decise di ab­bandonare le aule per lavorare come apprendi­sta nella redazione dell’Evening World. Di sera frequentava i corsi della National Academy of Design. Dopo qualche tempo, cercò di ottenere una promozione come addetto al dipartimento artistico, ma tutti i suoi disegni vennero boc­ciati. Finalmente gli riuscì di sfondare ideando dei curiosi cruciverba ornati di graziose figurette infantili. Quando gli venne consentito di lavorare alle pagine domenicali riservate ai comics, non trascurò di imparare a fondo il mestiere e di appropriarsi dello stile che caratterizzava le firme piĂą affermate. Soprattutto di quello di Whitington, il quale godeva della fiducia del­l’editore per il successo del suo Fritzi Ritz. Chiamato a sostituirlo verso il 1937, Bushmiller trasformò sostanzialmente la striscia inventando Nancy, una simpatica « spalla » destinata a vi­vere autonomamente.

 

Sposato con una coetanea, cresciuta come lui nel Bronx, e senza figli, l’artista tiene soprat­tutto alla sua indipendenza e alla sua privacy. Quando i mezzi glielo hanno consentito, ha infatti abbandonato il quartiere natale per ac­quistare una grande casa di campagna a Stamford, nel Connecticut. Professionista « non-li-bero », come usa classificarsi, segue un orario di lavoro oltremodo rigoroso e una tecnica crea­tiva in tutto personale: inventa infatti le sue storie alla rovescia, partendo dall’ultimo qua­dretto (quello che chiama il pay-off gag) per ri­salire al primo.

IL PERSONAGGIO

NANCY – Caso abbastanza insolito, Nancy, la ragazzina saccente di Ernie Bushmiller — cono­sciuta in Italia anche con il nome di Zoe — non ha fatto il suo ingresso nel mondo dei fumetti dalla porta principale. Le sue prime apparizioni, nel 1937, infatti, furono determinate dall’esigenza di animare e rimuovere una striscia che aveva ottenuto per molti anni un largo favore in virtĂą del suo taglio ironico ma che, indubbiamente, cominciava ad accusare una pericolosa stan­chezza. Si trattava della striscia intitolata Fritzi Ritz, una storia di costume della quale era protagonista una bellona degli anni venti, la bruna e pimpante Fritzi appunto, la quale, con le sue miniavventure sofisticate e piacevoli, si era inserita con puntualitĂ  nel clima ottimistico del primo dopoguerra americano. I giorni del Big Money avevano suggerito a Larry Whitington la creazione di un personaggio che potesse radunare in sĂ© le molteplici carat­teristiche, psicologiche e pratiche, che contras­segnavano il fortunato momento della crescita yankee. L’avvio di Fritzi avvenne il 9 ottobre 1922 e, stando alle testimonianze dell’epoca, ebbe un successo immediato. Le matrici della giovane eroina erano quelle che i modelli fem­minili esaltati dal cinema, dalla moda e dalla vita attiva avevano resi al massimo popolari. Una girl trionfalmente priva di complessi, genero­samente dotata di attrattive, sportiva, disinvolta, superficiale nelle sue divagazioni mondane, ma pur sempre in guardia per cogliere al balzo le occasioni che potessero staccarla dalla middle class per portarla a vivere quell’itinerario di ascesa che le riviste patinate suggerivano pos­sibile per ogni svelta ragazza americana. Non fu per caso, dunque, se — dopo un breve rodaggio cittadino e borghese — Larry Whiting­ton trasferì la sua languida Fritzi sulle coste del Pacifico, tra il Sunset Boulevard e le halls eleganti dei primi grandi favolosi alberghi di Hollywood. Le pagine dell’Evening World, dove la striscia appariva quotidianamente, contribui­rono perciò a divulgare quella immagine ste­reotipa che la gente minuta si era andata co­struendo della Mecca del cinema e dei suoi superdotati abitanti. Dive, registi, sceneggiatori, attori e produttori offrirono un nuovo sfondo alla escalation di Fritzi e le sue vignette si an­darono popolando di «personaggi» che in nes­sun modo si distanziavano dagli archetipi che la stessa industria della celluloide s’affannava a proporre come autentici. Materia a disposi­zione ve n’era parecchia, e anche suggestiva, e Whitington vi attinse a bracciate, fornendo alla sua ragazza quegli ambienti e quegli in­contri che essa, in fondo, non aveva fatto che sognare dal giorno della sua prima avventura. Durante il periodo hollywoodiano di Fritzi Ritz, un giovane disegnatore entrò a far parte dell’art department dell’Evening World, Ernie Bush­miller. Dotato di talento, di uno stile oltremodo incisivo ed essenziale e di una disposizione caricaturale certo piĂą scattante di quella del­l’ormai consumato Whitington, il nuovo venuto non tardò a impossessarsi di Fritzi e dei suoi banalizzati copioni. Convinto che il personaggio poteva ancora essere sfruttato, a patto però di liberarlo dai plots dove da troppo tempo si era insabbiato e anche dal tipo di avventure, le quali, fra l’altro, non combaciavano piĂą con la mutata realtĂ  del costume americano, Bush­miller si propose un radicale rinnovamento della striscia.

 

Nel fumetto di Fritz arrivò così la piccola Nancy, nipote pestifera e autoritaria della sempre gio­vane brunetta di Whitington. In partenza, la bimbetta, con il bagaglio delle sue peripezie infantili e delle sue bizzarre rivoluzioni, doveva fornire soltanto lo spunto per una deviazione dai binari usurati su cui correvano le vicende della zia. In realtĂ , il successo della neoarri­vata superò la pur ottimistica attesa dell’autore, costringendolo a mutare il tracciato dei suoi programmi.

 

Divenuta Nancy un personaggio di primissimo piano, la sua immagine, un viso rotondo, se­gnato da due bottoni neri (gli occhi) e poche linee, sormontato da un casco di ricci bruni, tra cui emerge un piccolo fiocco candido, entrò a far parte dell’iconografia spicciola e le sue ribellioni si resero proverbiali. Dall’esito inat­teso, Bushmiller trasse quindi la convinzione che essa poteva benissimo camminare da sola e, di lì a qualche tempo, stabilì di personaliz­zare maggiormente la striscia, intestandola a lei e corredando la bimba di alcuni mini-partners.

 

Quando avvenne questa scissione, Fritzi Ritz non apparteneva piĂą alle colonne d’origine. Acquistato infatti l’Evening World dal Telegram, il fumetto era rimasto per qualche tempo privo di sponsor, ma la rapida affermazione di un altro quotidiano di New York, il Mirror, gli aveva consentito di essere rilanciato con grande ri­salto il 10 gennaio 1932, per essere poi ceduto a un altro foglio della costa Atlantica, il Post. I diversi passaggi, comunque, non portarono riflessi di qualche sorta nelle caselle. Nancy, accettando il giudizio di Manny Farber, nel 1944 può considerarsi la piĂą valida striscia umoristica della produzione americana, giac­chĂ© « combina, con singolare vigore, una forte immaginazione e una essenzialitĂ  di disegno che si collega alla migliore tradizione della caricatura. La sua forza risiede nella scelta di semplici gags che coinvolgono una banda di ragazzetti, i quali uniscono un indistruttibile temperamento a una ben singolare carica vita-listica ». I vari Sluggo (l’Arturo della versione italiana, succube boy-friend della capricciosa protagonista), Winky, Marble, Tilly & C. forni­scono a Bushmiller una generosa riserva di caratteri e di situazioni che egli sviluppa con estrema abilitĂ , animando, con mestiere ma pure con godibile fantasia, le poche note fon­damentali.

 

La sua perizia di compositore si intravede ap­punto nella leggerezza con cui muove e ri­muove i suoi piccoli eroi, bambinelli non certo piagnucolosi o sdolcinati, i quali non tanto posano a imitare i grandi, ma posseggono ve­ramente una maturità adulta. Giochi e ripicche, simpatie e delusioni, rifiuti e zuccate sono il trasparente di una commedia umana che può apparire infantile per via di certe soluzioni o dello stesso décor che li avvolge, ma che, a leggere bene le strisce di Bushmiller, è ben poco imparentata con la tradizionale narrativa giovanile.

 

Il traccagnotto Sluggo, anteriore per eccellenza, infagottato da sempre in un largo paio di calzoni chiari e in una giacca scura che denuncia senza ipocrisie i molti rattoppi, ha giĂ  l’aspetto di un solido compagno, senza troppe fantasie per il capo (che tiene di regola riparato da una scop­pola vecchia maniera, come la portavano i kids degli « anni ruggenti ») e una buona misura di senso pratico. Se scansa le fatiche, quando lo può, è nel diritto della sua etĂ ; se si distende beato — in un confortevole disordine — è per­chĂ©, a differenza della sua impetuosa compa­gna, non ha ancora impigliati tutti e due i piedi nelle trappole del superfluo e della deificazione delle cose. Il suo rapporto con gli oggetti è naturale, semplice, spontaneo: possono ancora eccitare la sua convinzione di vagabondo, di uomo libero e curioso che rifiuta di annidarsi in una societĂ  anzitempo programmata. Trent’anni di quotidiano colloquio con il pub­blico non hanno granchĂ© fiaccato la vena sor-niona di Ernie Bushmiller. I suoi irrequieti per­sonaggi, guidati dalla piccola matriarca, hanno gradatamente conquistato oltre seicento testate statunitensi e anche varcati gli oceani per ra­mificarsi in riviste e quotidiani di trentacinque nazioni.

 

La comicitĂ  della striscia disegnata da Ernie Bushmiller, completamente estranea alle nevrosi e allo stato di disagio riscontrabile nel mondo moderno di altri « ragazzi terribili » dei fumetti, scaturisce da una lieve ironia su taluni aspetti e su certe caratteristiche e situazioni ricorrenti nella vita americana d’oggi e da una dose di garbato umorismo, talvolta esile ed epidermico. Questi brevi racconti di poche vignette non esu­lano dal piccolo mondo dei ragazzi (la scuola, i giochi, i bisticci, le vacanze, i regali, gli scherzi ecc.). La petulante e presuntuosa Nancy si af­fanna a riparare i suoi rovinosi guai, anche se in genere il rimedio che essa escogita si rivela piĂą disastroso del danno.

 

In Italia, attraverso le mezze tavole del Cor­riere dei Piccoli, abbiamo conosciuto Nancy quando ancora era ospite della striscia della zia. Ribattezzata Tittì, venne mutata — chissà mai per quale ragione — da nipote in figlia della elegante star di Larry Whitington.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart