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Giallo: Gigolò/A detective story: Gigolo (Trad. Helen Askham) #18/22

28 Agosto 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Gigolò #18

Per le strade di Lucca c’era di nuovo fermento. La caduta del governo Prodi e il pasticcio che si stava combinando nella formazione del nuovo, mescolando tra loro partiti così diversi se non addirittura opposti, generava malumore e risentimento. La FIAT, la grande azienda torinese, aveva annunciato la Cassa integrazione per circa 25.000 operai. Nessuno riusciva a mandarla giù, dopo che l’azienda automobilistica aveva usufruito delle agevolazioni della cosiddetta legge della rottamazione, grazie alla quale aveva beneficiato di un consistente contributo dello Stato ogni qualvolta un cittadino possessore di un’auto vecchia di almeno 10 anni ne acquistava una nuova. Con questa legge ci si era fatta tonda, ed ora che i termini erano scaduti ed il governo Prodi, dopo aver concesso una prima proroga, non aveva inteso più rinnovarla, dato che aveva sollevato critiche da altri settori produttivi importanti, la FIAT rispondeva mandando a casa, e a carico delle casse dello Stato, 25.000 lavoratori. C’era chi ricordava le critiche che si erano mosse al governo al momento del varo della legge, ritenuta di effetto transitorio e non in grado di assicurare posti di lavoro stabili. Così accadeva, infatti, e ancora una volta avevano vinto i poteri forti. Ciò che esasperava gli animi era però il fatto che ad aiutare la FIAT era stato un governo di centrosinistra, e allora qualcuno rammentava che il governo di centrodestra di Berlusconi aveva rifiutato nel 1994, in un incontro a Roma con il presidente della FIAT Giovanni Agnelli, che lo richiedeva espressamente, un provvedimento analogo di rottamazione, dichiarando che lo Stato non aveva i soldi per fare un’operazione di questo tipo. Ciò era stato, a detta dei più, uno dei motivi per cui la grande industria aveva contribuito a far cadere il governo di centrodestra e aveva appoggiato prima il governo del ribaltone di Lamberto Dini, e poi quello di Romano Prodi.
Renzi e Jacopetti respiravano questo malumore, vedendo per le strade, soprattutto in piazza San Michele e in piazza Grande, formarsi dei capannelli di operai. Renzi telefonò al commissariato, dando ordine che una pattuglia tenesse sotto controllo la situazione, girando per le piazze e le strade principali della città, e che lo s’informasse subito di eventuali sviluppi pericolosi. Poi, lui e Jacopetti si avviarono alla volta di via Pelleria, dove abitava la signora Adele.
Giorgio stava uscendo quando al piano terra incontrò il commissario e Jacopetti.
«Cerca me, commissario?»
Non volle dirgli che saliva dalla signora Adele.
«Torno nell’appartamento della vittima. Spero di trovarvi ancora qualche indizio.»
«Ha interrogato Alessandra?»
«Con poco profitto» disse sbrigativamente. Giorgio capì che non voleva parlarne e uscì dal portone. Piano piano, Renzi salì le scale, preceduto da Jacopetti, che suonò alla porta. La signora Adele fu pronta ad aprire e salutò i due con molta cordialità.
«Disturbiamo?»
«Ma che dice mai. Entrate, entrate.» Li fece accomodare in salotto. Cornelia si trovava nel suo studiolo, e stava ascoltando musica.
Adele era una donna apparentemente tranquilla, formosa, con un bel viso luminoso, quasi sempre sorridente, ma dal suo corpo sprigionava una sensualità che lei non riusciva a controllare. Piaceva agli uomini, e gli uomini piacevano a lei. Se si metteva in testa di averne uno nel proprio letto, ci riusciva, giacché non le mancava niente per soddisfare un uomo. Jacopetti si sentì turbato dallo sguardo che Adele gettò subito su di lui, quando si sedettero.
«Perché è qui, commissario? Ha saputo qualcosa sull’omicidio?»
«Come ha conosciuto Alberto Santini?»
«Per la verità lo conoscevo appena, ci si incontrava qualche volta sulle scale: buongiorno e buonasera, tutto qui. Era un bel ragazzo e poteva far girare la testa a qualsiasi donna. Un pezzo di marcantonio, pieno di muscoli. Sembrava un attore del cinema, molto più bello di tanti che si dànno delle arie. Peccato che sia morto.»
«Assassinato, non lo dimentichi.»
«Non ci posso ancora credere.»
Il commissario estrasse dal cellofan il portaritratti.
«Lo riconosce?»
«Perché dovrei riconoscerlo?»
«Lo guardi bene.»
«Oh sì, è il portaritratti che mi ha regalato Alessandra, l’amica del professore.»
«Amica quanto.»
«Lei, commissario, è malizioso.»
«Mi risponda.» La signora Adele aveva accavallato le gambe e lasciava intravedere le cosce ben tornite, sulle quali appuntava lo sguardo Jacopetti. Adele lo aveva fatto apposta.
«Credo che siano amanti. Lei cosa penserebbe di un uomo e una donna che si incontrano da soli, e passano qualche volta la nottata assieme? Non certo che sono fratello e sorella.»
«E del professore che cosa può dirmi?»
«Che è una persona perbene. Ce ne sono poche come lui. È buono, è generoso. Cornelia, la mia povera figliola, stravede per lui. Giorgio viene qualche volta a trovarla e s’intrattiene con lei, parlano di musica, di letteratura. Il professore s’intende di tutto, ha una cultura spaventosa. Certe volte, quando lo sento parlare, m’incanto, apro la bocca ed è come se mi avesse stregato. Un uomo eccezionale, gradevole, educato, perfino bello, anche se di una bellezza più spirituale che fisica, m’intende?»
«Non è certo un Adone, come lo era invece il giovane Alberto.»
«Oh, certo che no! Ma guardi che le donne sono strane. Hanno delle sensibilità che voi uomini nemmeno immaginate. Ci possono essere uomini fisicamente brutti in grado di sedurre una donna più di un bel fusto.»
«Succede così a lei?»
«Commissario!»
«Su, mi risponda.»
«Non nego che gli uomini mi piacciono.»
«E il professore?»
Cornelia si era affacciata nel salotto, seduta sulla carrozzella.
«Che ha fatto il professore?» domandò.
«Oh, proprio niente, cara la mia Cornelia. Sono venuti da me il commissario e il suo gentile collaboratore» e qui diede uno guardo di fuoco a Jacopetti «per avere delle informazioni su quel povero giovane che è stato ucciso.»
«E che c’entra, mamma, il professore?»
«Lo sai come sono i commissari di polizia. Vogliono sapere tutto, sono curiosi, un po’ impiccioni, direi, non è vero, signor Jacopetti?» Jacopetti distolse gli occhi dalle belle gambe della signora. La guardò dritto negli occhi.
«Il commissario non è affatto impiccione.»
«E lei?»
«Nemmeno io, signora. La polizia, se fa certe domande, è nell’interesse della verità e della giustizia.»
«Oh» fece Adele, e sorrise graziosamente, chinandosi un po’ e mettendo in bella mostra il seno prominente. Gli occhi di Jacopetti finirono su quello.
Cornelia preferì tornare nel suo studiolo, conoscendo la madre. Girò la carrozzella e si ritirò, salutando un po’ imbronciata.
«Sua figlia non mi sembrava contenta di vederci qui.»
«Non si è mai contenti, quando si ha la polizia in casa. Ma non se la deve prendere, commissario, Cornelia non ce l’aveva con lei, né con lei, dottor Jacopetti, ma con me.»
«E perché con lei?»
«È un po’ gelosa, poverina. Ma io che posso fare? Sono rimasta vedova troppo presto, e un uomo riesce ancora a farmi girare la testa. Devo uccidermi, per questo?»
«Si figuri!» disse il commissario. Adele sorrise.
«Questo portaritratti che le è stato regalato dalla signorina Alessandra, è stato trovato nella camera della vittima. Dunque?»
«Dunque che cosa?»
«Lei conosceva anche troppo bene Alberto Santini, da finirci a letto, non le sembra?»
«Le sembra un corno!»
«Vuol dire che non c’è stata a letto?»
«Ma lei lo sa che mestiere faceva quell’Alberto?»
«Il gigolò. Si faceva pagare dalle donne.»
«E io non ho soldi da buttare.»
«Ma ci è stata a letto. Guardi che se non dice la verità, la porto in carcere per reticenza.»
«E lascerebbe sola la mia Cornelia? Non ha visto, poverina, che ha bisogno di sua madre?»
«Allora ci pensi bene. Aveva o non aveva una relazione con Alberto Santini?»
«Ci sono stata a letto soltanto due volte. Questa è la verità, commissario. Una sera, che sapevo che era in casa, ho bussato alla sua porta. Mi ha aperto. Aveva il torso nudo, il petto era così villoso che quasi svenivo. Lui se ne è accorto e mi ha fatto un sorriso che non dimenticherò mai. Ah, ci sapeva proprio fare con le donne.»
«Si è fatto pagare?»
«Sì.» Lo disse arrossendo.
«Si è fatto pagare anche la seconda volta?»
«Faceva l’amore solo dietro pagamento. Era il suo mestiere, mi disse, e non poteva trasgredire, per professionalità, disse proprio così.»
«Accidenti!» si lasciò scappare Jacopetti.
«E col professore?»
«Cioè?»
«Lei ci ha fatto all’amore col professore?»
«Che c’entra con l’omicidio.»
Renzi non dimenticava che il portaritratti era stato regalato da Giorgio ad Alessandra, ed era finito nelle mani di Adele per ripicca della ragazza.
«Sembrava che il professore non volesse saperne di me. Mi sentivo offesa nella mia vanità. Un giorno che era venuto a trovare Cornelia, allora mi sono proposta di sedurlo.»
«Ci è riuscita?»
«Sì.» Lo disse compiaciuta, e diede un’occhiata significativa a Jacopetti, che non staccava gli occhi da lei. Poi aggiunse: «e abbiamo fatto l’amore altre volte, e ho scoperto che Giorgio è un formidabile amante. Ha qualcosa dentro di sé che ammalia, una specie di energia travolgente, che entra dentro l’anima. Non so spiegarlo, è così difficile. Non ho mai avvertito una sensazione del genere. È come se diventasse il padrone non solo del corpo ma anche dell’anima. Le confesso, commissario, che provo per il professore un’attrazione che mi dà le vertigini, mi terrorizza.»
«E allora perché continua a vederlo?»
«È più forte di me. È come aver preso della droga. Ogni tanto, avverto il desiderio di essere posseduta da lui. Così lo cerco, vado perfino a suonare alla sua porta, e glielo chiedo senza alcuna vergogna, senza arrossire, presa da una smania che non riesco a controllare.»
«E il professore?»
«Sembra ogni volta attendermi, come se sapesse che sto arrivando da lui. Mi apre e senza rispondermi mi fa accomodare in camera sua. Si spoglia e facciamo l’amore.»
«Lo sa che il portaritratti era stato regalato dal professore ad Alessandra?»
«Cioè?»
«Alessandra non lo ha gradito, voleva ben altro, e perciò lo ha girato a lei, pensando che il professore avrebbe potuto vederlo in casa sua, e così capire che il suo regalo era stato rifiutato.»
Adele scoppiò in una fragorosa risata.
«Perché ride?»
«Lei non lo immagina nemmeno.»
«Forse.»
«No, mi creda, non può affatto immaginarlo.»
«Vuole che provi?»
«Provi, provi» e tornò a ridere.
«Lei lo ha regalato a sua volta, non è così?» E si mise a ridere anche il commissario. E quando la signora lo ammise, rise anche Jacopetti. Ricomparve Cornelia.
«Posso ridere anch’io, mamma?»
«Non puoi immaginare che cosa è successo.» E raccontò la storia del portaritratti. Cornelia non rise, invece. Disse:
«È una storia così penosa» e tornò nella sua stanza.
«A chi lo ha regalato? Questo portaritratti mi fa venire in mente il giro che fanno i regali natalizi, che passano di mano in mano, finché ritornano al primo proprietario.»
«Ha notato che il portaritratti ha una A in alto sull’angolo destro?»
«Certo che l’ho notato.»
«L’ho donato ad Alfredo Giannini, uno che conosco, e a cui dovevo fare un regalo.»
«Non dirà mica Alfredo Giannini, l’avvocato?»
«Proprio lui.»
«Non mi dica che…»
«Che è il mio amante? No, sarebbe troppo bello. Lui non si accontenta di una donna sola. Ne ha molte. Sono una di quelle, niente di più. Ma con lui ci sto bene, e non posso farne a meno.»
«E il professore?»
«Con lui è un’altra cosa. Gliel’ho detto, una specie di magia, di stregoneria. Con il professore provo delle sensazioni che nessun altro mi può dare, diverse, straordinarie. Mi pare di essere altrove, di vivere una storia incredibile in luoghi che non conosco. Insomma, le dico che quando sono con il professore, io divento un’altra persona. Lei non ci crederà, ma è così.»
«Tu, Jacopetti, ci capisci qualcosa?» Glielo domandò Renzi, mentre scendevano le scale. Si fermarono davanti alla porta dove era stato commesso l’omicidio.
«Queste donne mi sembrano tutte matte, commissario. Questa Adele poi, che si mangerebbe gli uomini con gli occhi, ne ha dette di corbellerie. Che sarà mai questo professore? Un orco? Un mago? A me pare una così brava persona.»
«Non bisogna lasciarsi convincere dalle apparenze.»
«Ma anche lei lo ha detto, che è una persona perbene.»
«Sì sì, probabilmente lo è.»
«Non ne è più così sicuro, mi sembra.»
«A questo mondo, non si può essere sicuri di niente.»
 

Gigolo #18 

Once again there was restiveness in the streets in Lucca. The fall of Prodi’s government and the shambles that was being made of forming a new one, by combining parties that were quite different if not actually opposed to each other, was creating unrest and anger. Fiat, the great Turin company, had announced that about 25,000 workers were to be made redundant. This was acceptable to no one given that the car company had taken advantage of the terms of the so-called trading incentives law with which they had earned a substantial contribution from the State each time a citizen with a car at least ten years old bought a new one. They had flourished under this system but now it had expired and Prodi’s government, having granted one extension, had no intention of granting another, because the law had come under attack from other major manufacturing sectors. And Fiat was responding by laying off 25,000 workers, at the State’s expense. Some people could remember the criticism that had been levelled against the government when the law was passed, that it would have only a transitory effect and would not guarantee stable jobs. In fact, this was what had happened and once again the powers-that-be had won. What made matters all the more troubling was the fact that it had been a centre-left government that had helped Fiat and some people were now recalling that in Rome in 1994, Berlusconi’s centre-right government had had a meeting with Fiat’s chairman, Giovanni Agnelli, who had asked for similar trading incentives, and been refused on the basis that the State did not have the money for that kind of operation. Most people said that this had been one reason why Fiat had helped to bring down the centre-right government and supported the alliance governments of, first, Lamberto Dini and then Romano Prodi.
Renzi and Jacopetti were well aware of this resentfulness. They saw groups of workers forming on the streets, especially in Piazza San Michele and Piazza Grande. Renzi phoned the police station to give orders for a patrol to be mounted to keep an eye on the situation, to tour the main streets and piazzas and to inform him of any serious developments. Then he and Jacopetti set off for Via Pelleria where Adele lived.
Giorgio was on his way out when he met them on the ground floor. “Are you looking for me?” he asked.
Renzi didn’t want to say that they were going up to see Adele. “We’re going back to the victim’s flat. Maybe we’ll find something new.”
“Did you speak to Alessandra?”
“With little result,” Renzi said shortly.
Giorgio could see Renzi didn’t want to talk about it and went out the main door. Renzi slowly climbed the stairs while Jacopetti went ahead and rang the doorbell. Adele opened the door promptly and greeted them both in a very friendly manner.
“Is this an inconvenient time?” Renzi asked.
“Not at all. Come in, come in.”
She showed them into the sitting room. Cornelia was in her little study. They could hear music.
Adele was an apparently good-tempered woman, curvaceous, with a bright, pretty face and almost always smiling, but she also emanated a sensuality that she could not hide. Men liked her and she liked men. If she felt like having a particular one in her bed, she succeeded, since she had everything needed to satisfy a man. The glance she gave Jacopetti as they sat down made him feel uneasy.
“Why are you here, officer? Have you found out something about this murder?”
“How did you get to know Alberto Santini?”
“To tell the truth, I hardly knew him at all. Sometimes we met on the stairs and said good morning or good evening, that was all. He was a good-looking boy, could’ve turned any woman’s head. Well-built, muscular. He looked like a film star, much better-looking than lots of others that give themselves airs. It’s sad that he’s dead.”
“Murdered, remember.”
“I still can’t believe it.”
Renzi took the picture frame out of its wrapping. “Do you recognise this?”
“Should I?”
“Look carefully.”
“Oh yes, it’s the frame Alessandra gave me. Giorgio’s friend.”
“Friend in what sense?”
“You’re being mischievous, officer.”
“Just answer the question.”
Adele had crossed her legs so that her shapely thighs could be seen and Jacopetti was looking at them. That had been her intention.
“I think they’re lovers. What would you think of a man and a woman who meet alone and sometimes spend the night together? They certainly aren’t brother and sister.”
“What can you tell me about Giorgio?”
“He’s a decent man. There aren’t many like him. He’s good, he’s generous. Cornelia, my poor daughter, is crazy about him. Sometimes he comes to see her and spend time with her. They talk about music and books. He knows everything. He’s alarmingly well-informed. Sometimes when I listen to him, I’m spell-bound, I open my mouth and it’s as if I’m bewitched. An exceptional man, pleasant, polite, even attractive, though more in a spiritual than a physical sense, if you see what I mean.”
“He’s certainly no Adonis like young Alberto was.”
“No, he’s certainly not that! But women are strange, you know. They have a sensitivity that you men can’t even imagine. Some men who are physically ugly can seduce a woman more easily than a handsome one can.”
“Does it happen like that to you?”
“Inspector!”
“Go on, answer the question.”
“I won’t deny that I like men.”
“What about Giorgio?”
Cornelia was at the door in her wheelchair. “What’s Giorgio done?” she asked.
“Absolutely nothing, Cornelia darling. This detective and his nice assistant,” she said, darting a flirtatious look at Jacopetti, “have come to ask me questions about that poor young man who was murdered.”
“And what’s Giorgio got to do with it?”
“You know what policemen are like. They want to know everything, they’re curious, a bit nosy, I’d say.” She looked at Jacopetti again. “Isn’t that so?”
Jacopetti stopped staring at Adele’s lovely legs and looked her straight in the eye. “The superintendent is certainly not nosy.”
“And what about you?”
“Nor I. When the police ask certain questions, it’s in the interests of truth and justice.”
“Oh!” Adele gave him a charming smile and leaned forward a little to give him a better view of her generous cleavage. Jacopetti lowered his eyes in this direction.
Cornelia knew what her mother was like and preferred to go back to her little study. She turned the wheelchair, said goodbye rather sulkily and left the room.
“Your daughter doesn’t seem very happy to see us here.”
“People are never happy when there are policemen in the house. You mustn’t be offended, inspector. Cornelia isn’t annoyed with you or with you,” turning to, “but with me.”
“Why with you?”
“She’s a little jealous, poor little thing, but what can I do? I was left a widow much too young and a man can still excite me. What am I supposed to do? Kill myself?”
“Hardly!” said Renzi. Adele smiled.
“This picture frame, which was given to you by Alessandra, was found in the young man’s bedroom. What do you say to that?”
“What do I say to what?”
“That you knew Alberto Santini very well, well enough to go to bed with him. How does that sound?”
“It sounds like nonsense.”
“You mean you didn’t go to bed with him?”
“Don’t you know what Alberto did for a living?”
“He was a gigolo. He made women pay him.”
“And I don’t have money to throw away.”
“But you went to bed with him. Be sure you tell the truth. I can have you locked up for withholding evidence.”
“And leave Cornelia all alone? Didn’t you see how much the poor girl needs her mother?”
“Think carefully then. Did you or did you not have a relationship with Alberto Santini?”
“I went to bed with him twice. That’s the truth. One evening, when I knew he was in, I knocked at his door and he opened it. He wasn’t wearing a shirt and his chest was so hairy I almost fainted. He noticed and gave me a smile I’ll never forget. Ah, he really knew how to treat women.”
“Did he make you pay?”
“Yes.” She blushed.
“And the second time as well?”
“He only made love if he was paid. It was his trade, he said, and he couldn’t do otherwise. It wouldn’t have been professional. Those were his words.”
“Hell’s bells!” exclaimed Jacopetti before he could stop himself.
“And what about Giorgio?” asked Renzi.
“What about him?”
“Have you made love with him?”
“What’s that got to do with the murder?”
Renzi hadn’t forgotten that the frame had been a present from Giorgio to Alessandra and had found its way into Adele’s hands through spite.
“Giorgio didn’t seem to want to know,” said Adele. “My vanity was wounded. One day when he came to see Cornelia, I set out to seduce him.”
“Did you manage?”
“Yes,” she said rather smugly and gave Jacopetti a meaningful look. Jacopetti couldn’t take his eyes off her. “We made love a number of times and I discovered that he’s a wonderful lover. He’s got something in him that casts a spell, a kind of overwhelming energy. I can’t explain it, it’s difficult. I’ve never felt anything like it. It’s as if he becomes master of your soul as well as your body. I admit I feel an attraction for Giorgio that makes me dizzy. It frightens me.”
“Why do you go on seeing him then?”
“It’s out of my control. It’s like I’ve taken a drug. Every now and again I feel the need to be possessed by him. So I go looking for him. I even go and ring his bell and I ask him, without shame, without blushing. I’m in the grip of something that’s stronger than I am.”
“And what about Giorgio?”
“Each time he seems to be expecting me, as if he knew I was coming. He opens the door and takes me to his bedroom without saying anything. We undress and make love.”
“Did you know the frame was given to Alessandra by Giorgio?”
“What do you mean?”
“Alessandra didn’t like it. She’d wanted something quite different, so she passed it on to you thinking that Giorgio would see it in your house and realise his gift had been rejected.”
Adele burst into gales of laughter.
“Why are you laughing?”
“You can’t imagine!”
“Maybe I can.”
“Believe me, you really couldn’t.”
“Do you want me to try?”
“Yes, do!” she said and started laughing again.
“You gave it to someone else. Is that it?”
Renzi laughed as well, and when Adele admitted it, Jacopetti laughed too.
Cornelia came back into the room. “What’s so funny?” she asked her mother.
“You’ll never guess what’s happened,” said Adele and told her the story of the picture frame.
Cornelia didn’t laugh, however. “That’s boring,” she said and went back to her room.
“Who did you give it to?” asked Renzi. “I’m beginning to think this picture frame is like Christmas presents that go the rounds from one person to another till they come back to the first owner.”
“Have you noticed there’s an A in the top right-hand corner?”
“Of course.”
“I gave it to Alfredo Giannini, a man I know. I had to give him a present.”
“Surely you don’t mean Alfredo Giannini the avvocato?”
“That’s him.”
“Don’t tell me…”
“That I’m his mistress? No, that would be too much to hope for. He’s not content with just one woman. He has several and I’m one of them, nothing more. But I get on well with him and I can’t say no.”
“And Giorgio?”
“It’s entirely different with him. I told you, it’s a kind of magic, a kind of spell. When I’m with him, I have strange, extraordinary feelings that I don’t have with anyone else. I feel as if I’m somewhere else, that I’m living a dream in places I don’t know. That’s it. I’m telling you that when I’m with Giorgio, I become another person. You won’t believe it but it’s true.”
“Did you understand any of that, Jacopetti?” asked Renzi as they went downstairs. They stopped at the door of the flat where the murder had taken place.
“All these women seem mad to me, sir. This Adele, eyeing men up and down, has been talking a lot of nonsense. What’s Giorgio supposed to be? An ogre? A wizard? He seems such a good person.”
“Appearances aren’t everything.”
“But you said yourself that he’s a decent man.”
“So I did, and he probably is.”
“You don’t seem quite so sure now.”
“You can’t be sure of anything in this world.”


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  1. Pingback di Giallo: Gigolò/A detective story: Gigolo (Trad. Helen Askham) #18/22 — 28 Agosto 2008 @ 08:10

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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart