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Giallo: Gigolò/A detective story: Gigolo (Trad. Helen Askham) #5/22

15 Agosto 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Gigolò #5

Finlandia, lo stesso giorno.
Una slitta corre sull’ampia distesa di neve. Le renne viste da dietro, con quel loro sculettare, paiono ridicole a Into e Janne.
È molto tempo che camminano. Into e Janne si sono picchiati a morte, poi hanno fatto l’amore sulle rive del lago di Inari.
«Quando ti fermerai, Into?»
«Più lontani andremo, meglio sarà.»
Non si conoscono che da qualche giorno. Into ha fatto sosta a Rovaniemi e l’ha caricata sulla slitta.
Janne è abituata a stare con gli uomini. A Rovaniemi si concedeva facilmente per pochi soldi ai visitatori di passaggio. Era la più ricercata. Così Into si presentò da lei. Uomo rude, non spese molte parole.
«Vuoi venire via con me?»
«Dove andrai?»
«Ho una casa a Utsjoki in mezzo al bosco. Saremo felici.»
«Vorresti vivere con una come me?»
«Se accetti, sarai una donna felice.»
Durante il viaggio avevano incontrato una tormenta di neve. Janne si era spaventata.
«Ho paura. Fermati, rifugiamoci da qualche parte.»
Into non l’ascoltava.
«Dobbiamo proseguire.»
«Non voglio! Non voglio!» Cominciò a dargli pugni sul petto.
La neve tagliava i loro visi. Into arrestò la slitta.
«Smettila!» disse.
«Non voglio più venire con te. Riportami a casa.»
«Ecco cosa ci vuole ad una donna come te» disse Into, e cominciò a picchiarla con le sue grosse mani. Janne sanguinava e cercò di ripararsi con le braccia, ma Into colpiva anche quelle, e i suoi pugni facevano male.
«Basta, basta, ti prego» disse infine Janne. «Verrò con te.»
«Ne buscherai delle altre, se non mi ubbidirai.»
Giunsero al lago. Janne non ha più parlato. La tormenta è cessata e nel cielo fa capolino un sole sbiadito.
«Sei contenta, amore mio?»
«Sì» risponde Janne.
Fecero all’amore, e Into giacque sopra di lei come un animale.
«Davvero mi vuoi bene?» ripete Janne.
«Sei la donna più bella che abbia incontrato.»
«Non ti prendi gioco di me?»
«Darei le mie renne per un tuo bacio.»
Il lago di Inari è ghiacciato. Into va alla slitta a prendere la lenza per procurarsi del cibo. Buca il ghiaccio e la cala nell’acqua. Janne gli sta a fianco, inginocchiata.
«Puoi fare felice una donna, Into.»
«E tu un uomo, mia piccola Janne.»
Accendono il fuoco. Si rifocillano, raccontandosi delle loro speranze. Janne non si è ancora arresa, sogna di incontrare un uomo che l’ami fino alla follia, con il quale fare molti figli, ed essere una sposa e una madre felice.
«Sei tu quell’uomo, Into? Vorrei crederlo.»
«Forse sono proprio io, perché ti amo tanto.»
Quando ripartono, il tempo è migliorato. L’aria si è intiepidita. Ma vicino a Utsjoki la slitta si rovescia. Janne sbatte la testa contro una roccia e Into non può fare nulla per lei. Si guarda intorno e vede una pozza d’acqua gelata. Prende il corpo di Janne sulle braccia, lo depone sulla lastra di ghiaccio, fa un buco e ve lo getta. Torna sulla slitta e dopo circa due ore di viaggio raggiunge Utsjoki, casa sua.

Due operai di ritorno dal comizio.
«Esci stasera?»
«Forse. Tu cosa fai?»
«C’è una festa al mio paese, perché non vieni e porti tua moglie?»
«Se ne avrà voglia. Da quando è stata licenziata, mia moglie ha poca voglia di uscire. Si è come tappata in casa. Dice che non si sente più utile.»
«E tu?»
«Io cosa?»
«Che le rispondi?»
«Diamine. Che non è affatto vero, che lei è utile, a me prima di tutto e poi a nostro figlio, che è piccolo e ha bisogno delle sue cure. E aggiungo che stare a casa forse è una fortuna per una donna.»
«Ci credi?»
«Certamente che no. Ma cosa dovrei dirle? Che ha ragione lei? Che è diventata inutile? Del suo stipendio c’era bisogno, eccome. Noi paghiamo ottocentomila lire di affitto, dimmi come posso tirare avanti.»
«Io ho rinunciato ai figli. Quando mia moglie me lo chiede, le rispondo che i figli oggi se li possono permettere soltanto i ricchi. Mia moglie è maestra, ma non è mai riuscita a lavorare, sebbene abbia tanta voglia di rendersi utile.»
«Tu ci credi che presto ci sarà lavoro per tutti, e che l’Europa risolverà molti problemi della società, primo fra tutti il lavoro?»
«L’Europa non risolverà un bel niente. I nostri problemi resteranno tali e quali.»
«Sarebbe stato meglio vivere come si viveva un milione di anni fa, nelle grotte, nutrendoci di pesca e di caccia. Non avremmo avuto tutti questi problemi, e di certo la nostra vita sarebbe stata più serena, non credi?»
«Ci penso anch’io tante volte. Ma temo che siamo andati troppo avanti, e ormai è tardi per tornare indietro. Ci siamo abituati a convivere con delle comodità che sono soltanto un’illusione.»
Sono quasi arrivati al parcheggio delle auto.
«Noi siamo fortunati perché un lavoro ce l’abbiamo. Pensa ai disoccupati, a quelli che hanno perso il posto di lavoro. Costoro non lavoreranno mai più.»
«Sarà vero che l’accordo che si profila tra Rifondazione comunista e i DS creerà nuovi posti di lavoro?»
«Non ci credo, anche se sono stato, come te, alla manifestazione. Se non si andava, si aveva tutti contro in fabbrica, e ci avrebbero isolato e considerati dei traditori.»
Marcello apre la portiera della sua macchina.
«Allora, Santino, stasera?»
«Se convinco mia moglie, ci sarò. Sarebbe una grazia farle passare finalmente una serata in allegria.»
«Ti aspetto.»
«Vedrai che ci sarò.» Marcello mette in moto. Santino saluta e a sua volta si avvia verso la propria auto, parcheggiata poco distante.
«Cosa abbiamo mai fatto noi disgraziati per penare così tanto» mormora mentre in tasca cerca le chiavi della macchina.
 

Gigolo #5

 In Finland on the same day, a sledge was skimming over the vast stretch of snow. The reindeer seen from behind, with their wiggling rumps, looked absurd to Into and Janne. They’d been travelling for a long time. On the banks of Lake Inari, they’d fought, hitting each other viciously, and then made love.
“When are you going to stop?” Janne had asked.
“The further we get, the better.”
They hadn’t known each other for very long. Into had stopped in Rovaniemi and loaded her on to his sledge. Janne was used to being with men. In Rovaniemi she’d often gone with men who were passing through. She didn’t ask for much money. She was the most sought-after and that’s how Into had met her. He was a hard man who said little.
“Do you want to come away with me?”
“Where are you going?”
“Utsjoki. I’ve got a house in the woods near there. We’ll be happy.”
“Would you want to live with a woman like me?”
“If you come, you’ll be happy.”
During the journey they’d run into a blizzard and Janne had been frightened.
“I’m scared. Let’s find somewhere to shelter.”
Into paid no attention. “We have to keep going.”
“I don’t want to! I don’t want to!” She began to punch him.
The snow was driving into their faces. Into stopped the sledge.
“Cut that out!” he said.
“I don’t want to come with you anymore. Take me home.”
“This is what a woman like you needs,” said Into.
He began to hit her with his huge hands. Janne started to bleed and tried to protect herself with her arms, but Into hit them too and his punches were painful.
“Stop, please stop,” said Janne at last. “I’ll come with you.”
“I’ll thrash you again if you don’t do what I tell you to.”
They reached the lake. Janne hadn’t spoken again. The blizzard was over and there was a glimpse of the pale sun in the sky.
“Are you happy, dear?” asked Into.
“Yes.”
They made love and Into lay on top of her like an animal.
“Do you really love me?” asked Janne.
“You’re the loveliest woman I’ve ever known.”
“You’re not making fun of me?”
“I’d give my reindeer for one of your kisses.”
Lake Inari was frozen over. Into went to the sledge for his fishing line so he could get them something to eat. He cut a hole in the ice and dropped the line into the water. Janne knelt beside him.
“You can make a woman happy, Into.”
“And you a man, my little Janne.”
They lit a fire. When they’d eaten, they told each other of their hopes. Janne had never stopped dreaming of finding a man who would love her unreasoningly, a man she’d have lots of children with, of being a happy wife and mother.
“Are you that man, Into? I wish I could believe that.”
“Maybe I am because I do love you.”
When they set off again, the weather was better and the air warmer. Bur near Utsjoki the sledge overturned. Janne dashed her head against a rock and Into could do nothing for her. He looked around and saw a well of frozen water. He took Janne in his arms, laid her on the ice, made a hole and dropped her in. He went back to the sledge and after another two hours or so, reached Utsjoki and his house.

Two workers were returning from the political meeting.
“Are you going out this evening?”
“Maybe. What are you doing?”
“There’s a festa in the village this evening. Why don’t you come and bring your wife?”
“I don’t know if she’ll want to. Since she was made redundant, she hasn’t wanted to go out. She’s shut herself up in the house. She says she doesn’t feel useful anymore.”
“What about you?”
“What about me?”
“What do you say to her?”
“What do you think? That it’s not true, that she is useful, for me in the first place and then for our son who’s little and needs her to look after him. I also tell her that a woman’s lucky to be able to stay at home.”
“Is that what you really think?”
“Of course not, but what else can I say? That’s she’s right? That she’s become useless? We could do with the money, that’s for sure. The rent’s 800,000 lire a month. Tell me how I’m supposed to pay that.”
“I’ve decided not to have children. When my wife asks me, I tell her only the rich can afford to have children nowadays. My wife’s a teacher but she’s never been able to get a job even though she really wants to do something useful.”
“Do you believe there’ll soon be work for everyone? Do you think Europe will solve society’s problems, the work problem in particular?”
“Europe will solve absolutely nothing. Our problems will stay exactly the same.”
“It would’ve been better to live as they lived a million years ago, catching fish and hunting. We wouldn’t have had all these problems and I’m sure life would’ve been more peaceful. What do you think?”
“I often think that way but I’m afraid we’ve come too far and it’s too late to turn back. We’re used to living with our comforts but they’re just an illusion.”
They’d almost reached the car park.
“We’re lucky because we’ve got work. Think of the unemployed and those who’ve lost their job. They’ll never work again.”
“Is it true this agreement between the Communists and the Democrats of the Left will create new jobs?”
“I don’t believe it though I went to the demonstration like you did. Everyone in the factory would be against us if we hadn’t. They’d have sent us to Coventry and regarded us as traitors.”
Marcello opened the door of his car.
“Well, Santino, what about this evening?”
“If I can persuade my wife, I’ll be there. It would be good to give her an evening out for once.”
“I’ll look out for you.”
“I’ll be there.”
Marcello got into his car. Santino waved and then went to his own car, parked a short distance away.
“What did we do to deserve all these problems?” he muttered to himself as he rummaged in his pocket for the keys.

 


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart