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Fumetti: Radio Pattuglia

26 Dicembre 2011

[da: ‚ÄúEnciclopedia dei fumetti‚ÄĚ, a cura di Gaetano Strazzulla, Sansoni, 1970]

GLI AUTORI

EDDIE   SULLIVAN   E   CHARLIE   SCHMIDT  

Le notizie biografiche del soggettista Eddie Sulli-van e del disegnatore Charlie Schmidt che ci giungono dall’America sono assai scarse. Del primo sappiamo che collabor√≤ spesso a vari serials radiofonici e che nel decennio compreso tra il 1920 e il 1930 la sua firma apparve spesso su giornali e riviste. Stephen Becker, nel suo Comic Art in America, ci. racconta che un columnist di nome Ed Sullivan collaborava con Walter Winchell alla realizzazione di Mac the Manager per il Graphic di New York del presti¬≠gioso Buschmiller: a ragione possiamo credere che quegli fosse il Sullivan che ci interessa. Di Charlie Schmidt sappiamo ancor meno se non la notizia, abbastanza credibile, che era di origine tedesca e che aveva collaborato con la polizia. Qualcuno ci ha suggerito, non sap¬≠piamo con quanta attendibilit√†, che Schmidt era stato un valente detective in patria prima di emigrare negli Stati Uniti e di affermarsi come disegnatore. Nel volume della Nostalgia Press dedicato a Gordon, l’estensore di una somma¬≠ria cronologia dei comics americani dell’¬ę epoca d’oro ¬Ľ opera al nome dell’autore di Radio Patrol ‚ÄĒ che √® riportato come Smith ‚ÄĒ un pro¬≠cesso di americanizzazione (comune a molti immigrati) che egli, almeno sotto questo aspetto, rifiut√≤ sempre firmando le sue strisce con il proprio nome d’origine. La collabora¬≠zione tra Sullivan e Schmidt inizi√≤ comunque nel 1933, quando i due decisero di dar vita, su un giornale locale, a un personaggio che se dipanava le sue avventure su una tematica assolutamente attuale, l’avventura poliziesca, dall’altro puntava sulla figura di un ragazzo, in questo ricalcando fedelmente la tradizione delle funnies umoristiche, che con la sua intrapren¬≠denza doveva rappresentare in qualche modo il modello tanto caro a certa letteratura avven¬≠turosa ottocentesca. Il modulo di Sullivan e Schmidt dovette rivelarsi efficace se solo un anno dopo la strip era distribuita a livello na¬≠zionale anche se ben altri elementi erano en¬≠trati a farvi parte. Sullivan, nell’ideare il sog¬≠getto e nella realizzazione della sceneggiatura, tenne d’occhio soprattutto il cinema. Hollywood aveva gi√† sfornato negli anni precedenti una serie di film che avevano portato la firma di Mervyn Le Boy, William A. Wellman e Howard Hawks. James Cagney, Edward G. Robinson e Paul Mun√¨ avevano creato l’archetipo del¬≠l’eroe degenere, collocato ai margini della so¬≠ciet√†, protagonista diabolico eppure romantico della propria epoca. Sulle pagine a fumetti Chester Gould aveva gi√† capovolto questa de¬≠terminazione di ruoli, ma al villain rimaneva accreditata una caratterizzazione fortemente esaltante. Sullivan oper√≤ accortamente sul filo della situazione e della conclusione tradizionali della favola a lieto fine; ma non sarebbero stati molti gli elementi di spicco della Radio Patrol, a parte il ritmo spesso esemplare della sceneg¬≠giatura, se non fosse intervenuta la penna di Charlie Schmidt, dal segno grafico fortemente datato e qualche volta perfino goffo, ma am¬≠piamente riscattato dalla composizione dina¬≠mica e dai motivi originali della figurazione. La cura dei particolari, il forte senso scenografico, la rappresentazione delle immagini spesso ge¬≠niale e l’aderenza realistica dell’ambientazione arrivarono spesso a effetti sorprendenti. La descrizione grafica dei personaggi, assoluta¬≠mente non idealizzati e abbastanza lontani dai modelli proposti dagli altri veicoli visuali, ne facevano un prodotto molto originale. Il na¬≠turalismo elegiaco del disegno, tanto caro alla moda dei tempi, era quasi del tutto assente. Se √® vera l’origine tedesca di Schmidt, certo √® facile trovare gli agganci culturali ai quali l’autore si rifece. Quel suo modo quasi do¬≠lente e impietoso di proporre l’immagine, la costruzione compositiva degli sfondi portata ai limiti del realismo fotografico, eppure reinventata come se intravista con occhi quasi disillusi ed estranei, quel raccontare, dietro l’agitarsi dei personaggi, una storia ben pi√Ļ triste e vera, senza compiacimenti stilistici fuori di ogni ca¬≠pacit√† mitizzante ed esaltata, suggeriscono un’ispirazione grafica intensa e sollecitante. Ma il mito di un’America asettica e perfezionista andava sempre pi√Ļ affermandosi e Radio Patrol, che Schmidt aveva legato al proprio stile pure se genuino, rimase isolato nella produzione di quei comics che se avevano con il passato pro¬≠fondi legami di linguaggio, dall’altro interpre¬≠tavano a chiare note simboli e significati del tutto diversi da quelli ai quali Schmidt si era ispirato. Negli anni cinquanta mestamente e si¬≠lenziosamente il comic dedicato alle sfreccianti auto della polizia fu soppresso senza ripensa¬≠menti, secondo la dura legge dei consumi che nulla concede fuori delle necessit√† di mercato: ben altri gadgets si stavano allestendo per i detectives in divisa e no. Tuttavia il trio Pat, Molly e Pinky (con l’inse¬≠parabile cane Irish) restano eroi pi√Ļ simpatici, pi√Ļ credibili e vulnerabili di altri giustizieri che succederanno a loro negli anni seguenti, come per esempio Batman e Robin. Le avventure poli¬≠ziesche della Radio Pattuglia sono ancora ca¬≠paci di destare una certa trepidazione nel let¬≠tore che finisce per condividere le ansie e le paure dei tre protagonisti.

I PERSONAGGI

RADIO PATTUGLIA (Radio Patrol) – II 1933 fu per gli Stati Uniti l’anno del New Dea/: Franklin Delano Roosevelt rilanciava la dottrina dell’im¬≠pegno unitario presso milioni di cittadini. Gli ¬ę anni ruggenti ¬Ľ erano ormai un ricordo che il ¬ęmarted√¨ nero¬Ľ di Wall Street aveva irrime¬≠diabilmente trascinato via e la figura del boss del crimine, che il proibizionismo aveva fatto assurgere a modello quasi emblematico di una societ√† confusa e contraddittoria, stava defini¬≠tivamente tramontando: ora il nuovo eroe √® i! poliziotto, umile servitore dello Stato ed estremo difensore della legalit√†.

Sulle pagine quadrettate dei comics la grande rivincita della societ√† contro il crimine era gi√† iniziata due anni prima, anche se le motiva¬≠zioni che avevano favorito la nascita di perso¬≠naggi come Dick Tracy di Chester Gould, tro¬≠vavano riscontro pi√Ļ nella battaglia politica che non nell’impegno civile. Inoltre le nuove ten¬≠denze creavano i presupposti per l’allineamento dei mezzi di comunicazione di massa ai rin¬≠novati gusti del pubblico scosso e influenzato da una sagace e massiccia mobilitazione psi¬≠cologica.

Certamente dalla matrice intrattenitiva presero lo spunto il soggettista Eddie Sullivan e il di¬≠segnatore Charlie Schmidt, seguendo la moda dei tempi e in linea con la pi√Ļ recente tradi¬≠zione delle strips naturalistiche, per coinvolgere la figura di un adolescente nell’avventura poli¬≠ziesca. Nacque sulle pagine del Daily Record di Boston, Pinkerton Junior, una striscia che aveva come protagonista un imberbe e candido giovinetto proteso al trionfo della giustizia e che rinnovava, almeno nel nome, i fasti della pi√Ļ famosa agenzia investigativa americana. !l notevole successo che le avventure di Pinky e del suo cane Irish ebbero e la vasta eco di simpatia che raccolsero convinsero il King Fea-tures Syndicate ad assicurarsene i diritti su scala nazionale. Il King operava sul mercato americano e mondiale con una vasta gamma di characters che andavano sempre pi√Ļ affer¬≠mandosi e la striscia di Pinky sembrava poter rappresentare una valida spalla da affiancare all’Agente Segreto X-9 di Alex Raymond. Ma era anche necessario inserire nel comic, che gi√† possedeva elementi efficaci per attirare le simpatie del grosso pubblico ‚ÄĒ un ragazzo e un cane sono ingredienti tradizionalmente si¬≠curi sui mercati di lingua inglese ‚ÄĒ una com¬≠ponente, nella fattispecie la presenza della polizia in divisa, che doveva riscattarlo dalla sua rappresentazione didascalica e inserirlo nella dimensione della realt√† sociale di quegli anni. Sui quotidiani americani fece la sua comparsa, il 16 aprile del 1934, la striscia intitolata Radio Patrol (una nuova specialit√† della Polizia Di¬≠partimentale), nella quale i due protagonisti di Pinkerton Junior furono affiancati dall’aitante sergente Pat e dalla belloccia Molly, una bionda detective regolarmente inquadrata nelle file della polizia a simboleggiare il ruolo della donna americana nella lotta senza quartiere contro il crimine organizzato.

Il sergente Pat, un ragazzone dal profilo teuto¬≠nico — un carattere che si ripeter√† spesso nel segno di Charlie Schmidt ‚ÄĒ e al quale non manca il rude coraggio del provinciale arruo¬≠latosi nella polizia per vocazione e forse per necessit√†, diventer√† con il tempo il leader del quartetto e il titolare del comic. Gli far√† difetto l’intraprendenza innocente che distingue Pinky e la leggiadra Molly: quest’ultima attender√† in¬≠vano che dalla collaborazione in tante speri¬≠colate avventure nascano i presupposti matri¬≠moniali con lo schivo Pat. Il m√©nage a quattro si trasciner√† cos√¨ in una cristallizzata situa¬≠zione, vivificata dalla rappresentazione grafica, geniale ma non certo esaltante, di un’America minima e realistica. Fanno da contorno una se¬≠rie di comprimari fortemente caratterizzati, fra i quali spiccano il tetragono e zazzeruto capo della polizia e l’agente Sammy, un grassone che costituir√† con Pat il celebre duo della tra¬≠sposizione cinematografica della Radio Patrol. Le avventure di Pat e dei suoi inseparabili com¬≠pagni si snodano troppo spesso su canovacci fissi anche se i campioni di quella umanit√† do¬≠lente e reietta che agiscono sullo sfondo fini¬≠scono per diventare i veri protagonisti della storia: gli antagonisti non assumono mai per√≤ lo smalto geniale degli interpreti tout court del delitto, ma vestono quasi sempre i panni di¬≠messi e dozzinali dei malandrini da quattro soldi. Ogni tanto Schmidt ‚ÄĒ come osserva Carlo Della Corte ‚ÄĒ incastrava ¬ę nella vicenda qualche sequenza in cui aveva la mano deci¬≠samente felice (e che del resto era funzionale rispetto all’assunto generale): cio√® un furibondo inseguimento in auto, in mezzo a sparatorie, con guidatori stralunati o francamente impaz¬≠ziti. Le auto in fuga schizzavano letteralmente dalla penna, e anche a rivederle oggi, cos√¨ arcaiche e patinate dal tempo, fanno un certo effetto ¬Ľ, ma il disegnatore ¬ę aveva dalla sua una simpatica umilt√†: non si lasciava mai troppo tentare dall’enfasi. L’apocalisse non era il suo forte, non scatenava l’un contro l’altro titani, colossi del Bene e del Male, ma gente di sta¬≠tura come la nostra, fosse dall’una o dall’altra parte della trincea¬Ľ. Nelle storie della Radio Patrol gli esponenti della malavita hanno il loro vero volto di squallidi interpreti di una con¬≠dizione umana dolorosa e sciagurata. La rap¬≠presentazione amara di questa America eccen¬≠trica e i validi motivi di riflessione che il comic suggerisce anche a! lettore meno preoccupato ne fanno il prodotto significativo anche se sin¬≠golare di tutta un’epoca.


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart