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Ghilarducci, Olivo

14 Novembre 2020

Natalia. Storia di donna
Questo amore così vero

Natalia. Storia di donna

Incontriamo all’inizio una Natalia già anziana e dalla vita coniugale tormentata, essendo il marito Dario un donnaiolo e uno spendaccione. Continui i litigi.
Ghilarducci ci narra la storia di questa donna, partendo dalla nascita, avvenuta in una famiglia di agiate condizioni: “Figlia unica del titolare del più attrezzato negozio di ferramenta della città, a Natalia non era mancato proprio nulla.”.
I genitori Alfredo e Giulia stravedono per lei, e sin dall’infanzia frequentano gli ambienti dell’alta borghesia, con l’intento di preparare la figlia ad un lucroso matrimonio: “Si era fatta signorina, e risaltava per il suo fascino. Non le mancavano mai inviti a festicciole di adolescenti dove l’accompagnava la mamma, sempre più orgogliosa di vederla primeggiare nelle attenzioni dei ragazzi.”.
Ma con il crescere, maturava in Natalia la ricerca della propria personalità. Avvertiva come sofisticati e superficiali gli ambienti frequentati fino ad allora, e cominciava a sognare amori romantici: “Come sarebbe stato bello trovarsi sopra un’isola deserta in compagnia di un ragazzo capace di autentico amore.”.
La scrittura, lineare e pulita, si interseca con l’interiorità del personaggio, cercando di estrarre dalla sua anima i segni premonitori del suo avvenire. Una scrittura quieta che dà sicurezza circa il risultato. Assisteremo, dunque, alla disamina di una vita che crescendo si trova più volte a scegliere e a rendere conto a se stessa dei progressi e degli insuccessi. Natalia è la donna in divenire, la quale, come tutti gli esseri umani, si trova ad ogni crocicchio della vita obbligata a scegliere e a provare emozioni nel momento in cui deve decidere e trepidazioni una volta scelta la strada: “Natalia in questo senso non costituiva eccezione. Proprio il destino era in agguato.”.
Portata dall’amica di scuola, Licia, in discoteca a Bagni di Lucca per farle provare una emozione diversa e forse sconosciuta, la prima volta che Natalia vede Renzo, un bel ragazzo, e ballano insieme, la scrittura ci fa avvertire questo scavo psicologico che prevarrà sempre per dare conto di una progressiva e sottile maturazione non solo del corpo ma anche dell’anima: “Ora però ammetteva candidamente che quella esperienza nuova che stava vivendo significava essersi innamorata. Anche se non aveva mai provato prima un sentimento così forte, non aveva alternative, l’estrema dolcezza che la invadeva pensando a Renzo non poteva che essere amore.”.
Anche la mamma Giulia si è accorta che qualcosa in Natalia sta cambiando. Si era innamorata. Non c’erano dubbi. Ma si era innamorata dell’uomo giusto?: “A Giulia non poteva sfuggire niente del repentino cambiamento della figlia. In quei giorni la guardava attentamente cercando di leggere fino nelle pieghe del suo cuore.”; “Pur macerandosi dentro, si consolava pensando che l’educazione data da lei e dal padre, l’ambiente, che per loro espressa indicazione aveva sempre frequentato, non potevano che indirizzare in modo positivo la loro splendida figlia.”; “Giulia però non aveva dubbi. Il fatto che non volesse parlarne non deponeva bene sul tipo di persona che di certo ora lei frequentava. Era indotta a pensare al peggio.”.
Queste sottili indagini che la madre cerca di svolgere non facendosene accorgere dalla figlia, sono rese da una scrittura psicologicamente attrezzata, tale da far pensare ad un’operazione modulata ad un risultato di valore radiologico. Natalia ci appare come posata dietro una macchina che riesce a mostrarne i dettagli più segreti.
Il sentimento che nutre per Renzo l’ha disorientata, pur nell’entusiasmo che prova. Si accorge che è la prima volta che lo avverte così forte dentro di sé.
Ghilarducci non si lascia sfuggire l’occasione di seguire la nascita e lo sviluppo dell’amore. Natalia è la sua cavia, il bozzolo che dovrà trasformarsi in farfalla. Renzo diventa lo strumento che avvia la formazione di una nuova maturità: “Prima di incontrare Renzo aveva solo cercato di intuire cosa poteva essere l’amore per un uomo; con lui sentì per la prima volta la bellezza dell’intimità con una persona desiderata. E al contempo non aveva mai provato cosa significasse sentirsi veramente amata. Scopriva una cosa di cui prima non poteva sapere niente, una sensazione straordinaria che la riempiva completamente e avvolgeva qualsiasi cosa si accingesse a fare.”.
Però Renzo aveva un lavoro precario e apparteneva ad una famiglia onesta ma povera. Non era il partito auspicato dai suoi genitori. Bisognava, dunque, che non proseguisse: “Giulia era oltremodo combattuta. Vedeva la figlia veramente felice, e avrebbe dovuto amareggiarla e forse deluderla. Lasciò passare del tempo cercando di capire se quella sbandata sentimentale poteva essere una cosa passeggera, per la quale non vi fosse necessario approfondire il discorso.”.

Il padre Alfredo si rammaricava con queste parole: “Guarda un po’, la nostra unica bellissima figlia a cui non abbiamo fatto mancare neanche ‘il latte di gallina’, ci ha fatto una sorpresa, si è innamorata di un povero Cristo.”.
Poiché il lettore sa già che il marito di Natalia si chiama Dario, con il quale non va d’accordo, presuppone che i genitori l’abbiano avuta vinta, e da lì sia nata l’infelicità di Natalia.
Ed eccolo Dario. Lo incontra in una delle tante manifestazioni parrocchiali legate all’Azione Cattolica: “Durante queste attività Natalia si era però resa conto che ce n’era uno, Dario, che in modo discreto e a volte con fine ironia voleva farle capire che era interessato a lei.”.
È un bel ragazzo, “ben strutturato fisicamente per la assidua frequenza della piscina comunale. La pratica del nuoto ne aveva fatto un vero atleta.”.
Questa amicizia piace ai genitori di Natalia: “Giulia, attenta a tutto quello che riguardava Natalia, si era accorta di questo. Considerava la cosa molto interessante, essendo Dario figlio unico dell’attuale Presidente della Associazione dei Commercianti della provincia di Lucca e amico di Alfredo.”.
Nasce e si sviluppa un sensibile rapporto tra madre e figlia; la prima non vuole dare l’idea di imporsi alla figlia, e quest’ultima si immagina che Renzo non sia malvisto da lei.
Succede che Renzo, nell’aiutare il padre che era un tagliatore di boschi, è colpito ad una gamba da un grosso ramo che stava venendo giù dalla pianta. Solo per un pelo riesce ad evitare l’amputazione. Ma si ristabilirà “perfettamente”.
La situazione di stallo che ne deriva, dà spazio ai corteggiamenti di Dario, ben visti dai genitori di Natalia.
È in questo momento, in cui il cuore della giovane è assalito da due sentimenti, tutti indirizzati dall’amore, che la figura di Natalia diventa centrale. Lo sviluppo della sua inquietudine viene posto in primo piano dall’autore, il quale riesce in tutto il corso del romanzo, ad apparire sempre distaccato dai suoi personaggi, sì che la loro personalità pare svilupparsi per partenogenesi: “Giulia era una persona molto intelligente e lucida. Conosceva perfettamente l’animo della figlia. Aveva un preciso obiettivo; gestire la provvidenziale novità, costituita dalla dichiarazione d’amore di Dario. Non aveva dubbi: le doti di quel ragazzo sarebbero state la base per un futuro felice di Natalia. Non si trattava di un problema di patrimonio, ma di livello e qualità della persona.”; “Giulia non sottovalutava niente e si rendeva perfettamente conto di quanto era arduo il suo compito. Era come operare sopra ‘un terreno minato’ e la delicatezza era d’obbligo.”.
Il romanzo si rivela sempre più come un abile strumento di analisi psicologica che coinvolge soprattutto le personalità di Natalia e della madre Giulia.
Le due donne sono scosse da continui movimenti interiori. Non paiono più di carne, bensì di spirito.
Al ritorno da una passeggiata con Renzo, durante la quale aveva pensato anche a Dario, Giulia scruta il volto della figlia: “Arrivata a casa l’attendeva mamma Giulia, che l’accolse con un dolce abbraccio. Da un primo sguardo si era resa conto che qualche cosa nella figlia stava cambiando. Era quello che da tempo aspettava.”.
E infatti ciò che la madre sperava, accade. Col pensiero di avere un debito di gratitudine coi propri genitori, Natalia tronca il suo rapporto con Renzo, il quale ne resta istupidito e perfino piange.
Inizia la storia con Dario. Si arriva al matrimonio, celebrato fastosamente nella antica basilica di San Frediano. Mentre la sposa si avvia verso l’ingresso, dagli occhi le scendono delle lacrime. Tutti credono che sia per l’emozione del momento: “Tutti sottolinearono la grande emozione della sposa per l’evento. In quel momento il suo pensiero invece era andato a Renzo, ed era acuto il rimpianto per aver consegnato la sua vita al volere degli amati genitori.”.
Il pensiero di Renzo non l’abbandonerà più. Resterà una spina nel fianco. Gli rimproverava di aver ceduto troppo facilmente, di non aver minimamente tentato di resistere e di trattenerla a sé.
Ormai non si poteva più tornare indietro. Il suo destino era segnato. Aspettava un figlio da Dario. Forse, con la sua nascita tutto si sarebbe voltato al meglio: “Certo che soffriva e sentiva ancora le cicatrici per le non solide fondamenta con cui era convolata a nozze; l’amore per il figlio, la dedizione per lui, avrebbero convertito la sua inquietudine in gioia. La famiglia, nata sulla base di una sua scelta istintiva e certo non del tutto personale, d’ora in avanti si sarebbe alimentata su una vera fonte di gioia: l’amore per il figlio.”.
La nascita del figlio, a cui hanno dato il nome di Lapo, infatti, contribuisce a migliorare i rapporti tra i coniugi. Dario si sente amato.
Ma a rompere le uova nel paniere ecco che arriva l’apertura dell’Amministrazione comunale alla rete della grande distribuzione, che cominciò ad intaccare la solidità del commercio alimentato dalle piccole imprese. I genitori di Dario e quelli di Natalia, che ne erano i più ricchi rappresentanti, a poco a poco ne avvertirono gli effetti negativi: “Le botteghe, situate nel centro storico, comprese quelle di nonno Marcello e nonno Alfredo, iniziarono ad avere delle difficoltà. Gli affari non andavano più a gonfie vele.”.
Il nuovo clima di tensione si trasferisce anche nei rapporti tra Dario e Natalia, la quale si rinchiude in se stessa e nell’attenzione, che diviene ossessiva, per il suo bambino: “Sentiva il matrimonio come una gabbia dalla quale cercava vie di evasione che non trovava. Nemmeno l’amore e l’impegno per il figlio mitigavano la sua inquietudine. Non era più la ragazza sottomessa ai genitori, la moglie dedita alla famiglia, ma si stava trasformando in una donna in rivolta che però non vedeva vie di uscita da una situazione di dolore.”.
Hanno un secondo figlio, una bambina, Frida: “La straordinaria bambina non era stata desiderata e attesa nemmeno da mamma e papà.”; “Dario si rendeva conto dell’inquietudine della moglie e della sua sofferenza, ma non trovava una chiave per poterla aiutare.”.
Il romanzo continua a muoversi tutto sul versante psicologico del rapporto di una donna con se stessa, la quale ha deciso di intraprendere, rifiutando l’amore di Renzo, una strada fatta di pazienza, di sopportazione e di intimo pentimento. I fatti che accadono sono tutti al servizio di questa sottile analisi introspettiva di ciò che può accadere quando si rifiuta l’occasione che ci avrebbe resi felici: “Passarono anni assai difficili per Natalia, sempre e solo interessata alla crescita dei figli, al loro inserimento all’asilo e poi alla scuola elementare.”.

I genitori Alfredo e Giulia da parte di Natalia, e Alfredo da parte di Dario muoiono e le difficoltà familiari si accrescono. Natalia non riesce a dare al marito l’affetto che si meriterebbe: “Riflettendo bene, Natalia doveva ammettere che la colpa della situazione era tutta sua. Sentiva che Dario la amava ancora molto e chiedeva a lei comprensione e affetto, ma non c’era da fare niente, proprio non riusciva a dare di più. Era cosciente che tutto poteva andare ‘a rotoli’ ed era preoccupata per le conseguenze che questo avrebbe significato per gli amatissimi figli. Nonostante tutto, non aveva la forza per cambiare il suo atteggiamento nei confronti del marito. Come poteva essere falsa nei confronti di Dario dimostrando a lui un amore che non sentiva?”; “Natalia riconosceva e apprezzava il lavoro di Dario con i figli, ma nemmeno questo la spingeva a cambiare atteggiamento nei suoi confronti. Si era come fossilizzata dal punto di vista sentimentale.”.
Sta montando, psicologicamente, una situazione tesa e ingarbugliata, capace di incidere sulla personalità di un essere umano. Da una parte c’è il desiderio di venire incontro alle aspettative del marito; dall’altra il rimorso di aver rifiutato il vero amore, di non essere riuscita a difenderlo.
La conseguenza di questo difficile rapporto fu che Dario “si fece una amante.”; “Questo era il contorto e veramente al limite del possibile ragionamento di Dario; l’amante come tentativo ultimo di riconquistare l’amore di Natalia.”. L’amante è un’amica di Natalia: “Dario fece di tutto perché Natalia scoprisse la tresca con Adele.”.
Ma le cose non vanno come Dario si aspetta: “La reazione di Natalia fu durissima, schiumava di rabbia incontenibile e forse anche di gelosia.”.
L’ultima nonna rimasta, la madre di Dario, Dina, muore: “Le male lingue dicevano che Dina non era morta per quel cattivo male che l’aveva presa, ma per il grande dolore che Dario le aveva procurato.”.
Si sta alzando tra i coniugi un muro.
Natalia di nuovo pensa al suo primo amore. Dove sarà Renzo? Si sarà sposato?: “Tutto era legato alla convinzione che la vita presenta solo una grande occasione di felicità e di vero amore. Persa quella non si può più costruire nulla di buono.”. Torna a rimproverarlo di non aver saputo difendere il loro amore.
Il conflitto interiore, tutto psicologico, si accentua. Viene da domandarsi se Natalia riuscirà a sostenerlo. Soffriamo per lei.
Si accrescono, intanto, le difficoltà economiche. A causa della concorrenza della grande distribuzione, Dario è costretto a chiudere la sua attività di macellaio e di ristoratore. Ora è senza lavoro.
Natalia, ormai nelle ristrettezze economiche si affida al gioco presso una “sala slot vicino alla stazione”. Spera in una vincita che le avrebbe risolto almeno i problemi materiali di sopravvivenza.
Invece di vincere, perde “una bella somma”, e così pensa di cercarsi un amante, pure lei: “Era ancora una donna molto bella, non era fredda, e sentiva anche una certa attrazione per rivivere una sessualità cui aveva rinunciato da tempo.”.
Si avverte un certo abbrutimento della situazione e ci si domanda se un errore di gioventù (l’aver rinunciato all’amore di Renzo) possa sviluppare conseguenze così disastrose.
In questo momento Natalia non è un’eroina, ma una vittima. Sa, però, reagire: “E comunque nonostante queste sbandate dovute alla rabbia e alla gelosia, alla fine decise di interrompere le gite nel ricordo di mamma Giulia, esempio di dedizione totale alla famiglia, e non arrivò mai a tradire il marito.”.
Ma le disavventure per Natalia non finiscono qui. Durante un’esibizione di ballo, la figlia Frida sviene e muore. Non le ha retto il cuore, debole come quello del nonno Alfredo: “Al termine della cerimonia Natalia si gettò singhiozzando sopra la bara bianca, quasi non volesse lasciare la figlia.”.
In famiglia le cose vanno peggiorando. Dario, che mantiene ancora l’amante, non vuole abbandonare il tetto coniugale, come chiede Natalia, che “non tralascia nessuna occasione per inveire contro Dario e la sua amante.”; “Le enormi difficoltà e l’immenso dolore comunque non l’avevano sconfitta. Natalia era diventata una combattente indomita.”.
Il figlio Lapo si sposa con Elisa, una ex compagna di studi. È cresciuto bene, e ha avuto coraggio a mettere su una sua propria attività: “La difficoltà che permaneva nel rapporto tra Natalia e Dario in quel periodo era mitigata dall’amore e ammirazione di ambedue i genitori per la giovane coppia. In quella casa, memore di tanti contrasti, l’intesa fra i due sposini era bellissima.”.
Questo spazio di serenità dura poco. Gli sposini sono in attesa di un figlio e la gioia in quella famiglia non fa in tempo a consolidarsi che arriva la brutta notizia che Lapo ha un cancro allo stomaco. Muore: “La morte di Lapo non sorprese Natalia che, rassegnata a questo strazio, andò avanti come per inerzia. (…) Questo periodo terribile sia Natalia che Dario lo vissero senza mai comunicare tra loro, ma anche senza più liti.”.
La storia di Natalia non ha mai dismesso la sua centralità tragica. La vita degli altri penetra e si raffigura nel suo dolore. Il dolore è ormai la sua veste di tutti i giorni: “Durante la cerimonia funebre Natalia e Dario erano nel primo banco della chiesa di Sant’Alessio dove si sentiva ritmare il pianto della gente. Non scambiarono tra loro nemmeno una parola. Lei sembrava un automa inespressivo e non versò una lacrima.”; “Dario rimase sempre in piedi durante tutta la cerimonia. Anche i suoi occhi non versarono una lacrima. Ogni tanto durante il rito il suo viso era scosso da una smorfia di dolore.”.
Pochi mesi dopo Elisa partorisce una bambina, alla quale è dato il nome della sorella di Lapo, Frida, così da ricordarla per sempre.
Saranno il narratore e la sua compagna Ambra, cugina di Natalia, a dare finalmente una svolta positiva alla sua vita: “Una sera vide che la porta della camera di Dario era socchiusa, pensò che lui l’aspettasse. Certo che l’aspettava, non in particolare quella volta, ma da sempre. Entrò in camera. Dario dormiva ma lei non si tirò indietro, si spogliò e si distese sotto le lenzuola accanto a lui. Dario si svegliò ben presto e fu scosso da una emozione incredibile. Era accaduto ciò che aveva atteso da sempre. Per tutti e due fu una esperienza d’amore splendida, fortissima perché impensata e impensabile; un grande regalo della vita.”.

Questo amore così vero

Appassionato di politica (negli anni Novanta fu sindaco di un popoloso e importante comune della Lucchesia, Capannori) lo è diventato anche della letteratura, cimentandosi nel romanzo.
Mi sono occupato del suo “Natalia”, uscito nel 2020 (nel 2018 era uscito il suo romanzo “Le braccia al collo”), e, avendone rilevato buone doti di narratore, sono incuriosito da questo suo nuovo impegno del 2021: “Questo amore così vero”. Tre anni sono già un periodo sufficiente per dare un giudizio su di un autore, in questo caso della mia terra.
Soligo è un paese delle Ande argentine in cui è andato ad esercitare la professione di medico Carlo Viani: “un pugno di case addossate l’una sull’altra, il paese delle capre, come lo definivano gli abitanti di Mendoza.”. Lo avevano accolto con gioia e festosamente: “Le donne avevano allestito all’ingresso del paese archi di fiori, come si costruivano lungo il percorso della processione dell’otto maggio, festa solenne della Madonna del Soccorso. Quella persona imponente con una folta barba e gli occhi splendenti dell’entusiasmo di un perenne sorriso, veniva a spendere la sua vita tra quei poveri ma fieri abitanti, meritava quella bella accoglienza.”.
Sorge ai piedi di una montagna, l’Aconcagua, e vi si conduce una vita da villaggio ancestrale dove la pastorizia la fa da padrona. Ma non mancano altre attività, soprattutto nella stagione invernale: “Nelle lunghe e rigidissime giornate invernali i pastori di capre divenivano sapienti artigiani del legno e creativi scultori della pietra forte che certo non mancava. Si curava e rinnovandosi in questo modo l’arredamento delle semplici ma accoglienti abitazioni. Vi erano abili sarte che utilizzavano e adattavano l’uso e il riuso dei vestiti frutto del commercio di latticini con la lontanissima Mendoza.”.
Ecco disegnato l’ambiente pastorale e ancora primitivo in cui si trova a lavorare il medico Carlo Viani.
L’autore ce ne ha costruito l’immagine un po’ alla volta al modo di una pittura che si definisca lentamente.
Si ha la sensazione di un villaggio felice e solidale, malgrado le malattie e le asperità naturali.
Chi è Carlo, il medico che è riuscito a dare conforto e sicurezza agli abitanti?
È un lucchese che ha compiuto i suoi studi presso l’Università di Pisa. Figlio di una famiglia molto religiosa, ad un tratto si dichiara non credente, generando rimprovero e costernazione tra i suoi.
Nella sua vita è comparsa una bella ragazza, Leda Antichi, che vive a Parigi, dove si è trasferita la famiglia a causa di alcune avversità commerciali e il rapporto tra i due lo soddisfa e lo prende interamente. Ora non c’è che lei. In estate s’incontrano a Viareggio, al bagno Paradiso. Viareggio è diventata una città balneare dalle molte attrattive, e il Bagno Paradiso è uno dei più esclusivi, frequentato da benestanti e da una bella gioventù, tra cui spicca Leda: “Era straordinariamente bella, aveva preso il meglio dalla madre e dal padre. Alta, con un fisico sensuale e perfetto, occhi chiari limpidissimi e penetranti, portava capelli lunghi biondi e lisci e non passava inosservata, accendendo il desiderio di giovani e uomini maturi.”.
Anche in questo romanzo, l’autore ci intrattiene con una scrittura semplice e chiara, e il sentimento che s’intuisce forte e profondo è sapientemente contenuto: “Tutto era stato straordinario in quella bellissima estate. Si incontravano spesso, non parlavano molto, ma erano felici insieme.”.
Questa relazione s’interrompe per motivi che il lettore scoprirà da sé e darà modo a Carlo di capire la sua missione: “Cominciava a maturare la consapevolezza che la sua vera famiglia erano i poveri.”.
Riacquista la fede in Dio, incontra e lavora a fianco di Madre Teresa di Calcutta, conosce e vive la tragedia della povertà in quelle lontane terre, finché viene inviato a Soligo.
La storia raccontata dall’autore ci rivela un uguale sentimento da lui provato in accordo col suo protagonista.
Ghilarducci, infatti, è un cattolico convinto e devoto e l’impresa che ci sta narrando di Carlo lo vede fortemente coinvolto.
Durante un soggiorno a Lucca, a Carlo viene concesso un percorso di studi speciale per diventare presbitero: “Del resto era già laureato, ed era importante che tornasse prima possibile a Soligo. Nel suo particolare caso si poteva fare eccezione all’iter canonico previsto nella preparazione dei nuovi sacerdoti.”.
Quel paese sperduto sulle Ande avrà così un medico e un prete, entrambi necessari.
Ci accorgiamo, a questo punto, di trovarci di fronte alla storia di una missione, più ancora che a quella di un missionario.
Il sentimento dell’altruistico operare per alleviare la sofferenza dei più deboli si fa sempre più dominante. Se ne avverte il fuoco e il profumo allo stesso tempo. E anche come la mano di Dio operi nel più completo silenzio generando il bene: “Don Carlo, il dottore, rientrò al villaggio che lo accolse con una festa assai più grande che al suo primo arrivo.”; “Agli abitanti dello sperduto borgo sembrò che proprio non mancasse nulla né alla loro fede che alla loro vita.”.
L’Argentina, in cui l’autore è vissuto alcuni anni (ne traccia una breve storia politica, ricordando anche la figura di Evita Peron, e ne segue gli avvenimenti drammatici fino al colpo di Stato del generale Jorge Rafael Videla e dei militari), diventa un paradigma. Il cattolicesimo che vi si respira si erge ad esempio dell’amore di Dio verso il nostro mondo, se ascoltato e amato.
La comunità di Soligo è orientata, grazie a don Carlo, sacerdote e medico, verso il bene e la solidarietà. Così si prende cura collettivamente di un ragazzo, Luis Cardena, che invia a studiare a Buenos Aires, del quale seguiremo i successi che daranno soddisfazione al villaggio e anche alla città di Lucca che ha accettato di contribuire alle spese per i suoi studi.
Ghilarducci si muove a suo agio in questo intreccio di generosità e di altruismo e Luis e don Carlo sono vasi comunicanti attraverso i quali viene seminato e diffuso l’amore. Esso sta al centro della storia, che conferma la sua ispirazione in una vocazione missionaria che tempera e vivifica l’esistenza umana.
Questo amore non egoista, ma solidale, indirizzato al bene del prossimo ha, nel romanzo, una forza attrattiva, che trascina chi ne è lambito e a poco a poco lo trasforma. Così avviene a Mara Galtieri, una bella fanciulla che si innamora di Luis non solo per il suo attraente aspetto fisico, ma per le sue azioni.
Il bene si fa contagioso e sembra che l’autore voglia, con la sua opera, dare l’esempio che non è il male a farsi strada nel mondo, ma il bene, che è sempre silenzioso, ma ostinato e vincente. E a questo fine si avvale di uomini speciali, come don Carlo, che non si arrendono di fronte agli ostacoli e alle avversità, anche personali.
Il lettore scoprirà i generosi frutti dell’opera missionaria di don Carlo, e poi di Luis che ne proseguirà l’impegno. Questa seconda parte, la più intensa, che vede protagonisti Luis e Mara (il cui ruolo si va affermando sempre di più), si caratterizza per una forza ed un coraggio interiori che hanno del dolente e del drammatico, ma i due personaggi si riveleranno assistiti da una grande, robusta fede.
Incontriamo nel romanzo il sublime sentimento dell’amore (“un amore così vero”) delineato nelle sue manifestazioni più alte. Mara e Luis ne saranno raffinata, anche psicologicamente, rivelazione e testimonianza: “Solo loro sapevano della sofferenza. Incontrandosi raramente, il desiderio era divenuto padrone di ogni attimo nelle intense e impegnative giornate. Il successo personale non li ripagava per niente.”. Abelardo e Eloisa, Francesco e Chiara, sono le prime figure che la commovente storia richiama alla mente. Ma Luis e Mara andranno oltre, a significare che l’amore fisico e quello spirituale possono congiungersi e rafforzarsi vicendevolmente: “Ambedue sentivano che non vi erano ragioni per non gioire di quell’unico atto di straordinario amore che non turbava la coerenza della loro vita.”.
Ammirevoli le pagine dedicate a Lucca, visitata da Mara e da Luis: “Si immersero in quella città che li sorprese per la sua bellezza. Sulle strette vie brulicanti di persone indaffarate, si affacciavano palazzi signorili uno più bello dell’altro a significare la storica ricchezza dei suoi abitanti. Vi era poi la meraviglia delle torri che come d’incanto si ergevano qua e là accanto a palazzi e chiese. Percorsero le strette vie centrali dove i tetti delle case di fronte sembravano toccarsi tra loro, dove si affacciavano negozi con vetrine ricche di mercanzia. Rimase loro impresso come una scena da Medioevo il vociare di alcune popolane che, con banchetti trascinati a mano nelle piccole piazze, vendevano limoni.”.
Tornati in patria assisteranno al colpo di Stato di Videla. Mara farà di tutto per proteggere Luis, oppositore del nuovo regime, dalla caccia e repressione dei governanti: “Nella fede che sempre aveva segnato la sua vita e che ora la induceva alla speranza, offriva la sua sofferenza per la salvezza di Luis, l’uomo più buono della terra. Intanto non perdeva la sua abituale lucidità e predisponeva un piano per portare in salvo Luis.”. Riuscirà? Il lettore lo scoprirà da sé.
Sono pagine intense rese efficacemente da una scrittura chiara, semplice e asciutta, che è andata sempre più rinvigorendosi nel procedere della narrazione.
Un libro da consigliare e da leggere per gli alti valori morali del suo contenuto.


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Bart