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Giallo: Giacomo e Ada #1/10

11 Dicembre 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

(È in questo giallo che nasce la figura del commissario Luciano Renzi, personaggio che comincia a delinearsi meglio nei due successivi: “Michele” e “I coniugi Materazzo”)

Giacomo e Ada #1

I

  Quella gamba sinistra sciancata era per Giacomo una fonte di guai. Per questo aveva smesso di fare l’inviato speciale ed era diventato uno scrittore di romanzi. Gli era successo in Libano di prendersi la bomba che gli aveva rovinato l’esistenza. Da quei giorni vedeva tutto nero, e anche l’amore per Ada se n’era andato per sempre. Rinunciare al mestiere che da bambino si sognava di fare non era stato facile. Dopo la disgrazia, il suo direttore era stato buono con lui: se se la sentiva ancora, non c’erano ostacoli di sorta: poteva continuare a fare l’inviato speciale; il giornale era sicuro che se la sarebbe cavata benissimo, grazie alle sue qualità. Aveva molti lettori affezionati, e non era facile sostituire uno come lui, che nello scrivere riusciva a far vedere e capire le cose. Ada lo aveva incoraggiato ad accettare, a provare per lo meno.
  «Non sei né il primo né l’ultimo che si trova ad affrontare questa situazione. Sono sicura che saprai cavartela bene. Come sempre del resto.»
  «Non sono più quello di prima.»
  «Lo dici tu. Per me sei sempre lo stesso.»
  «Non compatirmi. Non voglio la tua pietà.»
  «Nessuno sa più dove sta di casa la pietà in questo mondo. Figurati io, che ne ho passate più di te prima che ti conoscessi.»
  «Ma la gamba sciancata è mia, non tua. E c’è una bella differenza.»
  «Non vale la pena di arrabbiarsi come fai tu. Nessuno potrà ridartela com’era.»
  «È uno schifo la vita.»
  «Devi calmarti. Altrimenti va a finire che ne ricaverai una malattia.»
  «Ti piacerebbe che sparissi?»
  «Potrei anche non sopportarti più, se continui a fare questi discorsi.»
  «Sarebbe stato meglio se fossi morto. Anche per te, che avresti potuto risposarti e vivere con uno che ti avrebbe lasciato dire tutte le sciocchezze che ti passano per la testa.»
  «Se non la smetti, me ne vado di là.»
  «Vai dove ti pare, anche a buttarti in fiume, se ti fa piacere.»
  Ada si alzò e se ne andò nell’altra stanza. Accadeva spesso che Giacomo non la prendesse per il verso giusto e di ogni piccolezza facesse una tragedia. Dava la colpa a quella disgrazia, che gli aveva mutato il carattere, e lo aveva fatto diventare un altro; il mister Hyde che stava rimpiattato in lui era uscito fuori e aveva distrutto il Giacomo che conosceva. Qualche volta a Ada aveva dato anche un ceffone.
  «È l’ora che la smetti di dirmi sempre quello che devo e che non devo fare. Per via della mia gamba, mi tratti come se fossi un bambino. O la pianti, o un giorno o l’altro finisce che non mi vedi più.» Ada ce l’aveva un po’ di paura, da qualche tempo. Le sembrava così strano a volte… Quella gamba era vero che se la trascinava come una catena. Quando rientrava in casa, ma ancora prima quando saliva le scale, lei lo avvertiva lo struscio della scarpa ortopedica sui gradini o sul pavimento, e non poteva evitare di percepire una sensazione di disgusto. Faceva fatica a dormire con lui. Certe notti che desiderava fare all’amore, subito le passava la smania quando pensava a quella gamba maciullata.
  Giacomo ci aveva provato a continuare il mestiere. L’avevano mandato in Irlanda del Nord, a Londonderry; poi in Libia e nel Sudan, ma lui non si sentiva più lo stesso. Scrivere, scriveva bene, ma quanta fatica per rubare le notizie. Non si poteva più muovere da solo, aveva sempre bisogno di qualcuno che facesse per lui, e questo non gli andava giù.
  «Non ti devi preoccupare» gli diceva il direttore, quando a volte telefonava direttamente a lui per sfogarsi. «Come stai facendo, va benissimo. Siamo contenti. Vai avanti così.» Ma lui si sentiva zoppo anche nel mestiere. Sapeva di non vedere più le cose come prima, e una cattiveria s’era annidata dentro di lui e lo spingeva a talune malvagità, che piacevano ai lettori, ma non a lui, che vi scopriva i segni della sua disperazione.
  Ada stava meglio se lui non era in casa, e le si accapponava la pelle quando lo sentiva salire. O quando il giorno prima le telefonava che sarebbe rientrato a casa.
  Giacomo capiva ciò che stava succedendo al suo matrimonio.
  «Non sei contenta, vero, di rivedermi?»
  «Perché dici questo.»
  «Non voglio che tu sacrifichi nulla della tua vita per me. Fai come se non ci fossi.»
  «Non è facile.»
  «Voglio che ti abitui a pensarmi morto.»
  «Succederà un giorno.»
  «Meglio perciò se ci sarai già abituata.»
  «Smettila.»
  «Chissà quante volte mi hai messo le corna.»
  «Finiscila.»
  «Non puoi immaginare com’è spietato il mondo. C’è odio dappertutto. C’è in me e ci deve essere anche in te. Perché vuoi nasconderlo?»
  «A furia di questi discorsi, diventerai davvero cattivo.»
  «Anche un assassino potrei diventare.»
  «Magari l’assassino di tua moglie.»
  «Perché no? se ci sarà l’occasione di farlo.»
  «Mi metti paura.»
  «Non sai che cos’è la paura. La paura è vivere, e non morire.»
  «Eri così tenero con  me, prima.»
  «Ero un altro. Ed ora ti ritrovi un marito che non ti aspettavi, non è vero? Tu avresti il diritto di uccidermi, e credo che nessun tribunale se la sentirebbe di condannarti.»
  «Fai i discorsi del diavolo.»
  «Pensaci, a farmi fuori. Magari ne parli con il tuo amante, e insieme combinate l’affare. Lo sai, vero? che da morto valgo più che da vivo.»
  «Dimmi se son discorsi da fare. La gente crede che tu sia un angelo e che ti porti addosso la disgrazia come una croce. Se sapesse i patimenti che mi dài. Ma sei così anche con gli altri? O cerchi invece la pietà dagli altri.»
  Fu una delle tante volte che Ada si prese un altro scapaccione. Ma nel darglielo, Giacomo questa volta perse l’equilibrio e non riuscì a riprenderlo, e cadde a terra. Urlava di rabbia come un lupo che si è cacciato da sé nella trappola.
  «Vedi, potresti uccidermi ora. E io come potrei difendermi?» Non ce la faceva ad alzarsi, e Ada gli andò incontro, e gli porse la mano per aiutarlo.
  Giacomo si tirò su a fatica, e quando fu in piedi le diede un altro schiaffo.
  «Vigliacco» disse lei.
  «Fai attenzione a quello che dici.»
  «Mi hai fatto male, che credi. Sei diventato manesco. Una volta o l’altra finirà male per uno di noi due.»
  «Spero che sia per me. Così te la godrai, finalmente, col tuo spasimante.»
  «Ce l’hai nella testa tu, questo spasimante. E va a finire che le corna te le metto davvero, una volta o l’altra.»
  Ada era una donna piacente, gli uomini si voltavano quando passava. Non aveva ancora quarant’anni. Mora, belle gambe, una bocca sensuale. Giacomo era stato fortunato. L’aveva conosciuta un’estate a Viareggio. Anche lui era bello, e poi era famoso. La vide passare in costume sulla battima. Aveva il passo slanciato, pieno di fascino. Un gran pezzo di donna.
  «Sarebbe bello farsi quella» gli disse l’amico.
  «La conosci?»
  «So dove alloggia.»
  «Allora ci andiamo stasera.»
  «Ma se fosse già fidanzata?»
  «Non è fidanzata.»
  «Come fai ad esserne sicuro.»
  «Lo vedo dalla camminata. Quella è la camminata di una donna che non ha il fidanzato.»
  «Questa poi non la sapevo. E com’è il passo di una che non ha il fidanzato?»
  «Bisogna avere un occhio speciale come il mio per riconoscerlo. Te non ci coglieresti mai.»
  «E perché?»
  «Perché bisogna esserci nati con quest’occhio.»
  La sera si fecero in quattro per conoscere Ada e alla fine ci riuscirono. Fu l’amico ad agganciarla al bar dell’albergo. Ci sapeva fare, lui, più di Giacomo, ma Giacomo aveva una febbre addosso quella sera che avrebbe fatto a pezzi l’amico se avesse tentato di rubargli quella femmina. Ada aveva gli occhi grandi, da abbracciare il mondo intero, e c’era sempre dell’allegria nelle sue pupille. Giacomo ci si perdeva a guardarla negli occhi. Le sere successive andò solo agli appuntamenti, e una notte ci fece all’amore. Non ci volle molto a convincerla, e lo capì dopo, che anche Ada era venuta apposta per fare all’amore.
  «Ci sto bene con te» gli disse, alzandosi per rivestirsi.
  «Ho un brutto carattere. È meglio lasciarmi perdere.»
  «All’amore ci sai fare.»
  «È una delle cose che mi riesce meglio.»
  «Dimmene un’altra che sai fare bene.»
  «Studiare la gente, intuire, capire.»
  «È il tuo lavoro?»
  «Anche.»
  «Che cosa fai?»
  «Credevo lo sapessi.» Forse Ada lo sapeva, ma a lei piaceva sentirselo dire in faccia.
  «Sono sempre in giro per il mondo.»
  «Ti piace?»
  «Come fare all’amore.» Lei tornò sul letto a baciarlo. Aveva indosso solo la camicetta ancora sbottonata, e si vedeva il petto giovane, rotondo, sodo.
  «Sei fatta per l’amore» le disse toccandole i seni.
  «Ne hai voglia ancora?»
  Fecero di nuovo all’amore. Non si sarebbe saziato mai di quella donna, che aveva cosce, seni, fianchi e natiche da consumare un uomo.
  «Ora basta» disse lei ridendo. «Si è fatto tardi.»
  Uscirono insieme. Era mezzogiorno. Andarono in cerca di un ristorante carino. Lei mangiò poco.
  «Per la linea?»
  «Anche. Mi piaccio come sono. Detesto ingrassare. È orribile vedere una donna che ciondola grasso da tutte le parti. Non sarò mai così.»
  «Si cambia nella vita, non immagini quanto sia facile. Nemmeno ci se ne accorge, a volte.»
  «Se mi metto in testa una cosa, non c’è diavolo che mi faccia mutare opinione.»
  «Ti auguro di riuscirci.»
  «Ci riuscirò.»
  «Al matrimonio ci pensi mai?»
  «Mi sembra una cosa naturale pensarci, non ti pare?»
  «Si sta meglio se non si è sposati. Meno complicazioni.»
  «A me piacerebbe sposarmi. Avere un marito tutto per me. Anche dei figli.»
  «Ci sono dei mascalzoni tra gli uomini.»
  «Perché dici così?»
  «Sei molto romantica, e essere romantici oggi vuol dire mostrare le proprie debolezze, lasciarsi azzannare.»
  «Sei troppo pessimista.»
  «Ne ho viste tante in giro per il mondo, che non mi fido più di nessuno.»
  «Allora non è facile per te vivere.»
  «C’è forse un modo facile?»
  «Penso di sì. Altrimenti perché si vive?»
  «Bella domanda.»
  «Non prendermi in giro.»
  «Dico sul serio.»
  «Io penso che la vita sia bella. Non è forse stato bello l’amore che abbiamo fatto prima?»
  «Non c’entra niente con la vita.»
  «Questo lo dici tu.»
  «Ti piacerebbe sposare uno come me?»
  «Sì» rispose decisa Ada, e non aggiunse altro. Il giorno successivo, Giacomo, invece di recarsi al lavoro, restò tutto il tempo con lei. Andarono sulle colline di Camaiore e passeggiarono nei boschi. Lui parlava poco. Rifletteva. Pensava ad Ada come moglie. Se la figurava per casa; così bella se la sarebbe potuta godere ogni volta che fosse rientrato. Tutta per sé, quel ben di Dio.
  Prima di sera, rispose ad Ada che anche lui l’avrebbe sposata volentieri, se lei era sempre dell’idea di sposarlo.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart