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Giallo: Giulia/A detective story: Giulia (Trad. Helen Askham)#12/24

8 Giugno 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

GIULIA #12

Il commissario si fece largo tra la folla di curiosi che ingombravano le scale.
«Lasciate passare» gridò da sopra un agente di polizia che stava sull’uscio.
«Dove sei, Jacopetti?»
«Dietro di lei, commissario. Non mi perdo, stia tranquillo. Certo che ce n’è di confusione.» Arrivarono all’uscio.
«È in camera da letto, commissario. Per di qua.»
Giulia Lazzarini stava distesa sul letto e pareva una dormiente. Le mani erano adagiate sul grembo come se avesse atteso in quel modo l’arrivo della morte. Intorno gli agenti stavano rilevando le impronte. Il fotografo scattava i flash.
«Come è morta, dottore.»
«I polmoni sono pieni di gas. I fornelli della cucina erano aperti quando un inquilino ha sfondato la porta per entrare.»
«Suicidio?»
«Per me non ci sono dubbi. Sul corpo non si trovano tracce di violenza. La signora deve aver aperto i rubinetti del gas e poi si è distesa sul letto, e ha atteso la morte.» Il commissario si rivolse ad un agente.
«Chi ha trovato il cadavere?»
«È di là. Lo abbiamo fatto accomodare in salotto.» Si diresse in salotto, accompagnato da Jacopetti. Un uomo stava seduto sul divano e parlava con un altro agente.
«È lei che è entrato per primo nell’appartamento?»
«Che tragedia. Che tragedia.»
«Mi racconti con ordine che cosa è successo.»
«Io non so niente di quel che è successo alla signora Giulia, una così brava persona. Chi poteva immaginare…» Si sedette anche il commissario, mentre Jacopetti tirò fuori di tasca il suo taccuino. Prese una sedia e si mise a fianco del commissario.
«Io abito al secondo piano, commissario, proprio nell’appartamento che sta sopra la povera signora. Ma non sono stato io ad accorgermi della faccenda. Vede, io sono un operaio e faccio il turno di notte. Sono rincasato alle sei e sono andato a dormire. È stata mia moglie a sentire la puzza del gas quando è tornata da fare la spesa. Allora mi ha svegliato. “C’è puzza di gas nell’appartamento di sotto. Corri a vedere se è successa una disgrazia.” Io non volevo alzarmi, ero sempre insonnolito e non capivo bene quello che mi stava dicendo. Ma mia moglie si è messa ad urlare, e allora sì che ho sentito! “Fa’ presto, ti dico. È successa una disgrazia. È successa una disgrazia!” Così mi sono infilato un paio di pantaloni e sono sceso al primo piano in canottiera, con gli occhi ancora chiusi, commissario. Mia moglie aveva ragione. Si sentiva una forte puzza di gas, e anch’io ho pensato che poteva essere successa una disgrazia. L’unica speranza era che la signora avesse già lasciato l’appartamento, e per distrazione avesse dimenticato di chiudere il gas. Sono cose pericolose, ma che succedono. Comunque non avevo scelta e dovevo entrare per rendermene conto. La porta era chiusa. L’ho sfondata senza pensarci su due volte. Vede, in questo stabile abitiamo soltanto in tre famiglie. Al primo piano la signora Lazzarini, al secondo mia moglie ed io, e al terzo ed ultimo piano una vecchia signora, che non esce quasi mai. Vengono i figli ogni tanto per portarla fuori. Si vedono sì e no una volta al mese, a turno. Povera vecchietta. Meglio la morte che trascinare una vita così disgraziata.»
«E allora, quando è entrato?»
«Mi sono messo un fazzoletto alla bocca e mi sono diretto subito alla finestra. L’ho spalancata e sono corso a chiudere i fornelli. Vede, l’appartamento è gemello al mio e non mi ci è voluto molto per orientarmi. Chiusi i fornelli, sono andato ad aprire le altre finestre, e quando sono giunto in camera ho visto la signora Giulia distesa sul letto. Pareva che dormisse. Ho poggiato l’orecchio sul petto, e ho sentito che non respirava più. Così ho chiamato la polizia.» Si affacciò il medico legale.
«Io commissario me ne andrei. Avrà il referto nel primo pomeriggio.» Il commissario si alzò per andargli incontro.
«È proprio sicuro che si tratti di suicidio?»
«Se è un omicidio, è veramente bravo l’assassino.»
«A che ora risale la morte.»
«Tra le sette e le nove, nove e mezzo al massimo, di questa mattina, non di più.»
«Aspetto il suo referto.»
«Glielo preparerò.» Si allontanò con la sua valigetta, il dottore, e il commissario tornò a sedersi sul divano. Jacopetti si preparò a riprendere gli appunti.
«Era una donna inquieta, la signora Lazzarini?»
«Tutt’altro. Era una signora sicura di sé, e molto gentile. Lo si capiva subito, incontrandola, che era una donna di successo. Del resto, nel suo lavoro era molto conosciuta.»
«Che cosa faceva?»
«La commercialista.» In salotto comparve un agente.
«Alla porta c’è un signore che chiede di entrare. Dice che conosceva molto bene la signora.»
Era Alfredo Chiarelli, che aveva saputo in ufficio della disgrazia.
«Lei è l’avvocato Chiarelli, se non sbaglio.» Si era alzato, il commissario. Lo conosceva di vista. Si voltò verso Jacopetti, e indicando l’inquilino: «Continua tu, io mi trattengo con l’avvocato.» Si trasferirono in sala da pranzo.
«Giulia era la mia compagna. Me la lasci vedere, commissario.» In camera da letto, Alfredo scoppiò a piangere.
«Venga via, avvocato. Non faccia così.» Lo tirò per un braccio. Alfredo non voleva andarsene. Finalmente riuscì a portarlo fuori dalla stanza. Tornarono in sala. Si sedettero.
«La signora Giulia ed io ci amavamo.»
«Perché si è uccisa?»
«Non posso crederci ancora.»
«Quando l’ha vista l’ultima volta.»
«Giovedì, cioè ieri. Ci vedevamo sempre in tribunale per via del nostro lavoro. Poi ci telefonavamo.»
«E dopo il lavoro?»
«Qualche volta ci incontravamo e qualche volta no. Vede, Giulia lo sapeva che per il momento io non avevo nessuna intenzione di risposarmi.»
«Perché dice risposarmi?»
«Perché io sono stato sposato. Ho due figli già grandi che studiano. Si erano affezionati a Giulia e volevano che la sposassi. Chissà che dolore quando sapranno… Come farò a dirglielo. Mia moglie è morta circa un anno fa, all’improvviso, per ictus cerebrale. Per me è ancora troppo presto per risposarmi. Ho sofferto molto.»
«Avete litigato negli ultimi tempi? È accaduto qualcosa che possa aver contrariato la signora?»
«No, nel modo più assoluto. La notte tra il martedì e il mercoledì l’ho trascorsa da lei, in questo appartamento, e siamo stati felici.» Jacopetti si era unito al commissario, ora, e prendeva appunti.
«Aveva nemici la signora?»
«No, che io sappia.»
«E il lavoro? Procedeva tutto bene?»
«Credo di sì. Aveva tante idee in testa. Voleva mettere su una società che le avrebbe fruttato molti soldi. Era così contenta… Non posso credere che si sia tolta la vita. Vede, una che inizia una nuova attività con l’entusiasmo con il quale si accingeva ad intraprenderla Giulia, un’attività che per giunta le prometteva un sacco di denaro, che ragione può avere per togliersi la vita?»
«Un dispiacere, per esempio. Un dispiacere che può essere legato ad una persona cara. Lei non immagina quanti suicidi ho visto provocati da un dispiacere. Non si sa sempre dominarli, i sentimenti.»
Alfredo ricordò la storia raccontatagli dal cognato, ma a Giulia lui non aveva detto niente. Non era possibile che Giulia avesse intuito da sé il rancore che gli stava nascendo contro di lei. Anche se le donne hanno sensibilità straordinarie, e da esse ci si può aspettare di tutto.
«Che genere di  nuova attività voleva intraprendere la signora Lazzarini?»
«Ci crede, commissario, non ci ho capito granché. Ma aveva altri due soci. Loro sapranno spiegarglielo meglio.»
«Chi sono?» Fece i nomi, e Jacopetti li annotò. Uno di questi era anche un politicante.
«È un’attività legata a nuove scoperte scientifiche. Lunedì avevamo appuntamento per stendere l’atto costitutivo della nuova società, che si sarebbe dovuta chiamare GIU.STE.MA. SPA.»
«Occorrono i soldi per costituire una Spa. Era così ricca la signora Lazzarini?»
«Abbastanza, ma le occorrevano settecento milioni. L’ammontare della sua quota.»
«Li aveva?»
«Non tutti.»
«E allora?»
«Ne aveva solo trecento.»
«E gli altri?»
«Duecento glieli ho prestati io, e il resto li ha avuti dalla banca.»
«Cioè altri duecento milioni, oltre a quelli che le ha prestato lei?»
«Sì.»
«Gliel’ha detto la signora Lazzarini, che i soldi li ha avuti dalla banca?»
«No.»
«E allora chi gliel’ha detto?»
«Siamo stati insieme in banca.»
«Lei curava gli interessi della signora?»
«No. La banca ha richiesto la mia firma di garanzia per prestare i duecento milioni.»
«Non aveva parenti la signora Giulia ai quali ricorrere per la garanzia?»
«No, all’infuori di una vecchia zia, semiparalizzata, che vive a Bologna, in una casa di riposo, credo. Sorella di sua madre.»
«Lei, gliel’ha rilasciata la firma di garanzia?»
«Erano d’accordo anche i miei figli. Del resto, Giulia era sicura di restituirmi i soldi entro la fine dell’anno.»
«Perciò era convinta che si trattava di un buon affare.»
«Non ha mai sbagliato, Giulia. Aveva il sesto senso per queste cose.»
«Andava d’accordo coi nuovi soci?»
«Non lo so. Suppongo di sì. Sono persone conosciute e stimate, molto serie.»
«Lo sa anche lei, avvocato, che gli affari fanno e disfanno le amicizie.»
«È vero. Ma Giulia non mi ha fatto cenno di contrasti coi soci. Sono certo che me ne avrebbe parlato.»
«Per esempio, contrasti sorti all’ultimo momento.»
«Potrebbe essere.»
«Anche gli altri soci dovevano entrare con una quota di settecento milioni ciascuno?»
«Sì, così ho scritto nella bozza dell’atto che stavo preparando.»
«Li avevano i soldi?»
«Suppongo di sì, altrimenti Giulia me ne avrebbe parlato. Anzi, sono certo che li avessero, perché ricordo bene che Giulia mi disse che se non l’avessi aiutata, i suoi amici avrebbero cercato un altro socio, al suo posto.»
«Bene, non c’è altro, avvocato, per il momento. Naturalmente, avrò ancora bisogno di lei.»
«Sono a sua disposizione.»  Chiese di rivedere ancora una volta Giulia, e il commissario lo accompagnò in camera da letto.
«Perché si sarà uccisa?»
«Potremmo anche non scoprirlo mai» rispose il commissario. Alfredo si fece il segno della croce, poi uscì dalla stanza. Quando se ne fu andato, il commissario si rivolse a Jacopetti.
«Hai saputo altro dall’inquilino?»
«Nulla di importante. Gli ho detto di restare a disposizione.»
«Hai fatto bene, Jacopetti. Ma mi sto convincendo che qui nessuno potrà aiutarci.»
«Perché dice così?»
«Perché la signora si è suicidata, e per una ragione che si è portata nella tomba.»
«Sentimenti?»
«È probabile.»
«Un rimorso, forse?»
«Tu, Jacopetti, sei come le donne.»
«Lo sa che mi piacciono le donne. Ma perché dice così?»
«Perché anche tu sei curioso, e ci hai il sesto senso, proprio come loro.» Jacopetti non se l’era scordata la carriera. Anzi, ora che le condizioni del Paese erano peggiorate, lui aveva proprio bisogno di una promozione. Era sempre appuntato, ma la fiducia che godeva presso il commissario, che chiedeva sempre di lui quando avviava un’indagine, gli faceva sperare che un giorno o l’altro l’avrebbe ricevuta, la bella notizia.
 

GIULIA #12

Renzi made his way through the crowd of curious people blocking the stairs.
“Let him through,” shouted a police officer standing at the door of the flat.
“Where are you, Jacopetti?”
“Just behind you, sir. Don’t worry, I won’t get lost. There’s some crowd here.”
They reached the flat.
“She’s in the bedroom, sir. This way.”
Giulia Lazzarini was lying on the bed. She seemed asleep. Her hands were on her breast as if she’d been waiting for death. Around her were officers taking fingerprints. The photographer’s camera flashed.
“How did she die, doctor?”
“Her lungs are full of gas. The taps on the cooker were turned on when a neighbour broke down the door.”
“Suicide?”
“Without doubt, in my opinion. There are no signs of violence on the body. She must have turned on the gas and lain down on the bed.”
Renzi turned to one of the officers. “Who found the body?”
“He’s through there. We asked him to wait in the sitting room.”
Renzi went into the sitting room, followed by Jacopetti. A man was sitting on the couch talking to another officer.
“Was it you that was first into the flat?”
“What a tragedy! What a tragedy!”
“Tell me what happened, in chronological order.”
“I don’t know anything about what happened to her. Such a fine person. Who could’ve imagined…”
Renzi sat down while Jacopetti pulled his notebook out of his pocket. He found a seat and sat down beside Renzi.
“I live on the second floor, sir, in the flat right above this one. But it wasn’t me that noticed what had happened. I was on the nightshift last night. I got back at seven and went to bed. It was my wife who smelt gas when she got back from doing the shopping. She woke me up. ‘There’s a smell of gas from the flat downstairs,’ she told me. ‘Run down and see if anything’s happened.’ I didn’t want to get up. I was still half asleep and I didn’t really understand what she was saying. My wife started to shout at me, ‘Hurry up! Something terrible’s happened! Something terrible’s happened!’ and then I understood. I pulled on my trousers and went downstairs with just a vest on and my eyes still shut. My wife was right. There was a strong smell of gas and I thought the same, that something terrible had happened. The only chance was that Giulia had left the apartment and absent-mindedly forgotten to turn the gas off. It’s dangerous but these things happen. Anyway I had no choice and I had to get in to find out what had happened. The door was locked and I kicked it in. There are only three families in this building – Giulia on the first floor, my wife and me on the second and an old woman on the third floor who hardly ever goes out. Her children sometimes come and take her out. Once a month you see them, taking it in turns. Poor old thing. Better to die than drag out a miserable existence like that.”
“OK, when you got in, what then?” 
“I covered my nose and mouth and went straight to a window. I threw it open and then ran to turn off the gas. The flat’s just like ours so it didn’t take me long to find my way around. I turned off the gas, went to open the other windows and when I went into the bedroom I saw Giulia lying on the bed. She looked like she was sleeping. I put my ear to her chest and I could tell she wasn’t breathing any more. So I called the police.”
The police surgeon looked into the room. “Superintendent, I’m off now. You’ll have my report in the early afternoon.”
Renzi stood up and went over to him. “You’re quite sure it’s a case of suicide?”
“If it’s murder, the killer’s very clever.”
“When did she die?”
“Between seven and nine this morning, half past nine at the latest.”
“I’ll expect your report.”
“I’ll get it ready for you.”
The doctor left, his case in his hand, and Renzi went back to his place on the couch and the man from the flat above. Jacopetti got ready to take more notes.
“Was Signora Lazzarini an unhappy woman?”
“Quite the opposite. She was self-confident and very nice. You knew she was a successful woman the moment you saw her. She was very well known in her work.”
“What did she do?”
“She was a business consultant.”
A police officer appeared in the sitting room. “There’s a gentleman at the door asking if he can come in. He says he knew the deceased well.”
It was Alfredo Chiarelli who’d heard in his office about what had happened.
Renzi got up. “You’re Signor Chiarelli, the lawyer, if I’m not mistaken.” He knew him by sight. He turned to Jacopetti and, nodding in the direction of the neighbour, said, “You carry on here. I’ll have a word with the avvocato.”
They went into the dining room.
“Giulia was my companion. May I see her, superintendent?”
In the bedroom, Alfredo burst into tears.
“Come away, sir. Don’t be like that.”
Renzi pulled at his arm but Alfredo resisted. At last Renzi managed to get him out of the room and they went back into the dining room and sat down.
“Giulia and I were in love.”
“Why would she have killed herself?”
“I can’t believe she’s dead.”
“When did you last see her?”
“Thursday, yesterday that is. We usually saw each other at court because of our work and we often spoke on the phone.”
“And after work?”
“Sometimes we met and sometimes not. Giulia knew I’d no intention of remarrying yet.”
“Why do you say ‘remarry’?”
“I’m a widower. I have two grown-up children, one at school and the other at university. They were fond of Giulia and wanted me to marry her. They’ll be so upset when they find out… how am I going to tell them? My wife died suddenly a year ago, of a stroke. It was too soon for me to marry again. I suffered a great deal.”
“Had you quarrelled recently?”
“Absolutely not. I spent Tuesday night with her here in this flat and everything was fine.”
Jacopetti had joined them by this time and was taking notes.
“Did she have any enemies?” asked Renzi.
“Not that I know of.”
“What about her work? Was everything going all right?”
“I believe so. She had lots of ideas in her head. She was planning to set up a company that would’ve made her a lot of money. She was so happy… I can’t believe she killed herself. Someone starting something new, with all the enthusiasm that Giulia had for getting it up and running, something that was going to make a lot of money, what’s more… What reason would they have for killing themselves?”
“A disappointment, maybe? Maybe a disappointment about someone they were fond of. I’ve seen a lot of suicides that were the result of a disappointment. People can’t always control their feelings.”
Alfredo thought of what his brother-in-law had told him. He’d said nothing about it to Giulia but surely she couldn’t have sensed the bitterness he’d been hiding. Women have special powers of intuition, they understand things better but even so, she couldn’t have known.
“What kind of business was it that Signora Lazzarini was going to set up?”
“To tell the truth, superintendent, I didn’t really understand much about it. She had two partners, though. They’ll be able to explain things better than I can.”
“Who are they?” Alfredo gave him the names and Jacopetti jotted them down. One of them was also involved in politics in a minor way. “It was something to do with a new scientific discovery. We had an appointment on Monday to sign the company statute. It was going to be called Giustema Ltd.”
“You need money to set up a limited company. Was she rich?”
“Reasonably well off, but she needed seven hundred million. That was her share.”
“Did she have that much?”
“Not all of it. Only three hundred.”
“What about the rest?”
“I lent her two hundred and the rest she got from the bank.”
“So another two hundred million in addition to what you loaned her.”
“That’s right.”
“Did she tell you she’d got money from the bank?”
“No.”
“So who told you?”
“We went to the bank together.”
“Were you her lawyer?”
“No but the bank wanted a guarantor for the additional two hundred million.”
“Didn’t she have any relations to act as guarantor for her?”
“She had only a semi-paralysed old aunt who lives in Bologna in a home, I believe. Her mother’s sister.”
“Did you sign the guarantee?”
“Yes. My children were in agreement. In any case, Giulia was sure she’d be able to repay the money before the end of the year.”
“She was so sure the business was sound?”
“Giulia was never wrong. She had a sixth sense for things like that.”
“Did she get on well with her partners?”
“I don’t know. I imagine she did. They’re well-known, respected, serious-minded people.”
“You know as well as I do, sir, that being in business together can make or break a friendship.”
“That’s true, but Giulia never mentioned any disagreements with her partners. I’m sure she would have done.”
“Differences may have cropped up very recently.”
“They may have done.”
“Did the other two have to come up with seven hundred million as well?”
“Yes. That was in the statute I was drafting.”
“Did they have the money?”
“I imagine so, otherwise Giulia would’ve told me. In fact, I’m sure they did because I remember Giulia telling me that if I hadn’t helped her, her friends would’ve found another partner to replace her.”
“Good. That’s all for the moment, sir. I’ll need to see you again, of course.”
“Just let me know.”
Alfredo asked to see Giulia once more and Renzi took him into the bedroom.
“Why would she have killed herself?”
“Perhaps we’ll never know,” replied Renzi.
Alfredo crossed himself and left the room. When he’d gone, Renzi turned to Jacopetti. “Did you find out anything from the neighbour?”
“Nothing important. He said he’d be available if we need any help.”
“You did right, Jacopetti, but I’m coming to the conclusion no one can help us.”
“Why do you say that?”
“Because the woman committed suicide and she’ll take the reason why to her grave.”
“Love?” 
“Probably.”
“Remorse, maybe?”
“Jacopetti, you’re like a woman.”
“You know I like women but why do you say that?”
“Because you’re curious and you have an intuition about some things.”
 Jacopetti hadn’t forgotten about his career. On the contrary, with the economic situation in the country worsening, he really needed promotion. He’d already gone up a rank but the confidence the superintendent had in him, the way he always asked for him when a new investigation began, made him hope he’d have good news some day soon.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart