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Giallo: Giacomo e Ada #8/10

18 Dicembre 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

Giacomo e Ada #8

Era un po’ tarchiato, di media statura, e aveva i piedi larghi come delle barche, il commissario Luciano Renzi, e aveva anche un bel paio di baffi, che curava con molta pignoleria. Se li lisciò, prima che entrasse Giacomo.
  «Ho letto i giornali. Si sospetta di me. E allora mi sono deciso a venire. Mi chieda ciò che vuole, e poi mi lasci in pace.» Era entrato come un ciclone, e a  moltiplicare la furia c’era anche quella sua scarpa ortopedica, che batteva sorda sul pavimento, mentre si affrettava a sedersi davanti alla scrivania del commissario. Non attese nemmeno che lui lo invitasse a farlo.
  «Sono stupidaggini belle e buone, quelle che si dicono, e voglio sperare che lei, commissario, sia un uomo di buon senso da non crederci.»
  «Devo vagliare tutte le ipotesi.»
  «Giusto, giusto. Che vuol sapere?»
  «Dove si trovava ieri, verso le sei del pomeriggio?»
  «A casa mia, a scrivere.» Si toccava la gamba.
  «Qualcosa che non va?» domandò il commissario.
  «Cos’è che non dovrebbe andare?»
  «La gamba. Le fa male? Sta comodo seduto lì?»
  «Ci sono abituato. Non si preoccupi, venga al sodo.»
  «Perché sua moglie l’ha lasciato?»
  «Badi, commissario, sono venuto di mia spontanea volontà, ma non perché lei si metta a civettare con la mia vita.»
  «Lo capisce da sé che sono domande che devo farle. Che cosa si aspetta? Che lo ringrazi per la sua premura e lo mandi via così com’è venuto?»
  «Vorrei proprio vedere che lei mi trattenesse.»
  «Non volevo dire questo. Si calmi.»
  «Gliele avrà già dette mia moglie, queste cose.»
  «Voglio sentirle da lei.»
  «Non si andava più d’accordo.»
  «Per colpa sua o di sua moglie?»
  «Quando non si va d’accordo, la colpa è sempre di tutti e due.»
  «È vero che la picchiava? Sua moglie dice che era diventato violento.»
  «Son cose che succedono tra marito e moglie. Anche lei picchia sua moglie. Ne sono certo, com’è vero che mi chiamo Giacomo Boldini.»
  «E invece si sbaglia. Litigare è un conto, menare le mani è cosa da persone incivili.»
  «Ma mi faccia il piacere. Che ne sa lei di civiltà. Lei sguazza in questo mondo, ed è un barbaro come tutti.»
  Il commissario cercava di mantenere la calma.
  «Sì, qualche volta l’ho picchiata.»
  «È per questo che se n’è andata?»
  «Non lo so.»
  «Così sostiene sua moglie.»
  «Allora, sarà così. Che vuole che ne sappia io di quello che c’è nella testa di mia moglie.»
  «Conosceva Alberto Magrini?»
  «Chi?»
  «L’uomo che è stato ucciso. Il convivente di sua moglie.»
  «No. L’ho visto per la prima volta sui giornali.»
  «Cerchi di ricordare meglio.»
  «Non c’è niente da ricordare.»
  «Sua moglie dice che una notte, lei li ha inseguiti.»
  «È vero. L’ho vista con un uomo. Non so se era Magrini.»
  «Perché li inseguì.»
  «Non ricordo.»
  «Non dica sciocchezze.»
  «Chi glielo dice che li inseguissi.»
  «Lo dice sua moglie.»
  «E come fa a esserne così sicura?» Era Giacomo ora che faceva le domande, e il commissario se n’accorse in tempo.
  «Si limiti a rispondere alle mie domande, la prego.»
  «Ero infuriato. Voglio ancora bene a mia moglie. Non doveva lasciarmi. Se si decide di stare con un uomo, non lo si abbandona quando sta male. Doveva restare con me.»
  «Perché, lei sta male?»
  «Lei queste cose non le può capire, commissario.»
  «Ci provi.»
  «Assolutamente no.»
  «Dunque, non può negare che ce l’aveva con sua moglie.»
  «L’ho appena ammesso.»
  «E con quell’Alberto?»
  «Lui è un uomo. Ha fatto bene a prendersi mia moglie, se lei ci stava.»
  «Perché tratta così sua moglie.»
  «Sono fatti miei.»
  «Era solo in casa, alle sei di quel pomeriggio?»
  «Sì.»
  «Ha dei nemici?»
  «Lo sa bene che ne ho. A bizzeffe. Ad ogni angolo. Pronti a saltarmi addosso.»
  «Lo ha ucciso lei, il Magrini?»
  «No.»
  «Eppure, lei ne aveva tutti i motivi.»
  «E che significa? Chissà quanti altri avevano dei motivi per avercela con lui.»
  «Ma il suo è un motivo speciale.»
  «Mi avrebbe giustificato, se lo avessi fatto?»
  «Non voglio dire questo, ma lei deve capire che è il maggior indiziato.»
  «Non so che farmene delle sue teorie. Lei pensa al delitto passionale, vero?»
  «Appunto.»
  «Se lo scordi. È fuori strada.»
  «Sospetta qualcuno?»
  «Io non sospetto un bel niente.»
  «Chi lo ha ucciso, potrebbe averlo fatto per colpire lei?» Il commissario si ricordava dell’ipotesi di Jacopetti, il quale rizzò subito le orecchie, e anche la testa dalla macchina per scrivere.
  «Che vuol dire?»
  «Ha nemici in politica?»
  «Soprattutto in politica, di questi tempi.» Il commissario non ebbe il coraggio di andare avanti. Quell’ipotesi gli sembrava troppo azzardata. Invece, Giacomo, gli sembrava proprio l’omicida che cercava.
  «Le dico che io non c’entro con quell’omicidio.»
  «Resti a mia disposizione.»
  «Come vuole lei.»
  Si alzò, la sedia cadde per terra, ma Giacomo nemmeno si voltò a guardare. Uscì senza salutare nessuno. 

  Piano piano, si era arrivati in pieno inverno. Era già passato il Natale. Si era in gennaio. Aveva già fatto la prima neve. Lucca si era ancora una volta rivestita di magia. Il commissario brancolava nel buio. Anche sulla pistola non si era fatto un passo avanti. Era un vecchio arnese del tempo di guerra, e non risultava denunciata. In casa di Alberto, nella piazzetta San Giusto, si era istallata la sorella, col marito e i tre figlioli, che erano delle birbe matricolate e scorrazzavano da un capo all’altro come fossero sulle Mura. La sorella era stata buona con Ada, e le aveva lasciato una camera tutta per sé. Non avrebbe saputo proprio dove andare, altrimenti.
  Restava sola, quando la sorella di Alberto, che si chiamava Silvia, usciva per andare a servizio da qualche signora. Ada si rendeva utile, cercava di non pesare; ma la sua nuova situazione non le andava giù.
  Quando in casa non c’era nessuno, o quando si rinchiudeva in camera, pensava spesso a ciò che le era accaduto. Non riusciva a giustificare niente e nessuno, e se pensava a Dio qualche volta, non riusciva a capire come si potesse credere alla sua bontà. La gamba di Giacomo diventava la negazione di Dio agli occhi di Ada, ma lo cercava ugualmente, sentiva che aveva bisogno di scontrarsi anche con la sua assenza. Era convinta, certe volte, che cancellando Dio, la sua mente si sarebbe rischiarata, e forse tutto avrebbe potuto ricominciare da capo. Certe altre, si convinceva che c’era un Dio pagano che presiedeva al male, e l’altro Dio, il vero Dio, sembrava tenere lo sguardo altrove, non certo sulla Terra. Ebbene, lei lo avrebbe potuto accettare solo se avesse mostrato più coraggio e amore, e avesse spartito con gli uomini tutto il bene di cui era capace. Era di questo Dio che aveva bisogno, come ne avevano bisogno tutti gli uomini.
  Una mattina arrivò alla conclusione che più che avere bisogno di Dio, lei aveva bisogno soltanto della sua coscienza, e che c’erano regole semplici da rispettare nel vivere civile. La ragione doveva essere usata per queste semplici cose; e l’uomo non era diverso dagli animali, che si scannano tra loro, e uno è la morte dell’altro.
  Uscì di casa, e se ne andò in giro per la città, non per fare spese, ma per guardare gli uomini. Ne ebbe pietà, allo steso modo che provò pietà per se stessa.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart